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BiELLE LIBRI
 

Blues, Jazz, Rock, Pop – Il novecento americano
La guida a musicisti, gruppi, dischi, generi e tendenze

Un monumento, una bibbia, un’enciclopedia
di Giorgio Maimone

Più di 800 pagine di musica e di musica di un solo Paese, secondo una lettura rigorosa che, parlando del ‘900, inizia dal 1901 e termina nel 1999, senza gettare nemmeno uno sguardo oltre. Si potrebbe obiettare che l’inizio del nuovo millennio non ha portato vere novità nel campo della musica internazionale e che quelle poche forse non hannoa vutop il baricentro così spostato verso l’America. Che mai come in questo caso quando si legge America si deve leggere Stati Uniti. Ma il libro è una lettura assolutamente appassionante e un libro da cui difficilmente si dovrebbe prescindere da qui in poi.

Diciamolo chiaro: in questo campo, nel campo della letteratura musicale, risibile campo all’interno di una pubblicistica comunque in salute come mole di caratteri mandati alla stampa e in crisi come numero di lettori, il libro di Assante e Castaldo è stato l’evento del 2004, così come la biografia degregoriana di Deregibus lo era stata per il 2003. La differenza è che qui si prende in esame tutto lo scibile musicale, ma, ripeto, sempre e solo limitato alla realtà degli Stati Uniti nel secolo scorso.

Le poche citazioni d’obbligo per la musica extra Usa (non so … un nomuncolo come i Beatles, per esempio) vengono introdotte solo perché necessarie per seguire il filo dell’evoluzione dei gusti, delle scelte e delle politiche musicale americane. Potrebbe essere un piccolo dispiacere all’interno di un discrso così ampio ed esaustivo, ma in fondo, forse, di derivata in derivata si sarebbe potuti svoltare verso la strada di un infinito volume che, di solva in svolta, non sarebbe riuscito a raggiungere la boa del secondo millennio.

Diciamo che ci resta ora la speranza e la voglia che Assante e Castaldo decidano di fare qualcosa di simile per quanto riguarda la musica europea nello stesso periodo. E se non saranno loro, che sia almeno qualcun altro. Perché di opere di questo tipo, in fin dei conti ce n’è davvero bisogno. Perché mettono ordine anche nei nostri ricordi, tra la fine dell’era punk e l’inizio del giunge, nella differenza tra hard rock, metal, nu metal; così come tra soul, black music, rythm & blues e funky.

Ma al di là della chiarezza sulle differenze tra generi (o microgeneri) il libri ha il grosso del suo valore nel tracciare la rotta meridiana dell’evoluzione della musica americana (e quasi tutto parte da una matrice jazz o da una blues, quindi con un enorme importanza della musica nera su tutta la tradizione musicale degli States che, peraltro, hanno rinunciato all’eredità della musica classica e, in buona parte, anche dei repertori folklorici nazionali (fatta eccezione per la musica irlandese che potrebbe stare alla base del country & western, come suggerivano qualche anno fa i Chieftains in quel capolavoro che è “Down the old plank road – The Nashville Sessions”),

Le parti più interessanti sono forse proprio quelle relative alla nascita e all’evoluzione di una tradizione musicale americana negli anni che vanno da inizio secolo all’inizio della seconda guerra mondiale. E’ chiaro che la fase più sviscerata è tra i primi anni ’50 e la fine dei ’70, gli anni d’oro del rock (prima abbinato a roll e poi solingo).

In un’opera enciclopedica è normale che, ogni tanto, qualche cosa non convinca, A mio giudizio, ad esempio, ma sarebbe più utile dire a mio gusto, troppo stringata è la parte dedicata ai cantautori (Dylan in testa, per non parlare di Eric Anderson ridotto a una sola citazione) e troppo a lungo si parla di musica nera anche nella degenerazione disco, ma sono in fin dei conti “peccati minori”, da mettere in conto per quel piccolo fan che alberga in ciascuno di noi.

La tesi di fondo del libro è che tutta la musica che ascoltiamo oggi tra le sue origini, con pochissime eccezioni dalle grandi famiglie della musica americana. Il Novecento, quindi, dal punto di vista strettamente musicale, è stato il secolo dell’America. Qualcosa di leggermente diverso sta forse facendo capolinea a inizio del 2000: pur essendo nata da un crogiuolo di razze e di culture oltre 100 anni fa, la musica statunitense sembra ora aver perso il tram della world music e il baricentro musicale potrebbe tornare a spostarsi verso l’Africa, il continente in cui la musica pre-esisteva e da cui è partita con gli schiavi per gli Stati Uniti, o verso l’Asia. Senza escludere il ritorno delle culture musicali e folkloriche europee. O ancora verso il Sudamerica.

Piccoli nei del libro di Assante e Castaldo li individuiamo in qualche passaggio del linguaggio (una frase come : “lo speed costituisce una variante del thrash più vicina a stilemi classicamente rock, ancora saldamente connessi a virtuosismi di matrice hard” mette a prova la pazienza di chiunque,), ma soprattutto nella mancanza di una parte iconografica o documentale che poteva costituire un vero atout per il libro (in una seconda edizione?) . Ad esempio un albero genealogico delle correnti musicali americane, rappresentato graficamente. O una serie di inviti all’ascolto, formati dall’indicazione dei brani “fondamentali” per capire un periodo, una corrente, uno stile. In appendice invece non vi è assolutamente nulla, se non l’elenco dei nomi.

E’ vero che il libro non costa poi tanto, ma qualche foto, qualche chiarimento grafico, qualche indicazione di ascolto avevano quasi il dovere di starci in calce a un’opera di buone ambizioni, tutte quante, infondo ben riposte.


Ernesto Assante e Gino Castaldo
Blues, Jazz, Rock, Pop – Il novecento americano
La guida a musicisti, gruppi, dischi, generi e tendenze

Einaudi Stile Libero – pag 861 – Euro 19,80
Finito di stampare nell’aprile 2004
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 21-07-2004

   
 

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