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BiELLE
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A proposito: anche l ex cantante dei Matia Bazar è stata protagonista di un esibizione memorabile, in cui ha messo in risalto le sue doti vocali, ma non solo, il suo encomiabile lavoro di ricerca nelle tradizioni musicali più disparate (dalla musica sacra all etnica alla popolare), accompagnata da un un gruppo (archi e percussioni) davvero fenomenale. Continuando sul fronte delle eccellenze, non si può non parlare di Pippo Pollina: un cantautore maturo, che aspetta solo di essere scoperto da una fascia più ampia di pubblico. E di Giorgio Conte, che ha incantato con il suo stile leggero leggero. Questi sono i nostri dieci e lode, ma la media, in questa ultima serata, è stata comunque altissima. I Ratti della Sabina, E-Zezi e la Famiglia Rossi hanno alzato il volume della serata, portando una dose massiccia di folk, ironia e impegno. Marco Castelli ha dischiuso invece la porta di uno swing raffinato e retrò, impeccabile ed elegante. Ricky Gianco ha aperto una piccola parentesi revival. E Massimo Bubola ha chiuso la serata con una bella esibizione, da vecchio leone della musica d'autore, con una canzone dal suo nuovo album ( La sposa del diavolo , ballata dal sapore popolare) e l intramontabile Cielo d?Irlanda. Che, si sa, è un oceano di nuvole e luce , mentre quello di Mantova, ieri notte, mentre il pubblico di un finalmente gremitissimo Ariston sfollava, era gonfio di nubi. Si preparavano alla nevicata di questa mattina, una pioggia di coriandoli candidi per festeggiare questo bel neonato pronto a muovere altri passi. La pagella (su Bielle un sei politico non si nega a nessuno) Antonella Ruggiero
10 Una
notte all'Ariston: quarta serata
Ma siccome anche nella terza serata il viaggio ha avuto confini molto dilatati, i luoghi toccati sono stati i più diversi: il Veneto in salsa raggae di Sir Oliver Skardy (ex Pitura Fresca), la Puglia un po’ “caciarona” dei Folkabbestia, la Milano cantautoriale di Claudio Sanfilippo e di Carlo Fava. Fava ha proposto un frammento del suo teatro canzone fatto di monologhi e buona musica e il confronto con Gaber viene naturale. Confronto che regge, Fava può senza dubbio essere considerato un legittimo erede del grande signor G. Manuel Agnelli e Marco Parente hanno presentato il loro esperimento di ricerca comune, Pino Marino la sua canzone ironica e surreale, i Tetes de bois parole e suoni catturati dalla quotidianità. Spazio anche per una vecchia gloria come Fausto Amodei, graffiante e ironico seppure un po’ “acciaccato”. Insomma, di nuovo un’offerta musicale di alta qualità, capace di accontentare palati dai gusti molto diversi, in uno spettacolo che sta sempre più mettendo a punto gli ingranaggi. La quarta serata ha funzionato a livello di ritmo, la presenza (un po’ opprimente) della tv si è fatta sentire molto meno (nota di demerito per il disturbante carrello sul palcoscenico), si è riusciti a chiudere entro mezzanotte, scongiurando l’odioso sfollamento in corso d’opera verificatosi nei giorni scorsi. E le irruzioni di Dario Vergassola sono state davvero irresistibili. La quinta e ultima serata, andrà ancora meglio, ne siamo certi. E l’anno prossimo tutto sarà perfetto. Magari d’estate. Una
notte all'Ariston: terza serata
La pagella (un sei politico se lo meritano tutti…)
Prima Bruno Lauzi e il suo Parkinson eran stati un altro momento struggente, dopo Jannacci nel pomeriggio. Ma la statura di Lauzi (e non c’è nessuna ironia sul fisico) non è paragonabile a quella di Jannacci. La cosa più bella che ci regala è una poesia sulla sua “mano farfalla”. Le canzoni sono: “Il poeta” (“il mio maggiore successo, e purtroppo anche il primo. Quindi sono 42 anni che vado peggiorando!”), “L’ufficio in riva al mare” e “Ho incontrato Dio sulla spiaggia di Rio” (“da “Cioccolatino” che sarà il mio prossimo album, dedicato alla musica brasiliana”. La serata era partita con la grazia di Alice, bella e brava: “Come un sigillo” di Battiato, “La bellezza stravagante” di Fossati e “Non insegnate ai bambini” di Giorgio Gaber. Grandi nomi, esito sicuro. Ad alternarsi tra un cantante e l’altro (ma più che altro tra un rientro da nero tv e un altro) i siparietti comici di Marco Carena che inizialmente non scaldano il pubblico, ma che salgono di quota con una cattivissima “Buonanotte” che stimola l’ilarità generale. Ilarità che suscita a cascata Flavio Oreglio quando viene trasmessa in sala la registrazione della sua “La stella del Moulin Rouge”. Risate e applausi al filmato. Finale bellissimo all’Ariston mercoledì: dopo Sirianni, Riccardo Tesi (e il grande Maurizio Geri) con “Thapsos”, uno strumentale e un “Maggio” toscano da applausi scroscianti (l’applausometro personale li mette al secondo posto dopo i Vallanzaska per apprezzamenti dalla platea). Chiudono i Modena City Ramblers ed è un gran bel chiudere: “La legge giusta” da Radio Rebelde, “Ebano” da “Viva la vida, muera la muerte” e “In un giorno di pioggia” da “Riportando tutto a casa”. Nel pomeriggio, in versione Modena City Busker”, come si è autodefinito Stefano Cisco Bellotti, ai tavolini di un bar del centro di Mantova i Modena avevano tenuto un concerto estemporaneo all’aperto, con grande gioia di tutti. Musica nel senso pieno della parola e nel senso giusto, quello di avere gioia di suonare e voglia di diffonderla. Come dovrebbe davvero essere un festival diverso. Grazie Modena. Ascoltare musica è bello, anche dopo 4 ore seduto in platea. Fa bene alla pelle. Dicevano i nativi d’America che danza e canto fossero un mezzo di comunicazione col cielo. A Mantova in questi giorni il cielo è alto ed è un cielo di sole e di gelo. Ma dentro il cuore resta il sole. Il gelo no. Viene fermato dai molteplici strati del corpo, un corpo a onde. Una millefoglie di resistenza alle offese del mondo. Vola la panna, vola lo zucchero a velo, resta la crema. E la musica ci gira intorno nei bar, sul lungolago, nelle vie con i canali,
sotto l’ombra dei palazzi antichi. Musiche che disegnano a colori.
Note rosse, note blu malinconia, note rose da notti buone e note gialle
da notti insane. Note stondate, aguzze, a stiletto, solide e fluide, di
marzapane, di ciambella e piadina. Da riempire coi sogni che trovi. Una
notte all'Ariston:
prima serata
La serata ormai lievita a non si ferma più: emozioni a raffica e il piacere di essere a Mantova a guardare il momento esatto in cui qualcosa di nuova sta nascendo. Qualcosa destinato ad affermarsi e a restare. Il tessuto c'è, la speranza anche e, seppure con molti passi incerti, la locomotiva è partita. Eugenio Finardi passa dal palco dell'Ariston a mostrare le piccole oasi di spiritualità laica esplorate ne "Il silenzio e lo spirito". Il viatico lo fornisce De André con "Il ritorno di Giuseppe", si prosegue con Leonard Cohen di "Land of plenty" e si chiude con "Ave Maria fadista". Tre gioielli. La sorpresa è appena fuori dalla porta dell'uscio ed è un ragazzo di vent'anni (appena dopo l'esibizione a Mantova è tornato a Milano per la visita di leva) dal sorriso aperto e dai capelli spettinati: Stefano Vergani, assoluto non professionista che ha inviato un demo alla commissione selezionatrice, è stata valutato e preso. Ed è stato un gran bel prendere: "Personal bar", "Una volta prendevo treni" e "Il rumore di un treno lontano", pur non proponendo sconvolgimenti epocali nel panorama musicale italiano, si attestano come canzoni solide, ben cantate e ben suonate (ottimo il supporto della Pontirolli band, messa assieme per l'occasione). Bravo! Si fanno i nomi di Capossela e GianMaria Testa. Si esagera, ma il ragazzo c'è. I Vallanzaska non sono una sorpresa, sono in giro da quasi 10 anni e anche molto apprezzati e amati nel giro giovanile. Però sono pochissimo usurati, bravi e simpatici. "Sì sì sì, no, no, no" (che sarà anche iltitolo del loro nuovo album", "Cime" e il cavallo di battaglia "Cheope" sono i tre pezzi proposti. Nelle chiacchiere del dopofestival figureranno per la maggior parte della gente come la sorpresa maggiore. Sorvoliamo sui Razzo, anzi, passiamoci
sopra a razzo. Gruppo hip hop che non si capisce come sia stato scelto
e cosa c'entri con una selezioni sostanzialmente d'autore e chiudiamo
in bellezza con l'altra sorpresa, per chi ancora non li conosceva, degli
Acustimantico, che in realtà sono da qualche anno
una delle migliori realtà della canzone d'autore romana, trascinati
dalla voce affascinante di Raffaella Misiti. Si esibiscono che sono le
due di notte! I bar hanno già chiuso, gli alberghi pure, l'ultima
carrozza rotolando se n'è andata e i nostri passi stanchi e affamati,
dopo 5 ore di Teatro Ariston battono inutilmente il pavè di Mantova
alla ricerca di qualcosa da mangiare. Ricerca vana. Ma il Festival è
partito. Ci siamo. E siamo qui per starci. Mantova Musica Festival 06-03-2004 |
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