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BiELLE Film
 
Andata e ritorno in una Torino che pare alla vigilia dell'Apocalisse

Atteso ritorno di Marco Ponti e, soprattutto, di Libero De Rienzo. Battutista d'eccezione del cinema italiano
di Alfredo Ranavolo

C'era molta curiosità intorno all'opera seconda di Marco Ponti. Il suo "Santa Maradona" era stato un piccolo caso nel panorama del cinema italiano. Se ne parlava. Bene ne diceva chi tendeva a sottolineare la brillante regia e la scoperta di Libero De Rienzo. Male chi si faceva guidare nei giudizi soprattutto dalla sceneggiatura piuttosto insulsa e dalla pochezza dei personaggi femminili.

A conti fatti meglio, sicuramente, questo "Andata+Ritorno". Un po' perché qui De Rienzo è protagonista in luogo di un imbambolato Stefano Accorsi, un po' per Vanessa Incontrada che riesce a dare un tocco di vita a un personaggio comunque assai meno ben definito di quelli maschili (Ponti deve avere un po' il problema che tormentava Nanni Moretti in "Sogni d'oro").

Da entrambi i protagonisti di questo film si attendevano conferme, che arrivano solo in parte. De Rienzo è, in fondo, assolutamente il medesimo personaggio di "Santa Maradona". Simpatico, divertente. Ma il dubbio che sia un caratterista (dall'unico carattere) piuttosto che un attore completo è più che fondato.

Anche la Incontrada par giocare a fare se stessa, divertirsi molto e calarsi molto in una situazione che, in fondo, non è nemmeno tanto lontana da uno Zelig lontano dal palco.

In breve, i due sono Dante, uno spiantato pony express in bicicletta pieno di voglia di fuggire da Torino dopo un amore finito male, e Nina, hostess bloccata nel capoluogo piemontese da uno sciopero improvviso.

Lei si sistema a casa sua grazie all'aiuto di Tolstoj (Kabir Bedi), quando lui è appena partito per la Spagna. Per una serie di vicende molto più che inverosimilì, Dante è costretto a un repentino ritorno senza un euro in tasca. I due affronteranno, con l'aiuto di un po' di personaggi piuttosto "estremi" il problema non da poco della restituzione dei soldi che Dante deve a degli strozzini.

Il film è brillante e scorrevole, ma è dura tentare di non far caso a vere e proprie voragini nella sceneggiatura (come fa Dante a tornare su un treno italiano se lo sciopero pare bloccare tutta la Penisola?). Si intravedono, nella costruzione dei personaggi e per la costante sensazione da "vigilia di apocalisse", echi "benniani", ma senza il coraggio di spingere fino in fondo sul binario del grottesco. Una sensazione di "qualcosa lasciato a metà". Infine, la ricerca troppo frequente della battuta a effetto rischiadi far perdere nel marasma quelle veramente valide.

Menzione merita un inedito Remo Girone, padre di Dante dietro le sbarre...ma molto lontano dal Tano Cariddi che fu.

La frase: Ho bisogno di un incrocio tra un kamikaze, Schumacher e una cartina di questa cazzo di città

Da vedere: per un po' di sano divertimento. E per osservare un regista di talento che forse avrebbe bisogno di un bravo sceneggiatore

       
   
Ultimo aggiornamento: 03-04-2004
 
   
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