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Le BiELLE RECENSIONI
 
Amalia Gre': alla fiera della plastica

Una "nuova" Mina che annoia più della "vecchia"
di Leon Ravasi

Vi piace la plastica? Prego accomodatevi. Non vi piace? State alla larga da questo disco. Incensato dalla critica becera nazionale a cui non pare vero di avere un nuovo cavallo a cui aggiogare il carro seriamente compromesso delle vendite di cd in Italia, abbiamo il disco della “nuova Mina”. A parte il fatto che esiste ancora la “vecchia” Mina, devo dire che a me la questione della “bella-voce-senza-anima” non ha mai acchiappato. Meglio una voce non corretta, ma che abbia cose da dire. Avete presente un certo Bob Dylan? Ecco, siamo da tutt’altra parte. Non fatevi infinocchiare dalla pubblicità.

Amalia Gre’, al secolo (Grezio) è una virtuosa che ha studiato canto jaz, addirittura con Bobby McFerrin dicono le biografie e, dopo aver vinto il premio Recanati del 2001 è arrivata al primo cd, omonimo. Tredici brani, di cui due cover (Estate e Do you know where you’re going to) e il resto farina del suo sacco. Il clima che il disco, spinto dal Dj Alessio Bertallot, e quindi molto venduto, vuole ottenere si riassume nella parola “sofisticato”. Siamo all’ennesima “Sofisticated Lady” della musica italiana, la differenza è che Amalia scrive in proprio i brani e che non è una ragazzina, visto che allinea già 39 primavere.

Ma non c’è niente da fare. Il disco non coinvolge, operazione patinata, liscia e senza un’increspatura, ma proprio senza neanche una curva, una circonvoluzione dell’anima, una capriola, una sbavatura, qualsiasi cosa che basti a spingere l’attenzione sotto la superficie. Per carità, il disco suona benissimo, sottofondo ideale per sale d’attesa dal dentista o come sottofondo nei grandi magazzini e nei negozi di dischi, ma non si parli di cantautorato o di musica d’autore. Al cospetto il buon Cammariere sembra davvero un autore di culto, anziché un onesto Venditti del 2000.

La cantante spiega così il suo lavoro e, a suo modo, è una magnifica descrizione. Tutto sta ad intenderci su cosa si voglia da un cd. “Il disco è un disco di jazz, ma non in senso ‘stretto’. Credo che sia un lavoro più trasversale. L’ho concepito come una sorta di palazzo: all’ingresso, c’è la mia presentazione con i pezzi “Cuore pallido” (secondo brano estratto dal lavoro) e “Io cammino di notte da sola”; ‘al primo piano’, con pezzi come “Sogno”, “Indaco”, si entra in una dimensione di musica solare, mediterranea e più libera; il secondo livello, rappresenta un momento più spirituale, riflessivo, anche musicalmente”.

Teniamo conto anche che Amalia Gre’ si sente un po’ di transito nel mondo della musica: ““Non mi sento più una cosa che l’altra, più musicista che stilista: la musica, il design e la scrittura sono tutti aspetti della mia vita molto importanti. Anche se”, aggiunge, “in questo momento la musica è fuor di dubbio preponderante”. E questo, più o meno, è ciò che emerge dall’ascolto del disco. Se non fosse scoppiata la Amalia Gre’-mania non ne sarebbe valsa nemmeno la pena di parlarne.
“Io vivo / a volte infelice /a volte gaudente / talvolta vincente / o perdente /Ed è una vita d’artista /così altalenante /ma quello che creo /è importante per me”. Tant’è.

Amalia Gre'
"Amalia Gre'"
Emi - 2003

In tutti i negozi di dischi , ma proprio tutti

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Ultimo aggiornamento: 28-01-2004
 
   
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