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BiELLE LIBRI
Michel Faber : "A voce nuda"
di Giorgio Maimone

Versa in un tal stato semicomatoso la letteratura saggistica o para-saggistica nel campo della musica d'autore che dà molta maggior soddisfazione leggere (e parlarne in questa rubrica) libri che non sono di musica, ma che con la musica hanno un rapporto stretto, nel senso che la musica è parte integrante della propria trama ed essenza del racconto o romanzo in questione. E così avviene anche in "A voce nuda" di Michel Faber.

Faber viene considerato un po' un enfant-prodige nel mondo letterario, nato in Olanda 34 anni fa, è vissuto in Australia e dal 1993 vive in una vecchia stazione ferroviaria in disuso nel nord della Scozia. E' quindi da considerare scrittore di lingua inglese a pieno diritto. Il libro in questione è stato scritto nel 2002 e pubblicato solo quest'anno da Einaudi, dopo il successo planetario raccolto nel 2003 con "Il petalo cremisi e il bianco" e l'intrigante "Sotto la pelle" del 2004, sempre pubblicati da Einaudi in Italia.

In questo caso si racconta un'altra trama tenue: veniamo a conoscere i 5 componenti di un coro, il "Coro Courage", dal cognome del direttore del coro, anche se lui cerca di negare la filiazione famigliare e ad attribuire la scelta del nome al "coraggio" mostrato dal gruppo nella scelta del proprio repertorio. Il Coro Courage è invitato a partecipare a un festival prestigioso, in Belgio, per preparare il quale (e l'esecuzione in prima mondiale di un'opera di un pomposo musicista italiano) vengono "ospitati" in un castello isolato nei boschi del Belgio, nel corso di due caldissime settimane estive.

"A voce nuda" perché il coro è abituato a confrontarsi e a conoscersi solo dalla voce. Ma due settimane di convivenza forzata li costringeranno a venire a patti anche con i loro corpi. State tranquilli, in particolare chi ha letto l'erotico "Petalo cremisi", non succede niente. O meglio quasi. Ma quel poco che succede succede fuori dal nostro sguardo, in stanze alle quali non siamo ammessi o mentre stiamo dormendo. Restano dei dubbi, delle domande, delle possibilità. Un po' troppo poco per sostenere la sottile linea di tensione che l'autore vorrebbe mantenere per l'intera opera.

Ma le 115 pagine scritte grosse, corrono via leggere, si fanno leggere senza danni, pur restando in superficie come acqua. Forti le critiche dei lettori italiani di questo libro che non hanno trovato quasi niente dell'atmosfera dei romanzi precedenti: bisoga considerare però che questo resta più un racconto che un romanzo, tant'è che in America è stato venduto in un volume solo con altri due racconti, di cui la versione di Einaudi non porta traccia.

Restano un po' di passaggi interessanti in termini musicali: la fatica di un coro nel rendere viva una partitura su carta, cercando di intuire le intenzioni dell'aurore, Pino Fugazza, il quale, dal suo canto, può essere tanto un genio quanto un pallone gonfiato. Ma quest'ultima ipotesi non tocca il direttore del prestigioso festival che sostiene anzi: "la brutta musica non è un problema nel nostro ambiente. Nell'arco di dieci anni è completamente sparita. Biodegradabile. Non è come la musica leggera, anche se brutta dura in eterno. Per la brutta musica seria, non c'è bisogno di muovere un dito. Sprofonda nel terreno e sparisce". Chiaro ed esemplare.

Segnalo ancora la dedica iniziale. "A tutti coloro che cantano di gusto e con coraggio e a chi vorrebbe tanto riuscirci" che, bene o male è una delle cose più belle del libro.Colonna sonora? Se la sceglie lo stesso Faber nell'ultima pagina: "Summer is icumen" di Daniele Sepe, cantata da Auli Kokko da "Truffe & Other Sturiellett - Vol.2".

Michel Faber
"A voce nuda"

Einaudi - Pag 115- Euro 9,00
Finito di stampare nel febbraio 2005
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento l'08-05-2005

 

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