di
Moka
Forse è ora di fare piazza pulita di un luogo comune.
Le donne italiane sanno fare musica d'autore e la fanno
bene. Oppure, le cantautrici sono Pandra, una razza in estinzione
che deve essre tutelata e protetta. Non sono state poche
in questi anni le cantautrici di cui abbiamo parlato su
queste pagine e in termini più che positivi: un piccolo
elenco del meglio lo vedete qui sotto e comprende Isa, Patrizia
Laquidara, Priska, Lucia Lombardo, Chiara Raggi, Mirta e
Maria Pierantoni Giua. Ma solo gettando lo sguardo anche
in altri orti, musicalmente un po' differenti, abbiamo Angelica
Lubian, Beatrice Antolini, Naif, Pilar, Jessica Lombardi,
Francesca Romana, Maria Colegni, senza contare nomi maggiori
come Cristina Donà, Teresa De Sio, Carmen Consoli,
Paola Turci o le capacità di autrice e cantante di
Paola Donzella degli Elisir. In occasione dell'8 marzo abbiamo
voluto dedicare una pagina alla musica dell'altra metà
del cielo. Partendo dal panorama internazionale e arrivando
ai piccoli prodotti di casa nostra. E' solo musica, ma è
nostra e la vogliamo cantare!
Per
molti anni c'è stata solo lei. Joan Baez, l'icona
stessa della cantautrice con la "a". Capelli lunghi
e scuri, aria da ragazza della porta accanto, appena ibridata
dalle sue origini miste ispano-americane. La carriera di
Joan Baez inizia infatti nel lontano 1959 (oltre 50 anni
fa!) al Festival di Newport, quando, 18 enne, incise il
suo primo album solo voce e chitarra. Da allora anni di
militanza politica e sociale. Una personalità specchiata.
Una voce di cristallo puro.
Un
allucinata e fissa Marianne Faithfull non ancora ventenne
che canta una versione molto beat di "As tears go by"
di Jagger/Richards. Che differenza con la sophisticated
lady degli anni '90, quando tornò dall'aldilà
della tassicodipendenza per assumere un ruolo primario.
Ma negli anni '60 lei era una delle voci, per quanto riflesse,
al femminile. Per chi voglia sentirne la differenza: qualche
anno dopo
Sul
versante italiano il primo nome, quello storico, che viene
in mente è quello di Giovanna Marini. In questo caso
in un filmato d'annata presa al Folkstudio negli anni sessanta.
Nel 1964, a 27 anni, prende parte a "Bella ciao",
spettacolo, presentato a Spoleto, che resta nella storia
della canzone politica italiana. Fa parte del nucleo fondante
del Nuovo canzoniere italiano e, all'inizio del nuovo millennio,
viene "sdoganata" dalla sua nicchia da Francesco
De Gregori.
Anna
Identici non era un'autrice. Però fu forse la prima
donna (l'unica?) a buttar via una fama televisiva e sanremese
per mettersi a cantare canzoni di lotta. "Quando
sarò ricca" era su un album ("Apro gli
occhi di donna su sta vita") che racconta solo storie
di operaie, di catena, di soldi risicati. Un lavoro che,
anche dopo di lei, non hanno fatto in tante. A suo vantaggio
anche aver portato a Sanremo il tema delle morti bianche
con "Era bello il mio ragazzo".
"Quello
che le donne non dicono" in realtà è
una canzone scritta da un uomo (Enrico Ruggeri) ma con perfetta
sensibilità femminile. Fiorella Mannoia, dal canto
suo, ci mette l'interpretazione e quella particolare carica
che fa sì che, da sempre, sia l'interprete preferita
da parte dei cantautori. Hanno scritto per lei De Gregori,
Fossati, GianMaria Testa, Massimo Bubola, Piero Fabrizi.
E lei canta.
Gianna
Nannini è forse la maggiore tra le nostre cantautrice,
di sicuro quella di maggior successo. In questo caso il
video di "Fotoromanza" è una sorta di piccola
opera d'arte, perché il videclip è stato diretto
da Michelangelo Antonioni (e nel 1984 non era facile avere
un grande regista al proprio servizio!). "Fotoromanza"
era contenuta in "Puzzle" che è stato l'album
del definitivo decollo della Nannini a star di prima grandezza
e non solo in Italia. Ruolo a cui ancora non ha abdicato.
Nada
ha scoperto il cantautorato tardi. Per una carriera iniziata
a Sanremo nel 1969, il primo album coi testi scritti da
Nada vedrà invece la luce nel 1992 ("L'anime
nere"). Da lì in poi è una crescita verticale
di Nada come autrice, non solo di canzoni (pubblica anche
un libro di poesie e un romanzo autobiografico) e, dal punto
di vista musicale, arriva ai suoi più alti livelli
con "Tutto l'amore che mi manca" da cui è
tratta questa "Ti troverò".
Anche
Mia Martini come autrice si è prodotta solamente
tardi. Restano comunque le sue interpretazioni di grandi
canzoni d'autore. "Minuetto" ha il testo di
Franco Califano, ma nel carnet di Mia Martini ci stanno
anche Bruno Lauzi, Ivano Fossati, Fabrizio De André,
Francesco De Gregori, Mimmo Cavallo e tanti altri. Debutta
nel 1971 con "Padre davvero" e il suo primo
lavoro da autrice è "Mimì" del
1981.
Cristina
Donà è una delle voci più accreditate
tra le ultime leve del cantautorato femminile. Il suo
ultimo album è "La quinta stagione",
uscito un paio di anni fa e che contiene questo "Non
c'è niente di particolare" (a parte il fatto
che mi manchi). L'anno successivo è uscito "Piccola
faccia", riproposizione in chiave acustica delle
sue canzoni. Qualcuno al telegiornale dice che il mondo
sta per finire.Ma non c'è niente di particolare,
a parte il fatto che mi manchi".
E'
il primo video ufficiale estratto da "Elettra",
magnificamente giocato e ambientato all'interno di un
bordello palermitano in epoca imprecisata, ma non recente.
Un po' come tutto quello splendido album che va sotto
il titolo di "Elettra", che, partendo dal mito,
racconta storie di oggi, di ieri, ma anche di domani (il
brano finale). "Non molto lontano da qui" è
una novella verghiana, ricalcata in punta di penna. Tutta
da ascoltare e da guardare.
Nella
aristocrazia della canzone d'autore italiana al Femminile
Teresa De Sio tiene un posto d'onore. Innanzitutto per
militanza, avendo iniziato la sua carriera nel 1976, a
vent'anni, a fianco di Eugenio Bennato, ed avendo poi
attraversato tutti gli strati della storia della canzone
d'autore, fino ad arrivare ai due ultimi album (e un romanzo)
che la collocano tra le grandissime di sempre. "Marzo",
invece, canzone stagionale, è tratta dal suo secondo
album.
"Non
avevo mai scritto canzoni d'amore. E allora ho pensato
di dedicare all'amore un album intero". Così
Paola Turci ha presentato la primavera scorsa il suo nuovo
progetto discografico, una trilogia, il cui promo capitolo,
"Attraversami il cuore", esplora le canzoni
d'amore. Se questo doveva essere un primo tentativo possiamo
dirlo completamente riuscito. "Attraversami il cuore
/ il peso della solitudine è variabile / l'amore
si può mancare per un attimo".
Dal
concerto del primo maggio 2009: Paola Turci e Valeria
Solarino leggono frasi sulle donne e sull'otto marzo e
poi Marina Rei sonorizza (e batterizza) a modo suo "Donna
che parla in fretta" di Anne Waldman, poetessa americana.
E' un brano assolutamente coinvolgente che ben si adatta
a commentare la ricorrenza dell'8 marzo. "Sono la
donna che parla in fretta / Io so come urlare io so come
cantare / Io so come godere".
"It's
been seven hours and fifteen days / Since you took your love
away / I go out every night and sleep all day / Since you
took your love away / Since you been gone I can do whatever
I want / I can see whomever I choose / I can eat my dinner
in a fancy restaurant / But nothing I said nothing can take
away these blues / `Cause nothing compares / Nothing compares
to you". Storia tristissima, struggente, interpretazione
memorabile. Grande voce.
Come
canta bene Patrizia Laquidara! E come la si ascolta con piacere.
Un canto fluido che non si inceppa nelle secche del già
sentito, che non "mineggia" come la totalità
delle neo-cantanti emergenti (da Amalia "Plastica"
Gré, a Meg, a Nicky Nicolai). Patrizia Laquidara sembra
aver scelto una sua strada e se avrà la pazienza e
la voglia di seguirla avremo una nuova cantante (e autrice)
dal timbro e dall'impostazione originale.
Un
vocione, una chitarra, tanta grinta e cose da raccontare.
Una faccia da bambina, il broncio, ancora la chitarra brandita
come una mazza e un caschetto di capelli afro. E soprattutto
queste parole: "While they're standing in the welfare
lines / Crying at the doorsteps of those armies of salvation
/ Wasting time in unemployment lines / Sitting around waiting
for a promotion / Don't you know they're talking about a
revolution / It sounds like a whisper". Una rivoluzione
solo sussurrata da parte delle masse di emarginati, dalle
code dei disoccupati. Un'altra America.
"Maronna
mia" merita di essere considerata un nuovo classico della
canzone napoletana ("Oh Maronna Maronna mia / dimmi cosa
sanno i bambini / se pò nisciuno 'e pò insegnà
/ se pò nisciuno 'e pò ascultà").
Soffia vento di mare sopra i solchi e la voce di Jenny che
si increspa, si alza e si abbassa, gonfia le vele e facilita
il rientro in porto. A casa. O almeno a una delle sue case.
Divise come sono tra Napoli e il Galles. Dal suo quinto disco
da solista "Burattina".
Peccato
che da qualche anno in qua Suzanne Vega non si riproponga
più con la forza degli esordi. "Luka" resta
ancora uno dei suoi brani più noti e risale al 1987.
E' la storia di un bambino che subisce violenze domestiche.
"My name is Luka / I live on the second floor / I live
upstairs from you / Yes I think you've seen me before. /
If you hear something late at night / Some kind of trouble.
some kind of fight /Just
don't ask me what it was".
"Combinazione
di atti unici / ti porto dento me / sola / inesorabile fragilità.
/ Raccolta per strada / sei la sponda del mio fiume / solo
/ inesorabile / proprio come te".
Un delicatissimo melange di canzone d'autore spruzzata di
sudamerica (e infatti alcuni musicisti e l'arrangiatore
Roberto Taufic Hasbun sono brasiliani) il che la pone sulle
lunghezze d'onda di una Patrizia Laquidara o di una Giua,
con una capacità di scrittura intensa e dalla buona
resa poetica.
Vuoi
mettere la carica e l'energia di Ani Di Franco? E' un motorino
elettrico per chitarra. E' alternativa allo stato puro. E'
iperproduttiva. Non sempre perfetta, ma spesso geniale. In
vent'anni di attività ha prodotto venti album, con
un ritmo impressionante di uno all'anno. Tanto va sempre bene
la prima! Perché stare a cercare la perfezione tecnica?
"2 little girls growing out of their training bras /
this little girl breaks furniture, this little girl breaks
laws / 2 girls together / just a little less alone / this
little girl cries wee wee / all the way home".
La
canzone è di Franco Battiato, ma la versione che ne
ha fatto Rita Botto è degna di essere ricordata, cantata
e ascoltata. Atmosfera sospesa nei ricordi di Sicilia tra
un saggio ginnico e un Nabucco, Molto cinematografica nella
scansione in quadri. E molto suggestivo pensare che in fin
dei conti, "l'amuri" abbia la sua "stranizza".
"e quannu t'ancontru 'nda strata / mi veni 'na scossa
'ndo cori / 'ccu tuttu ca fora si mori ..."
Una
delle più belle canzoni di Serge Gainsbourg nell'interpretazione
di Jane Birkin. " Quoi / d'notre amour fou n'resterait
que des cendres / moi
j'aim'rais qu'la terr's'arrête pour descendre / toi
/ tu m'dis qu tu n'vaux pas la cord'pour te pendre / c't à
laisser ou à prendre- joie / et douleur c'est ce que
l'amour engendre". Una voce fine fine ed educata, un
interpretazione soffiata eppure tremendamente in tema. Anni
prima di Carla Bruni.
Tratto
da "Donna Ginevra", disco che ha vinto la Targa
Tenco per le interpretazioni nel 2009 ecco "Au bord de
la fontaine", versione meno nota della celebre "A
la claire fontaine", brano raccolto da Lorient in Bretagna
nel 1842. E' una canzone di separazione e di dolore ("Canta
usignolo canta / la bella mi ha lasciato / Se hai il cuore
allegro / la bella mi lasciò"), ma il ritmo ha
preso un treno rapido e ti porta sferragliando attraverso
tutta la canzone.
"Meno
male che c'è Carla Bruni!" canta Cristicchi e
così c'è anche qui. Questo è il suo primo
videoclip, molto elementare, basato tutto sulla bellezza del
suo viso e che parte con un curioso raschiamento di gola.
E però il tutto viene proposto con grazia e con una
qualità, all'epoca, impensabile. Successivamente diventerà
la signora Sarkozy. Ma preferiamo ricordarla così.
Anche
le giovani generazioni delle autrici cantano l'amore e lo
fanno ancora con parole gentili e con situazioni normali.
"Morbidamente" è una delle forme in cui più
mi piacerebbe essere amato. "Ho sognato di te ho
dato un nome ai tuoi pensieri e ho pregato per le tue gambe
forti strette ai miei sensi per i tuoi occhi neri. Ho sognato
di te ho dato un nome ai tuoi capelli e ho pregato per le
tue gambe forti per i tuoi baci per i tuoi occhi belli".
Non
c'è niente da fare. In America quando fanno i videoclip,
fosse anche di personaggi non al centro dello show business,
fanno le cose seriamente. E' il caso di questo bellissimo
video di Jolie Holland, un'outsider, dotatissima, ma inerabilmente
ousider. Un video tutto da vedere per ricordarsi quanta buona
musica si può trovare al di fuori delle rotte ufficiali.
Da
un disco di esordio che non è niente di speciale, una
canzone che invece ha tutti i numeri per imporsi. Airin è
Irene Maggi, milanese, prodotta e sponsorizzata da Enrico
Gabrielli degli Afterhours. "Che doveva essere il titolo
dell'album - dice Airìn - ma non lo ritenevano ben
augurante". Però è fresca, frizzante e
immediatamente memorizzabile. Da canticchiare.