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BiELLE
Film |
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| "36": l'amaro sapore del noir, dove tocca galleggiare in un mare torbido |
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| L'ex poliziotto Marchal mette, coi giusti accenti, le mani nelle faccende sporche E lo è ancora di più quando si indossa una divisa e ci si mischia con la peggiore feccia ogni giorno. Come capita a Léo Vrinks (Daniel Auteil), capo della squadra anticrimine del commissariato centrale di Parigi, al 36 di Quai des Orfevres (da cui il titolo) e Denis Klein (Gerard Depardieu), comandante dell'investigativa del medesimo. Entrambi sono a caccia di una banda di rapinatori particolarmente efferati. Klein per ambizione, il direttore del dipartimento ha chiaramente detto che chi arriverà primo ai malviventi sarà suo successore, Vrinks solo per senso del dovere (alla promozione non pare tenere molto). Ma è proprio a Vrinks che capita la soffiata giusta, solo che il collega/rivale fa di testa sua, rovina l'azione, nella quale resta vittima un poliziotto molto amato della squadra anticrimine. A passarsela peggio sarà, però, proprio Vrinks, perché l'informazione gli era giunta come "premio" da un pregiudicato dal quale il poliziotto era stato incastrato come alibi per un omicidio. La guerra fra i due esponenti del "36" si sempre più serrata, Klein sa come non risparmiare colpi bassi, Vrinks, dal canto suo, non dimentica. Fra loro, un tempo amici, c'è anche (soprattutto?) la rivalità causata da un amore comune. Basterebbe la grande interpretazione di Auteil e Depardieu per voler vedere questo film: due mostri sacri del cinema francese che mettono a disposizione le loro maschere per dar vita a due personaggi complessi, profondi. Klein il "cattivo" verrebbe voglia di prenderlo a schiaffi quasi da subito, ma è comunque un uomo solo, tormentato e irrisolto nella sua spasmodica ambizione. Vrinks il "buono" è comunque uno che sa benissimo (lo fa eccome) come si gioca fuori dalle regole e non sempre ha impeccabili frequentazioni. Ma non c'è solo questo. Il resto del cast (tra cui Valeria Golino, Andre Dussolier) è di ottimo livello, la trama sempre avvincente, col giusto mix tra azione e giri nei bassifondi della città e dell'anima, nonostante qualche leggerezza e un finale che sa di tarallucci e vino. Marchal si è ispirato a una storia vera, rendendo con questo film il suo omaggio al capitano Dominique Loiseau (che ha scontato un'ingiusta condanna) e raccontando una vera faida che si era scatenata vent'anni fa all'interno della polizia giudiziaria parigina. La frase: sono anni che ho smesso di pulirmi il culo con cazzate come il codice deontologico Da
vedere per un cast straordinario e una trama appassionante |
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aggiornamento: 23-01-2005 |
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