| Un
libro corretto, essenziale, scritto in modo agile e scorrevole.
Forse non fondamentale? Ma forse pure sì. In effetti una
storia del rock all’italiana andava ancora scritta, anche
se, la domanda viene spontanea, è poi vero che sia musica
così diversa dall’altra che debba essere trattata in
un contenitore apposito? La mia personale visione delle cose distingue
tra musica “buona” e musica “cattiva”, tra
canzone d’autore e canzone di consumo. E credo che questa
sia una direttrice trasversale al rock italiano entro cui si sono
sviluppate ottime cose (Manuel Agnelli, Cesare Basile, Paolo Benvegnù,
tanto per dire i primi nomi che mi vengono in mente) e altri fenomeni
o più marginali e locali (vedi i Franti a Torino) oppure
meno interessanti (e qui l’elenco sarebbe lungo).
John Vignola firma il libro come
curatore; in realtà di suo scrive pochissimo, ma le leggi
dei diritti d’autore valgono per tutti, anche per chi sta
“fuori dal Mucchio”. E al Mucchio Selvaggio,
quasi creatura a nome collettivo, andrebbe infatti ascritta l’opera
che ha molti lati positivi e, ripeto, una facilità di lettura
e una scorrevolezza notevole. Forse perché i singoli interventi
sono scritti esattamente come potrebbe essere composto un pezzo
per il magazine di musica Doc più diffuso d’Italia,
recentemente passato a mensile da settimanale che era.
In realtà sia la brevità del saggio,
sia gli argomenti portano ad assimilare il lavoro a quanto pubblicato
ogni trimestre sul “Mucchio Extra”, trimestrale, per
l’appunto di approfondimento. Lo stile giornalistico pervade
così gli interventi di Luca Castelli, Damir Ivic,
Alessandro Basselva Averame e Carlo Bordone che sono poi
coloro che realmente hanno scritto il libro, che raccontano così
la meteora del nuovo rock italiano, in grado, nel decennio scorso,
di scavarsi una strada personale (soprattutto quando ha abbandonato
l’uso dell’inglese) e di guadagnarsi pure un certo spazio
di visibilità all’estero, cosa che non avveniva più
dai tempi della PFM, del Banco e delle Orme.
Genealogia, albero dei derivati, padri nobili e collaborazioni
vengono tutte passate in rassegna anche con un buon spunto di spirito
critico. I singoli album, se non vengono accuratamente vivisezionati,
risultano quantomeno analizzati e collocati sia nel periodo sia
nella produzione globale del gruppo (o del singolo, perché
si parla anche di Carmen Consoli, Cristina Donà, Nada, Mario
Venuti, Piero Pelù etc). Il libro è suddiviso in quattro
capitoli: Dall’underground all’overground,
Vite da single, Nuove geografie, Sentieri indipendenti
Una parte è dedicata invece all’analisi
delle etichette indipendenti, alla distribuzione, alle catene di
interessi congiunti che hanno portato negli scorsi anni all’apertura
di sotto-etichette presso le major dedicate appositamente alla produzione
e distribuzione di nuovo rock (esperienza purtroppo finita con quasi
altrettanta fretta di quella con cui era partita).
La parte forse meno riuscita e meno interessante
è quando si passa direttamente la parola agli esponenti del
nuovo rock che, forse perché poco avvezzi alla lingua (e
in qualche caso anche al pensiero) non riescono che a spremere banalità
dalla loro esperienza vissuta. Scarso interesse, forse, o scarso
rispetto per i lettori del libro, ma i nostri “big”
ci mettono pochissimo di loro e il contributo, spesso, cade nella
noia autocelebrativa.
Questo tuttavia non è un neo che si
possa attribuire al libro che resta interessante e vivace per tutta
la sua (breve) durata. Diciamo che è l’analisi ristretta
di un microsettore, ma in quanto tale è fatta bene, con competenza
assoluta, precisione e ricchezza di dati. Un libro da leggere e
gustare.
John
Vignola
"Su la testa – 1994/2004
Dieci anni di rock italiano"
Arcana Editrice - pp.254 - Euro 14,00
Finito di stampare nel gennaio 2005
Nelle librerie
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aggiornamento il 21--07-2005
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