| E'
scirocco: non asciuga niente!
Già,
non asciuga niente quando c'è scirocco. Lo sa bene la madre
di Girolamo De Michele. Non asciuga niente. Tantomeno le ferite.
Non s'asciugano nemmeno i ricordi. I ricordi, quelli che si portano
dietro le parole, gli avvenimenti e le facce. Facce come quella
di De Michele, sbirciata su un numero di "Panorama” che
parlava di Wu Ming e dei Quindici.
E'
una faccia giusta, la sua. Serve a "confermare". Semmai
ce n'era bisogno.
"Tre uomini paradossali",
già lo aveva sussurrato alle orecchie, con voce sommessa
e sicura. Ma le seicento (600!) pagine di "scirocco" non
lasciano adito a dubbi. Ci si può specchiare in quella faccia,
e in quelle pagine. Scivolano via, mentre ci parlano di noi.
"Non parlarle di
te, parlale di lei!", era il consiglio prezioso che un amico
"sgamato" regalava a mio figlio diretto verso il suo primo
appuntamento. E di "noi" ci parla De Michele. Con semplicità.
Dall'inizio alla fine.
Siamo fuori, ci sono
rimasti solo i territori della cosiddetta illegalità dove
continuare a muoverci per poter dire. Hanno ragione gli Evangelisti,
i Genna, i Quadruppani, i Battisti. Ormai solo il "polar",
il "noir", può essere la cifra del nostro raccontarci.
Alla faccia degli sceriffi-sindaci, svezzatisi a misurare i tempi
alla catena di montaggio. Caporali! E non siamo più nemmeno
i Richard Dreyfuss/Moses Wine detective, "private eyes"
che si commuovono fino alle lacrime a rivedere i filmati d'epoca
di quando eravamo giovani.
No. Noi (ho detto noi!!??)
siamo giovani, e lo rimarremo per sempre! Tale è la condanna,o
la maledizione, e i libri come questi servono a ricordarcelo.
Così, Per meglio
riuscirci, si muovono su territori neutri e si contaminano con tutto
quel che è rimasto vivo. C'è di tutto, dal parlamento
dei corvi della "swamp thing" di Alan Moore alle "falangi
dell'ordine nero" di Enki Bilal, senza trascurare la elektra
di Frankie Miller, e tutto Neil Gaiman. Ma anche Alan Ford. Fino
a Will Eisner, per restare sul territorio dei "fumetti".
Un elenco di canzoni
occhieggia, alla fine del libro. Original Soundtrack. Anche se non
esaustiva di tutta la musica, e i versi, che risuona dentro le pagine.
Donald Fagen e Fabrizio De André. Bob Dylan e la sua Hard
rain che gonna fall. I Waterboys e Claudio Lolli, per una storia
che passa per le strade di Bologna e arriva fino a Taranto.
Improbabili commissari
di polizia e partigiani dai "nicknames" altrettanto improbabili.Barboni
che si fanno di chinotto. Hacker e puttane di alto bordo che escono
da una generazione per entrare in un'altra. Parroci che, nella cantina
insieme al sangiovese, conservano sten ben oliati. E il tempo, il
tempo che non passa. Il tempo che resta, dal 1945 al 1969, al 1977.
Vecchi conti da riscuoter, il sud forse inesistente di "mo'
che il tempo si avvicina" e dei treni di Reggio Calabria. La
tequila e il caffé. Una disanima della risata, breve e fulminante
come la risata che avrebbe dovuto seppellirli e il conforto che
la mia fissazione sulla libertà al singolare, qui allargata
anche alle "ingiustizie", non è solo mia, da quando
mandai in culo il professor Sartori, durante l'esame di scienza
della politica, negandogli il diritto di poter affettare la libertà,
come il salame, per riporla dentro la vaschetta della cosiddetta
democrazia.
Ma si sa, ora il professor
Sartori è un "compagno" nello schieramento dello
sceriffo di cui parlavo più sopra. Dovrebbero salvarci dai
Berlusconi e dai Fini. Sembra di stare dentro quel racconto di Sheckley,
dove si costruiscono dei robot volanti predatori per distruggere
gli "uccelli da guardia" che sono stati incautamente creati
per salvaguardare gli esseri umani, e che si sono trasformati da
protettori in carnefici. Chi ci salverà dai salvatori?
Ma forse è davvero
tutto solo e sempre un western. Solo che ora non è più
quello visto con gli occhi un componente della "colonna John
Wayne". Non siamo più "estranei e forti",
come riassume Cesare Battisti in "Cargo sentimental" con
una felice espressione (ma questa è un'altra storia, e un
altro libro di cui ho potuto leggere solo qualche frammento tradotto
in "L'arte della fuga", a cura di Alberto Prunetti, Stampa
Alternativa, 10 euri). Ora è la "colonna Clint Eastwood"
alla regia. Niente più "Tore" che, a Reggio Calabria,
entra nel vicolo da dove provenivano le provocazioni dei fascisti,
dopo aver sfondato il cordone del sindacato, e torna fuori pulendosi
le mani, applaudito dagli operai dell'Italsider. Niente più
sfide, ad attendere la macchina della polizia, a gambe larghe, piantati
in mezzo a Piazza Oberdan, con il tascapane a tracolla e le bottiglie
in mano e la pantera che fa marcia indietro e si dilegua. Niente
più "Mustaki" che si precipita fuori dalla sede
di Lotta Continua, armato di piccone, e insegue il ceffo che era
venuto a minacciarlo armato di pistola e gli conficca il piccone
nel cofano della macchina dove il malcapitato si era rifugiato.
Niente più.
Un mondo meraviglioso,
se solo non ci fosse la sofferenza. O se, forse, si smettesse di
dare tutta questa importanza alla sofferenza.
Ce lo ripetono,
alla fine del libro, le voci di Shane McGowan e di Nick Cave, mentre
il libro finisce come un fumetto di Corto Maltese, come un libro
di Neil Gaiman. E il vento continua a soffiare. E non asciuga niente.
Girolamo
De Michele
"Scirocco"
Einaudi Stile Libero Noir - pp.594 - Euri 14,50
Finito di stampare nel giugno 2005
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aggiornamento il 02--08-2005
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