Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
BiELLE LIBRI
Girolamo De Michele: "Scirocco"
di Franco Senia

E' scirocco: non asciuga niente!

Già, non asciuga niente quando c'è scirocco. Lo sa bene la madre di Girolamo De Michele. Non asciuga niente. Tantomeno le ferite. Non s'asciugano nemmeno i ricordi. I ricordi, quelli che si portano dietro le parole, gli avvenimenti e le facce. Facce come quella di De Michele, sbirciata su un numero di "Panorama” che parlava di Wu Ming e dei Quindici.

E' una faccia giusta, la sua. Serve a "confermare". Semmai ce n'era bisogno.

"Tre uomini paradossali", già lo aveva sussurrato alle orecchie, con voce sommessa e sicura. Ma le seicento (600!) pagine di "scirocco" non lasciano adito a dubbi. Ci si può specchiare in quella faccia, e in quelle pagine. Scivolano via, mentre ci parlano di noi.

"Non parlarle di te, parlale di lei!", era il consiglio prezioso che un amico "sgamato" regalava a mio figlio diretto verso il suo primo appuntamento. E di "noi" ci parla De Michele. Con semplicità.

Dall'inizio alla fine.

Siamo fuori, ci sono rimasti solo i territori della cosiddetta illegalità dove continuare a muoverci per poter dire. Hanno ragione gli Evangelisti, i Genna, i Quadruppani, i Battisti. Ormai solo il "polar", il "noir", può essere la cifra del nostro raccontarci. Alla faccia degli sceriffi-sindaci, svezzatisi a misurare i tempi alla catena di montaggio. Caporali! E non siamo più nemmeno i Richard Dreyfuss/Moses Wine detective, "private eyes" che si commuovono fino alle lacrime a rivedere i filmati d'epoca di quando eravamo giovani.

No. Noi (ho detto noi!!??) siamo giovani, e lo rimarremo per sempre! Tale è la condanna,o la maledizione, e i libri come questi servono a ricordarcelo.

Così, Per meglio riuscirci, si muovono su territori neutri e si contaminano con tutto quel che è rimasto vivo. C'è di tutto, dal parlamento dei corvi della "swamp thing" di Alan Moore alle "falangi dell'ordine nero" di Enki Bilal, senza trascurare la elektra di Frankie Miller, e tutto Neil Gaiman. Ma anche Alan Ford. Fino a Will Eisner, per restare sul territorio dei "fumetti".

Un elenco di canzoni occhieggia, alla fine del libro. Original Soundtrack. Anche se non esaustiva di tutta la musica, e i versi, che risuona dentro le pagine. Donald Fagen e Fabrizio De André. Bob Dylan e la sua Hard rain che gonna fall. I Waterboys e Claudio Lolli, per una storia che passa per le strade di Bologna e arriva fino a Taranto.

Improbabili commissari di polizia e partigiani dai "nicknames" altrettanto improbabili.Barboni che si fanno di chinotto. Hacker e puttane di alto bordo che escono da una generazione per entrare in un'altra. Parroci che, nella cantina insieme al sangiovese, conservano sten ben oliati. E il tempo, il tempo che non passa. Il tempo che resta, dal 1945 al 1969, al 1977. Vecchi conti da riscuoter, il sud forse inesistente di "mo' che il tempo si avvicina" e dei treni di Reggio Calabria. La tequila e il caffé. Una disanima della risata, breve e fulminante come la risata che avrebbe dovuto seppellirli e il conforto che la mia fissazione sulla libertà al singolare, qui allargata anche alle "ingiustizie", non è solo mia, da quando mandai in culo il professor Sartori, durante l'esame di scienza della politica, negandogli il diritto di poter affettare la libertà, come il salame, per riporla dentro la vaschetta della cosiddetta democrazia.

Ma si sa, ora il professor Sartori è un "compagno" nello schieramento dello sceriffo di cui parlavo più sopra. Dovrebbero salvarci dai Berlusconi e dai Fini. Sembra di stare dentro quel racconto di Sheckley, dove si costruiscono dei robot volanti predatori per distruggere gli "uccelli da guardia" che sono stati incautamente creati per salvaguardare gli esseri umani, e che si sono trasformati da protettori in carnefici. Chi ci salverà dai salvatori?

Ma forse è davvero tutto solo e sempre un western. Solo che ora non è più quello visto con gli occhi un componente della "colonna John Wayne". Non siamo più "estranei e forti", come riassume Cesare Battisti in "Cargo sentimental" con una felice espressione (ma questa è un'altra storia, e un altro libro di cui ho potuto leggere solo qualche frammento tradotto in "L'arte della fuga", a cura di Alberto Prunetti, Stampa Alternativa, 10 euri). Ora è la "colonna Clint Eastwood" alla regia. Niente più "Tore" che, a Reggio Calabria, entra nel vicolo da dove provenivano le provocazioni dei fascisti, dopo aver sfondato il cordone del sindacato, e torna fuori pulendosi le mani, applaudito dagli operai dell'Italsider. Niente più sfide, ad attendere la macchina della polizia, a gambe larghe, piantati in mezzo a Piazza Oberdan, con il tascapane a tracolla e le bottiglie in mano e la pantera che fa marcia indietro e si dilegua. Niente più "Mustaki" che si precipita fuori dalla sede di Lotta Continua, armato di piccone, e insegue il ceffo che era venuto a minacciarlo armato di pistola e gli conficca il piccone nel cofano della macchina dove il malcapitato si era rifugiato. Niente più.

Un mondo meraviglioso, se solo non ci fosse la sofferenza. O se, forse, si smettesse di dare tutta questa importanza alla sofferenza.

Ce lo ripetono, alla fine del libro, le voci di Shane McGowan e di Nick Cave, mentre il libro finisce come un fumetto di Corto Maltese, come un libro di Neil Gaiman. E il vento continua a soffiare. E non asciuga niente.


Girolamo De Michele
"Scirocco"

Einaudi Stile Libero Noir - pp.594 - Euri 14,50
Finito di stampare nel giugno 2005
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 02--08-2005

HOME