| Un
libro su una sola canzone, non su un cantautore o su un disco (cosa
che lo stesso Greil Marcus fece per i "Basement Tapes")
ma su una sola canzone.
Un libro che si è voluto scrivere da solo, a detta dell'autore
che sostiene di aver risposto, dapprima, subito di no all'editore
che gli aveva proposto di scriverlo. Ma è un libro che ti
convince di essersi scritto da solo, con "Like a rolling stone"
nelle orecchie, semmai un libro può possedere delle orecchie,
non appena cominci a leggerlo.
Come avviene, un po', con tutti i libri di Greil Marcus. Perlomeno
con tutti i suoi libri che mi è capitato di leggere.
Dichiara – dicevo – di aver risposto, di primo
acchito, di no. Poi, invece, comincia a buttar giù qualche
appunto. E, soprattutto, comincia a parlarne in giro, di "Like
a rolling stone", e scopre che l'idea e il libro sembrano interessare
molti. "Like a rolling stone", nel libro, nella mente
dell'autore del libro e in quella di molti di noi – sembrerebbe
– è una canzone che non invecchia. Sempre diversa da
un originale che non sembra esistere davvero, se non idealmente,
e che cerca inutilmente di riprodurre. Le versioni presenti sulla
più parte dei dischi sono solo copia di qualcos'altro. Questa
è la tesi del libro che si dipana come un romanzo per portarci,
riuscendovi per quanto mi riguarda, a riconoscere questa semplice
verità.
Solo "copie". E in quest'epoca in cui le copie sono sempre
indistinguibili dagli originali, "Like a rolling stone"
infonde, ascoltandola, la lancinante consapevolezza che l'originale
esiste davvero, da qualche parte. Platonicamente! E' proprio per
tale motivo che, la canzone, ogni volta che viene eseguita è
un evento. Un evento, una battaglia, un incidente stradale, una
sommossa, un'insurrezione. Niente di tutto questo e tutte queste
cose assieme. E' un evento, e un evento non può essere ripetuto.
Perché non sai mai cosa succederà un istante dopo,
durante un evento.
Non sai mai come potrà andare a finire. E' un evento ogni
volta che viene suonato e cantato, ma non è mai l'evento
cui si ispira e che cerca di riprodurre! E cosa dice quel testo?
Che cos'è? E' una canzone sui Rolling Stones, davvero? Come
si vociferava quando, all'epoca, si seppe solo il titolo e non si
era ancora ascoltato il pezzo? E' una canzone su una ragazza d'alto
bordo che perde tutto e si ritrova in pezzi? Da un giorno all'altro?
Oppure la ragazza è l'America intera, e la similitudine con
le pietre rotolanti è un nobile riferimento ai wobblies che
coniarono lo slogan che diceva non crescere mai, il muschio sulle
pietre che rotolano. Un po' come il muoversi veloci per non venire
nelle foto!
Oppure è una delle tante canzoni rubate, senza senso, di
un ladro orgoglioso dei suoi furti a tal punto da intitolare "Amore
e furto" il suo ultimo disco; laddove l'ultima canzone –
Sugar baby" - è la fottuta copia carbone, a parte le
parole, di "The lonesome road" di Gene Austin. "Amore
E' furto".
Chissà se De André avrebbe mai avuto il coraggio di
intitolarlo così un suo disco, lui che era ladro quanto è
più di Bob Dylan. Ma – a dispetto di quella rincoglionita,
anche quando era giovane, della Pivano – non credo lo avrebbe
mai fatto. Era grande, De andré. Sicuramente. Forse il più
grande, almeno quaggiù nella periferia dell'impero chiamata
italia, ma non era il rock. Non era Dylan!
Greil Marcus
"Like a rolling stones"
Donzelli - Virgola - Pag 207- Euro 11,48
Finito di stampare nel novembre 2005
Nelle librerie
Ultimo
aggiornamento il 25-11-2005
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