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BiELLE LIBRI
Enzo Jannacci: "Parole e canzoni"
di Giorgio Maimone

Bisognerebbe piangere. Ci si potrebbe trovar da ridere, ma bisognerebbe piangere. Piangere, insomma, sarebbe appropriato. Poi con quella faccia lì! Che la vedi e già inizia a venirti voglia di piangere. Bisognerebbe piangere perché la storia umana, e la storia, e l'altra storia ancora. L'immigrazione, la guerra, gli studi difficili, la doppia professione, il boicottaggio delle case discografiche, la fuga in America, e Claudio Villa e Gianni Morandi. Il pagliaccio della Tv di Stato. E Cochi e Renato. Poi la malattia, il crepuscolo, lo svanimento. E il ritorno. I due premi Tenco consecutivi. Ma che zibaldone è? Jannacci, chi se no? Jannacci che compie 70 anni e per non perdersi niente mette in vendita nove mesi prima un cd che porta la data del suo settantesimo compleanno, ma poi il giorno arriva (3.6.2005) e nessuno se ne ricorda! Chissà se sua moglie e suo figlio ... Loro sì. Ma il Festival della Musica di Mantova che si tiene in quegli stessi giorni e dove lui è andato un anno prima, se lo dimentica imperdonabilmente. Poi, finalmente, con solo qualche giorno di ritardo, arriva il prode Mollicone con Einaudi. Giustizia è fatta!

Giustizia? E' invece qui che si inizia a tremare e ad aver voglia di spaccare qualcosa, almeno la faccia a qualcuno, perché non è giusto! Enzo Jannacci è, dovrebbe essere, patrimonio nazionale. Unico. Il bambino che dice al re che è nudo, l'innocente, l'intonso, il pulito. Un grande della musica d'autore senza aggettivi, né virgolette, né inutili maiuscole. Grande e basta. E allora se celebrazione deve essere che sia degna! Certo, meglio questo del silenzio. Ma meglio di "questo" proprio non si poteva fare?

Proviamo ad analizzare con calma, quella poca che ci è rimasta (sarà la pressione alta? Sarà lo scandaloso pressapochismo con cui abbiamo sempre a che fare?). Ho sempre nutrito qualche dubbio sulla collana "Parole e canzoni" di Einaudi, di cui è curatore (e percettore dei diritti d'autore?) VIncenzo Mollica. Che idea brillante ti ha avuto il Mollicone, ormai sono 5 anni? Abbinare i filmati reperibili in Rai o dintorni sui cantautori famosi a un libro che ne ripropone i testi. Per speziare il piatto ulteriormente (e godere dei contribuiti editoria e delle tasse editoria che sono inferiori a quelle dei cd, noto prodotto di lusso) aggiungere un paio di paginette di presentazione. Per fare ancora miglior figura cercare un amico o prossimo del celebrato per fargli scrivere altre due paginette.

Lo striminzito 'prodotto editoriale' viene messo in vendita a prezzi variabili oscillanti tra i 18 e i 20 euro. Nei primi tempi i filmati erano su Vhs, col progredire delle tecnologie sono ora tutti in dvd e la "biblioteca" così formata porta in bella mostra i nomi di De André (il primo. Nel 2000, ancora fresco di funerale), poi Guccini (che scaramanticamente si è toccato!), Giorgio Gaber (post-mortem anche qui), Lucio Dalla, Roberto Vecchioni, Paolo Conte, Franco Battiato, Francesco De Gregori e ora Jannacci. Il più "stemegna" Ivano Fossati ha concesso solo un cd di scarti, senza immagini (ma effettivamente sulla Tv pubblica Fossati non è che ci sia andato molto).

Se vogliamo l'iniziativa di Mollica è "furbetta" ma non dannosa. E in alcuni casi meritoria. Ad esempio quando riporta alla luce interviste sbiadite dal tempo o del tutto smarrite, o dimenticate. Un po' lo stesso lavoro che fa Dario Salvatori con le Teche Rai (in radio) e Rai Click per i video di concerti (che poi è lo stesso materiale a cui attinge Mollica). Se dunque il materiale video (e ovviamente sonoro) è di buon o alto livello (ottimo quello di De Gregori, ad esempio), il libro è inoffensivo. Propone i testi delle canzoni e basta, non cerca letture critiche o altro, sostanzialmente è destinato a non essere letto e essere accantonato. Ma, purtroppo, per sbaglio, ogni tanto capita di leggerne uno. E quello di Jannacci, nelle prime pagine, è tutto un fiorir di errori. E allora no, Mollicone mio, così non va!

Si può discutere se fare o meno un tributo a Jannacci, ma quando lo si fa si abbia almeno la decenza di controllare i testi! E se non si ha confidenza col milanese si può chiudere ausilio a chi il milanese lo sa. Si eviterebbero così di scrivere stupidaggini come: "lè l'era de Rugured e lu... lu no" che invece sarebbe "e lu al su no". Cambia tutto il senso: Nel primo caso lei era di Rogoredo e lui no (banale, non fa ridere). Nel secondo caso "lei era di Rogororedo e lui ... lui non lo so". Che aggiunge strazio allo storia del tapino di cui si racconta la storia, tipo così anonimo che anche chi ne narra la storia non sa da dove provenga.

Poi "El gh'ha da un des chili", gli ha dato UN deca. A Milano così si dice. Non "gli ha dato diecimila lire" ma gli ha dato "un" deca. "L'era passà anca el temp de andà a timbrà". El temp? Quale temp? L'ura! L'ora di andare a timbrare. Non c'è il tempo di timbrare: c'è l'ora!. E ancora "mi credi che a a massamm, ghe poeuss pensar sura" che invece è "Mi credi che a massamm poedi pensagh sura". La prima frase vuole dire "Io credo che ad ammazzarmi, (virgola?) ci posso pensare sopra" (ma "pensar" non esiste in milanese), la seconda "io credo che ad ammazzarmi posso pensarci sopra". O sopra: "La gh'eva" sarebbe "gh'aveva" (aveva). E tutto questo solo dentro ad "Andava a Rogoredo".

Ma andiamo avanti: "Ti te se no" (tu non sai). "Ti te se no che quand mi te caressi la tu bela faccetta piscinetta ..." Piscinetta? Cos'è la piscina Solari che è piccola? O la Ponzio? Quale Piscinetta? "Inscì netta"! Così pulita! Asini! Ma non basta: "Prendeva il treno" (quasi in italiano): "e tun-tun-tun, che vol savè ..." frase di nessun significato comprensibile e con i puntini che celano una parola non compresa. Sarebbe "con't un grop che vol savé no de andà giò" (con un groppo, un nodo in gola che non vuole saperne di scendere". Frase che qualche significato lo presenta, vero? Secondario è "Lei tutta fresca con un fresco cappellin" che invece è "lei tutta fresca con un bianco cappellin" (infatti alla prima frase della canzone si dice che lei era "tutta bianca che spiccava per candor" (va beh, faccio finta di non vedere che c'è scritto che "spiccava in quel candore". Ma quale candore Mollicone! Erano alla catena di montaggio! Ma dico io, ci sei mai stato alla catena? Quale candore!!! Era lei a essere candida e a spiccare quindi per contrasto in quell'ambiente!).

Purtroppo non abbiamo ancora finito. Siamo a "E l'era tardi", pagina 15 del libro. Vuol dire che tutto quello che vi ho detto finora è nelle prime 14 pagine! Scrive l'improvvido: "ma l'era tardi, l'era tardi in quella sera stracca / e disturbà la gent, scusa de poch, un laurar che el fiacca". Ossia "era tardi, era tardi in quella sera stanca / e disturbare la gente, scusa da poco, un lavorare che fiacca". Frase più assurda delle più assurde frasi jannacciane. Infatti la frase vera è "e disturbà la gent spusà de poch col lavurà ch'el fiaca" (e anche "straca" se è per quello!). Ossia "disturbare la gente, sposata da poco, con il lavoro che stanca". Tant'è che è sposato da poco che la frase dopo dice: "La me scusa sciura gh'è el Rino?". Ossia "mi scusi signora (moglie) c'è il Rino?". Fosse finita qui? Ma no! "volevi saludad, ciamà i bei temp de la guera vaca (e non vacca!) / quante sera senza morosa / quand'andavom a ciapà i ciucch" (volevo salutarti, richiamare i tempi della guerra vacca, quante sere senza morosa / quando avamano a prendere le ciucche). Ma quali sere? "Quand te s'eret senza morosa" (quando eri senza fidanzata, sottinteso tu che adesso sei sposato da poco). E secondo me (adesso non ho il disco sottomano) ma la frase successiva era "quando andavom a ciapà i ratt" (quando andavamo a prendere i topi), perché "va a ciapà i ratt!" è un'esclamazione tipica milanese che vuol dire "vai a perdere del tempo altrove", frase che ci sta a meraviglia col contesto. Eravamo senza donne e andavamo in giro a perdere tempo. Ora sei sposato e lavori. Tutto è cambiato. Ma evidentemente sono finezze eccessive di significato...

Vogliamo peggiorare solo un po' la situazione? Vogliamo aggiungere che le canzoni in milanese non sono tradotte? Ecco forse perché nessuno si preoccupa del significato. Al di sotto di Lodi sono incompensibili! Ma non sarebbe stato il caso in un omaggio di rendere il personaggio il più accessibile possibile? Quante domande? Che palle? Ma chi è questo Maimone e perché caga il cazzo a noi? Caro Mollicone, se le cose non le si sa fare è meglio non farle.

Vogliamo parlare anche dell'aspetto video, la parte che di solito si salva? Abbiamo un pezzo del '68, due del '70. un totalino di 5 antecedenti al 2000 e 13 pezzi posteriori alla svolta del millennio, coincidenti in parte (in buona parte) con i problemi di salute di Jannacci. Possiamo dire che non si tratta del miglior Jannacci? Possiamo tranquillamente dirlo. Almeno un paio di filmati si sarebbe fatta miglior figura a toglierli. Pazienza: il video era corto (55 minuti risicati) e allora dentro anche la fuffa. Come direbbe Jannacci "che cosa importa se ormai ghe rideven a drée / ormai se po' pu turnà indrè" (che cosa importa se ormai gli ridevano dietro / ormai non si può più tornare indietro). Fa niente che se il clown stralunato che in tanti conosciamo ogni tanto sembra non esserci tanto con la testa (e mi chiedo cosa può pensare chi non l'ha mai visto prima): è lo spettacolo, baby, the show (o la collana di libri) must go on.



Enzo Jannacci
"Parole e canzoni"

Einaudi Stile libero - Pag 168- Euro 22,00
Finito di stampare nel giugno 2005
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 03-09-2005

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