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Le BiELLE INTERVISTE
 
Shel Shapiro: chiedi chi erano i Rokes
di Giorgio Maimone

Con Shel Shapiro si può parlare del mondo, soprattutto perché buona parte del mondo ha attraversato. E il resto l'ha conosciuto dall'alto di una carriera che tocca i 40 anni di attività. "E così mi chiamano vecchio! Io ho 59 anni, Vasco Rossi 53. Io sono vecchio e lui no! E' logico?" Non è logico, ma è vero che pensando ai Rokes si viene catapultati in pieno negli anni '60, ai tempi di "Ma che colpa abbiamo noi", "E la pioggia che va" e "Piangi con me". Eppure da allora Shel non si è fermato un secondo. Si è stabilito in Italia (fino a definirlo, nell'intervista) il "nostro Paese". Come dice il suo sito (www.shelshapiro.com) "musicista, produttore, arrangiatore attore Shel Shapiro è un artita eclettico e sfaccettato, capace di sperimentarsi in diversi ruoli".

Di sicuro è una personalità magnetica, di fronte alla quale non si può che restare stupiti ad ascoltare.

Un paio d'anni fa sei uscito con un disco dopo anni di silenzio. Poi silenzio di nuovo. Stai preparando qualcosa?

Sì, sto lavorando attorno a diversiprogetti. E' molto difficile trovare un equilibrio di comunicazione oggi, perché siamo in una società talmente spregiudicata nella metodologia di comunicazione… mi pare che un sacco di gente di enorme valore passi inosservata e allora ci ritroviamo che solamente quelli che sono istigati dai grandi gruppi finanziari discografici, cinematografici, televisivi, alla fine riescono a farsi luce. e non sono assolutamente quelli più validi. O per lo meno, possono anche essere validi, ma non è detto che ci siano solo quelli. Probabilmente c'è gente molto più valida e molto più onesta, molto più educata e meno spregiudicata che non riesce a emergere. Io certe volte guardo la televisione e mi vergogno di quello che la gente a casa vede, e anche per quello che sceglie. perché è chiaro che se tu vieni educato a suon di reality show come "Il grande fratello", questo è un brutto segno della nostra società. Quindi tutte le "Isole dei famosi", "Grande fratello" e bla bla bla sono tutte cose assolutamente da non appoggiare. Poi voglio dire, io sono felice che Adriano Pappalardo sia riuscito bene nell'isola dei famosi. il problema è che però poi è andato a Sanremo con una canzone di merda e poi è subito scomparso. e allora? Se fosse uscito con una canzone meravigliosa allora va bene, posso capire che abbia sfruttato tutte le possibilità che si sono presentate, ma questo non c'entra niente né con la creatività né con la musicalità e nemmeno con l’arte. Quindi combatto molto questi concetti".

Ma fare dischi ti diverte ancora?

Fare… uno potrebbe anche divertirsi a fare dischi, però se a un certo momento questo disco che tu hai fatto finisce inosservato… Voglio dire l'ultimo mio disco ha venduto 7000 copie, forse 8000, però non riesce neanche andare in radio. Sui network ci sono le playlist e se tu non sei radiofonico quindi dance, allegro o estivo, o parli di baciarci sulle spiagge proprio non ce n’è. E allora ti chiedi ma cosa c’entro io con tutto questo? Perché anche quando ho fatto il produttore con dischi che hanno venduto centinaia di migliaia di copie non era così. "Cervo a primavera" non parlava mica d'amore, però è andato dritto in classifica, come "Celeste nostalgia", sempre di Cocciante, o Barbarossa con "Roma spogliata" e Ruggeri con i Decibel ai tempi di "Contessa".

"Adesso c’è un apparato da regime, perché sono 8-10 network che controllano l'ascolto radiofonico italiano ed è un apparato da regime in mano ormai a due società conglomerate discografiche - no forse sono tre ma stan diventando due - e due gruppi editoriali che in questo momento tendono ad essere quasi lo stesso elemento, allora questo è un apparato da regime. Quindi o sei molto amico di qualcuno, o hai molti soldi da spendere, perché se no niente. Io ho fatto un concerto a Trento l'altra sera: c'erano 4000 persone e dopo due ore erano tutti in piedi. Prima erano tutti seduti sulle gradinate a un certo punto 4000 persone sono venute sottopalco a battere le mani e a cantare con grande energia. Allora se tu pensi che una persona di sessant'anni non rappresenti energia… c'è Vasco che ha 53 anni, io ne ho sette di più, ma ho la stessa energia. E mi dà molto fastidio che un ragazzino che non sa che io ho venduto 35 milioni di dischi, che forse sa qualcosa dei Rokes sì chi erano… poi dice erano quarant'anni fa… poi sente una mia canzone e dice ma no, è troppo diversa… e allora vai a cagare! Guarda Frankie Hi nrg, cerca di mediare… Però alla fine è anche vero che il pubblico… cioè io mi trovo ai concerti dei ragazzini- ragazzini, vent'anni 25… che rimangono affascinati, mi vengono parlare, mi chiedono l'autografo insieme alla signora di cinquant'anni. Il pubblico ha più apertura mentale che non gli strumenti di comunicazione dei media in assoluto. Alla radio credono che di arrivare al loro target: non è vero per niente. arrivano a quello che suppongono sia, perché se tu vai a qualunque concerto vedi il pubblico, lo vedi che è molto più allargato di quello che uno potrebbe pensare ascoltando la radio. Se tu ascolti uno dei nostri network qui in Italia, e ce ne sono dei buoni, voglio dire, DJ non è mica una radio stupida, neanche 102 o RTL… il problema è che sono monodirezionali. Appena uno va in Francia sente tre quattro network e tu senti il pezzo primo in classifica, poi senti Cat Stevens, poi senti i Beatles poi senti un pezzo di Michel Polnareff, ossia riescono a programmare in modo così piacevole… invece trovo che la programmazione italiana della radio in genere è molto manchevole".

Non c'è modo di far conoscere alla gente tutta la musica che gira intorno che è tanta e anche di buona qualità …

"No, non c'è modo di farsi conoscere ormai. Anche il vecchio buon juke box in spiaggia ti passa quello che tu non puoi nemmeno sentire, e anche questo è assurdo. L'anno scorso ero alla spiaggia e son passate quindici canzoni. ho pensato che due balle. Su 15 ce ne saranno state due o tre forse decenti. Per le altre uno inserisce una forma di sordità temporanea per non ascoltare e dice persino che è carino, perché se no si sente così stupido ascoltando la musica che non gli piace e che non può comunque cambiare… e allora questo è sinonimo di mancanza di capacità di critica che poi porti avanti. però ti abitui. E' come criticare una cosa che tu non puoi cambiare o perché non vuoi alzare il culo e andare in un altro posto (ride). Ti senti stupido e allora ricerchi degli elementi dei validità e dici che in fondo si può anche accettare, ma questo distrugge il tuo senso critico comunque. In tutto, televisione e radio, secondo me è un discorso sociologico sociale molto più complesso di quello che noi immaginiamo".

Infatti il problema grosso è quello di cercare di far conoscere la buona musica che ce ne ma non arriva

"
Si sono sicuro ci sono delle canzoni nuove che sono anche belle, ma a meno che tu non le faccia assieme a Francesco de Gregori è difficile farle sentire. Se Francesco mi avesse detto: "dai facciamo un album di canzoni di protesta…" Certo che direi di sì, perché è un grande piacere farlo, ma perché io non posso fare un album di canzoni di protesta mie e farmi sentire? Perché? Dov'è che si inceppa tutto questo meccanismo? Forse la gente non vuole protestare; non vogliamo sentire più gente che protesta, perché noi veniamo da un decennio così, o no? Tutto bellissimo, tutto funziona bene ora. Adesso mi pare che piano piano questo stato di cose stia crollando un po', però prima che rientriamo in una nostra logica capacità di giudizio secondo me ci vorrà ancora del tempo. Dicono che i reality show saranno ancora popolari per i prossimi quattro anni… Accidenti che danno abbiamo fatto!"

Le canzoni dei Rokes erano canzoni popolari ma erano anche canzoni molto scelte molto curate, molto belle, canzoni che hanno resistito al tempo

"Secondo me avevamo un mercato molto limitato, non c'era tantissimo materiale… certe canzoni erano abbastanza belle, alcune sono rimaste negli anni, altre erano meno conosciute, ma secondo me non è che le canzoni erano più scelte o più curate… forse sembra così ora perché c'è una tale quantità di materiale oggi che uno non riesce nemmeno a sentire tutto. Io mi ricordo degli anni 60-70 la gente comprava un lp e la domenica mattina lo metteva a casa e se lo sentiva. Adesso non è più così: uno studia o guida la macchina e intanto c'è la musica di sottofondo o ha MTV accesa che sente e non sente, ma non c'è più questa cosa di godere la musica come un proprio compagno. A meno che il cantante non rappresenti delle simbologia sessuali di rapporto del tipo "io-vorrei-essere-sposata-con-quest'uomo / io-vorrei-stare-con-questa-donna". Questo succede ancora: anche negli anni 60-70 era così, perché a vent'anni i punti di identificazione prima di essere sociali erano comunque sessuali".

Le canzoni allora le sceglievate voi o i Rokes erano un fenomeno costruito dietro uno studio?

"Le canzoni le ho scritte io… che fosse un fenomeno costruito non credo proprio. Secondo me era un fenomeno assolutamente naturale. Proprio per quello, siccome non c'era abitudine alla gestione di queste cose probabilmente anche per questo motivo è finito anzitempo. Non c'erano ancora i concetti del big business. Se facevamo 800.000 singoli ci accontentavamo, non pretendevamo che il prossimo disco facesse un milione e mezzo! Perché eravamo tutti naif, ma anche l'industria era naif. La RCA era più preoccupata dei cantautori che non dei Rokes. Idealmente era più preoccupata di Renzo Zenobi o di Lucio Dalla. Lui ha fatto sette album prima di fare un disco d'oro. Oggi come oggi nessuno può permettersi di fare sette album, nessuno può permettersi di farne nemmeno due se non vende! E un problema dei tempi ed è un problema della concentrazione di comunicazione. È semplicemente cambiato. non so se era meglio allora o meglio adesso. Oggi come oggi è molto più chiaro, però ti porta a quei limiti di una società dove tutti pretendono di essere protagonisti, persino chi guarda la televisione in casa e persino uno che non sa fare un cazzo, sta in televisione e dice quattro stronzate… Non ci posso credere! Allora tu non è che puoi pretendere molto di più: noi siamo figli dei nostri desideri, siamo acculturati o no in base a quello che noi ascoltiamo, a quello che ci dicono, quello che ci fanno vedere o ancora peggio quello che non ci fanno vedere. Quando io vedo che Michael Moore in America riempie i cinema, dico: "Ok, questa è una vittoria dell'intelligenza in un popolo". Io non trovo che gli americani siano tendenzialmente molto intelligenti, perché vivono quello che abbiamo vissuto noi: l'ignoranza dei media. Nessuno aveva il coraggio di parlare poi piano piano la gente ha cominciato a toccare con mano di cosa si stava parlando, e piano piano i popoli hanno la capacità di ritrovarsi e dire adesso basta. Io mi auguro che questo stesso stia succedendo anche qua. Qualche piccolo segnale c'è. non tornerà mai come prima, ma non è inutile. Ho sentito una sera Paolo Mieli a una conferenza per un libro di un amico mio che si chiama Edmondo Berselli. Diceva: "questa sinistra pensa che se noi vinciamo ritorna tutto come prima, ma se lo scopo del mondo è cambiato, la spregiudicatezza non può più scomparire". Un presidente del consiglio che giura sulla testa dei suoi figli non va bene! Questo è spregiudicato. E' come se io andassi in televisione a dire: "giuro che il mio nuovo disco è bellissimo, lo giuro sua testa dei miei figli"… ma dove siamo? Berlusconi è un uomo di grande intelligenza, di una spaventosa intelligenza, e quindi gestendo quello che gestisce è meglio essere di un'altra parte idealmente. Però io ho scelto di stare in Italia quindi le mie opinioni le devo dire".

Come mai hai scelto di fermarti? Adesso dici anche “il nostro paese”

"Beh, intanto ho anche il passaporto italiano. Inglese e italiano. Mi sono fermato qui perché ho avuto successo, poi mi sono sposato e poi dove tu lavori bene diventa casa tua. Devo dire che quando sono stato a Miami – ci sono stato per otto anni negli anni '80 - mi trovavo benissimo, non perché fosse Miami, ma perché stavo lavorando bene, avevo un giro di amici. E’ tramite l’amicizia che ti fai dei punti di riferimento. Non è l'Italia per gli spaghetti o Miami per la cocaina: è qualunque paese, qualunque città del mondo. Se lavori bene e quindi sei tranquillo, sei disponibile a tutto quello che succede intorno a te. Quando un essere umano è tranquillo perché lavora bene, non ha problemi di soldi, non ha problemi, mi auguro, di salute, secondo me quest'uomo è disponibile a qualunque cosa gli succeda intorno. idealmente. Quindi che sia Londra o l'Irlanda o New York chi se ne frega? Io ho passato quasi un anno a Città del Messico e mi son trovato benissimo. Ma benissimo davvero: adoro Città del Messico".

Intervista effettuata il 29-06-2004

   
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