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L'intervista a Daniele Sepe č stato frutto di una lunga rincorsa.
C'era sempre qualcosa che si frapponeva, rendeva difficile la telefonata,
qualche accidente che si metteva di traverso. Eppure l'accordo per l'intervista
via mail lo avevamo raggiunto da tempo. L'unica volta che ce l'avevo fatta
a chiamare ... mannaggia! Sepe era in Ungheria. E cosė, di rinvio in rinvio,
la lista delle domande da porgli si andava allungando sempre pių, fino
ad aver superato le due facciate protocollo di soli appunti. Ne sarebbe
scaturita, quando fosse scaturita, un'intervista di due mesi e 15 giorni,
consultabile solo su un cosmodromo marziano. Ho accartocciato con dispiacere
il foglio di appunti e solo allora, per una delle strane pieghe del caso,
sono riuscito a parlare con Daniele. Ed č stato un piacere. Non serve
nemmeno il cosmodromo. Basta un qualsiasi browser internet.
Allora Daniele, in primo luogo come stai?
“Bene grazie! Non c’è male, si combatte.
Anche se di questi tempi c’è poco da stare allegri.
La prima domanda è cosa ti riserva
l’immediato futuro: da qui a fine anno.
Ma guarda, oltre i concerti soliti che ci capita di fare,
tra feste del vino e feste dell’Unità, ci sta il concerto
il 14 settembre al Conservatorio di Torino che è un progetto che
abbiamo avviato assieme a Micrologus, uno dei gruppi di punta in Europa
sulla musica medioevale. Io li conoscevo già e visto che abbiamo
fatto un po’ di lavoro sulla musica medievale anche nei dischi nostri,
abbiamo elaborato assieme un progetto che si chiama “Cronomachia”
in cui rileggiamo musica medievale in maniera filologica loro e in maniera
un po’ “elettrica” noi. E' una cosa interessante e vorremo
cercare tra l’altro di fare un disco da questa iniziativa. Vediamo
un poco cosa succederà. Poi c’è un film di cui abbiamo
fatto le musiche che è “Il resto di niente” di De Lillo
che sta a Venezia e verrà proiettato l’11settembre. E anche
lì stiamo a vedere che accadrà. Dopo di che a novembre dovrebbe
uscire un nuovo disco anche questo per il Manifesto, quindi ci dovremo
mettere a registrare.
Ma quanti dischi fai? (Ridiamo)
Ma non lo so. Quando abbiamo qualcosa da dire registriamo.
Anche perché alla fin fine non penso che stiamo nella logica commerciale
di fare un disco all’anno perché così si fa. D’altronde
non ci interessa nemmeno poi tanto vendere queste cifre di dischi per
cui se fai più di un disco l’anno poi danneggi le vendite
del disco precedente. Alla fin fine non credo che abbiamo dischi che poi
hanno il problema di sopravvivere un anno o due…
Anche perché durano e vendono nel
tempo
Fortunatamente sì. "Lavorare stanca"
ha fatto più copie dopo che è stato ristampato che nella
prima stampa.
Qual è il disco che ha venduto di
più tra i tuoi?
Io penso "Viaggi fuori dai paraggi" e "Vite
perdite". Viaggi continua a vendere un fottio. Non ti so
dire esattamente quanto perché le ristampe sono state tantissime,
però penso che attorno ai 50000 ci siamo arrivati. Vite perdite
più o meno stiamo sempre là. Però ci sono anche dischi
che vendono 2000 copie come appunto i famosi Truff.
Che però è una delizia…
il fatto che sia uscito il volume due lascia presupporre che ci sarà
un volume tre?
Mah, non so, speriamo. Quella è una raccolta di cose strumentali
che faccio e qualche volta capita che io li metta in un disco diverso.
In "Anime candide" per esempio ci sono cose
che potevano far parte di "Truffe". Pero penso che non sia un
disco adatto per il Manifesto. Lì c’è un pubblico
che vuole un altro tipo di cose.
Senti, vedo che tutti sono in difficoltà
a definire che tipo di musica fai. Anche negli scaffali dei negozi di
dischi stai sempre in posti diversi
Sì, succede anche dal vivo: sbagliano e ci fanno fare questi festival
di world music dove non ci azzecchiamo nulla. Dovremmo stare nei festival
jazz che invece ci snobbano alla grande
L’anima folk c’e ma non è
la parte preponderante del tuo lavoro
Mah, non lo so dove dovrebbero mettermi: i "Truff" dovrebbero
stare nello scaffale della musica classica, un disco come "L’uscita
dei gladiatori" potrebbe stare nel jazz, ma gli altri
non saprei dove metterli. Francamente non riesco a capire perché
uno che fa musica dovrebbe fare sempre la stessa musica
Con te non credo che ci sia questo rischio...
A proposito, che ne dici del paragone con Zappa? È un paragone
che ci sta, no?
Mah, io penso di no purtroppo perché non sono Zappa, non ho le
sue capacità
Però un certo tipo di approccio, di
disincanto, ironia, voglia di scoprire?
Credo che ci siano dei riferimenti comuni, perché se ascolti certe
cose, è un po’ come quello che mangi, no? E quindi penso
che lui era appassionato di cose che piacciono anche a me, tipo
Mingus, che si sente moltissimo nel suo tipo di arrangiamento,
soprattutto dei fiati e anche nel modo in cui affronta i testi e le suites
musicali. Poi ci sono i riferimenti a un certo tipo di musica classica
contemporanea che sono comuni. E' un po’ come quando all’inizio
suonavo il sax soprano e mi affiancavano a Barbieri o
a Garbarek come sassofonista, ma penso che sia perché
tutti noi ci siamo sentiti molto Sonny Rollins.
Le radici sono comuni…
Sì, ma poi il resto purtroppo no, loro sono più bravi. Mi
farebbe tantissimo piacere essere come loro, ma non è così,
purtroppo.
Daniele, tu sei forse l’unica persona
che riempie i cd. Tu fai dei cd come "Anime candide" sui 60
minuti e Sturiellett è 70 minuti addirittura
Mah, questo non so se è un fattto buono, perché non so se
tutti abbiano il tempo di stare davanti all’impianto a sentirsi
il disco per 70 minuti.
Però è generosità da
parte del musicista che te li offre...
Non lo so, guarda, io purtroppo non faccio una censura su quello che faccio,
e questo forse non è buono, nel senso che poi se li censurano gli
altri non ascoltando quello che non gli piace. Però in realtà
forse non è corretto fare una cosa di questo genere, bisognerebbe
intervenire a priori
Ossia dici che dovresti fare più selezione?
il problema è che quello che fai, bello o brutto, è quello
che fai…
Guardando il tuo sito, ho visto che consigli
letture, film, musica, mi sembra un approccio molto bello anche rendere
conto delle proprie fonti di ispirazione in un certo senso, no?
Sì tra l’altro per esempio a proposito del disco su Victor
Jara ho avuto migliaia di mail da ragazzi che mi hanno detto
che tramite me avevano conosciuto quel tipo di musica e l’avevano
poi approfondita. Cerchi di fare un servizio, soprattutto per i ragazzi,
no?
Però non ho visto consigliato nessun
disco di rock, né di cantautori e anche poco jazz...
Mah, guarda, più o meno quella è roba che la gente conosce
e si compra, allora forse non ha tantissimo senso. E poi che dovrei consigliare?
I dischi dei Beatles? Penso che già di loro siano abbastanza conosciuti
e si consiglino da soli. Meglio allora consigliare cose che nessuno andrebbe
a cercare.
Tu ascolti la musica italiana? C’è
qualcuno che ti piace?
Musica leggera? Pop?
No, musica d’autore, o popolare che
so, ad esempio Sparagna
Ambrogio lo conosco benissimo, è un amico, ma non sono appassionato
di quello che fa perché come scrittura la trovo un po’…
diatonica. Ovviamente è una conseguenza dello strumento che suona,
io sono un grande appassionato delle modulazioni.
Conseguenza dello strumento che suoni...?
(ride) Beh, ci sono tantissime persone che fanno lavori secondo me interessanti,
Carlo Muratori in Sicilia fa cose notevoli, ma ce ne
sono tanti con cui sono a stretto contatto. però come ascoltatore
diciamo che io compro per lo più tantissimi dischi di musica classica
o cose un po’ particolari. Mi appassiona tutto, ecco.
Ho visto che hai messo la gatta di Ivan della
Mea. Come mai questa scelta?
Quello è un pezzo che facemmo per un disco di Ivan che si chiamava
"Homale all’orologio", e che ho messo
apposta in questo disco perché mi sembrava particolarmente riuscito.
quindi mi faceva piacere mettercelo, perché molti che comprano
i dischi miei non comprano quelli di Ivan e viceversa, e così ho
pensato che era un'occasione per farlo conoscere.
Tra l’altro è un momento in
cui di Ivan si parla poco
Mah, se ne è sempre parlato poco, Però mi sembra che sia
stato da poco al Festival dell’Unità di Genova e che abbia
avuto successo, lui e anche quell’altra "capa de merda"
di Fausto Amodei…
Quell’altra cosa?
"Capa 'e merda"… (ride) è una persona simpaticissima…
senti certi pezzi suoi e ti immagini uno molto serio e militante, invece
è un personaggio…
Gli ultimi tre dischi tuoi - Jurnateri, Anime
candide e Sturriellett - sono diversissimi, sembra quasi che ci sia in
te la voglia di sconcertare il pubblico che ti ascolta.
Infatti 'sti poveretti non so se sono contenti… io vorrei veramente
tentare prima o poi di fare un disco un poco più unitario, a volte
mi ci metto e dico, ok questa è la volta che faccio un disco –
come ti devo dire - che suoni più normale, come quelli dei Modena
o dei 99 posse, ma proprio non ci riesco. Oddio, non
solo i 99 posse, anche Servillo e Girotto o i Têtes
de bois, che hanno un suono che inizia e finisce nella stessa
maniera, ma dopo 5 minuti mi son rotto già le palle…non c’è
niente da fare…
Il singolo disco è più unitario,
è proprio il passaggio tra un disco e l’altro che…
No, io invece penso che all’interno del disco ci siano più
problemi. già "Lavorare stanca" inizia
con un pezzo orchestrale di un minuto e mezzo, poi parte un pezzo dei
Weather report, poi arriva una cosa dove sto a parlare
per 8 minuti… è un po’ confuso, è un po’come…
sai, è un libro che non mi piace, ma tu ricordi di Quenau
e gli esercizi di stile? Ecco, succede un po’ quella cosa
lì. E ti non ci posso far niente
Anche nei concerti?
Molti mi dicono che dal vivo si divertono di più... forse perché
dal vivo avendo forzatamente il limite di stare con gli stessi 6 musicisti
dall’inizio alla fine c’è un suono più omogeneo.
Ma se io avessi la forza di tenere 30 musicisti sul palco succederebbe
la stessa cosa - al quarto pezzo partirebbe che so - un quartetto d’archi…
Non hai mai pensato di fare un disco dal
vivo?
Ma guarda, un po’ tutti i dischi sono dal vivo. Nel
senso che sono registrati in presa diretta. Un disco dal vivo vero e proprio
c’è ed è “Totò schetch”
che è stato registrato tutto di fila, rigorosamente dal vivo, senza
tagli, senza interruzioni, direttamente su due tracce.
Ci sono due definizioni della tua musica
che volevo leggerti: la prima parla di “folk transgenico”.
Eh, questa la conosco (ride)
E’ sul libro di Ferrari “Folk
geneticamente modificato”
Sì, che è un bellissimo libro e che svolge un’opera
di informazione meritoria. Non è che fossi tanto d’accordo
su questa definizione per quanto mi riguarda. Ma in parte è vero
che all’inizio della carriera, quando stavo con e ‘Zezi
ci sono state lunghissime discussioni con De Simone e la Nuova Compagnia
di Canto Popolare, proprio per discutere sull’approccio che bisognava
avere nei confronti della musica popolare. Loro erano per un rispetto
filologico dei testi e delle musiche, mentre e’Zezi erano operai
all’Alfa Sud e quindi volevano fare canzoni che parlassero della
vita difficile alla catena di montaggio e non della raccolta di pomodori.
Insomma, noi sostenevamo che si dovessero prendere sì i retaggi
della musica popolare, ma da lì partire e innestarli sulla realtà
attuale, sia dal punto di vista della musica che dei contenuti”.
La seconda definizione è: “La
tristezza acida di Anime candide”. Che è vero che è
un disco abraso, che parla di ferite non rimarginate sulle quali hai scelto
di spandere sale anziché linimenti.
Anime Candide era un disco che voleva far riflettere sull’amarezza
delle guerre e delle guerre in corso in particolare, senza fornire consolazioni.
Credo ci sia bisogno anche di scosse di questo tipo. Io recentemente sono
andato al cinema a vedere “Starsky e Hutch”,
mi sono divertito, come no! Altre volte al cinema si esce meno rasserenati,
meno divertiti, ma magari quel film ci ha fatto pensare. Ho voluto fare
un disco così, che parlasse della tragicità dei momenti
che stiamo vivendo.
Il disco nuovo in che direzione andrà?
E chi lo sa? Stiamo già incidendo, ore e ore di materiale,
ma poi forse butteremo tutto via e faremo altro. Direi che la volontà
è di fare un disco un po’ più suonato da me. Anche
perché negli ultimi dischi io in pratica non ci sono. In “Anime
candide” faccio un assolo di 50 secondi su un disco che dura 60
minuti. Ecco vorrei lasciare la traccia almeno di un po’ di sassofono
suonato da me. Poi, come ti dicevo prima, io entro in sala di registrazione
con un’idea e poi non ce la faccio proprio ad andare avanti fino
in fondo con la stessa musica: mi annoio. Per cui il contenuto vero lo
vedremo solo all’uscita del disco.
Che dovrebbe essere?
La data prevista è novembre, ma con i Dischi del Manifesto non
si può mai dire. Per fine anno o i primi mesi dell’anno prossimo.
Comunque noi ti aspettiamo e con curiosità
per cercare di scoprire che strada avrai preso.
Intervista
effettuata il 03-09-2004
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