Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














 
BiELLE INTERVISTE
 

I Ratti della Sabina: sotto il cielo azzurro
del tendone a sognari Circobirò
di Giorgio Maimone

Sul palco all'Ariston di Mantova hanno fatto vedere di che pasta sono fatti. Sono i "Ratti della Sabina", otto pazzi scatenati che, anche se ristretti nello spazio di sole due canzoni, hanno contagiato il pubblico con la loro carica umana e spettacolare. Pochi giorni dopo Mantova abbiamo sentito telefonicamente Riccardo Billi, cantante, chitarrista e uno degli autori del gruppo. L'altro autore è Stefano Fiori (chitarra acustica e voce) mentre gli altri Ratti sono Eugenio Lupi (chitarra elettrica, acustica e banjo), Paolo Masci (mandolino, balalaika, bouzouki e chitarra slide), Alberto Ricci (fisarmonica), Alessandro Monzi (violino), Valerio Manelfi (basso elettrico, contrabbasso e basso acustico) e Carlo Ferretti (batteria e percussioni). Quello che segue è il lungo colloquio con Roberto Billi.

I Ratti della Sabina li conoscevo già per il precedente lavoro “Cantiecontrocantiincantina”, ma con “Circobirò” è stato fatto un notevolissimo salto di qualità. Lo pensate anche voi?

“Lo pensavamo anche noi, e c'è stato confermato da chi l'ha sentito: il disco è piaciuto e questa cosa ci ha fatto piacere perché ci abbiamo investito tanto tempo. Il procedimento di partenza per l’ideazione dei brani è stato molto simile al disco precedente. Però è stato curato di più sotto molti aspetti, a partire dalla registrazione, alla cura dei suoni, la scelta dei suoni in particolare; insomma: c'è stato sicuramente più tempo per poterlo fare e alcune cose sono venute proprio meglio. Abbiamo riascoltato moltissimo i brani prima di metterli su disco, a decidere quali fossero quelli che potevano viaggiare bene insieme. Alla fine c'è sembrato che il risultato si avvicinasse molto a quello che c'eravamo immaginati all'inizio. Noi ne siamo rimasti soddisfatti, perché poi quando l'idea ha preso forma era grosso modo come ce l’eravamo immaginata. Poi gli arricchimenti sono venuti anche dall'esterno e hanno creato nuovi stimoli. Da Stefano Tavernese col violino, Cisco dei Modena City Ramblers, Marino Severini dei Gang, Andrea Ra ... insomma, quelli che alla fine ci hanno dato una mano… era per colorare un po' di più il prodotto, ma ci ha fatto piacere che tanta gente si dichiarasse disponibile”.

Senz’altro. E’ un disco pieno di colori, come la copertina del disco. Una copertina che introduce bene il disco…

“Infatti quando Francesco (Musante - NdR) ci ha detto che ce la voleva disegnare… perché prima noi gli avevano chiesto solo se potevamo utilizzare delle sue immagini e ci aveva già detto di sì. Poi io fatto un po' la faccia tosta chiedendogli di disegnare lui la copertina e lui ha detto: “sì, sì, mi piace. Me l’hanno già chiesto in altri casi e non l’ho mai fatto perché le copertine dei dischi non m'interessano troppo, però le vostre ambientazioni ...” forse gli è piaciuto proprio il tema trattato e il modo di farlo, allora ha detto “ve ne disegno una originale”. Così ci ha fatto un regalone grandissimo…”

Che poi è andato anche sul sito, ho visto…

“Sì, a quel punto ne abbiamo approfittato fino alla fine, abbiamo fatto gli scrocconi alla grande abbiamo deciso di approfittarne anche sul sito”

Quando si parte conviene andare fino in fondo…

“Sì, a parte che ha creato curiosità la cosa perché ci scrivono sul sito: moltissima gente ha chiesto informazioni su Musante, e poi soprattutto in tutto il periodo natalizio ho visto che molti amici nostri hanno regalato stampe di Musante… Si è creato un movimento attorno a lui che…. Oddio, già lui ce l'aveva non è che gli mancava, però anche grazie ai Ratti si è scatenata una curiosità notevole e anche questo ci ha fatto piacere”.

Ho visto sul “Mucchio selvaggio” che hanno addirittura scritto che siete arrivati in serie A con questo disco. Vi sentite da serie A?

“Non ci siamo mai sentiti da nessuna serie… uno la vive come una promozione, ma è semplicemente il percorso che si ingrandisce sempre di più e coinvolge sempre più gente. La cosa buona è che da musicista, da persona che porta in giro le proprie esperienze, da musicante, da persona che scrive testi... ti rendi conto che c'è un'evoluzione continua ma nel senso dell’affinità tra di noi, di feeling che s'è creato nel gruppo. Ovviamente adesso basta mezza parola e ci si capisce immediatamente, sia quando si sta suonando dal vivo che quando uno vuole trasmettere un'idea, che so, al violino oppure alla fisarmonica… ormai c'è una capacità nel comprendersi e nel mettere in pratica quello che uno ha detto che otto anni fa era inimmaginabile. Noi come gruppo siamo molto soddisfatti di questo risultato. Siamo soddisfatti per come sta andando. Tra l'altro noi non siamo un gruppo di amici che ci conoscono da vecchia data. Siamo diventati amici suonando. Perché nessuno di noi si conosceva con l'altro. Sono io che son partito con l'idea, poi ho conosciuto Stefano che ha subito aderito. Poi piano piano abbiamo cercato il violino e la fisarmonica. Come gruppo c'erano le idee chiare già otto anni fa ma non siamo amici che hanno cominciato suonare in cantina. Siamo diventati amici suonando, è stato il processo inverso”.

E’ bello anche questo, ché siete la stessa formazione dal ’96 ...

“Identica da quando si è ufficializzata con otto persone. Perché proprio quando eravamo solo io e Stefano, il nome c'era già, ma eravamo tre quattro persone. Poi altri sono ruotati intono a noi, ma comunque da quando siamo diventati questi otto, siamo sempre rimasti gli stessi”.

E’ tutta gente della zona?

“Si è tutta gente della Sabina, un paio di Rieti… comunque nell'arco di 20 chilometri ci stiamo tutti quanti. Siamo tutti qua della provincia di Rieti insomma”.

“Senti, ma anche “Cantiecontrocantiincantina” era andato bene come vendite, soprattutto per essere un autoprodotto…

“Sì, ma comunque quello già era distribuito. Il vero autoprodotto era “Acqua e terra”. Che tra l’altro adesso sarà nuovamente distribuito. Deve ancora uscire, perché avevamo promesso a gennaio, poi come in tutte le cose discografiche puntualmente ci autosmentiamo perché non riusciamo mai a rispettare le scadenze… però già il fatto che metti una scadenza significa che prima o poi arriverà… Se non fai neppure quello significa che proprio non ce n’è… “Acqua e terra” che è il primo autoprodotto sarà ristampato in via ufficiale, perché quello ufficialmente non era mai stato stampato. Ne girano un'infinità di copie, ma tutte masterizzate, che noi vedevamo nei primi concerti che facevamo o regalavamo addirittura: nell’ultimo periodo avremo regalato un paio di migliaia di copie di “Acqua e terra”… e poi “Cantiecontrocantiincantina” è nato già come produzione UPR, con una distribuzione ufficiale e la gente cominciava a incuriosirsi perché si vede che avevamo seminato già bene con “Acqua e terra” e la gente, anche se il disco ufficialmente non esiste, però ce l’aveva. Poi si è creata l’attenzione nei nostri confronti con “Cantiecontrocantiincantina” … Sì, è andato molto bene, per essere diciamo il primo esperimento ufficiale è andato bene”.

Ho sentito dire 5.000 copie vendute

“Nei concerti è andato sempre alla grande. Nei concerti abbiamo sempre avuto una grande fortuna di aver avuto riscontro, un riscontro molto forte di gente che chiedeva i dischi. Anzi “Cantiecontrocanti” penso sia andato molto più forte nei concerti che nei negozi, perché nei negozi è sempre stato una cosa di nicchia: ce l'aveva soltanto chi gl'interessava, perché magari ti conosceva e nelle grandi catene non c’era… invece “Circobirò” si comincia a vendere anche nei negozi. Nei concerti l’interesse è rimasto tale. Anzi è aumentata proprio la richiesta che si ha alla fine del concerto”.

La strada principale per farsi conoscere, per vendere, per gruppi come voi sono i concerti …

“Soprattutto per il genere che facciamo è ovvio che il concerto rimane la parte emotivamente più bella sia per chi lo vive da spettatore sia per chi sta suonando. Ossia nel concerto non c’è solo la musica: c'è un coinvolgimento generale che va oltre. Infatti chiunque ci viene a sentire vede che si è creato proprio un clima non solo di amicizia, ma proprio di gente che ti vuole bene. Questo si percepisce e ci fa piacere”.

In pubblico vi ho visti solo a Mantova, però ho notato che avete una bella padronanza del palco. Si vede che siete gente che ne fa tanti di concerti.

“Sì è per quello, bene o male, noi ma anche tanti altri gruppi amici. E’ il fatto di fare tanti concerti; perciò ovviamente hai una padronanza o comunque sia una disinvoltura che ti dà proprio il fatto che si suona talmente tanto… Non lo vivi come l’evento, lo vivi come una cosa normale, che Mantova è come un altro posto: stai lì a fare i Ratti della Sabina e a portare la tua musica… Via, insomma, non ti poni il problema delle telecamere o del teatro, suoni come sei capace di fare”.

Sì, l'importante è suonare tanto. Ho visto che suonate anche per strada, c’era scritto nel vostro sito, no? Quando capita…

“Quello quando capita sì, anche tuttora... Calcola che i primi esperimenti, ma nel senso proprio di una nostra vocazione, si andava a piazza Navona a Roma a suonare, quando se ne aveva voglia e tempo. Il problema adesso è che c’è un po’ meno tempo, perché la voglia di farlo è rimasta, anzi forse c’è ancora di più. Suonare in strada è una cosa troppo divertente. Finché dura, ché dopo ti cacciano via i vigili… A Roma soprattutto: è una cosa che duri 10 minuti poi te cacciano, tu ci ritorni e dopo te cacciano ancora: è un viavai continuo… Poi abbiamo fatto qualche festival ufficiale tipo “busker festival” di Ferrara o altre situazioni sparse per l’Italia dove si suona direttamente sulla strada. Questa attitudine non l’abbiamo mai voluta perdere”.

Senti, parliamo di “Circobirò”: per me è un piccolo capolavoro.

“Ti ringrazio per la recensione…”

No, ne son convinto. Per me è diventato una specie di sigla, oramai lo metto dappertutto.

“Si sente che sei una persona che l'ha sentito. Perché molte recensioni (in genere ne hanno parlato bene quasi tutti poi alla fine), però per molti si vede che è più un qualcosa tirato giù dai comunicati stampa. Ne parlano bene perché magari è arrivato un buon comunicato stampa da parte dell'agenzia. Invece a me fa piacere sentire chi l'ha ascoltato. Sia chi ne dice bene, sia chi magari tira fuori qualche critica comunque sia”.

Io me lo sono comprato, me lo sono ascoltato e gustato con grande piacere. E proprio questo volevo dirti: emerge forte da questo album l'idea della storia unica, praticamente quasi un “concept album”, volendo dire

“Guarda, l'idea era proprio quella. Perché nonostante poi ci sia tanta di diversità fra le varie storie, perché non è che seguono un filone unico, a noi dà quell'idea che le tredici canzoni finali raccontino una stessa storia, comprese quelle che già facevano già parte di “Cantiecontrocanti”, che abbiamo voluto riprendere perché ci stavano bene. Dico tredici canzoni finali perché erano 24 di brani da cui eravamo partiti, poi suonandoli, risuonandoli, sentendoli in maniera quasi istintiva alla fine è sembrato che queste tredici canzoni viaggiassero bene sotto questo cielo del tendone immaginario. Perché poi alla fine sono tante storie diverse: la storia del brigante, la storia del pifferaio, la storia del giocoliere, quella del mercante e nonostante i temi trattati siano diversissimi però anche a noi ha dato l'idea di essere un tema quasi unico; un filo conduttore alla fine ce l'abbiamo trovato e abbiamo riscontrato che anche chi l’ha ascoltato ce l'ha trovato. Questo è buono. Almeno l'idea prendeva ...”

Questo filo comune, queste storie di freaks, di personaggi un po' strani e marginali, però, comunque sia, tutti quanti dotati di un’intensa poesia interiore.

“Beh, certo, infatti era quella l'idea. Ognuno, è vero, è molto particolare: qui da noi il bandito Bernardino Viola non è stato un santo, perché è stato uno che ha anche ammazzato la gente, però a suo modo ha fatto il bandito in una maniera particolare, perché molta gente invece è riuscita a sopravvivere in tempi difficilissimi proprio perché c'è stato il bandito Viola, perché ha sfamato anche i contadini. E’ stato un personaggio emblematico. Quel brano è nato per esempio da una poesia che un amico nostro, un signore anziano che conosciamo, ha scritto, e a noi ha colpito proprio quest'interrogativo che poneva, ossia se la morale è una sola o se ha ragione pure Viola? La problematica se la pone: sono più ladro io che rubo ai ricchi signori o quelli che c'hanno gia lo stipendio e rubano dentro ai casali dei ricchi signori?”

E’ una bella domanda…

“Sì, se l’era già posta De Gregori in un altro brano “Tu da che parte stai / dalla parte di chi ruba nei supermercati / o di chi li ha costruiti / rubando?” e noi l’abbiamo rivista in chiave brigantesca.

Circobirò, nel senso della canzone, quindi è stata scritta al termine del disco, visto che un po’ racconta di tutti i personaggi?

“No, Circobirò io l'avevo già scritta, come traccia già esisteva. Quando è nata proprio la canzone Circobirò è nata anche l'idea di dare il titolo lo stesso titolo all'album, perché poi non è che noi stabiliamo tutta la scaletta a priori… non è che si scrivono le canzoni per fare il disco; noi scriviamo molte canzoni poi tra quelle uno vede quale è la traccia da seguire, appunto che può dare sia il titolo al disco che la tematica. “Circobirò” è nata grosso modo a metà. C'erano già molte canzoni pronte: “La morale dei briganti”, “Il pifferaio magico”. Quando è nato “Circobirò”, dal momento che l'ho scritta io, ci ho messo delle citazioni di canzoni che già sapevo di avere in programma, perciò ovviamente è stata una citazione anticipata, oppure di brani che non esistevano ancora e questo ha dato proprio il filo conduttore. È la canzone adatta per fare da apripista a un album che si articola in questa maniera”.

Non avete pensato di fare uno spettacolo? Già partendo dei disegni di Musante, dalle storie che avete che sono quasi una storia unica ... di metterlo giù insomma in forma di spettacolo teatrale?

“Mi fa piacere che mi chiedi questa cosa, non sei la prima persona tra l’altro che me lo chiede, perché noi stessi ci avevamo pensato. In Sabina, da noi, purtroppo a livello di situazioni in cui potersi inserire mancano gli spazi… Noi ormai, bene o male, soprattutto dalla nostra zona, abbiamo molto seguito: dovunque si va uno riesce a creare una bella situazione… però non ci sono veramente situazioni in cui uno riesce ad esprimere le varie arti: la musica, il teatro ... Stavamo pensando, appunto, con la produzione e con altri vari artisti di zona, compagnie teatrale di strada, altre persone che fanno musica qui, di organizzare veramente il Circobirò dei Ratti della Sabina, col vero tendone: magari organizzarono una tre giorni dove, non solo noi facciamo il concerto, ma in cui ospitare altre situazioni di teatro da strada e altri tipi di musica. Insomma creare una cosa dove raccogliere gente per un paio di giorni. Vediamo se riusciamo a coinvolgere le varie forze in campo, ovviamente anche i vari enti locali. Speriamo di riuscir a tirarli dentro. Per l'anno prossimo vorremmo vedere se riusciamo a costruire una cosa del genere”.

E’ un’idea stupenda.

“A chiunque ne abbiamo parlato l'idea è piaciuta moltissimo. Adesso infatti stiamo cercando di farla diventare da un'idea un progetto da cui partire. Almeno arrivare a dire: “vorremmo fare questo, questo e questo” per vedere se realmente da quell'entusiasmo che c’è adesso si riesce a trovare una collaborazione vera propria, che poi quella alla fine serve”.

Ho visto che ci sono molte citazioni, anche da libri nei vostri testi. Come li scrivete? Partite dai libri letti, dai disegni visti, dalle situazioni locali… come nascono le tue storie? Non li scrivi tutti tu i testi? C’è anche Stefano…

“Io e Stefano. In questo album in particolare poi… mentre io stavo scrivendo i brani per “Circobirò”, lui stava scrivendo la tesi per l'università: non è un caso quindi che avesse meno canzoni… perché Stefano veramente è sempre un po' più pigro, quello è vero, anche se in questo caso era giustificato. Anche su “Controcanti” era stato così … però siamo io e lui che facciamo le basi e le musiche per le canzoni e poi con gli altri si partecipa all'arrangiamento finale, alla stesura definitiva”.

Come nascono le storie da dove arrivano le idee?

“Le idee sono casuali veramente: magari uno legge una cosa che ti colpisce, poi magari succede come per “L'uomo che piantava alberi” che è nato a sette anni di distanza da quando ho letto il libro, perché magari ci devi rimuginare sopra prima di trovare la strada giusta. Almeno a mio parere. Uno magari la canzone non l’ha tirata fuori prima, perché magari la traccia esisteva da tantissimo, ma non ti convinceva perché era troppo lunga o perché non parlava nel modo che volevi tu o non ti rappresentava. Però l'ispirazione nasce molto spesso in maniera casuale. Pure il bandito Bernardino Viola uno l'ha sempre conosciuto, perché qui da noi è un personaggio piuttosto sentito, sia nel bene che nel male, però è stato l'incontro casuale con questa poesia e con l’autore che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e allora è nato lo spunto per poterne parlare. Per Circobirò lo spunto è nato sul treno, mentre un giorno stavo andando a Roma così, in maniera casuale… Così la storia del pifferaio magico: uno c'è cresciuto con quella favola, però l'idea di parlarne deve maturare finché non viene il momento di parlarne. E qui la strada giusta è stata la decisione di farlo in dialetto, perché altrimenti non c'era il verso di affrontarla, veniva troppo lunga. Il dialetto è stato la chiave giusta per rileggerla alla maniera nostra. Vedi come ogni canzone ha la sua storia però sono storie che nascono casuali. Poi, ti dico, noi non scriviamo mai delle canzoni per fare il disco, si scrivono delle canzoni poi quando uno è convinto di poter parlare di qualche cosa decide di fare un disco”

Un'ultima cosa: Mantova. Che ne dici?

“Mantova per noi come Ratti è stata un'esperienza sicuramente positiva. Come invece visione di Roberto Billi del festival di Mantova ho trovato pregi e difetti, soprattutto a maggior ragione, come spero, se diventerà un'occasione futura, stabile, che punti più alla propria autonomia piuttosto che porsi in contrapposizione a Sanremo. Penso che serva a poco più che altro perché anche Sanremo deve continuare esistere e a proporre un certo tipo di musica e che Mantova si ponga come alternativa, non come controfestival. Un’alternativa perché in Italia c’è la musica melodica è c’è quella commerciale e esiste anche quest’altra cosa. Poi sarà la gente che stabilirà quello che le piace. Mi sembra che quest'anno dei risultati a livello di interesse ci siano stati. Però basta non fare l'errore di porsi come qualcosa che c’ha un po’ la spocchia intellettuale, come verità imposta. Qui è tutto giusto, di là c'è tutto sbagliato, perché questa sarebbe una presa di posizione fastidiosa. Però cose buone se ne sono sentite soprattutto a livello musicale. Io poi ho scoperto tantissime situazioni che mi sono piaciute. Ci sono state belle cose”.

Un paio di nomi che vi sono piaciuti e avete scoperto a Mantova?

“Il nome dei gruppi non li ricordo. Me li son segnati a casa sull’agendina perché questi qui quando poi troverò il disco lo devo prendere. Mi sono stati simpaticissimi – e già li sentivo su radio rock – quelli della famiglia Rossi perché li ho conosciuti di persona ma sono matti tipo noi… poi quando ho saputo che fanno i maestri elementari... Poi ci son state belle situazioni soprattutto a livello cantautorale… c'è stato un cantautore sardo che mi è piaciuto… non mi ricordo il nome forse Marras. Le situazioni acustiche mi sono piaciute parecchio, poi ci sono stati gruppi con dei ritmi un po' balcanici, trascinanti, sicuramente ho una bella lista di dischi da comprare”.

Comunque anche il triplo CD di Mantova dà una bella idea dell'ambiente da cui è venuto fuori. E soprattutto del fatto che in Italia ci sia un’altra musica.

“Infatti è quello che bisogna trasmettere: che esistono anche altre cose, senza cercare di cancellare niente. Bisogna far vedere, offrire una casistica più vasta possibile e poi uno saprà scegliere col proprio gusto e la propria sensibilità. Bisogna creare una cultura su cui si basa poi la capacità di scegliere. Non bisogna imporre le cose: questo è sbagliato da qualunque parte venga, da qualsiasi punto di vista lo si guardi”.

Intervista effettuata il 16-03-2004

   
Archivio interviste
 

HOME