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esempio a Rino Gaetano piaceva la strada. E se in fondo a quella strada
(“col verde bruciato, magari sul tardi”) ci fosse stata una
casa, tanto meglio. Una casa dove accogliere i fratelli figli unici, dove
le donne “nel nero del lutto di sempre” raccontassero la storia
di un ragazzo del Sud partito troppo presto, dove si possa fare musica.
Questa casa esiste a Crotone ed è sede di uno dei più importanti
festival italiani, nato in tempi non sospetti, prima che il cantautore
calabrese trapiantato a Roma tornasse in auge, dopo due decenni di dimenticatoio.
“Una casa per Rino”, in scena dal 1 al 5 giugno, riesce a
coniugare la felice formula dei “memorial” (Tenco, Ciampi)
con un concorso per giovani cantautori e qualcosa di solido come il mattone:
un centro polifunzionale dove si può fare musica e cultura. Una
rarità per la Calabria tutta. Ma quest’anno, in cui si parla
di Rino come fosse ancora con noi, in cui i suoi album vendono migliaia
di copie (remix o non remix) e in cui si pubblicano saggi e biografie,
è particolarmente appetitosa la locandina, con musicisti e autori
di primo piano e molti eventi collaterali.
È l’ideatore e direttore artistico Procolo
Guida a illustrare l’edizione 2004 di “Una casa per Rino”.
Nel mio libro “Se mai qualcuno capirà Rino Gaetano”,
traccio anche la figura di questo uomo di Calabria che, trascinato dalla
passione, in pochi anni ha coinvolto enti locali, artisti, giornalisti,
amici di Rino, per creare qualcosa di unico.
Scrivo che Rino, con la sua mania petroliniana di giocare con le parole,
avrebbe certamente trasformato il nome “Procolo” in “Proloco”:
una sorta di istituzione crotonese, tra l’incudine della divulgazione
e il martello della protezione dell’immagine di Rino.
- Guida, non c’è il rischio che
Gaetano si stia trasformando in un’icona fin troppo commerciale?
A lui non sarebbe piaciuto affatto…
- “È proprio quello che vogliamo evitare, “Una
casa per Rino” è un progetto che fin dall’inizio è
partito come un tributo concreto a un nostro artista molto particolare.
Ricordare Rino con onestà intellettuale significa creare qualcosa
che rimanga, come due sale di registrazione, corsi di formazione e altro.
Che poi nel corso degli anni il festival abbia ricevuto consensi e che
oggi Gaetano sia sulla bocca di tutti, tanto meglio perché ci permette
di raggiungere gli obbiettivi prefissati in minor tempo. Siamo entrati
nel circuito giusto, quello del Tenco, del Ciampi, di Recanati; così
alla bontà dell’iniziativa possiamo abbinare la qualità
della proposta musicale.
- E quest’anno di qualità ce n’è
molta, ma sono tutti così pertinenti con lo spirito di Rino?
- “Alcuni ospiti sono in sintonia con il tema di quest’anno,
che prende spunto dalla sua canzone “Metà africa metà
Europa”. Non a caso sarà la liaison tra il poeta dub giamaicano
Linton Kwesi Johnson e Zulu dei 99 Posse ad aprire il festival. E Zulu
già in passato (sua una splendida versione hip-hop di “Spendi
spandi effendi” ndr) ha dimostrato di amare Gaetano e le sue canzoni,
quest’anno ha un’altra sorpresa in serbo per noi. Pertinente
è anche la raffinata anima popolare di Riccardo Tesi (4 giugno)
e Susanna Parigi (il 5), di un cantautore spesso controcorrente come Eugenio
Finardi (3 giugno) e di Pacifico (il 2), autore tra i migliori in circolazione,
di un sensibile uomo del Meridione come Mario Venuti, a cui è affidata
la chiusura della kermesse. Senza contare l’immancabile contributo
della Rino Gaetano Band, con i due nipoti di Rino sul palco e la romanità
di Paola Turci (il 4).
- C’è spazio anche per i cantautori
emergenti, per l’ironia e l’intelligenza che spesso non trova
spazi per esprimersi, come capitò ai tempi allo stesso Gaetano?
- “Il concorso ha ricevuto moltissime adesioni e da quest’anno
i nove finalisti del contest avranno a disposizione anche una compilation
su cd per mettersi in mostra. Le canzoni sono scelte tenendo ben presente
le caratteristiche che sarebbero piaciute a Rino: ironia, satira di costume,
spunti surreali e capacità di fotografare la realtà ricavandone
immagini nitide”.
- Dal giullare di “Gianna” a ispiratore
dell’intellighenzia cantautorale italiana, da Silvestri a Bersani.
“Una casa per Rino” tiene conto anche della rivalutazione
dell’artista calabrese dal punto di vista letterario?
- “Assolutamente, al saggio biografico già pubblicato
da te, si aggiunge ora un volume esaustivo di Mondadori, curato da Massimo
Cotto, che oltre ad analizzare i testi, propone liriche inedite, stralci
dei suoi diari e l’opera teatrale scritta a quattro mani con l’amico
Bruno Franceschelli. A noi interessano soprattutto il lato umano di Rino,
le sue debolezze, le contraddizioni, ed è quello che affiora da
molti versi rimasti nei cassetti, dai ricordi di chi lo ha conosciuto
e per rispetto non ha mai voluto apparire”.
Intervista
effettuata il 25-05-2004
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