| di
Lucia Carenini
Dopo
il debutto avvenuto a Bologna in dicembre, riparte da Milano il
tour teratrale di Susanna Parigi. Lo spettacolo porta il titolo
"In-differenze", lo stesso dell’ultimo lavoro discografico
della cantautrice fiorentina ed è un atto unico su testi
di Umberto Galimberti e canzoni della stessa Susanna Parigi. Completano
il tutto la proiezione di immaginie e la voce fuori campo di Leonardo
Manera.
Come nasce l'idea dello spettacolo, Susanna?
Nasce dalla mia collaborazione con Umberto Galimberti. La stessa
che ha portato alla realizzazione del disco. Umberto ed io abbiamo
discusso molto di questo malessere forte che sentiamo attorno, di
queste sensazioni che ci arrivano, dell'indifferenza generalizzata,
dell'assuefazione a tutto quanto, ma soprattutto delle contraddizioni
forti, delle distorsioni che ci circondano... Che poi come tu sai
costituiscono il tema del disco. Allora è tale a volte la
rabbia e la sensazione di essere impotenti - perché certe
cose ti arrivano addosso e non puoi farci niente - che per reazione
vieni comunque spinto a provare a fare qualcosa.
Così Umberto Galimberti ed io ci abbiamo provato ancora,
scrivendo questo spettacolo. Ancora una volta abbiamo provato -
io dal punto di vista musicale, lui da quello della riflessione
filosofica. E devo dire che lui è uno dei pochi che la dice
veramente com'è. Ne è uscito un progetto un po' particolare,
perché ci sono i miei brani in versione acustica: quindi
io al pianoforte e alla fisarmonica assieme ad Alice e Aurora Bisanti
- viola e violino - e Matteo Giudice alla chitarra, che sono i miei
compagni di viaggio da tanto tempo. In mezzo ci sono i monologhi
scritti con Umberto Galimberti.
Ma non basta, perché ad evidenziare il tutto serviva una
voce "di regime" ma surreale. Così mi è
venuto in mente il mio grandissimo amico Leonardo Manera, che ha
proprio quel tipo di voce e a cui il progetto è piaciuto
mioltissimo.
A completamento c'è poi una proiezione di foto che ho scelto
in nottate e nottate di lavoro. Ci saranno anche alcune foto di
Salgado, come quelle che stanno sul libretto del Cd, però
non solo. Anche altre.
Le
foto rappresentano visivamente i temi di cui tu parli?
Si. Ed è stata una ricerca lunga. Ho fatto quel che potevo
fare, e l'ho fatto in Internet. Avevo in mente delle cose che sono
andata a cercare. E grazie a Dio oggi abbiamo questo mezzo potentissimo...
Ad esempio, avevo bisogno di foto dell'alluvione di Firenze, sono
andata nel sito dell'archivio Alinari e e le ho trovate. insomma,
cosa che un tempo dovevi prendere su e andare di persona a Firenze.
Non c'era altra via.
Hai dello che le canzoni sono eseguite in acustico,
quindi le hai riarrangiate rispetto ai suoni che si sono nel disco?
Si. È stato assolutamente necessario. Anche perché
indubbiamente non ci poteva essere l'orchestra sinfonica di Sofia
o Tony Levin... Però devo dire che sono soddisfatta. Sono
venute fuori in una veste più intima. E addirittura alcuni
mi dicono che seguono meglio i testi. Ed è importante, perché
le canzoni sono un modo di parlare con le persone. Ma anche questi
monologhi alla fine dovrebbero esserlo. Spero che sia così.
I monologhi li reciti tu?
Sì. Ma sono molto semplici... è un modo di parlare
più o meno come sto parlando con te, alla fine. Un po' quello
che penso, riportato in maniera un po' più precisa.
E le immagini vengono proiettate durante
i monologhi?
Sì, ma anche durante le canzoni.
Manera come voce fuori
campo è presente o è una cosa registrata?
No, è una cosa registrata. Poi non so se Milano ci sarà
di persona... magari farà un blitz.
Senti Susanna, ma tutto questo vuol dire che stai cercando di sperimentare
una nuova via di teatro canzone impegnato-intimista-sociale?
Riuscirci sarebbe per me la cosa più bella. Anche molto più
bella di fare dischi. È anche la realizzazione di un sogno.
E devo ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile questo
esperimento, perché stiamo facendo davvero grossi teatri.
Avere uno spettacolo mio, il pianoforte... per me è davvero
la realizzazione di un sogno. E poi il disco - con tutto quello
che puoi davvero inserire in un disco, le tue idee, i tuoi ripensamenti,
le tue emozioni - non è mai come il rapporto diretto con
il pubblico.
Quindi secondo te il disco dovrebbe essere
l'oggetto da portarsi via dopo il concerto, che diventa la cosa
principale?
Per me sarebbe stupendo. Anche perché vedere che sei piaciuta
al punto che il pubblico ti vuol portare con sé è
una ulteriore gratificazione...
Ma
il disco come sta andando?
Abbastanza bene, ma essenzialmente con il passa-parola. E questo
da una parte è bello, perché vedi che un amico ha
consigliato il disco ai suoi amici e quelli a loro volta lo hanno
consigliato agli altri. Mi fanno una promozione - diciamo alternativa.
Io ne sono contenta. Nel mio caso sta funzionando, e meno male perché
noi non abbiamo i mezzi delle multinazionali, quindi non abbiamo
avuto l'appoggio di radio grosse. C'è stata sì Radio
Popolare e ce ne sono state anche altre, però i grossi network
no. Anche se a volte mi sa che addirittura sia controproducente
passare in radio. Perché - sì che Vince (Tempera,
ndr) dice che "tutto fa, il nome passa comunque" - quando
rimane tutto in un calderone, dove il mio disco è uguale
a quello do Ambra - con tutto il rispetto per Ambra - tanto che
anche chi ti sente non capisce chi sei, non capisce che cosa fai...
io lo trovo una cosa abbastanza inutile. Meglio un pubblico più
piccolo ma più mirato e consapevole. Che ti ascolta perché
vuole ascoltare te.
A proposito di pubblico
consapevole, abbiamo notato che ultimamente molti teatri si stanno
aprendo alla canzone d'autore. Ha iniziato l'Eliseo di Roma con
la rassegna Eliseo di no(t)te - quella fatta in collaborazione con
L'isola che non c'era - e sta per farlo anche il Piccolo di Milano.
Cosa ne pensi di questo cercare di unire questi due mondi?
Per me il teatro è un amore che dura dai tempi dell'università.
Ho avuto un bravissimo insegnante di musica greca, quindi la forma
teatro-danza-musica per me è sempre stata una passione. Il
fascino delltutto tondo... Sarebbe bello che anche per esempio a
scuola si potesse utilizzare questo metodo. Io sono contraria alla
separazione netta delle materie. Sarebbe bellissimo poter esaminare
la stessa epoca in storia dell'arte, musica, letteratura, storia
e geografia. Allora veramente avresti una visione completa del periodo
e non tutto spezzettato non tutto frammentato. E poi, al contrario
delle multinazionali della musica - io spero tanto nella nell'intelligenza
delle persone, che alla fine vanno a cercare qualcosa dove c'è
un progetto, dove c'è un programma, dove c'è forse
una sostanza di qualche tipo. Questo è un pensiero contrario
a quello delle multinazionali che ritengono che le persone siano
assolutamente imbecilli e acelebrate. Col risultato che hanno disaffezionato
le persone alla musica. Ora farle ritornare ad affezionarsi è
compito nostro. Perché le persone masterizzano i dischi?
Un tempo c'era la cassetta, èvero o no? Però adesso
tutti a urlare alla tragedia perché la gente masterizza i
Cd. Come mai venti-trent'anni fa le persone si facevano le cassette
però poi si compravano lo stesso l'album e andavano ai concerti?
Perché erano affezionati. Non solo alla musica, ma ai personaggi,
ai gruppi che avevano un progetto, dicevano delle cose, davano delle
emozioni.
Beh, la politica delle
multinazionali è stata smentita proprio dal crollo delle
vendite. Invece è molto bello vedere questa attenzione da
parte dei direttori artistici dei teatri che si rivolgono verso
un pubblico adulto - e dico adulto come età mentale non necessariamente
anagrafica - per proporre delle cose fatte da gente che ci crede
e che lavora seriamente. Io credo che quest'atteggiamento sia molto
positivo da parte loro e mi sembra un bel punto di partenza. Ora
tocca a voi...
lo lo spero proprio e farò del mio meglio. Spero che possa
essere una via alternativa ad altri mezzi di comunicazione che sono
stati chiusi. Però il discorso rimane molto difficile per
noi. Nel mio caso ringrazio chi ha avuto coraggio di scommettere
sul mio progetto, ma è sempre tutto lasciato all'investimento
privato del singolo. E allora un paese trascura i propri talenti
- e ora non sto solo parlando di musica, ma di tutti settori - è
quasi devastato. Quasi moribondo. Quasi morto.
Intervista
effettuata il 18 gennaio 2005 |