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BiELLE INTERVISTE
 
Mauro Pagani: "Mantova? No, il dibattito no!"
di Giorgio Maimone

E' passato qualche settimana dal Festival di Mantova quando incontriamo Mauro Pagani in un'osteria di Milano, sui Navigli. Una sorta di "sito d'autore" perché è vicino alle sue "Officine meccaniche" e non è raro, come nella sera in questione, vedere passare nello spazio dell'intervista, altri protagonisti della musica italiana come Manuel Agnelli, Pacifico o magari membri della PFM. Mauro Pagani a Mantova è stato inviatato come ospite e si è esibito nella prima serata, tra i primi in assoluto a mettere piede sul palco del Teatro Ariston, quando ancora si stava riempiendo.

Mauro, ci vuoi parlare di Mantova, che è stata una manifestazione piuttosto innovativa? Che cosa ne pensi? ci vedi delle grosse differenze con altre manifestazioni tipo Tenco che finora era più o meno l'unica manifestazione che trattasse di musica d'autore a un livello che avesse risonanza nazionale? quale è stata la tua esperienza?

Io sono stato lì purtroppo solo il primo giorno, quindi non l'ho vista bene. allora l'impressione che ho avuto è che rispetto al Tenco è una cosa più a tutto tondo, nel senso che il Tenco, con gli anni, si è un po' specializzato, invece questo festival è diventato un pretesto perché tutti quelli che avevano qualcosa da dire sulla situazione presente che fosse letteratura o musica, tutti si sono trovati a dire qualcosa, che in realtà e il segno di una grande voglia di dibattere di mettere in piedi quella cosa che una volta si chiamava movimento, che si portava dietro questo dibattito continuo e che adesso avviene solo ogni tanto.

L 'impressione che ho avuto è che abbia pagato un po' uno scotto di immaturità. Il primo scotto che ha pagato era la grande voglia di parlare che aveva un bel po' di gente, per cui si è parlato troppo nelle sedi sbagliate. per esempio il dibattito in televisione ammazza, o diciamo che affatica, ecco, mettiamola così. Ci sono stati poi errori anche di inesperienza, perché la prima sera noi eravamo in teatro poi c'era il dibattito con cui ci si collegava mentre in piazza c'erano 10.000 ragazzi e fuori nessuno ne sapeva niente.

Hanno fatto i collegamenti con il dibattito a svenire, ma non con la piazza, che è un errore di comunicazione, è una dimenticarsi di dire di una cosa che sta succedendo

Ho notato che, senza ovviamente star a fare nomi, c'era un po' la voglia di apparire da parte di molte persone. Della serie “ecco per tutti questi anni non mi avete cagato e allora adesso subirete tutto quello che ho da dire, da Kierkgaard a oggi incluse le sottocorrenti. Ve lo dico, che è una roba che io conosco a menadito perché essendo un vecchio sessantottino l'ho subito 1000 volte. riunione tutti giorni,domenica mattina attivo.

Poi ho notato che siccome tra molti degli organizzatori c'era gente poco abituata a fare spettacolo, soprattutto nei dibattiti c'era spesso un clima un po' depresso, e la depressione è intollerabile. e allora siccome come si diceva un tempo ne uccide più la depressione che la repressione, quella è una malattia da cui dovremo evitare di farci contagiare. quindi abbiamo cura dei nostri depressi ma teniamoli a bada.
Detto questo è stata una cosa molto interessante.

Pensi che possa avere un futuro?

Si, a patto che: primo non deve essere contemporanea a Sanremo. quello è un errore… più che altro è stato un moto d'impeto di Nando dalla Chiesa. più che condivisibile… però… visto che siamo partiti perché dobbiamo penalizzarci? Primo la piazza in febbraio non è molto utilizzabile, secondo perché lo facciamo durante Sanremo quando tutta la stampa e le radio sono là?

Ossia ci bruciamo una serie di occasioni per nulla, anche perché siccome la stampa non vede l'ora di avere l'occasione di stare fuori dall’ufficio tre giorni, e in un posto dove succede qualcosa, se organizziamo le cose per bene potremo avere una bella risonanza… l'ultima cosa è che ci vogliono ... non perché di alcuni organizzatori non avessi stima o non li conoscessi… ma in realtà bisogna affidarsi a dei professionisti. Fidarsi troppo. cioè l’eccesso di democrazia, il discutere tutto, soprattutto quando si riguarda il campo professionale è un errore. Bisogna prendere uno bravo, che se ne intenda e che sappia dire: no, questo deve durare dieci minuti e basta, fine.

Altrimenti si rischia di fare un tardo assemblealismo… insomma già abbiamo sbagliato una volta, non vedo perché si debba continuare.

Detto questo trovo interessante che sia legato a Mantova e al festival della letteratura. credo anzi che bisognerebbe convincere quelli del festival della letteratura a sdoppiarsi e a fare una sezione parole, parola cantata… ossia ampliare quella sezione; non farla in contemporanea al festival ma farla d'estate e coinvolgerli.

Come può differenziarsi dal Tenco?

Allora, oltre che per la stagione sai... da un lato mi viene da dire è un po' anche probabilmente la pratica che lo differenzierà. Poi il Tenco è un club ristretto di persone che invita, non dico sempre quelli, ma un po' si… diciamo che è un giro un po' chiuso

Avendo un po' di fondi si potrebbe aprirsi di più, dare dell'attenzione alla musica nuova e anche il passare attraverso la letteratura. La parola potrebbe attirare i ragazzi molto più di quanto non faccia il Tenco, che è una roba per persone adulte. Il pericolo che può esserci è che a Mantova prendano troppo spazio quelli come me, la mia generazione. che la stessa di quelli del Tenco che per forza si porta dietro una serie di gusti etc. etc. Secondo me occorre dare molto più spazio alle nuove tendenze, spazio alla poesia in Internet, a tutta la nuova cultura alla nuova musica. una grossa attenzione al nuovo è quello che potrebbe differenziarlo.

Intervista effettuata il 21-03-2004

   
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