| Mi
rigiro tra le mani l’oggetto copertina. L’oggetto cd se lo
sta rigirando ininterrottamente il lettore, ormai da qualche giorno, riempiendomi
l’aria non di radiazioni, come il titolo del disco potrebbe far
pensare, ma di onde sonore altamente contaminanti. Tanto da sentir la
necessità di fare una chiacchierata con l’autore. Vi ricordate
Salinger, quando racconta per bocca del Giovane Holden che ogni volta
che legge qualcosa che l’ha colpito desidererebbe essere amico dell’autore
per potergli telefonare e parlarne? Ecco, ogni tanto si ha questa fortuna.
Me la tiro? Chi se ne frega. Io Marco Ongaro ora lo chiamo.
Marco, questo è il secondo disco che
fai con la Scorta. Mi avevi raccontato che per Dio è altrove, Ceruti
ti aveva chiamato dicendo che aveva un gruppo - chitarra, basso, batteria,
organo hammond - e che voleva che tu scrivessi delle canzoni da cantare
con la tua voce "rovinata". Così tu avevi scritto per
"quella formazione" e per "questa voce" ridiventando
un autore. Non un cantautore. E la voce della Scorta… Lo stesso
discorso vale per Esplosioni Nucleari A Los Alamos? Hai scritto sempre
per "quella formazione" e per "questa voce"?
Si. La formazione si è modificata lievemente, sono cambiati alcuni
nomi, ma gli strumenti sono quelli. Più che altro, parlando di
lavori “su commissionie” la commissione qui è differente.
Nel luglio di due anni fa Grazia DeMarchi mi aveva chiesto di scrivere
qualcosa sull'ambiente, che poi è sfociato e in Sporco mondo. Tre
giorni dopo Ceruti mi disse: “Perché non scrivi un disco
sull'ambiente”? Gli risposi che veramente ne stavo facendo già
uno per la DeMarchi. Lui ribattè: “Beh, fanne un altro, sei
già sulla strada, no?”.
Hai anche ripreso Un miraggio, già
incluso in Sporco mondo, quasi a voler creare un trait-d’union…
Quando ho fatto sentire Un miraggio a Ceruti, gli è piaciuta
moltissimo, tanto che mi ha detto: “ma dai questa prenditela tu”.
Gli ho detto sì, la prendo. Però la lascio anche a Grazia.
Vedi, la diversità tra i due dischi non è determinata dall'argomento,
ma proprio dallo stile. In Sporco Mondo c'è sempre un retroterra
di canto popolare. Molto alla larga, diciamo (ride) c’è questa
mia passione di scrivere dei falsi di canto popolare, come il brano “la
riserva”. In Sporco mondo poi è stato coinvolto anche Tombesi
coi Calicanto a dare ancora di più questo senso di musica della
terra. Ed è proprio lo stile che si sposta completamente dal lavoro
fatto con Ceruti, che è un archeologo della chitarra elettrica…
| Marco
Ongaro, veronese e da sempre residente nel veronese, tranne un
periodo di pendolarismo artistico con la capitale - i famosi tempi della
"fame romana" che lui stesso ricorderà in una splendida
canzone - con infaticabile grazia punge da ormai trent'anni ai fianchi
la canzone d'autore italiana |
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Quindi il retroscena popolare di Sporco mondo,
in Esplosioni diventa rock
Esatto. Anche se non sempre... Però ecco, proprio a proposito di
un miraggio ricordo che Roby insisteva col fonico: “Voglio che il
suono del pianoforte sia quello di Imagine”... e anche se alla fine
Miraggio non ha niente a che vedere con Imagine, l'intenzione era proprio
quella. Roby cerca queste cose: gli piacciono - e per questo che John
Lennon è stato ringraziato nel disco.
Già… i credit della copertina.
Quindi è a Ceruti che vanno attribuiti i ringraziamenti a Jimi
Hendrix, Led Zeppelin, Rolling Stones e Lennon?
Sì, quello che mi piace di Roby è che lui cita gli archetipi,
ed erano innumerevoli. Al punto che alla fine in questo disco mi sono
messo proprio esplicitamente a ringraziare Dylan, Hendrix, i Led Zeppelin...
Vedi, se noi prendiamo ad esmpio Ostaggio, il riferimento ai Rolling Stones
è così evidente che non potevo che ringraziarli per il fatto
che sono esistiti e permettendomi di arrangiare le mie canzoni così,
ecco.
Perché per il titolo del Cd, tra tutti
i problemi ambientali, hai scelto proprio le Esplosioni nucleari a Los
Alamos? Cosa ti ha colpito in particolare di quella vicenda?
Del progetto Manhattan mi ha colpito soprattutto la stupidità umana.
Gli Americani avevano buttato la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki,
avevano visto le conseguenze che c’erano state, dopo di che hanno
continuato per anni a bombardare se stessi, casa loro - non so se mi spiego
- facendo test nucleari nel desero, incuranti degli effetti possibili
sull'ambiente. Ma non solo,hanno minimizzto la cosa, tanto che nello stesso
deserto ci giravano i film e gli artisti che ho citato sono morti tutti
di cancro. Tranne Marylin, che si è suicidata prima. La sua forma
di salvezza dalla malattia è stata il suicidio… Altro bell’argomentino.
Il fatto che gli Americani si siano portati Hiroshima a casa è
stata una stupidità immensa dal punto di vista logico e politico.
Per non parlare del punto di vista morale, non entriamo neanche nel tema.
Ho voluto parlare del progetto Manhattan proprio perché qui il
degrado ambientale coincide col degrado umano: è umano, causato
dall'uomo, dalla sua stupidità.
Quindi il tema non è solo la denuncia,
ma c’è un passo avanti: è una riflessione sulla stupidità
umana che rovina il mondo, il degrado umano che provoca il degrado ambientale.
Sì, il ponte tra questo disco e quello di Grazia De Marchi sta
nella canzone Nel braccio della morte, che racconta dell'ospedale in cui
saltano tutti i computer, per cui non c’è più nessun
malato: sono tutti guariti fino a domani, quando arriverà un tecnico
a riparare tutto, e con la riparazione tornerà la malattia. Anche
in Esplosioni c’è il concetto della malattia, ma è
collegato al degrado ambientale, ed è una malattia grave. In sporco
mondo prevaleva l'aspetto di “ironico” di questa che ho chiamato
trilogia oncologica, - anche se i Calicanto l'hanno fatta come se fosse
un funerale - ma in effetti è quella più ironica perché
sparendo i dispositivi smette anche la malattia, e perché la cosa
ridicola è che per curare questa malattia vengono usati bombardamenti
di radiazioni e le radiazioni sono quelle che causano la malattia. Quindi
ci troviamo proprio in un paradosso ironico, ma con un’ironia molto
noir. Quella di Esplosioni nucleari a Los Alamos è il brivido delle
cellule impazzite, il tumore, il cancro. La terza canzone della trilogia
è Divido il letto con Cristo in croce, in cui rivelo in modo anche
molto intimo il contatto con la malattia: l'esperienza di avere una persona
molto amata, ammalata e vicina.
Ti piace il tuo disco, Marco?
Sì, a me piace. Anzi, mi piace molto. Mi piace più di Dio
è altrove, anche se Dio è altrove è un disco a cui
sono molto affezionato, ma mi piace pensare, e tu me lo confermi, che
ci sia un'evoluzione. In ogni caso a c’è sicuramente a livello
di testo e secondo me anche a livello musicale. Ed è un'evoluzione
e una continuità dello stesso tempo. Una continuità musicale,
ma anche nel tentativo di dire qualcosa. Filosofica insomma. Si fanno
tanti dischi che non dicono niente…non lo dico nel senso che nei
dischi debba esserci sempre per forza un messaggio: sono d'accordo con
Truffaut quando dice “Se devo mandare un messaggio spedisco un telegramma”,
però il fatto che l'arte abbia un senso o cerchi di dare un senso
a qualcosa secondo me è fondamentale.
Per quanto riguarda il gruppo, anche lì c’è un’evoluzione.
Sicuramente c’è più amalgama. Cerruti, ad esempio
qui si sente di più che in Dio è altrove. Se come dicevi
tu io sono la voce della scorta, lui è la chitarra della scorta.
E la voce e la chitarra dialogano molto di più.
Una volta mi hai detto che avevi imparato
ad aprire il disco con un pezzo “forte”. Qui apri non con
uno, ma con due pezzi forti…
Sì, sono indubbiamente due pezzi tosti…Un anno meno di me”
sembra apparentemente fuori tema, nel senso che parla di Bin Laden, del
terrorismo e soprattutto di questa sensazione di impotenza che ci pervade.
“Sento odore di numero chiuso” è la sensazione di impotenza
che genera in alcune persone dei moti violentissimi allo scopo di raggiungere
il potere, o per contrastare lo strapotere di altri. Quando dico che Bin
Laden ha un anno meno di me, è perché lui ha proprio un
anno meno di me e questo mi stupisce e mi inquieta. Gli effetti che lui
ha causato sono assolutamente devastanti, ma sono reazioni nei confronti
dell'impotenza. Ed è sicuramente lo stesso tipo di reazione –
portata al parossismo, naturalmente - che potrei avere io se camminando
in un bosco bellissimo, vedendo un ambiente stupendo e cercarndo di crogiolarmici
come un poeta del 700 o dell'800 – un romantico, dai – scoprissi
che in realtà lì ci sono delle radiazioni che mi attraversano
e mi causeranno il cancro. L'aria era calda, frizzante e cristallina /
ma era la stessa aria di Hiroshima; quello è il concetto. Che poi
va anche oltre e si ricongiunge a Solcano all'aria i jet, la penultima
canzone, che è la canzone gemella di Un miraggio. In Un miraggio
abbiamo l'acqua che nel deserto non c'è però si vede, in
Solcano all'aria i jet l'aria non si vede però c’è.
Solcano all'aria i jet / aria sul mare / altra aria non c’è
/ da respirare/ un po' di ossigeno un po' d'ozono / che non si vedono
però ci sono. E’ gemella perché risente del fatto
che c'è una cosa invisibile da cui dipende la nostra esistenza
che però assorbe invisibilmente delle sostanze estremamente dannose
che noi respiriamo distruggendoci. Ciò che ci è indispensabile
per vivere ci distrugge, Se non dà un senso d’impotenza tutto
questo…. E l’impotenza si ripercuote anche lì nella
canzone.
Che mi dici degli altri musicisti della Scorta?
E degli ospiti?
Oh, sì, mi fa piacere che tu me lo abbia chiesto. Rendiamo un po'
di giustizia! Oltre a Ceruti, naturalmente amo moltissimo Danilo Rotunno,
il nuovo tastierista. E’ un ragazzo giovanissimo e bravissimo, uno
di quelli che musicalmente sanno molto di più di quello che so
io. Ecco, incontrare un ragazzo così è sempre bello. Poi
c’è Beppe Gasparini, un solido bassista - tra l'altro insegnante
di basso - anche lui molto giovane. Infine abbiamo Fabio Cobelli che non
solo è il batterista “classico” della scorta, ma lavora
anche in sede di registrazione.
Roby Cerruti è un chitarrista elettrico nel vero senso della parola,
nel midollo spinale, nel Dna ed è anche una persona molto intelligente,
per cui riconosce di non essere un’autorità nelle acustiche,
per cui in vita degli ospiti per fare queste parti. Così abbiamo
Fabio Gasperi, che è venuto appunto con le sue chitarre acustiche,
il dobro e il banjo. Ecco, se c'è un ringraziamento ai Led Zeppelin
- per quanto uno potrebbe cercare cose dure - il punto in cui intenzionalmente
Cerruti ha esso i Led Zeppelin è in Un anno meno di me, quando
finito l'assolo arabo di chitarra elettrica entrano tutti gli strumenti
compreso un arpeggio di banjo che non dovrebbe esserci. Questo l’avevano
fatto i Led Zeppelin in un brano durissimo di chitarra dove un certo punto
entra un banjo che fa un accordo arpeggiato che si ripete conferendo per
assurdo ancora più durezza, perché è un banjo usato
non in senso classico, è un banjo traslato, un banjo rock.
In Madre bella abbiamo Lorenza Pollini con la sua arpa celtica, proprio
in questa idea di arpeggio che esce sempre da Cerruti, che lui ama, ma
che ama fare interpretare ad altri.
Marisa Pasquali è una violinista bravissima, che ha lavorato anche
sporco mondo ed è una collaboratrice che appena posso invito.
Infine abbiamo Marco Bassetti, che aveva già suonato nel leggendario
Archivio costumi - quello che ho registrato nel '90, e che prima o poi
uscirà. Marco è un jazzista che normalmente suona clarinetto
e sassofono.Qui è venuto invece a suonare l'ocarina e il flauto
dolce. In un disco rock lui ha suonato ocarina e flauto. Perché
noi siamo così.
Ultimo argomento: la grafica da copertina…
hai fatto una scelta abbastanza “rock” anche li.
E’ opera di Tiziano Cristoforo, altro mio grande collaboratore che
aveva già realizzato la copertina di Dio è altrove. L'idea
concettuale è di Tiziano che è anche il fotografo. Le foto
sono scattate da lui alla biennale giovani 2001 di Venezia che si intitolava
Plateau humanitaire. L'abbiamo scelta proprio perché rappresentava
l'umanità messa in un museo. La foto di copertina s'intitola Ecce
homo e le opere d'arte sono tutte sculture in cera. Quello che amo di
queste fotografie è che vanno al di là delle opere rappresentate.
Sono delle “meta”opere d’arte del fotografo Tiziano
Cristoforo. Sono il suo punto di vista, non esiste una foto in cui non
ci sia il suo parere. Quelle che amo di più sono quelle con i passanti.
La foto del Cristo con questa passante che se ne frega proprio è
fondamentale. Anche i due amanti nella pietra fanno sempre parte della
mostra di Venezia anche se potrebbero ricordare Pompei. Ho avuto delle
difficoltà a fare accettare questo stile alla casa discografica,
e alla fine della pratica qualcosa è andato anche di traverso,
ma io sono molto fiero di questa copertina perché è una
copertina rock e noi ci poniamo così, anche se con una certa ironia.
Intervista
effettuata il 14-04-2004
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