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Le BiELLE INTERVISTE
 
Marco Ongaro: Caution Radiation Area
di Lucia Carenini

Mi rigiro tra le mani l’oggetto copertina. L’oggetto cd se lo sta rigirando ininterrottamente il lettore, ormai da qualche giorno, riempiendomi l’aria non di radiazioni, come il titolo del disco potrebbe far pensare, ma di onde sonore altamente contaminanti. Tanto da sentir la necessità di fare una chiacchierata con l’autore. Vi ricordate Salinger, quando racconta per bocca del Giovane Holden che ogni volta che legge qualcosa che l’ha colpito desidererebbe essere amico dell’autore per potergli telefonare e parlarne? Ecco, ogni tanto si ha questa fortuna. Me la tiro? Chi se ne frega. Io Marco Ongaro ora lo chiamo.

Marco, questo è il secondo disco che fai con la Scorta. Mi avevi raccontato che per Dio è altrove, Ceruti ti aveva chiamato dicendo che aveva un gruppo - chitarra, basso, batteria, organo hammond - e che voleva che tu scrivessi delle canzoni da cantare con la tua voce "rovinata". Così tu avevi scritto per "quella formazione" e per "questa voce" ridiventando un autore. Non un cantautore. E la voce della Scorta… Lo stesso discorso vale per Esplosioni Nucleari A Los Alamos? Hai scritto sempre per "quella formazione" e per "questa voce"?
Si. La formazione si è modificata lievemente, sono cambiati alcuni nomi, ma gli strumenti sono quelli. Più che altro, parlando di lavori “su commissionie” la commissione qui è differente. Nel luglio di due anni fa Grazia DeMarchi mi aveva chiesto di scrivere qualcosa sull'ambiente, che poi è sfociato e in Sporco mondo. Tre giorni dopo Ceruti mi disse: “Perché non scrivi un disco sull'ambiente”? Gli risposi che veramente ne stavo facendo già uno per la DeMarchi. Lui ribattè: “Beh, fanne un altro, sei già sulla strada, no?”.

Hai anche ripreso Un miraggio, già incluso in Sporco mondo, quasi a voler creare un trait-d’union…
Quando ho fatto sentire Un miraggio a Ceruti, gli è piaciuta moltissimo, tanto che mi ha detto: “ma dai questa prenditela tu”. Gli ho detto sì, la prendo. Però la lascio anche a Grazia.
Vedi, la diversità tra i due dischi non è determinata dall'argomento, ma proprio dallo stile. In Sporco Mondo c'è sempre un retroterra di canto popolare. Molto alla larga, diciamo (ride) c’è questa mia passione di scrivere dei falsi di canto popolare, come il brano “la riserva”. In Sporco mondo poi è stato coinvolto anche Tombesi coi Calicanto a dare ancora di più questo senso di musica della terra. Ed è proprio lo stile che si sposta completamente dal lavoro fatto con Ceruti, che è un archeologo della chitarra elettrica…

Marco Ongaro, veronese e da sempre residente nel veronese, tranne un periodo di pendolarismo artistico con la capitale - i famosi tempi della "fame romana" che lui stesso ricorderà in una splendida canzone - con infaticabile grazia punge da ormai trent'anni ai fianchi la canzone d'autore italiana

Quindi il retroscena popolare di Sporco mondo, in Esplosioni diventa rock
Esatto. Anche se non sempre... Però ecco, proprio a proposito di un miraggio ricordo che Roby insisteva col fonico: “Voglio che il suono del pianoforte sia quello di Imagine”... e anche se alla fine Miraggio non ha niente a che vedere con Imagine, l'intenzione era proprio quella. Roby cerca queste cose: gli piacciono - e per questo che John Lennon è stato ringraziato nel disco.

Già… i credit della copertina. Quindi è a Ceruti che vanno attribuiti i ringraziamenti a Jimi Hendrix, Led Zeppelin, Rolling Stones e Lennon?
Sì, quello che mi piace di Roby è che lui cita gli archetipi, ed erano innumerevoli. Al punto che alla fine in questo disco mi sono messo proprio esplicitamente a ringraziare Dylan, Hendrix, i Led Zeppelin... Vedi, se noi prendiamo ad esmpio Ostaggio, il riferimento ai Rolling Stones è così evidente che non potevo che ringraziarli per il fatto che sono esistiti e permettendomi di arrangiare le mie canzoni così, ecco.

Perché per il titolo del Cd, tra tutti i problemi ambientali, hai scelto proprio le Esplosioni nucleari a Los Alamos? Cosa ti ha colpito in particolare di quella vicenda?
Del progetto Manhattan mi ha colpito soprattutto la stupidità umana. Gli Americani avevano buttato la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, avevano visto le conseguenze che c’erano state, dopo di che hanno continuato per anni a bombardare se stessi, casa loro - non so se mi spiego - facendo test nucleari nel desero, incuranti degli effetti possibili sull'ambiente. Ma non solo,hanno minimizzto la cosa, tanto che nello stesso deserto ci giravano i film e gli artisti che ho citato sono morti tutti di cancro. Tranne Marylin, che si è suicidata prima. La sua forma di salvezza dalla malattia è stata il suicidio… Altro bell’argomentino. Il fatto che gli Americani si siano portati Hiroshima a casa è stata una stupidità immensa dal punto di vista logico e politico. Per non parlare del punto di vista morale, non entriamo neanche nel tema. Ho voluto parlare del progetto Manhattan proprio perché qui il degrado ambientale coincide col degrado umano: è umano, causato dall'uomo, dalla sua stupidità.

Quindi il tema non è solo la denuncia, ma c’è un passo avanti: è una riflessione sulla stupidità umana che rovina il mondo, il degrado umano che provoca il degrado ambientale.
Sì, il ponte tra questo disco e quello di Grazia De Marchi sta nella canzone Nel braccio della morte, che racconta dell'ospedale in cui saltano tutti i computer, per cui non c’è più nessun malato: sono tutti guariti fino a domani, quando arriverà un tecnico a riparare tutto, e con la riparazione tornerà la malattia. Anche in Esplosioni c’è il concetto della malattia, ma è collegato al degrado ambientale, ed è una malattia grave. In sporco mondo prevaleva l'aspetto di “ironico” di questa che ho chiamato trilogia oncologica, - anche se i Calicanto l'hanno fatta come se fosse un funerale - ma in effetti è quella più ironica perché sparendo i dispositivi smette anche la malattia, e perché la cosa ridicola è che per curare questa malattia vengono usati bombardamenti di radiazioni e le radiazioni sono quelle che causano la malattia. Quindi ci troviamo proprio in un paradosso ironico, ma con un’ironia molto noir. Quella di Esplosioni nucleari a Los Alamos è il brivido delle cellule impazzite, il tumore, il cancro. La terza canzone della trilogia è Divido il letto con Cristo in croce, in cui rivelo in modo anche molto intimo il contatto con la malattia: l'esperienza di avere una persona molto amata, ammalata e vicina.

Ti piace il tuo disco, Marco?
Sì, a me piace. Anzi, mi piace molto. Mi piace più di Dio è altrove, anche se Dio è altrove è un disco a cui sono molto affezionato, ma mi piace pensare, e tu me lo confermi, che ci sia un'evoluzione. In ogni caso a c’è sicuramente a livello di testo e secondo me anche a livello musicale. Ed è un'evoluzione e una continuità dello stesso tempo. Una continuità musicale, ma anche nel tentativo di dire qualcosa. Filosofica insomma. Si fanno tanti dischi che non dicono niente…non lo dico nel senso che nei dischi debba esserci sempre per forza un messaggio: sono d'accordo con Truffaut quando dice “Se devo mandare un messaggio spedisco un telegramma”, però il fatto che l'arte abbia un senso o cerchi di dare un senso a qualcosa secondo me è fondamentale.
Per quanto riguarda il gruppo, anche lì c’è un’evoluzione. Sicuramente c’è più amalgama. Cerruti, ad esempio qui si sente di più che in Dio è altrove. Se come dicevi tu io sono la voce della scorta, lui è la chitarra della scorta. E la voce e la chitarra dialogano molto di più.

Una volta mi hai detto che avevi imparato ad aprire il disco con un pezzo “forte”. Qui apri non con uno, ma con due pezzi forti…
Sì, sono indubbiamente due pezzi tosti…Un anno meno di me” sembra apparentemente fuori tema, nel senso che parla di Bin Laden, del terrorismo e soprattutto di questa sensazione di impotenza che ci pervade. “Sento odore di numero chiuso” è la sensazione di impotenza che genera in alcune persone dei moti violentissimi allo scopo di raggiungere il potere, o per contrastare lo strapotere di altri. Quando dico che Bin Laden ha un anno meno di me, è perché lui ha proprio un anno meno di me e questo mi stupisce e mi inquieta. Gli effetti che lui ha causato sono assolutamente devastanti, ma sono reazioni nei confronti dell'impotenza. Ed è sicuramente lo stesso tipo di reazione – portata al parossismo, naturalmente - che potrei avere io se camminando in un bosco bellissimo, vedendo un ambiente stupendo e cercarndo di crogiolarmici come un poeta del 700 o dell'800 – un romantico, dai – scoprissi che in realtà lì ci sono delle radiazioni che mi attraversano e mi causeranno il cancro. L'aria era calda, frizzante e cristallina / ma era la stessa aria di Hiroshima; quello è il concetto. Che poi va anche oltre e si ricongiunge a Solcano all'aria i jet, la penultima canzone, che è la canzone gemella di Un miraggio. In Un miraggio abbiamo l'acqua che nel deserto non c'è però si vede, in Solcano all'aria i jet l'aria non si vede però c’è. Solcano all'aria i jet / aria sul mare / altra aria non c’è / da respirare/ un po' di ossigeno un po' d'ozono / che non si vedono però ci sono. E’ gemella perché risente del fatto che c'è una cosa invisibile da cui dipende la nostra esistenza che però assorbe invisibilmente delle sostanze estremamente dannose che noi respiriamo distruggendoci. Ciò che ci è indispensabile per vivere ci distrugge, Se non dà un senso d’impotenza tutto questo…. E l’impotenza si ripercuote anche lì nella canzone.

Che mi dici degli altri musicisti della Scorta? E degli ospiti?
Oh, sì, mi fa piacere che tu me lo abbia chiesto. Rendiamo un po' di giustizia! Oltre a Ceruti, naturalmente amo moltissimo Danilo Rotunno, il nuovo tastierista. E’ un ragazzo giovanissimo e bravissimo, uno di quelli che musicalmente sanno molto di più di quello che so io. Ecco, incontrare un ragazzo così è sempre bello. Poi c’è Beppe Gasparini, un solido bassista - tra l'altro insegnante di basso - anche lui molto giovane. Infine abbiamo Fabio Cobelli che non solo è il batterista “classico” della scorta, ma lavora anche in sede di registrazione.
Roby Cerruti è un chitarrista elettrico nel vero senso della parola, nel midollo spinale, nel Dna ed è anche una persona molto intelligente, per cui riconosce di non essere un’autorità nelle acustiche, per cui in vita degli ospiti per fare queste parti. Così abbiamo Fabio Gasperi, che è venuto appunto con le sue chitarre acustiche, il dobro e il banjo. Ecco, se c'è un ringraziamento ai Led Zeppelin - per quanto uno potrebbe cercare cose dure - il punto in cui intenzionalmente Cerruti ha esso i Led Zeppelin è in Un anno meno di me, quando finito l'assolo arabo di chitarra elettrica entrano tutti gli strumenti compreso un arpeggio di banjo che non dovrebbe esserci. Questo l’avevano fatto i Led Zeppelin in un brano durissimo di chitarra dove un certo punto entra un banjo che fa un accordo arpeggiato che si ripete conferendo per assurdo ancora più durezza, perché è un banjo usato non in senso classico, è un banjo traslato, un banjo rock.
In Madre bella abbiamo Lorenza Pollini con la sua arpa celtica, proprio in questa idea di arpeggio che esce sempre da Cerruti, che lui ama, ma che ama fare interpretare ad altri.
Marisa Pasquali è una violinista bravissima, che ha lavorato anche sporco mondo ed è una collaboratrice che appena posso invito.
Infine abbiamo Marco Bassetti, che aveva già suonato nel leggendario Archivio costumi - quello che ho registrato nel '90, e che prima o poi uscirà. Marco è un jazzista che normalmente suona clarinetto e sassofono.Qui è venuto invece a suonare l'ocarina e il flauto dolce. In un disco rock lui ha suonato ocarina e flauto. Perché noi siamo così.

Ultimo argomento: la grafica da copertina… hai fatto una scelta abbastanza “rock” anche li.
E’ opera di Tiziano Cristoforo, altro mio grande collaboratore che aveva già realizzato la copertina di Dio è altrove. L'idea concettuale è di Tiziano che è anche il fotografo. Le foto sono scattate da lui alla biennale giovani 2001 di Venezia che si intitolava Plateau humanitaire. L'abbiamo scelta proprio perché rappresentava l'umanità messa in un museo. La foto di copertina s'intitola Ecce homo e le opere d'arte sono tutte sculture in cera. Quello che amo di queste fotografie è che vanno al di là delle opere rappresentate. Sono delle “meta”opere d’arte del fotografo Tiziano Cristoforo. Sono il suo punto di vista, non esiste una foto in cui non ci sia il suo parere. Quelle che amo di più sono quelle con i passanti. La foto del Cristo con questa passante che se ne frega proprio è fondamentale. Anche i due amanti nella pietra fanno sempre parte della mostra di Venezia anche se potrebbero ricordare Pompei. Ho avuto delle difficoltà a fare accettare questo stile alla casa discografica, e alla fine della pratica qualcosa è andato anche di traverso, ma io sono molto fiero di questa copertina perché è una copertina rock e noi ci poniamo così, anche se con una certa ironia.

Intervista effettuata il 14-04-2004

   
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