Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
BiELLE INTERVISTE
 
Luigi Maieron: il canto tranquillo della quercia
di Leon Ravasi

Foto di Cesare AccettaLuigi Maieron è un nome nuovo nella musica d'autore italiana. A inizio 2002, complice Massimo Bubola, è uscito "Si Vif", un disco di ballate in lingua friulana che gli ha aperto un credito molto ampio presso la critica specializzata. Buscadero, Mucchio Selvaggio e L'Isola che non c'era lo hanno inserito tra i personaggi dell'anno e Gianni Mura è un suo appassionato cultore.

Anche il Club Tenco si è ricordato di Maieron: il cantautore è risultato tra gli artisti più votati per la Targa Tenco. Maieron vive tra le montagne in Carnia, non è un debuttante assoluto; ha quasi 50 anni e fa musica da venti.Ma quest'anno è stato un po' diverso, il 2002 ha cambiato qualcosa nella tua vita?

"Nella mia vita no. Continuo con la mia attività: lavoro la mattina e musica il pomeriggio/sera".

La tua fama però si è sparsa. Anche al premio Tenco sei stato ben votato dalle giurie.

"Sì, è vero, sono finito terzo in una categoria e quarto nell'altra (disco in dialetto ed esordienti – NdR). Mi ha fatto piacere. Ma non sono ancora stato invitato a Sanremo (ride - ndr). Chissà se il 2003 sarà l'anno buono".

Comunque dal Friuli stanno uscendo un sacco di autori buoni. Dopo te e Lino Straulino ho sentito di recente Loris Vescovo, poi mi hanno parlato bene dei Flk...

"I nomi che citi sono di primo piano nel panorma friulano. Con Straulino in particolare c'è una lunga amicizia e una collaborazione che è durata molti anni. Loris ha appena pubblicato un nuovo disco. Molto buono. Forse l'avrei asciugato un poco, meno musica. Ma questa è una considerazione personale: la sostanza c'è.

Perplessità che covi anche sul versante musicale?

"In parte, perchè qui, è vero che la musica è di casa. Ma fatta con pochi strumenti, da orchestrina paesana: una chitarra, una fisarmonica, a volte un violino ...". Sull'uso della lingua poi, lo sai quanto io ami il friulano. Credo che questa lingua, nata tra le montagne e per descrivere cose che stanno tra le montagne, non possa essere utilizzata per tutto. Vi sono concetti, idee, situazioni che non appartengono alla mia lingua ed espressi in friulano non mi suonano, non mi convincono".

Eppure la scena locale sembra molto ricca: una fioritura di talenti che comprende anche gli Arbe Garbe, i già citati Flk, i Trastolons, Stefano Montello ...

"Ricca, sì, ma in buona parte sottovalutata. Soprattutto a livello discografico. Gli Flk, ad esempio, dopo un paio di dischi molto belli per la Cni – Compagnie Nuove Indie, adesso sono in difficoltà e sull'orlo della scissione. Perché il pubblico che abbiamo qui, sai, è un pubblico molto difficile. C'è un po' di disamoramento per la musica friulana in genere e questo deve farci riflettere tutti".

Ma tu stai già preparando materiale per un nuovo disco?

"Con i miei tempi. Che sono lunghi. Io posso passare anche giorni attorno a nuova frase, per rifinirla, per completarla, perché mi soddisfi. E le canzoni nuove non le faccio sentire prima che siano in grado "di camminare". Ora giro con il materiale di "Si Vif" e con il materiale precedente, rielaborato e riadattato sulla base della lezione dell'ultimo disco. Con un uso della voce più profondo e suoni rilassati".

In "Si Vif", infatti, la parte che colpisce di più è la particolare timbrica usata da Gigi Maieron: bassa, profonda, intensa. Una voce che ricorda Leonard Cohen, ma anche la corteccia di una quercia. Una voce magica al servizio di temi come la memoria, l'amicizia, "il vissuto, la solidità che l'esistenza pretende", per dirla con le sue parole. E, con ogni probabilità, nell'ambito della canzone d'autore, è stata la vetta più alta del 2002.

Intervista effettuata il 30-08-2002

   
Archivio interviste
 

HOME