| di
Davide Nixon
A
pochi giorni, almeno si spera, dall'uscita di "Bala e fa balà",
nuovo lavoro del “collettivo di belle speranze” dell'alta
Lombardia, pubblichiamo ques'intervista a Dario Canossi, rilasciata
nello scorso settembre.
Come ti sei avvicinato
alla musica, un disco in particolare, un concerto, oppure tradizione
famigliare?
Un vecchio prete operaio mandato al confino nel mio paesello in
Val Camonica, cercava in tutti i modi di farci amare la musica e
provò col coro ma non funzionava. Un giorno scoprii un vecchio
armonium e così iniziai a strimpellare pedalando.
L'Italia è vista come il Paese del bel canto,
eppure, a mio avviso, manca una vera e propria educazione alla materia,
in particolare nelle scuole. Secondo te cosa bisognerebbe fare per
migliorare la situazione?
Proibire l'accesso all'insegnamento ai diplomati del conservatorio.
Nella maggioranza dei casi, chi arriva dal conservatorio e accede
all'insegnamento è un musicista fallito e porta con sè
le frustrazioni di chi avrebbe voluto ma non ha potuto, inoltre
il conservatorio non insegna ad insegnare. Bisognerebbe creare quindi
una scuola di didattica della musica (slegata dai conservatori)
come esiste in tutti i paesi del mondo per formare gli insegnanti.
Ma purtroppo la casta dei maestri di conservatorio non mollerà
mai la presa. La musica va trasmessa con amore e facendola: servono
laboratori, strumenti, uso del computer... Rivalutare poi la tradizione
popolare, anche in chiave didattica, non sarebbe una brutta idea.
Hai partecipato al premio Rino Gaetano nell'86. Cosa
pensi dei festival-premi alla musica italiana tipo Club Tenco, Recanati,
per finire con Mantova? Reputi che possan servire realmente per
dar spazio a un certo tipo di musica oppure che siano momenti di
pura autoreferenzialità poco costruttiva?
Idee bellissime intenzioni lodevoli, ma alla fine vedo quasi sempre
le stesse facce degli amici degli amici. Per cui mi viene qualche
dubbio. Sicuramente non hanno nessuna presa sulla "massa"
e non modificano il trend di quello che sta succedendo. Spesso celebrano
cose troppo di testa, come diceva Gaber "Andassero di Corpo".
Comunque, per non essere troppo distruttivi, sicuramente tengono
vivo uno spirito che si sta perdendo e spesso c'è anche chi
lavora in buona fede.
Dopo avervi visto dal vivo alla festa dell'unità
di Mezzago l'anno scorso, comprai due tuoi cd: "Comunque contro"
e "Una maglia rossa con il che". Uno è stampato
a tuo nome, l'altro invece è uscito come "charliehillmusikcompany".
Lo stile è decisamente pop con influenze rock, reggae e (la
splendida "Angelina") folk. Come è avvenuto il
passaggio da quel tipo di sonorità al combat-folk dei Luf?
Che fine hanno fatto i musicisti che ti hanno accompagnato in quell'avventura?
Il passaggio non è stato casuale, io lavoravo da anni con
la Bandalpina, una congrega di pazzi che nella bergamasca cercano
di tener vivo la tradizione popolare e nel '91, in tempi non sospetti,
mi presentai sul palco della Fiera di Milano con due cornamuse e
un organetto diatonico. Con me alla chitarra c'era Nando Bonini
che poi avrebbe lavorato con Vasco Rossi. Purtroppo eravamo avanti
con il programma e nessuno ci notò. Io sono comunque figlio
del folk e del punk dai Pougues ai Clash, passando da Guccini e
De Andrè. Poi, diciamocela tutta, a una certa età
il rock famolo fare ai giovani, onde non rischiare di essere patetici.
I vecchi musicisti si sono persi. Qualcuno suona ancora ma la maggior
parte di loro ha smesso. Eccetto ovviamente quelli che mi hanno
seguito nei Luf.
Hai
sempre stampato lavori per piccole case discografiche. Quali sono
per te i loro pregi e i loro difetti?
Ho sempre lavorato da solo autoproducendomi. Una sola volta ho lavorato
con una piccola casa discografica, un'esperienza che non augurerei
neppure al mio peggior nemico. Non vedo pregi e preferisco astenermi
dal dire i difetti onde evitare sicure denunce, sono comunque convinto
dell'assoluta inutilità delle medesime e della loro pericolosità
per musicisti e musica. Un solo consiglio ai giovani: state lontano
dai discografici se volete vivere la musica in maniera positiva;
fidatevi solo di quelli che investono su di voi soldi veri, possibilmente
non i vostri; se parlano troppo mollateli al volo o passerete gli
anni successivi a parlare, parlare, parlare... che palle
Alcuni musicisti dei Luf hanno avuto esperienze con
Van De Sfroos, che peraltro tu critichi nella strofa di "Occhio
di volpe". Anche nei Luf compare il dialetto e le trame musicali
pescano nella tradizone irish. Quali sono i rapporti tra voi e il
re Mida del folk lombardo? Quali sono le sostanziali differenze?
Con Davide ho collaborato negli anni del suo ritorno dopo la fine
dei De Sfroos. Ho lavorato per "Breva e Tivan"
e "Per una Poma", l'ho seguito
al Tenco nel 1999 come responsabile artistico, poi qualcosa si è
rotto e ci siam persi di vista. Da un po’ di tempo sono tornato
a collaborare con la Tarantanius per altri progetti. Probabilmente
abbiamo bevuto lo stesso latte, ma siamo figli di padri diversi,
io sono bastardamente di parte e me ne vanto. Lui al contario si
vanta di essere al di sopra delle parti. Sicuramente si frequentano
amici diversi, lui è sicuramente poeticamente molto ma molto
più forte di me. Non c'è pezza, lui è un poeta
vero, dal punto di vista musicale invece, parliamone.
Per colpa del peggior partito xenofobo presente in Italia,
cioè la Lega, spesso chi canta o si esprime in dialetto è
visto come leghista. Io reputo che si possa esser comunisti e aver
un forte orgoglio per le proprie origini, tu cosa pensi di questo
problema?
Da sempre durante i miei concerti io dico che si può essere
fieri di essere lombardi senza essere padani, non dobbiamo permettere
a nessuno di rubarci le nostre radici e tingerle di verde. Sicuramente
i compagni dovrebbero fare un po’ di autocritica, non hanno
mai fatto nulla di serio per valorizzare la musica dialettale. Per
suonare ai loro festival dovevi dichiarare quante costine avresti
fatto vendere e in base a quelle veniva fissato il cachet. Ancora
oggi le programmazioni musicali dei festival non brillano in trasparenza.
Dai un occhio alle programmazioni, fai una comparzaione ragionata
e scoprirari il trucco. Per darti un piccolissimo esempio lo scorso
anno avevamo un discografico-manger e abbiamo fatto ben 4 festival,
quest'anno da uomini liberi abbiamo fatto molti più concerti
ma stranamente neppure un festival. Sarà un caso? boh?
Trovo che "Ocio ai luf" sia un capitolo fondamentale
all'interno dellla scena combat-folk. Melodie perfette, ottimi testi,
un piccolo gioiello. Ti va di raccontarci come è nato il
progetto? Ci puoi anticipare notizie per il futuro?
Il progetto è nato in maniera quasi casuale, il discografico
che ci aveva preso per pubblicare un cd che non ha mi pubblicato
(che adesso da uomini liberi abbiamo pubblicato " quasi Luf")
mi disse una cosa saggia: "Quando fai folk come nel brano Regina
sei fortissimo, nel resto sei normale". Così mi son
detto: perché no? Avevo già scritto cose in dialetto
negli anni '80, avevo il gusto folk e il resto è venuto da
solo. “Ocio ai luf” è
un demo registrato in presa diretta in tre giorni, al quale abbiamo
aggiunto due brani, i cori, rifatto le voci mie. Probabilmnte il
disco meno costoso della storia del folk.
Il futuro è già in atto stiamo preparando "Bala
e fa Balà". Sarà con tutta probabilità
un'autoproduzione, una dozzina o più di brani quasi tutti
già pronti, ancora un misto di dialetto, folk-rock e tanta
voglia di divertirci. Filastrocche tipo "sic sac de soc
sec secat sol sol sota ‘l sul de setember ", vecchi
detti come "Pater noster poc incioster, poc boter a fa
pecat a to moer ", un occhio sempre vigile all'attualità
come "Breva e Taiwan".
Oltre che cantante e musicista sei anche insegnante
e hai avuto una parentesi politica come vice-sindaco di Monticello.
Quali sono i ricordi più felici legati a questo aspetto della
tua vita?
Sono tuttt'ora vicesindaco appena rieletto, sono al terzo mandato...
recidivo. Lavorare in un piccolo paese vuol dire sporcarsi le mani,
lavorare per la gente, fare cose piccole ma importanti. Se fai idiozie,
la "sciura Maria" ti becca all'edicola e ti fa un cu...
così non è come a MIlano o per i politici veri che
il popolo lo vedono solo nelle proizioni e nelle percentuali dei
sondaggi. Qui il controllo della base è quotidiano. Però
dà grandi soddisfazioni. Come diceva Andreotti "Si fa
più un giorno al governo che cent'anni all'opposizione".
L'elemento
social-politico è sempre presente nei tuoi lavori. Quali
sono secondo te i meriti della musica di impegno politico e quali
i suoi difetti?
Non penso esista una musica di impegno politico. Esistono delle
persone che "stupidamente" mettono nella loro musica temi
politici. Chi per calcolo, chi per piaggeria, chi perché
ci crede. Quindi non vedo pregi e difetti della musica politica
ma dei musicisti che la fanno. Ho notato che spesso hanno il cuore
a sinistra ma il portafoglio a destra, come ho notato che nei vari
festival spesso suonano non quelli politicamente impegnati ma quelli
che fanno vendere birra e costine; gli altri li chiamano quando
c'è da suonare "gratis" per le grandi idee. Ultimamente
gli unici onesti che sanno apprezzare l'elemento social-politico
in maniera seria e onesta soni i preti. Lo so che stai ridendo ma
è così, non scordarti che quando la Rai censurava
De Andrè, radio Vaticana lo trasmetteva. I concerti più
belli li ho fatti per i preti (ovvio che c'è prete e prete
comunque...).
Ognuno di noi ha una canzonetta del cuore, un artista
che magari ti vergogni di dire appertamente che ti piace, perché
non fai la figura del compagno-impegnato. Quale è nel tuo
(ma anche per quanto riguarda il resto della band) caso la canzonetta
o il cantante che ti procura gioia uditiva pur non cantando brani
impegnati o interessanti?
P urtroppo sono un talebano e non ho canzoni leggere che mi facciano
godere. Per il resto della band è tutto un altro discorso:
lì si va d i Toto, agli 883 ai Tower of Power, al folk puro.
Ultimamente però, avendo una figlia di 12 anni, godo abbastanza
a sentire Avril Lavine o Anastasia, ma non ho idea di cosa dicano.
Per finire: prossimi impegni dei
Luf ? Spero di sentire presto il nuovo lavoro.
Ancora concerti fino al 20 di settembre, poi in sala e per dicembre
il disco nuovo.
Sappi comunque che negherò sempre di aver detto queste cose...
Intervista
effettuata nel settembre 2004
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