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BiELLE INTERVISTE |
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| "L'oste del Diau" (trad. l'osteria del diavolo) è un lavoro di cui Berardo e soci vanno particolarmente fieri perchè è la prima volta, ci dicono, che lo spirito del gruppo è stato espresso compiutamente. Forse anche per questo la scelta di un lavoro in studio, si, ma quasi in presa diretta, dato che Berardo ha paragonato spesso i concerti live alla vita ed i dischi da studio ad un film che la imita. Molti gli amici -ospiti che partecipano al progetto: l'ex Modena Massimo Giuntini ha portato la sua cornamusa irlandese, Vincenzo Zitello la sua inseparabile arpa, Mario Poletti il mandolino, Gerardo Cardinale il flauto dolce, Diego Dutto la tromba e Giulio Rosa il basso tuba. Il disco, realizzato nei primi due mesi del 2004, è composto da dodici tracce e si apre con "La Reina", la regina, un bourree a due tempi che lasciamo descirvere a Sergio: "Noi la chiamiamo bourree doppio malto perchè è particolarmente veloce, quasi imballabile per coloro i quali si divertono ai nostri concerti ad eseguire le danze tradizionali" - Un lavoro che si è fatto attendere, se escludiamo il singolo uscito ad inizio 2003...
"Era solo un assaggio e, se avete notato, i brani usciti nel promozionale sono stati completamente rinnovati, hanno assunto un respiro completamente diverso. Ad esempio, 'Las Pitabelhas', che era solo un accenno, nel disco è diventata una cosa molto più complessa, impreziosita dall'arpa di Zitello". - Parlavi prima dei balli che accompagnano le vostre musiche ai concerti. Lou Dalfin è un progetto che va ben al di là della musica: c'è appunto il ballo, ma anche la tradizione, la lingua, circoli culturali... "Nel 2001 si è costituita l'Associazione Culturale Lou Dalfin.Diciamo che, da semplice gruppo, il nostro è diventato un centro di iniziative, piccole produzioni sulla musica tradizionale, organizzazione di corsi musicali, di seminari sugli strumenti tradizionali. Attualmente stiamo creando, assieme ad altre associazioni, un progetto per costituire un vero e proprio conservatorio di arti e tradizioni popolari occitane. Ogni inverno, in occasione della festa ufficale del gruppo, si svolge la mostra mercato di liuteria ed artigianato, con la presenza dei più apprezzati liutai d'italia e di Francia. In pratica Lou Dalfin ha dato il via alla rinascita della musica tradizionale delle valli occitane. Questo fenomeno è diventato molto importante perchè è stato vissuto fin dall'inizio non come difesa delle tradizioni e del passato, ma come invenzione, come innovazione, come tradizione che si evolve senza sosta. Il tutto, dunque, mai letto in chiave passatista, statica, imbalsamata, ma creativa, attiva. è un pò lo specchio della nostra mentalità. Non dunque una tradizione chiusa su se stessa, con tutti i rischi di un'indentificazione settaria e xenofoba. Quando si parla di identità si è sempre sul filo del rasoio. Sappiamo benissimo come vengono gestiti questi temi da certe parti politiche, la Lega ad esempio. Quella è una visione becera e razzista che non ci appartiene in alcun modo, non ci interessa" - Hai accennato al rapporto fra tradizione ed innovazione. La vostra musica è moderna, anche se utilizza strumenti antichi, come ad esempio la ghironda. "Si, questo nasce proprio dal mio amore per certi suoni, certi strumenti della tradizione. Un amore precoce, sbocciato quando avevo quindici, sedici anni, perlatro in un momento in cui questi stumenti non si utilizzavano più. Allora mi sono accorto che proprio a casa mia c'era un giacimento di cultura, di storia, una ricchezza immensa che stava morendo. Ho notato che i suonatori di ghironda che abitavano le Valli erano spariti nel periodo tra le due Grandi Guerre, ma erano ben vivi nel ricordo delle persone. Infatti, quando ho avuto la mia prima ghironda, che andavo a suonare in montagna per non far impazzire la gente che mi stava vicino, gli anziani che mi vedevano passare dicevanòAh, quest' na viul", questa è una ghironda, in occitano. La ghironda è lo strumento del sogno. Mentre l'organetto, il violino, il flauto, il clarinetto erano gli strumenti che i contadini del luogo suonavano alla fine dei lavori, per animare le feste ed erano strumenti legati ad una pratica diciamo stanziale, la ghironda era uno strumento che prendeva chi voleva andar via, chi voleva partire. Tu pensala come una nave, a qualcosa di piratesco. Era lo strumento degli avventurieri di strada ed i suonatori di ghironda sono stati sempre personaggi a cavallo tra il suonatore, l'avventuriero, il bandito ed il pirata. C'è un bellissimo quadro della nostra tradizione che raffigura una rissa tra musicisti e il suonatore di ghironda che ha tolto la manovella dallo strumento sta cercando di darla sulla testa ad un altro. è sempre stato uno strumento circondato da un'aura di maledizione, come sarebbe stata ad esempio più tardi la chitarra elettrica per Hendrix". - Qualche anno fa avete dato vita ad una collaborazione con il gruppo basco dei Sustraia, dalla quale è nato un bel live ("Radio Occitania Libra, 1997). Anche in questo nuovo lavoro c'è un brano, "Lantzeko", dedicato al popolo basco. Tra l'altro, l'attualità ci parla di elezioni europee alle quali il popolo basco ancora una volta non potrà partecipare a tutti gli effetti, visto che la lista della sinistra indipendentista è stata ancora una volta messa fuori legge dai nuovi governanti che hanno scalzato Aznar "Ma sappiamo bene che il colonialismo non ha un colore politico. è un fatto etnico, indipendente dalle posizioni politiche di chi lo pratica. Un'ampia parte del popolo basco non avrà la possibilità di essere rappresentato politicamente e questo è scandaloso in un ordinamento impropriamente chiamato democrazia. Riguardo al nostro rapporto con il popolo basco e con la sua musica, abbiamo fatto un disco live, al quale tu ti riferivi, registrato nell'ambito di attività della Biennale di Giovani Artisti del Mediterraneo, quando ancora mi facevano entare alle cose dei giovani (ride). è stato un disco importante, vitale, grintoso. è un pò di tempo che non andiamo nei Paesi Baschi, ma ci torneremo presto.Come presto vorremmo tornare a suonare a Roma, da dove manchiamo da troppo tempo". - E Radio Città Aperta farà di tutto per riportarvi presto dalle nostre parti, dove avete un gran seguito. Una curiosità: molti sbagliano ancora la pronuncia del vostro nome, dicendo Dàlfin, con l'accento sulla a, anzichè Dalfìn... "Purtroppo! Ieri abbiamo fatto la conferenza stampa e persino il nostro addetto stampa ci ha presenati come Lou Dàlfin... lo avrei strozzato! (ride). Ma, scherzi a parte, pensate quanto era importante la lingua occitana nel Medioevo. Era come l'inglese ai giorni nostri. Anche Dante, Petrarca scrivevano abitualmente in occitano. E noi continuiamo a tener viva questa fiamma di cultura, parlando, cantando una lingua che alla televisione non si sente e che i mezzi di comunicazione di massa ignorano. Siamo fieri di questo". - Vuoi aggiungere qualcosa Sergio? "Ad ottobre uscirà un Dvd su Lou Dalfin, con un concerto ed una serie di finestre multimendiali su cultura, strumenti e lingua della nostra tradizione". Intervista effettuata l'11 giugno 2004 |
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