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| Isa
con Max Manfredi |
Isa
è, con Susanna Parigi e poche altre, una delle poche voci
femminili uscite negli ultimi tempi e una rappresentate di una specie
ancora più rara: la cantautrice. Ma, notizia di questi ultimi
tempi, la delicata Isa dalle atmosfere rarefatte e sognanti, si
"butta" nelle braccia dell'elettronica. Il suo nuovo progetto,
dal titolo"L'incrocio della voce", sposa i suoi testi
con le musiche elettroniche di Guido Facchini e Franco Ranieri (dei
Quintorigo) e una prima dimostrazione avverrà sulle tavole
di Acrobatici Anfibi, al Matatu, venerdì 11 febbraio, con
la partecipazione di John De Leo.
Buon
giorno Isa, sono passati due anni dal tuo debutto discografico e
il tuo cd ha fatto solo brevi escursioni al di fuori del mio lettore
da 101 cd. Ascoltarti è un piacere che non cala. Però
... però ... leggo il tuo comunicato stampa e l'annuncio
del progetto a cui stai lavorando e mi vengono i sudori freddi.
Isa e l'elettronica? Come è possibile un matrimonio di questo
tipo? Avevamo lasciato una sorta di Joni Mitchell degli esordi e
ci ritroviamo con J.P.Harvey? Hai voglia e tempo di spiegare il
nuovo progetto?
" Buongiorno
anche a te, caro. Comincio col ringraziarti per il grande complimento
che mi fai nel voler continuare ad ascoltarmi anche sulla lunga
distanza. E per l’altro complimento implicito nei tuoi “sudori
freddi”… peccato che sulla carta non si veda, ma questa
tua domanda mi sta facendo sorridere moltissimo. Mi sembra di sentire
la voce di mio padre davanti alla mia prima minigonna (indossata
superati i trent’anni d’età e qualche centinaio
di complessi) che mi dice sulla porta di casa: “ma non vorrai
mica uscire così?” Isa e l’elettronica…
In generale, non so se la parola “matrimonio” mi si
possa adattare in qualche modo; ma se di matrimonio con la musica
vogliamo parlare, non credo di aver mai pensato di “sposare”
per sempre un genere, uno stile, uno strumento o quant’altro,
se non la Musica, quella “che ti va fin dentro l’anima”,
come canta il Grande Bardo Conte. Non preoccuparti troppo, anche
in questo nuovo progetto dall’apparenza tanto “aliena”
alla radice si trovano sempre le mie canzoni, la mia voce e la mia
faccia. La mia vita. Gli esseri umani sono proposte complicate,
stelle con molte punte. Se penso a me, mi vedo come un prisma. Capace
di uscire in jeans o in tacchi alti, pur rimanendo sempre la stessa
persona, con storie e sogni da raccontare".
E'
un corollario alla prima domanda: come vi siete conosciuti con John
De Leo? Come è nata la voglia di lavorare insieme? Il tramite
mi sembrano Facchini e Ranieri, vero?
In realtà,
è andata all’incontrario. John De Leo
è stato il tramite verso Guido Facchini
e Franco Ranieri. Ho conosciuto
John quattro anni fa durante un seminario sull’uso della voce,
una sorta di “chiacchierar-cantando” sulla tecnica vocalica
che il Maestro ha tenuto a Torino, accompagnato proprio da Guido
e Franco. John possiede uno strumento straordinario, unico in Italia,
che adopera con grande cuore e intelligenza, un enorme dono di natura
coltivato con umanità, umiltà e dedizione. Nel corso
degli anni siamo rimasti in contatto con tutta l’amicizia
crescente che due timidi e selvatici si possono dimostrare senza
imbarazzarsi troppo. Quando ha sentito il mio Disoriente, dopo aver
assistito a un concerto, John mi ha telefonato per farmi arrossire
di generosi complimenti sui testi, le canzoni e la voce, mi ha confessato
che il suono del disco gli sembrava in qualche modo troppo “classico”,
e poi mi ha fatto un’offerta che mi ha lasciata sbacalita:
“non vorresti provare a vedere come diventano le tue canzoni
suonate dai miei musicisti?” Certo che sì! Certo che
vorrei! Caspita e accipicchia! E così il trio De Leo-Facchini-Ranieri
si è momentaneamente scomposto per offrirmi la possibilità
di creare un qualcosa di nuovo con l’apporto elettrico ed
elettronico di Guido e Franco. Sono due artisti strepitosi –
proteiformi e curiosi, traboccanti di bagaglio e di inventiva –
e sono anche due persone meravigliose, due creativi di cuore. Io
li chiamo i miei Maestri, loro si definiscono la mia band. E tutto
questo mi diverte immensamente, e mi fa crescere. Lavorare con loro
è un’esperienza di enorme ricchezza. Spero che John
cammin facendo si lasci prendere da quest’avventura –
di cui è il diretto responsabile – e che decida in
ultimo di sperimentare qualcosa con noi.
In
che modo l'uso di strumenti espressivi così diversi (prima
un paio di chitarre, una fisarmonica, un violino e ora tappeti elettronici,
suoni campionati e impennate pianistiche) si è ripercosso
sul tuo mondo poetico, sulla tua scrittura. Insomma le canzoni di
prima avevano un anima cantautorale decisa e un piede nella tradizione.
Scrivere pensando a una forma di suono diverso ti ha modificato
il modo di scrivere?
Non ho ancora cominciato
a scrivere pensando a una forma di suono diversa. E non so se succederà.
Compongo sempre con la chitarra, per la voce, per la mia voce –
come sostengono alcuni amici, “te le scrivi che te le puoi
cantare solo tu!” – e il mio mondo poetico è
sempre lo stesso, radici in costante mutamento. L’anima cantautorale
e il piede nella tradizione rimangono, ma la bellezza dei piedi
sta proprio nel fatto che ti servono a camminare, correre, ballare.
A muoversi, insomma. La mia scrittura in parte cambia continuamente,
com’è umano che sia, perché anche io appartengo
al regno animale, e dunque ogni giorno invecchio. Per il futuro,
abbiamo in progetto di provare a creare melodie partendo da groove
ritmici proposti dalla chitarra di Franco, per vedere cosa succede
se Isa si sposta un po’ dalle cadenze che le sono più
naturali. Sicuramente lavorare con Facchini e Ranieri sta modificando,
amplificando il mio modo di cantare. I loro arrangiamenti sono partiti
dal presupposto che nelle mie canzoni ci fosse una nota grintosa,
assertiva, una sorta di tensione inquieta che la dolcezza della
mia vocalità, accompagnata da strumentazioni tradizionali,
lasciava in qualche modo soffocare. “Dici cose terribili come
se stessi colando miele”, mi provocano. I loro interventi
sonori si concentrano intorno alla mia voce, e soprattutto intorno
alle parole che pronuncio, alle intenzioni. Mi permettono un’estrema
libertà di movimento, di espressione, di concentrazione.
Il risultato è forte, intenso, avvolgente.
E cosa
raccontano le tue nuove canzoni? Le prime parlavano di tutto il
vissuto di una donna, presa nel suo sbocciare, da giovane inquieta
a donna consapevole. Nel frattempo la tua vita (anche personale)
è cambiata. C'è riflesso di questo nelle tue canzoni?
Rappresentano uno stadio qui e ora o è anche materiale già
scritto? "Disoriente" comprendeva brani scritti dai vent'anni
in poi, no?
Anche questo
progetto raccoglie canzoni nate molti anni fa (Il viaggio è
del 1987) e altre nate ieri. Se Disoriente raccontava trasversalmente
di una generazione smarrita, stelle d’assalto senza punti
di riferimento, in navigazione a vista, il nuovo disco è
invece fortemente femminile e racconta d’amore, di sogni,
di ricerca, di ricordi in modo liquido e obliquo. È anche
un disco in qualche modo spirituale, pieno d’interrogazioni,
dubbi e speranze, con una suite intitolata al Sacro amor profano
che vede in seconda posizione la vicenda di "Maria
Maddalena" così come la raccontano le parole
di Alessio Lega e la musica di Marco Ongaro.
Ma
la "frequentazione" con Alessio Lega e il suo "giro"
di concerti (centri sociali, case del popolo ecc) così diverso
dal tuo, ha influito sul tuo progetto musicale? C'è un'apertura
al sociale nelle tue nuove canzoni? O ci sono altri progetti che
vanno in questa direzione? Mi sembra che questo con Facchini e Ranieri
(a proposito, il nome del progetto è "L'incrocio della
voce"?) non sia l'unico progetto in cottura, né l'unica
collaborazione allo studio.
Iniziamo
con lo sfatare un mito: non sono cresciuta all’ombra del Piccolo
Regio. Anche prima di conoscere Alessio Lega, nella mia ventina
d’anni da praticante avevo già cantato in scuole, piazze,
case del popolo, oratori, centri di solidarietà, case della
donna, università, centri di recupero e in altri luoghi che
non erano esattamente “teatri” nel senso più
classico del termine. E credo che tutte le canzoni tese a raccontare
dell’Uomo (o della Donna) e della vita in una certa misura
mostrino un impegno, un’apertura verso il sociale, verso la
comunità. Più che il suo “giro” di concerti,
è l’incontro con il suo mondo musicale che influisce
inevitabilmente sul mio, come immagino che il mio trovi una qualche
maniera di riverberare un’eco all’interno del suo. È
inevitabile, quando due personalità forti si incontrano.
Di Maria Maddalena, la mia canzone in prestito, si è già
detto. Inoltre, abbiamo in programma per il 2005 anche un vero disco
insieme, sotto la direzione artistica di Marco Spiccio, che provvisoriamente
si intitola Avventure di carta, da una canzone di Alessio, e che
riunisce attorno al tema del viaggio, mentale o migrante, canzoni
sue, mie, i suoi beneamati francesi da lui tradotti, e un inedito
di Max Manfredi, Tristano, che il Lega interpreta con sentimento.
Per quanto riguarda “L’incrocio della voce”, si
tratta del titolo dello spettacolo. Per il cd non abbiamo ancora
preso nessuna decisione definitiva, né sulla scaletta né
sul titolo. Ho proposto diverse alternative per il titolo, ma a
ogni nuova idea la “band” mi si ribalta dalle risate
e trova modo di smontarmi. Il Disoriente era una bandiera, nata
molto prima del cd. Questo nuovo progetto è ancora in gestazione,
a livello magmatico.
Proviamo a spingerti alla polemica (ma non conto molto di
riuscirci): lo scorso anno al Tenco ti sei presentata con un disco
magnifico e hai ottenuto il secondo posto tra gli esordienti, superata
da un esordiente "ridicolo" e solo sulla carta che era
Morgan, al suo primo album solistico con "Canzoni da un appartamento",
ma in realtà al suo dodicesimo album (!) tra singoli e non
coi Blu Vertigo. Quest'anno, in condizioni simili, Alessio Lega
ha invece battuto Raiz (ex Almamegretta), al suo debutto da singolo
con "Wops" dopo 12 dischi col gruppo. Cos'è cambiato
da un anno all'altro? E non ritieni necessario, comunque, che vengano
proposti correttivi alla formula del Tenco? Con quella attuale John
Lennon con "Imagine" e George Harrison con "My sweet
lord" avrebbero partecipato tra gli esordienti!
Sono davvero
contenta che abbia vinto Alessio Lega, perché
si tratta un disco che merita, un artista che vale, un progetto
intelligente. E in più c’è il piacere umano
di vedere il premio che va a qualcuno a cui tieni, e il senso personale
della giustizia che vede andare il premio a qualcuno che non solo
è un vero esordiente, ma è pure prodotto da una piccola
etichetta indipendente. Che è anche la mia stessa, dunque
aggiungi una forma di contentezza solidale da scuderia. Non mi intendo
di formule né di regolamenti, né voglio iniziare ad
occuparmene. Ti posso solo raccontare che il Tenco
per me è racchiuso nella figura di Atahualpa Yupanqui,
che ho visto esibirsi su quel palco nel 1980, e guardavo, ascoltavo,
tremavo e sognavo, e mentre la polvere danzava intorno a lui nel
cono dell’occhio di bue, nella frazione che precede gli applausi,
io ricordo di aver pensato “ecco, è questo, è
così che voglio per me, è così che si può
raccontare, è questo il senso della vita”… Non
che credessi di poter mai eguagliare un maestro di quella portata,
intendiamoci, ma per me quell’esperienza è stata un’illuminazione,
la conferma di una direzione allora scelta ancora con passi incerti
e trepidanti. Arrivare secondi alla targa, là dove essere
secondi non conta niente, porta in sé tutta l’amarezza
di veder bruciare un sogno nel cassetto.
In
ogni caso anche tu hai visto il passaggio da "autrice non pubblicata"
ad "autrice con cd al seguito". Cambia qualcosa nella
percezione da parte del pubblico o degli interlocutori nel mondo
dello spettacolo? Come va il tuo disco? Si trova? E' ben distribuito?
C'è un sito d'appoggio per le vendite? Lo vendi solo ai concerti?
Autrice con
cd al seguito… Bella definizione. Cambia enormemente qualcosa
nella percezione di Isa da parte di Isa: Io ho sempre amato molto
il lato artigiano della vita, mi piace vedere i sogni prendere forma.
Sono una che disegna, scrive, fa maglioni ai ferri, cucina dolci,
ridipinge casa… ecco, il lato creativo delle cose per me deve
accompagnarsi anche a qualcosa di solido, tangibile. Un testimone
del mio passaggio nel mondo. Un oggetto di scambio. Quella parte
di pubblico che vuole portarsi qualcosa di Isa a casa dopo una serata
è indubbiamente più contenta ora che posso offrirgli
un pezzo di me e della mia musica. Io mi porto a casa le emozioni
della gente, e sapessi che ricchezza! Per quanto riguarda il mondo
dello spettacolo, lo conosco ancora troppo poco per poter affermare
che l’aver fatto un cd cambi la vita. In parte certamente
sì, ma non mi sembra che sia una parte molto grande. Cambia
sicuramente qualcosa di più vincere un premio. Il disco,
per quelle che sono le minuscole cifre di un’etichetta indipendente,
è andato bene. Non è ben distribuito, anzi, non è
distribuito, come capita a molti di noi autori di nicchia. Lo vendo
ai concerti, ed è possibile trovarlo in rete nel sito della
Nota o in quello di Materiali
Sonori. Trovo molto buffo, e in qualche modo karmico, essere
in lista tra I-Roy e Isaacs, Gregory, io che ho fatto proprio della
musica reggae e della Dub Poetry il soggetto della mia tesi di laurea.
Infine
uno sguardo al panorama musicale in genere: che musica ascolti?
Che musica ti piace? Vedi all'orizzonte qualche tendenza che potrebbe
essere interessante seguire?
Sono un’ascoltatrice
onnivora. Scelgo cose che mi divertano, o che mi commuovano. Prevalentemente,
quintali di musica italiana; ma anche il mio amato Brel, e Brassens,
e Silvio Rodriguez e Paul Simon, la musica latino americana, jazz
al femminile e bossa nova, per tornare alle voci italiane. Per quanto
riguarda l’orizzonte… ecco, io sono la tipica donna
con la schiena a forma di automobile che si affanna a tenere in
equilibrio tutti i mondi possibili, e la famiglia, e il lavoro,
e la musica, e gli amici, e la casa, e gli imprevisti, e il privato,
e il sociale, e il cane, e il disoriente… Niente di speciale:
come me, milioni di altre persone. Direi che in mezzo a tutto questo
caos postmoderno l’interessante è seguire la musica
che ti balla dentro.
Intervista
effettuata via e-mail il 09 febbraio 2005
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