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Le BiELLE INTERVISTE
Isa: la volta che mi sono messa la minigonna ...
di Giorgio Maimone


Isa con Max Manfredi

Isa è, con Susanna Parigi e poche altre, una delle poche voci femminili uscite negli ultimi tempi e una rappresentate di una specie ancora più rara: la cantautrice. Ma, notizia di questi ultimi tempi, la delicata Isa dalle atmosfere rarefatte e sognanti, si "butta" nelle braccia dell'elettronica. Il suo nuovo progetto, dal titolo"L'incrocio della voce", sposa i suoi testi con le musiche elettroniche di Guido Facchini e Franco Ranieri (dei Quintorigo) e una prima dimostrazione avverrà sulle tavole di Acrobatici Anfibi, al Matatu, venerdì 11 febbraio, con la partecipazione di John De Leo.

Buon giorno Isa, sono passati due anni dal tuo debutto discografico e il tuo cd ha fatto solo brevi escursioni al di fuori del mio lettore da 101 cd. Ascoltarti è un piacere che non cala. Però ... però ... leggo il tuo comunicato stampa e l'annuncio del progetto a cui stai lavorando e mi vengono i sudori freddi. Isa e l'elettronica? Come è possibile un matrimonio di questo tipo? Avevamo lasciato una sorta di Joni Mitchell degli esordi e ci ritroviamo con J.P.Harvey? Hai voglia e tempo di spiegare il nuovo progetto?

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Buongiorno anche a te, caro. Comincio col ringraziarti per il grande complimento che mi fai nel voler continuare ad ascoltarmi anche sulla lunga distanza. E per l’altro complimento implicito nei tuoi “sudori freddi”… peccato che sulla carta non si veda, ma questa tua domanda mi sta facendo sorridere moltissimo. Mi sembra di sentire la voce di mio padre davanti alla mia prima minigonna (indossata superati i trent’anni d’età e qualche centinaio di complessi) che mi dice sulla porta di casa: “ma non vorrai mica uscire così?” Isa e l’elettronica… In generale, non so se la parola “matrimonio” mi si possa adattare in qualche modo; ma se di matrimonio con la musica vogliamo parlare, non credo di aver mai pensato di “sposare” per sempre un genere, uno stile, uno strumento o quant’altro, se non la Musica, quella “che ti va fin dentro l’anima”, come canta il Grande Bardo Conte. Non preoccuparti troppo, anche in questo nuovo progetto dall’apparenza tanto “aliena” alla radice si trovano sempre le mie canzoni, la mia voce e la mia faccia. La mia vita. Gli esseri umani sono proposte complicate, stelle con molte punte. Se penso a me, mi vedo come un prisma. Capace di uscire in jeans o in tacchi alti, pur rimanendo sempre la stessa persona, con storie e sogni da raccontare".

E' un corollario alla prima domanda: come vi siete conosciuti con John De Leo? Come è nata la voglia di lavorare insieme? Il tramite mi sembrano Facchini e Ranieri, vero?

In realtà, è andata all’incontrario. John De Leo è stato il tramite verso Guido Facchini e Franco Ranieri. Ho conosciuto John quattro anni fa durante un seminario sull’uso della voce, una sorta di “chiacchierar-cantando” sulla tecnica vocalica che il Maestro ha tenuto a Torino, accompagnato proprio da Guido e Franco. John possiede uno strumento straordinario, unico in Italia, che adopera con grande cuore e intelligenza, un enorme dono di natura coltivato con umanità, umiltà e dedizione. Nel corso degli anni siamo rimasti in contatto con tutta l’amicizia crescente che due timidi e selvatici si possono dimostrare senza imbarazzarsi troppo. Quando ha sentito il mio Disoriente, dopo aver assistito a un concerto, John mi ha telefonato per farmi arrossire di generosi complimenti sui testi, le canzoni e la voce, mi ha confessato che il suono del disco gli sembrava in qualche modo troppo “classico”, e poi mi ha fatto un’offerta che mi ha lasciata sbacalita: “non vorresti provare a vedere come diventano le tue canzoni suonate dai miei musicisti?” Certo che sì! Certo che vorrei! Caspita e accipicchia! E così il trio De Leo-Facchini-Ranieri si è momentaneamente scomposto per offrirmi la possibilità di creare un qualcosa di nuovo con l’apporto elettrico ed elettronico di Guido e Franco. Sono due artisti strepitosi – proteiformi e curiosi, traboccanti di bagaglio e di inventiva – e sono anche due persone meravigliose, due creativi di cuore. Io li chiamo i miei Maestri, loro si definiscono la mia band. E tutto questo mi diverte immensamente, e mi fa crescere. Lavorare con loro è un’esperienza di enorme ricchezza. Spero che John cammin facendo si lasci prendere da quest’avventura – di cui è il diretto responsabile – e che decida in ultimo di sperimentare qualcosa con noi.

In che modo l'uso di strumenti espressivi così diversi (prima un paio di chitarre, una fisarmonica, un violino e ora tappeti elettronici, suoni campionati e impennate pianistiche) si è ripercosso sul tuo mondo poetico, sulla tua scrittura. Insomma le canzoni di prima avevano un anima cantautorale decisa e un piede nella tradizione. Scrivere pensando a una forma di suono diverso ti ha modificato il modo di scrivere?

Non ho ancora cominciato a scrivere pensando a una forma di suono diversa. E non so se succederà. Compongo sempre con la chitarra, per la voce, per la mia voce – come sostengono alcuni amici, “te le scrivi che te le puoi cantare solo tu!” – e il mio mondo poetico è sempre lo stesso, radici in costante mutamento. L’anima cantautorale e il piede nella tradizione rimangono, ma la bellezza dei piedi sta proprio nel fatto che ti servono a camminare, correre, ballare. A muoversi, insomma. La mia scrittura in parte cambia continuamente, com’è umano che sia, perché anche io appartengo al regno animale, e dunque ogni giorno invecchio. Per il futuro, abbiamo in progetto di provare a creare melodie partendo da groove ritmici proposti dalla chitarra di Franco, per vedere cosa succede se Isa si sposta un po’ dalle cadenze che le sono più naturali. Sicuramente lavorare con Facchini e Ranieri sta modificando, amplificando il mio modo di cantare. I loro arrangiamenti sono partiti dal presupposto che nelle mie canzoni ci fosse una nota grintosa, assertiva, una sorta di tensione inquieta che la dolcezza della mia vocalità, accompagnata da strumentazioni tradizionali, lasciava in qualche modo soffocare. “Dici cose terribili come se stessi colando miele”, mi provocano. I loro interventi sonori si concentrano intorno alla mia voce, e soprattutto intorno alle parole che pronuncio, alle intenzioni. Mi permettono un’estrema libertà di movimento, di espressione, di concentrazione. Il risultato è forte, intenso, avvolgente.

E cosa raccontano le tue nuove canzoni? Le prime parlavano di tutto il vissuto di una donna, presa nel suo sbocciare, da giovane inquieta a donna consapevole. Nel frattempo la tua vita (anche personale) è cambiata. C'è riflesso di questo nelle tue canzoni? Rappresentano uno stadio qui e ora o è anche materiale già scritto? "Disoriente" comprendeva brani scritti dai vent'anni in poi, no?

Anche questo progetto raccoglie canzoni nate molti anni fa (Il viaggio è del 1987) e altre nate ieri. Se Disoriente raccontava trasversalmente di una generazione smarrita, stelle d’assalto senza punti di riferimento, in navigazione a vista, il nuovo disco è invece fortemente femminile e racconta d’amore, di sogni, di ricerca, di ricordi in modo liquido e obliquo. È anche un disco in qualche modo spirituale, pieno d’interrogazioni, dubbi e speranze, con una suite intitolata al Sacro amor profano che vede in seconda posizione la vicenda di "Maria Maddalena" così come la raccontano le parole di Alessio Lega e la musica di Marco Ongaro.

Ma la "frequentazione" con Alessio Lega e il suo "giro" di concerti (centri sociali, case del popolo ecc) così diverso dal tuo, ha influito sul tuo progetto musicale? C'è un'apertura al sociale nelle tue nuove canzoni? O ci sono altri progetti che vanno in questa direzione? Mi sembra che questo con Facchini e Ranieri (a proposito, il nome del progetto è "L'incrocio della voce"?) non sia l'unico progetto in cottura, né l'unica collaborazione allo studio.

Iniziamo con lo sfatare un mito: non sono cresciuta all’ombra del Piccolo Regio. Anche prima di conoscere Alessio Lega, nella mia ventina d’anni da praticante avevo già cantato in scuole, piazze, case del popolo, oratori, centri di solidarietà, case della donna, università, centri di recupero e in altri luoghi che non erano esattamente “teatri” nel senso più classico del termine. E credo che tutte le canzoni tese a raccontare dell’Uomo (o della Donna) e della vita in una certa misura mostrino un impegno, un’apertura verso il sociale, verso la comunità. Più che il suo “giro” di concerti, è l’incontro con il suo mondo musicale che influisce inevitabilmente sul mio, come immagino che il mio trovi una qualche maniera di riverberare un’eco all’interno del suo. È inevitabile, quando due personalità forti si incontrano. Di Maria Maddalena, la mia canzone in prestito, si è già detto. Inoltre, abbiamo in programma per il 2005 anche un vero disco insieme, sotto la direzione artistica di Marco Spiccio, che provvisoriamente si intitola Avventure di carta, da una canzone di Alessio, e che riunisce attorno al tema del viaggio, mentale o migrante, canzoni sue, mie, i suoi beneamati francesi da lui tradotti, e un inedito di Max Manfredi, Tristano, che il Lega interpreta con sentimento. Per quanto riguarda “L’incrocio della voce”, si tratta del titolo dello spettacolo. Per il cd non abbiamo ancora preso nessuna decisione definitiva, né sulla scaletta né sul titolo. Ho proposto diverse alternative per il titolo, ma a ogni nuova idea la “band” mi si ribalta dalle risate e trova modo di smontarmi. Il Disoriente era una bandiera, nata molto prima del cd. Questo nuovo progetto è ancora in gestazione, a livello magmatico.


Proviamo a spingerti alla polemica (ma non conto molto di riuscirci): lo scorso anno al Tenco ti sei presentata con un disco magnifico e hai ottenuto il secondo posto tra gli esordienti, superata da un esordiente "ridicolo" e solo sulla carta che era Morgan, al suo primo album solistico con "Canzoni da un appartamento", ma in realtà al suo dodicesimo album (!) tra singoli e non coi Blu Vertigo. Quest'anno, in condizioni simili, Alessio Lega ha invece battuto Raiz (ex Almamegretta), al suo debutto da singolo con "Wops" dopo 12 dischi col gruppo. Cos'è cambiato da un anno all'altro? E non ritieni necessario, comunque, che vengano proposti correttivi alla formula del Tenco? Con quella attuale John Lennon con "Imagine" e George Harrison con "My sweet lord" avrebbero partecipato tra gli esordienti!

Sono davvero contenta che abbia vinto Alessio Lega, perché si tratta un disco che merita, un artista che vale, un progetto intelligente. E in più c’è il piacere umano di vedere il premio che va a qualcuno a cui tieni, e il senso personale della giustizia che vede andare il premio a qualcuno che non solo è un vero esordiente, ma è pure prodotto da una piccola etichetta indipendente. Che è anche la mia stessa, dunque aggiungi una forma di contentezza solidale da scuderia. Non mi intendo di formule né di regolamenti, né voglio iniziare ad occuparmene. Ti posso solo raccontare che il Tenco per me è racchiuso nella figura di Atahualpa Yupanqui, che ho visto esibirsi su quel palco nel 1980, e guardavo, ascoltavo, tremavo e sognavo, e mentre la polvere danzava intorno a lui nel cono dell’occhio di bue, nella frazione che precede gli applausi, io ricordo di aver pensato “ecco, è questo, è così che voglio per me, è così che si può raccontare, è questo il senso della vita”… Non che credessi di poter mai eguagliare un maestro di quella portata, intendiamoci, ma per me quell’esperienza è stata un’illuminazione, la conferma di una direzione allora scelta ancora con passi incerti e trepidanti. Arrivare secondi alla targa, là dove essere secondi non conta niente, porta in sé tutta l’amarezza di veder bruciare un sogno nel cassetto.

In ogni caso anche tu hai visto il passaggio da "autrice non pubblicata" ad "autrice con cd al seguito". Cambia qualcosa nella percezione da parte del pubblico o degli interlocutori nel mondo dello spettacolo? Come va il tuo disco? Si trova? E' ben distribuito? C'è un sito d'appoggio per le vendite? Lo vendi solo ai concerti?

Autrice con cd al seguito… Bella definizione. Cambia enormemente qualcosa nella percezione di Isa da parte di Isa: Io ho sempre amato molto il lato artigiano della vita, mi piace vedere i sogni prendere forma. Sono una che disegna, scrive, fa maglioni ai ferri, cucina dolci, ridipinge casa… ecco, il lato creativo delle cose per me deve accompagnarsi anche a qualcosa di solido, tangibile. Un testimone del mio passaggio nel mondo. Un oggetto di scambio. Quella parte di pubblico che vuole portarsi qualcosa di Isa a casa dopo una serata è indubbiamente più contenta ora che posso offrirgli un pezzo di me e della mia musica. Io mi porto a casa le emozioni della gente, e sapessi che ricchezza! Per quanto riguarda il mondo dello spettacolo, lo conosco ancora troppo poco per poter affermare che l’aver fatto un cd cambi la vita. In parte certamente sì, ma non mi sembra che sia una parte molto grande. Cambia sicuramente qualcosa di più vincere un premio. Il disco, per quelle che sono le minuscole cifre di un’etichetta indipendente, è andato bene. Non è ben distribuito, anzi, non è distribuito, come capita a molti di noi autori di nicchia. Lo vendo ai concerti, ed è possibile trovarlo in rete nel sito della Nota o in quello di Materiali Sonori. Trovo molto buffo, e in qualche modo karmico, essere in lista tra I-Roy e Isaacs, Gregory, io che ho fatto proprio della musica reggae e della Dub Poetry il soggetto della mia tesi di laurea.

Infine uno sguardo al panorama musicale in genere: che musica ascolti? Che musica ti piace? Vedi all'orizzonte qualche tendenza che potrebbe essere interessante seguire?

Sono un’ascoltatrice onnivora. Scelgo cose che mi divertano, o che mi commuovano. Prevalentemente, quintali di musica italiana; ma anche il mio amato Brel, e Brassens, e Silvio Rodriguez e Paul Simon, la musica latino americana, jazz al femminile e bossa nova, per tornare alle voci italiane. Per quanto riguarda l’orizzonte… ecco, io sono la tipica donna con la schiena a forma di automobile che si affanna a tenere in equilibrio tutti i mondi possibili, e la famiglia, e il lavoro, e la musica, e gli amici, e la casa, e gli imprevisti, e il privato, e il sociale, e il cane, e il disoriente… Niente di speciale: come me, milioni di altre persone. Direi che in mezzo a tutto questo caos postmoderno l’interessante è seguire la musica che ti balla dentro.

Intervista effettuata via e-mail il 09 febbraio 2005

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