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BiELLE INTERVISTE
 
Enrico Giaretta: intervista al buio
di Giorgio Maimone

Enrico Giaretta è un giovane musicista di cui ancora si sa poco. Per l'esattezza io non ne so niente. Non l'ho mai sentito suonare e, fino all'altro giorno non sapevo nemmeno che esistesse.Poi arriva un comunicato stampa, l'annuncio di un concerto e la proposta: "Vuoi parlare con Giaretta". Perché no? Ma non ne ho mai sentito un disco. "Per forza, non c'è ancora. Uscirà a settembre". E allora proviamo questa sorta di "intervista al buio". C'è sempre una prima volta.

Un’intervista strana. Non solo non ho mai sentito niente di te, ma non esiste nemmeno niente che si possa sentire! Non ho mai sentito neanche una nota tua. Però, appunto per questo, sono ancora più curioso

"In realtà noi stiamo percorrendo una strada inversa; prima di fare il disco andiamo a fare il “live”! (ride)"

Allora spiegami un po’ questo percorso eclettico

"Dopo un lungo periodo in cui ho suonato come pianista, un po’ ovunque, ho scritto una serie di brani miei da una parte. Li ho tirati fuori, li ho messi insieme, gli ho dato un po’ un senso. Forse. E poi ho la fortuna di avere grandi amici che sono anche grandi musicisti coi quali ho collaborato per altre cose. Ho fatto quindi questa band, con Riccardo Vitanza come supervisore, ho iniziato a suonare dal Blue Note: ho fatto la prima data lì e poi siamo andati in giro per tutta l’Italia, fino a tornare questa sera (Giovedì 22 aprile – ndr) a suonare a Milano al Sio Cafè (viale A.e P. Pirelli, 6 – ore 22,00). Dopo di che a settembre entreremo in studio per fare questo disco".

Quindi manca ancora qualche mese al disco. Che però è già pronto

Sì, c’è tutto, però abbiamo avuto voglia di fare un rodaggio live, per capire veramente se alcuni arrangiamenti sono giusti, se alcune canzoni vanno fatte in quel modo piuttosto che in un altro,

Il disco si chiamerà “Panamerica”?

Sì, io spero di sì, quello è il titolo che vorrei dargli

Che tipo di disco è? Che musica fai?

E’ un disco … io vengo dalla musica classica innanzitutto e mi sono avvicinato a sonorità un po’ jazz, un po’ latine, perché girando per il mondo a suonare prima musica classica, poi il resto ho assorbito diverse influenze. Andavo in Argentina sono tornato e dopo due mesi ho scritto un tango!
Ho conosciuto lì tutti quelli che facevano Piazzola e altri e quindi per forza assimili delle influenze, dei sapori dei posti dove vai

Le tue sono canzoni, complete di testo o solo musica?

Sono canzoni. Cantante. Io scrivo testo e musica. Canzoni un po’ d’autore.

Quindi sostanzialmente ti riconosci nel filone canzone d’autore?

Sì, sì

O almeno speri …

Spero, sì, spero, io mi ci infilerei volentieri

I tuoi referenti chi sono? Sia musicali che testuali?

Dunque, musica classica a parte io ascolto un po’ di tutto da Paolo Conte ai Beatles, ai Led Zeppelin, agli U2. Una bella cosa è bella. Punto.

Ma ci sono influenze di tutti questi nei tuoi lavori? Far convivere Conte e i Led Zeppelin mi pare complicato

No, quello che faccio io è una strada molto “contiana”, diciamo così e con rispetto parlando

I tuoi partner in questa avventura chi sono?

Il violinista si chiama Olen Cesari, un grande violinista nonché mio grande amico. Lui ha suonato con Cammarriere, Dalla, Baglioni, perfino Bob Dylan. Ne ha fatti quattro o cinque di quelli grossi. Siamo cresciuti insieme da quando lui è arrivato dall’Albania qui in Italia. Aveva 16 anni, adesso ne ha ventotto. Poi c’è Stefano Corrias, il batterista, che vive in Olanda. Anche lui ha una storia molto movimentata. All’inizio era un pilota dell’Alitalia. Ha sempre suonato la batteria e un bel giorno ha detto lascio l’Alitalia e faccio solo il batterista. Poi Stefano Nunzi, al contrabbasso, contrabbassista di Roma ha appena fatto un omaggio a Billie Holiday con Ami Stewart, un tour teatrale. Alla tromba c’è Andrea Tofanelli che adesso sta con Fiorello e quando non c’è Tofanelli viene il maestro Cicci Santucci.

E poi tu piano e voce

Ci sono io e poi, piano piano, in estate inseriremo un bandoneon e un chitarrista. Facciamo le cose con calma.

Una big band!

Diventerà una bella band! Stiamo facendo questo rodaggio proprio perché così si inserisce un elemento alla volta e lo si va a collocare proprio lì dove andrebbe messo

E’ da tanto che suonate insieme?

Sì, il trio batteria pianoforte e violino siamo insieme da 15 anni. Prima con Califano, poi con Cammarriere e anche nella vita siamo amici.

E questo progetto dell’Enrico Giaretta Quartet quando è partito?

E’ partito il primo febbraio di quest’anno. Stiamo andando in giro a fare una media di due date a settimana, non di più. Due giorni fa eravamo a Civitavecchia, ieri a Roma …

Nelle tue canzoni cosa racconti? Qual è il tema dominante?

Io racconto un po’ di tutto ho un modo di scrivere testi un po’ particolare. A volte scrivo delle cose semplici senza fronzoli e a volte uso metafore, giri di parole. Mi diverte molto e mi diverte anche cercare sonorità particolari nelle parole stesse. Sto imparando, devo dire. Piano piano. In realtà io nasco musicista, però un po’ vicino a Califano, un po’ a Dalla … insomma, impari un sacco di cose.

Tu quanti anni hai?

Adesso 33.

Un giovane quindi. E senti, arrivare sarà difficilissimo, ma quale pensi possa essere la strada migliore per farsi conoscere?

Io oggi dico che è questo . Ci ho pensato due anni, ho scritto queste cose e poi alla fine ho riflettuto e ho visto che è inutile andarsi a proporre con un disco alla casa discografica che poi non ci crede molto. E’ veramente difficile. Però la crisi è anche artistica, perché a volte le case discografiche si trovano davanti gli artisti sbagliati, perché magari quelli “giusti” stanno chiusi in una casa o in una cantina a suonare. I discografici alla mattina si alzano alle otto, non vanno in giro la notte fino alle quattro nelle cantine. E allora la strada è questa. Suonare “live”. Io da quando ho iniziato a fare il “live” ho avuto i primi grossi contatti concreti. Appena inizi a fare cose “live” e le fai bene, con le buone intenzioni, si muove tutto.

La risposta del pubblico è buona

Sì, il pubblico sì e anche noi ci divertiamo sul palco e si vede. Se uno fa le cose in modo sincero … sei lì perché suoni e ti diverti e la gente lo avverte.

Mi dici qualche titolo di canzone così inizio a pensare come potrebbero suonare? Almeno nella mia testa.

C’è una canzone che si intitola “Prima che il gallo canti”

Da Pavese?

“No, è una storia d’amore in un momento di guerra. L’ho scritta l’anno scorso. Poi c’è un brano che si intitola “Ca va sans dire”. Ha solo il titolo in francese e c’è solo qualche frase francese dentro. Parla di una storia tra Roma e Parigi, ma io non sono mai stato a Parigi! Poi c’è “Panamerican” che è il brano che dà il titolo all’Album e che tra l’altro è stata appena incisa da un mio amico, autore con me di questo brano. Marcello Murru. E’ appena uscito il disco con la canzone che lui ha chiamato “Blu”, ha cambiato il titolo. Però è la stessa, mia e sua, è identica.

Hai collaborato anche con Murru?

Sì, ci sono dei pezzi che ho scritto con lui nel mio disco. E’ un grande artista e mi ha presentato il maestro Lilli Greco con il quale ho collaborato per questo progetto.

Grandi nomi vengono fuori! Ci puntano davvero su di te.

Lilli mi vuole molto bene. Non so se è più un fatto affettivo o artistico. E’ una grande persona.

Parte tutto sotto i migliori auspici allora.

Sì, abbiamo tutta la buona volontà del caso e poi il consiglio che do in merito alle strade da intraprendere è quello di non avere fretta. Anche se uno a 28 anni è portato a dire “Madonna, ho 28 anni! Vorrei fare…” e invece ci sono dei tempi di maturazione che sono quelli. Le cose devono seguire il loro corso.

Grazie. Se appena ce la faccio vengo stasera a sentirti. Così per dare un senso più preciso a questa intervista.

Stasera saremo in quattro. Pianoforte, contrabbasso, batteria e violino. Ma sufficienti per fare buona musica. Spero di vederti.

Intervista effettuata il 21-04-2004

   
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