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BiELLE INTERVISTE
Gianfranco Manfredi: a trasloco in corso
di Giorgio Maimone

Riusciamo a raggiungere Gianfranco Manfredi esattamente a Ferragosto, impegnato in un “apocalittico trasloco” con “migliaia di libri da imballare, caricare e scaricare… ho la schiena a pezzi”. Anche per Gianfranco, scrittore, autore di fumetti, sceneggiatore, musicista, autore teatrale è arrivato il momento di lasciare Milano per trasferirsi sui monti dalle parti di Sondrio. Gianfranco è stato un autore “seminale” per gli anni ’70, autore di almeno un capolavoro (“Ma chi ha detto che non c’è”) e ti una lunga e feconda collaborazione con Ricky Gianco, che ancora prosegue. Recentemente la BMG ha ripubblicato tre suoi dischi (“Ma non è una malattia”, “Zombie di tutti il mondo unitevi” e “L’Università della canzonetta”) nella collana Indimenticabili, a 5 euro. Il successo è stato immediato.

“In effetti i cd vanno subito esauriti: non fanno in tempo a metterli fuori che vengono subito venduti. Ma c’è un motivo di fondo: l’industria discografica ormai è figlia di internet. La Bmg ha rieditato i miei dischi solo perché si è accorta che i miei pezzi erano molto scaricati dai siti di scambio. Circolavano cd pirata nelle fiere, nelle bancarelle, nei centri sociali e quindi hanno pensato: “questo un mercato ce l’ha”. Ciò significa che non solo non dovrebbero essere penalizzati i siti di scambio, ma dovrebbero essere pagati perché loro fanno la ricerca per le case discografiche (ride). Se non ci fossero stati i siti di scambio loro non si sarebbero accorti neanche che i ragazzi ricominciavano a cantare i pezzi di Rino Gaetano, non lo supponevano neanche.

Una bella soddisfazione, no?

Sì certo, a Milano. Però, poi dipende cosa succederà nel resto d’Italia. Evidentemente c’è qualcuno che ancora si ricorda di me. Credo che tra i ragazzi stia ritornando un po’ di curiosità sugli anni ’70: mi è parso che abbiano anche fatto una specie di best degli Area. E obbiettivamente il fatto che abbiano scelto di metterli in vendita a 5 euro è un fatto importante. Per quella cifra ti passa anche la voglia di scaricarli da internet. Praticamente se sommi il costo del cd vergine, il tempo che ci metti e la fatica, viene a costarti di più scaricarli che non andarli a comprare.

C’è un libretto un po’ spartano, ma tanto sul tuo sito si trovano tutti i testi. Venendo a tempi più recenti, hai detto che operazione come "Danni collaterali" ti danno uno stimolo in più per riprendere voglia di scrivere canzoni o di occuparti di materiale come le canzonette. Ma il tuo giudizio sul prodotto è del tutto positivo? Io l'ho trovato molto discontinuo, con belle cose ("Che ci hanno fatto", "Al milite ignoto" e "Lampante" su tutto) e altre grondanti di retorica, come la title track. La retorica a fine di bene ne uccide più della spada!

Hai ragione. Ricky ha faticato molto a lavorare sul testo di Fernanda Pivano, tra musica e interventi sul testo ci ha messo un paio d’anni… d’altro canto ci tenevamo parecchio al contributo di Fernanda. E ritengo fosse giusto nell’ambito dell’operazione, ospitare differenti punti di vista e diversi stili espressivi. Avrei preferito ci fosse più tempo per “Danni Collaterali”, ma abbiamo dovuto lavorare molto in fretta. Il brano della Pivano non era stato scritto per l’occasione, altri sì. Avevamo inciso anche un pezzo corale che era la versione italiana di “Soldiers of Peace” di Crosby, Still, Nash, Young , ma il loro avvocato americano ce lo ha vietato, mandandoci anche una lettera intimidatoria, così abbiamo dovuto gettarlo via. A Lolli avevo proposto addirittura di tradurre e interpretare I’m a soldier di Eminem . A lui l’idea piaceva molto, ma non ha avuto il tempo di realizzarla. Anche Gino Paoli che avrebbe dovuto fare la versione di Democracy di Leonard Cohen, un brano meraviglioso, ha dovuto desistere per mancanza di tempo. Così insomma, il Cd non è venuto proprio come lo si era pensato. Ciò non toglie che sia stata un’esperienza molto bella. Con alcuni (Eugenio Finardi, Claudio Lolli) ci siamo ritrovati in sala dopo tanto tempo. Peccato che la cosa non risulti perché il brano ( Soldiers of Peace appunto) non è stato autorizzato. Abbiamo potuto lavorare meglio con gli indipendenti: come Mclean, la Di Franco e Sinead O’Connor. Le ultime due, secondo i loro rappresentanti italiani, potevamo anche scordarcele perché secondo loro, mai avrebbero concesso l’autorizzazione, invece sono state felici di partecipare. Quando si riesce a comunicare direttamente tra “artisti” tutto si facilita e si vede anche la diversità tra le persone, cioè da chi valuta in base al business e da chi è veramente disponibile alle affinità e alla comunicazione sociale.

Uno dei tuoi "talenti" non più praticato era impiegato nello scrivere saggi di critica musicale, come quelli su Battisti, Jannacci, Celentano etc. Dal 1982 non ne hai più scritti (e quelli che hai scritto mi risultano introvabili). Questione di mancanza di tempo? O di interesse? Più in generale che ne pensi della critica musicale in Italia? Deliri dilettantistici o si sono formate scuole e un minimo di tradizione, nella più giovane tra le discipline di critica in fin dei conti (meno di 50 anni).

I miei saggi di un tempo verranno ristampati con qualche aggiornamento a settembre da Francesco Coniglio Editore , raccolti in un unico volume che dovrebbe intitolarsi “Quelli che cantano nei dischi”. Non ho più fatto, se non molto occasionalmente, il critico musicale perché la critica musicale sui giornali è praticamente scomparsa ed è diventata pura promozione. Inoltre la maggior parte della musica prodotta in Italia non la capisco ( mio limite) e non mi interessa, a parte pochissimi che mi piacciono (tipo Caparezza). Ho molti dubbi anche su Ligabue di cui apprezzo la sincerità e la trasparenza ma che mi lascia spesso desolato per la povertà dei testi, e ho da sempre un certo moderato fastidio persino per Vasco Rossi . Se avesse cantato i suoi pezzi negli anni 70, lo avrebbero fatto a pezzi, per un certo autocelebrativismo ("Vado al massimo", "Siamo solo noi") che è il contrario del nostro generazionale undestatement e della nostra auto-ironia (non di tutti). Non si sarebbe tollerato, in particolare, che "Come stai" diventasse il gingle della Telecom. Ci si distingue dall’uomo comune procurandosi un cellulare di ultima generazione? Ma per favore! Se artisti miliardari non trovano di meglio che auto-sputtanare le proprie canzoni vendendole alla pubblicità , allora significa che si è smarrito il minimo amor proprio. Ascolto molto materiale nuovo, ad esempio ho comprato il doppio dei Tetes de Bois, e cose buone le sento ancora, ma globalmente mi pare che latitino nuove personalità di grande spessore e comunicativa. Una sera, dopo un concerto dei validissimi Modena City Ramblers ho scoperto che pur dicendosi amanti della tradizione del pop-rock irlandese non avevano mai sentito nominare gli Steeleye Span e molti altri gruppi storici. Il che significa che non si studia. Apprezzo di più la ricerca dei Gang da questo punto di vista. Ma secondo me, quelli bravi e volonterosi non dovrebbero limitarsi al ruolo di “testimoni” , ma sforzarsi di tirar fuori dal cappello dei brani nuovi e veramente popolari . Credo che il loro lavoro sia ostacolato dal fatto che le radio non sono più libere e dal malcostume delle play-list. D’altro canto non ci si deve accontentare di “presidiare il margine”! Finora ho citato il meglio… da recensore, avrei dovuto occuparmi anche di Biagio Antonacci! Allora meglio desistere, ci sono cose più interessanti da fare nella vita.

Della riedizione dei tuoi dischi abbiamo già parlato. Non abbiamo però affrontato "L'università della canzonetta", come è nata? Cosa rappresenta? Una trasmissione televisiva?

Era una mezza cacata, a dire il vero… la trasmissione televisiva avrebbe dovuto andare in onda tutti i giorni prima del TG della sera. Voleva essere un’ironica presa in giro del revival: era ambientata in una scuola del futuro dove la materia d’insegnamento era la canzonetta anni 60, diventata, per i ragazzi, affliggente quanto il latino. Gli scenografi di Rai Due hanno cannato completamente scenografie e costumi, abbiamo girato il tutto a Torino, in un ambiente di una tristezza inaudita, davvero sepolcrale. Minoli che aveva creduto nel progetto, è stato il primo a incazzarsi giustamente perché lo script non era stato rispettato, dagli studi torinesi, nelle sue caratteristiche. Poi comunque la trasmissione venne spostata ( insieme ad altre dello stesso segmento, tra le quali una di Rascel e una di Buzzanca) al primissimo pomeriggio per inaugurare una nuova fascia di Rai Due. Dunque andò in onda a fine estate, alle 14, in un’ora in cui nessuno guardava la Tv. Credo l’abbia vista Renzo Arbore perché poi il suo D.O.C. riprese lo schema delle finte “lezioni” proprio della nostra trasmissione. Tutto sommato è bene che nessuno l’abbia vista perché in quell’orario pre-serale (allora non esisteva Mediaset) avrei rischiato di diventare molto popolare (a quell’ora le trasmissioni di questo genere facevano come minimo sei milioni di audience) con un tipo di prodotto facilone che non mi corrispondeva affatto e mi snaturava (nonostante fossi io l’autore, ma chi è senza peccato…). Nello stesso periodo, il mio amico Ivan Cattaneo conosceva i trionfi del revival ironico, ma questo suo passaggio “commerciale” poi lo ha rovinato , non come persona, ma come cantante-autore , relegandolo a un cliché faticosissimo da sopportare. Il flop della “Canzonetta” mi ha se non altro evitato questa condanna. Riascoltando il disco, l’ho trovato meno brutto di come me lo ricordavo… e c’è anche una bizzarria, cui nessuno ovviamente ha fatto caso… l’ultimo brano è una cover di Memories are made of this di Dean Martin , cover assolutamente fuori di testa: è la storia di uno che cerca una ragazza che non trova più all’indirizzo dove l’aveva conosciuta, una ragazza sparita misteriosamente e di colpo. L’indirizzo era via Po a Torino, dove era stato scovato un rifugio delle BR.

Tre dischi tra i tuoi sono stati riediti con buoni risultati, ma ce ne sono ancora 5 sepolti dalla nebbia del tempo. Quali di questi vorresti vedere ripubblicati (tutti immagino), ma c'è qualcuno tra questi dischi che ritieni ancora particolarmente attuale?

Avrei preferito un “the best” collezionando pezzi qua e là . Uno dei migliori che ho fatto è stato senz’altro l’ultimo “In paradiso fa troppo caldo” che in pochi hanno potuto ascoltare causa play list. La cosa che mi piacerebbe di più in realtà, sarebbe di ripubblicare qualcuno dei molti inediti registrati nel tempo, brani troppo avanti per essere pubblicati (a giudizio dei discografici di turno) oppure giudicati troppo sconvenienti. Mi sono rimasti i nastri dei provini, in certi casi eccellenti (per esempio quelli registrati con Fernando Fera, o altri realizzati con Tommaso Vittorini). Mi piacerebbe anche rieseguire dei brani che ho dato ad altri e che sono stati realizzati in un modo che secondo me non rendeva giustizia soprattutto al testo. D’altro canto non sono un tipo da pentimenti e preferisco sempre lavorare a cose nuove piuttosto che rispolverare. L’unica cosa che mi è rimasta sullo stomaco è che nessuno abbia potuto sentire una mia cantata di mezz’ora su una sinfonia di Mahler!

Nella collana "Indimenticabili" a 5 euro è appena uscita anche la riedizione di "Arcimboldo" di Ricky Gianco, di cui tu sei stato l'autore di tutti i testi. Ennesima puntata di una collaborazione ormai trentennale e che continua ancora. A mio parere Arcimboldo è stato un album di grande rilevanza. Pare anche che nel disco suonasse la PFM al completo. Ci si rende conto, mentre si incide un album di quale possa essere il suo valore?

No. Alle volte si fanno cose con cura inaudita e non esce fuori niente. Altre volte si fanno cose all’insegna della più totale improvvisazione e ne esce una cosa molto espressiva. Quando scrissi "Ma chi ha detto che non c’è?" in molti mi dissero, prima che la incidessi, ma sei proprio sicuro? È un banale giro di do… e poi il testo mischia frasi d’amore a slogan di lotta… si rischia di fare confusione. Per fortuna non ho ascoltato quei consigli, altrimenti non l’avrei incisa. La cosa strana è che piacque proprio musicalmente. Lo ascoltò anche il produttore dei Rolling Stones che era amico di Nanni Ricordi e pur non capendo una parola del testo, mi fece dei complimenti inauditi. C’era qualcosa, nella semplicità con cui era stato realizzato, che arrivava direttamente , senza nessuna mediazione. Anch’io, quasi contemporaneamente ad “Arcimboldo”, feci un disco con la PFM, che si intitolava “Biberon”. Musicalmente era il disco più ricco che avessi mai fatto. I pezzi belli non mancavano. Eravamo tutti contenti, però… l’energia e la spontaneità dei primi due album, lo confesso, si era un po’ persa per strada. Stavo chiudendo una certa fase, e quella nuova ancora non era definita. Certi temi anticipatori, ad esempio il Fronte di Liberazione Animale (vedi il rock Giungla Libera) non arrivavano, certe malinconie (Mass Media, Mai più resistenza) dicevano cose forse troppo amare. Era un periodo di trapasso, non solo mio, anche di tutti coloro che avevano condiviso l’esperienza di movimento. Lo si capisce bene se si ascolta "Pagana", musica di Mussida. E’ un brano sul primato del corpo, ma quel mix tra il concettuale e l’emotivo che sgorgava facile e spontaneo in "Ma chi ha detto che non c’è" , qui risultava ostico, nonostante la musica fosse molto ben fatta e di notevole impatto. Colpa mia, dunque.

Casualmente in questo momento mi sono occupato molto della musica di Enzo Jannacci e della tua. Ho trovato diversi segnali di contiguità. Tra cui la capacità di passare alternativamente su due livelli molto diversi: esplodere nel comico-sarcastico e ripiegarsi nell'intimismo, ma sempre rivolto al sociale (Quarto Oggiaro Story e Ma chi ha detto che non c'è. per esempio o Arcimboldo e Compagno un caz... o Zombie e Ogino Knauss. Un alternanza che mi ricorda quella tra Sfiorisci bel fiore e T'ho compràa i calzett de seda o Gli zingari e Il Carrete). Ti riconosci in qualche modo nella poetica jannacciana? O altri sono i tuoi "padri" musicali?

Quando conobbi Nanni Ricordi, lui mi fece subito una sorpresa da brivido… mi portò a casa di Giorgio Gaber per fargli sentire le mie prime canzoni ( quelle della “Crisi”, un LP a distribuzione militante che avrei inciso da lì a poco). Ero così imbarazzato che fu lo stesso Giorgio ad accordarmi la chitarra perché da solo non ce la facevo. Mi incoraggiò molto, ma già allora disse che ritrovava in me qualcosa di Enzo… poi , quando conobbi Enzo, beh… non mi aspettavo certo di incontrare una persona così diversa da me. D’altro canto, è vero: ho cominciato a suonare la chitarra per accompagnarmi mentre cantavo i pezzi di Enzo. Allora avevo un falsetto naturale che somigliava molto a certe sue “punte” folli e stridule, e poi era stato il cabaret la mia culla. D’altro canto il mio primo gruppo, che si chiamava I Balabiot Bauscia, termine che a Milano indica gli epilettici, aveva un repertorio molto misto: si andava dai cantastorie ai Platters, passando per Gino Paoli e Luigi Tenco, anche se erano i brani di Enzo a costituire il piatto forte, per esempio T’hoo compraa i calzett de seta, oppure Andava a Rogoredo. Ma a differenza di Enzo, io sono sempre stato un eclettico. Basta fare caso al mio primo album ufficiale: Ma non è una malattia. Si va dal dixi al country, c’è la ballata, il rock’n’roll, il melodico alla Rod Stewart, lo psichedelico… c’è tutto, con una suprema indifferenza per l’unità di stile. Questo modo di usare la musica ( e la voce) era molto vicino al mondo del cabaret. Più che a Enzo o a Giorgio, aveva un riferimento al lavoro dei Gufi, che a Milano per anni sono stati un po’ come i Beatles… Beatles da osteria, magari, ma altrettanto fecondi… ogni brano che facevano era una sorpresa.

Senti, ma dischi nuovi tuoi? Arriveranno? Sono in programma? Non se ne parla nemmeno?

No, io adesso ho appena finito un romanzo nuovo che in parte è anche un bilancio degli anni ’70, perché si parla anche molto della California dagli anni ’60 agli anni ’80, dalla nascita della cultura Hippy, fino a John Holmes e la nascita del cinema porno, poi Manson. Si intitola “Io sono un fantasma”, esce per Tropea, dovrebbe uscire a gennaio prossimo. E’ un libro stravagante, molto visionario. Quindi mi sono dedicato a questo. Poi ho in ballo parecchie cose di cui non voglio parlare finché non siano pronte: un film autoprodotto che sto facendo con un amico, c’è un paio di cose che sto scrivendo per il teatro …

Non è il momento per le canzoni, insomma.

Ecco, dall’anno prossimo mi rimetterò a scrivere qualche pezzo … forse. Però “Danni Collaterali” non è stato casuale: a me viene più naturale esprimermi se c’è un motivo esterno. Perché ho tanti altri modi per esprimermi che non mi viene immediatamente naturale pensare alla canzone. Quello è il media che mi vede più debole. Non è da escludere che adesso che sono andati bene i cd magari qualcuno, anche un indipendente, mi dica: “ma tu non hai pezzi già pronti, in grado di essere incisi”?


(Intervista pubblicata su L'Isola che non c'era)

Intervista effettuata via e-mail il 15 agosto 2004

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