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INTERVISTE |
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Fragil Vida: capita d'estate ... quando musica è piacere di Leon Ravasi |
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Parlami un po’ dei Fragil Vida, un gruppo che ha già una vita, per quanto fragile, abbastanza lunga. E’ dal 2000 che siete insieme nella formazione attuale. "La storia del gruppo parte dal 2000. All’inizio eravamo in quattro con la batteria, voce pianoforte che sono i due fratelli Merighi (David e Daniele) che sono i fondatori. Per gioco si è aggiunta la voce recitante (che sono io) e la chitarra. Volevamo partecipare a un concorso e poi le cose sono iniziate a crescere anche perché David, il cantante è una fucina di idee. Come hai notato tu nei “Musicanti di cristallo” in pratica aveva scritto tutto lui. Adesso le cose sono un po’ cambiate. Stiamo lavorando su nuovi progetti e diciamo che ci sono molti accorgimenti da parte di tutti, ci sono alcuni testi miei, gli arrangiamenti si sono allargati ulteriormente a tutti. E’ un lavoro molto corale il nostro". Si vede e si percepisce. Anche sui testi ho visto che c’è tanta gente che ci mette le mani, anche con contributi esterni. In "Brillantini" c'è una poesia popolare che abbiamo riportato. E’ di un fotografo amico di Roberta, un ragazzo siriano veramente bravo sia come fotografo che come poeta, anche se lui si è lasciato andare per poco in quest adirezione. Ci ha però dato questo spunto che è molto importante… Anche “Apnea” leggo che è di Ilaria Bertazzoni. Chi è? Lei è un’amica pittrice di David, perché David è anche pittore. Fantastico! Artista a tutto tondo. E tu invece sei attore e voce recitante dei Fragil Vida Io sono anche fotografo … Ah ecco. Tanto per non lasciare niente di intentato (si ride). In effetti si nota una bella cura alla parte grafica. La foto interna del libretto è tua? No, non è tua. Perché tu sei in scena, quindi non puoi essere sia davanti che dietro l’obiettivo. Sì, esatto. Gianmarco il fisarmonicista è tipografo e ci siamo fatti aiutare da una nostra amica, Caterina Ghisellini che è anche nominata nel libretto. Lei ha preso l’idea del viaggio che traspariva dal nostro lavoro. Mi piace molto la grafica perché c’è questa semplicità di base su cui vogliamo sempre rimanere e lavorare. Alla fine siamo abbastanza essenziali nell’idea. Riusciamo sempre a stringere le cose intorno a noi e la grafica richiama molto una filosofia che mi piacerebbe rimanesse la nostra. Il libretto rende l’idea. E’ assolutamente inerente ai contenuti del disco. Senti, ma gli spettacoli vostri dal vivo come si svolgono? Visto che c’è questo evidente richiamo al teatro … E’ molto forte come presenza l’atto teatrale. Sono tanti flashback che a volte siamo riusciti a riunire come filo conduttore che unisce tra loro i vari brani. Questo però succede solo quando riusciamo a suonare in teatro, perché altre situazioni non lo permettono. Addirittura certi pezzi, se si suona all’aperto, non vengono neanche fatti, perché c’è un discorso di atmosfera che andrebbe a perdersi. E i pezzi sarebbero buttati via. Guarda, ti dico: negli spettacoli in teatro io mi cambio spesso. Nella tarantella esce Pulcinella, se la situazione lo richiede, come anche i monologhi che precedono la presentazione dello spettacolo … … che quindi viene integrato rispetto al disco Un’altra bella cosa che abbiamo sviluppato negli anni è che ci adeguiamo agli ambienti in cui lavoriamo. In conseguenza anche le entrate, i momenti spettacolari risentono del luogo dove si svolge l’azione. Abbiamo suonato, per farti un esempio, nel cortile interno di un palazzo: cì’erano finestre, porte, che noi abbiamo utilizzato. Abbiamo rotto, diciamo, la barriera palco-pubblico e siamo entrati da tutte le parti. Abbiamo proprio avvolto il nostro pubblico, rendendolo parte dello spettacolo stesso. Il nostro spettacolo è molto legato alla commedia dell’arte: noi puntiamo a coinvolgere chi ci viene a vedere, come concetto. Anche il ringraziamento finale nel libretto infatti mi dava esattamente la stessa idea: l’attore che a fine commedia si rivolge al pubblico, possibilmente in rima o in forma di poesia. Un classico da commedia dell’arte. Riuscite ad avere un giro di spettacoli sufficiente? Riuscite a suonare spesso o fate fatica? Ma, guarda ... con Roberta si sta lavorando abbastanza bene. Qua nei dintorni riusciamo a lavorare abbastanza bene. Abbiamo già iniziato a toccare la Romagna, siamo andati anche nelle Marche. In zona ci siamo mossi abbastanza bene. Sarebbe molto bello (parlo per me, ma penso che gli altri siano d’accordo) toccare i teatri un po’ più spesso. I teatri sono “la nostra morte”. Il 10 marzo del 2003, quando abbiamo presentato “Musicanti di cristallo” è stato meraviglioso. Con l’aiuto di tecnici che abbiamo sulle luci e Arturo che ci ha aiutato nei suoni … è veramente una cornice stupenda. E certo, il teatro è veramente il vostro ambiente naturale. Si percepisce questo. Il tipo di suono, il tipo di canzone proposta, l’attenzione che i testi richiedono anche. Certo! E’ proprio quello Sono tutti elementi che spingono verso un ascolto di tipo teatrale. D’altra parte fare le tournèe teatrali è difficilissimo … Mamma mia! E’ una cosa incredibile! Forse rimarrà un sogno (ride) Adesso vediamo … Senti referenti vostri, passioni vostre musicali o artistiche? Innanzitutto quanti anni avete? Siete giovani no? Ecco dunque il più vecchio è Gianmarco che è quello che suona la fisarmonica ed ha 33 anni. Io ne ho trenta, il contrabbasso Francesco ne ha 31 e gli altri ragazzi sono più giovani: David ne ha 28, Lele il batterista ne ha 26, Diego 23 e il percussionista che è appena entrato (nel disco non c’era ancora) ha 20 anni. Penso che sia una buona scelta inserire le percussioni. Dovrebbero arricchire di colori, di spezie particolari i brani… Quindi siete un gruppo giovane. Allora le ascendenze artistiche? C’è qualcuno che vi piace? Ti dico la verità. Questo fa parte secondo me della nostra forza: noi siamo sette persone completamente diverse. Ma completamente! Quindi ci sono tante influenze differenti. Veramente tante. E questo si vede sia nelle influenze che nel metodo di lavoro, nel metodo di composizione, ma anche nella stessa struttura dello spettacolo. Ognuno ha dei ruoli naturali che vengono rispettati fino in fondo dagli altri. E questa è la nostra forza. C’è un rispetto verso gli altri sei totale. E questo ci ha permesso di arrivare qua. Comunque le influenze sono delle più svariate: Francesco il contrabbassista, che probabilmente è il più preparato tecnicamente e ha ripreso a studiare al Conservatorio a Ferrara, lui ascolta veramente tutto. Ha un rapporto globale con la musica, al di là del genere e da tutto. Però lui partì, quando era ragazzino dai Pink Floyd, ha fatto tutta la parte anni ’70 anche perché ha avuto la fortuna di avere un padre già nella musica anche lui. Poi è passato agli standard jazz, aveva un trio. Ha poi suonato per musica italiana, lavorando anche come session-man, aveva un gruppo swing … quindi come puoi vedere, davvero un po’ di tutto. Gianmarco è molto più classico, vicino al jazz e allo swing. David e Lele hanno addirittura influenze non dico punk, però hanno lavorato con un gruppo, prima dei Fragil Vida, che si chiamava Crudelia e facevano un rock molto più aggressivo, anche se i testi erano sempre in italiano e con la stessa dolcezza, ma presentati in modo molto più aggressivo. Diego viene da un gruppo punk a sua volta. E ci siamo ritrovati nello stesso momento a ricercare, non dico le stesse cose perché poi le influenze vengono sempre da tutte le parti, sporchiamo sempre un po’ tutto. E poi mettendo assieme le esperienze ci si arricchisce e si arriva a comporre un disco stratificato e complesso come “Musicanti di cristallo” che è del 2003. Avete fatto altro poi? Ci sono nuove canzoni? Siete andati avanti? Guarda,veramente, per quanto riguarda il discorso di nuove canzoni bisogna tenerci a freno (si ride). No, veramente, ma è bellissimo! Da una parte è frustrante perché bisognerebbe registrare tutto subito mano mano che vengono le idee. Che sono tantissime. E già abbiamo registrato nuovi pezzi, anche se ora dobbiamo canalizzare un po’ di energie anche per trovare qualcuno che ci aiuti, perché fino ad adesso è tutto autoprodotto. Roberta ci sta aiutando molto in questo senso, perché comunque l’autoproduzione è un’esperienza frustrante perché è difficile. Non sei considerato, non sei distribuito. Fai veramente fatica a farti conoscere. E allora stiamo cercando di far conoscere il nostro lavoro. Un po’ di interesse ce n’è perché comunque delle acque ne abbiamo smosse, devo dire la verità. Anche perché abbiamo vinto a San Marino, abbiamo vinto il concorso che fanno ogni anno collegato al Tim Tour e Roberta ha fatto un lavoro micidiale, facendo arrivare il disco a tutte le radio e i giornalisti. Il nome un po’ sta girando, ora vediamo di riuscire a fare qualcosa d’altro, presentando anche questi nuovi pezzi che sono veramente belli. Hanno un qualcosa in più. Sono cambiate un po’ di cose da quello che tu hai sentito. C’è molta più cura nella registrazione, c’è un utilizzo diverso delle chitarre, c’è una pulizia maggiore nei recitati … Quindi diventa ancora più interessante sentirvi e tenervi d’occhio. Senti ma Roberta praticamente cos’è? L’ottavo membro del gruppo? (Ride) Alla fine si deve comportare come tale. Nel senso che deve fare sua un po’ la poetica e la filosofia Fragil Vida e tentare di farla conoscere. Poi in più ci sta aiutando anche nel pulirci, perché lei l’occhio diverso ce l’ha. Quindi consigli anche a livello di composizione. Noi ci siamo dentro nella cosa, siamo troppo coinvolti, quindi un occhio esterno serve. E ci sta dando una mano proprio nell’essenzializzare ulteriormente il lavoro. Molte volte arzigogoli, fai, brighi e poi sono cose che non sono necessarie e possono anche far perdere l’idea in mezzo a troppi stimoli. Roberta poi sta cercando di fare uscire il nostro nome. Tra le canzoni del cd ce n’è una che ami particolarmente? Personalmente? Io sono molto legato a “Brillantini” che secondo me, quando viene fatta in concerto tocco dei momenti sublimi. E’ un canale verso la spiritualità quel pezzo. Tra l’altro non l’hai neanche scritta tu. No, non l’ho scritta io, ma è un pezzo di una forza spirituale che ti entra dentro. Poi la tarantella è meravigliosa, anche perché io ho studiato tanto commedia dell’arte e in quel momento esce Pulcinella quindi mi diverto sempre. "Baci da Kalocsa" è molto bella, perché è rappresentata da un giullare di corte. Ci sono momenti di follia pura veramente divertenti. Dovresti proprio vederci! Il termometro più bello è quando suoni e vedi i bimbi estasiati fermi che ti guardano. Lì capisci che sta andando bene., Come vedi dietro il vecchio che applaude, perché c’è la fisarmonica che lo richiama: “Ma siete un po’ matti, però siete bravi!”. La forbice di pubblico è veramente larga. “Allez enfants” è un po’ più fatto in casa. Non è così pulito. E’ stata la prima cosa che abbiamo fatto. E’ stato il nostro primo bimbo e noi gli vogliamo sicuramente molto bene. E intanto aspettiamo
il terzo disco che sarà ancora più bello, più pulito,
più interessante. Intervista effettuata il 30-08-2004 |
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