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Sono
tra i pochi nomi nuovi della stagione che fa a terminare. Sono una
band di Verona, formata da quattro ragazzi di età oscillante
tra i venti e i trenta ... abbondanti che offrono una particolare
miscela di testi d'autore e musica rock. Musica rock un po' particolare
perché i Farabrutto non hanno nè basso, nè
batteria. Come faranno allora a fare rock? Ci riescono! Provate
a sentirli!
Ne
abbiamo parlato con Luca Zevio, cantante, chitarrista e autore dei
testi del gruppo, prima della loro "discesa" a Milano
per presentarsi in concerto come secondo appuntamento di Acrobatici
Anfibi.
Allora,
parliamo dei Farabutto. Non siete una band di recentissima costituzione,
ma siete arrivati solo quest’anno al primo disco, vero?
Esatto. Noi
ci siamo formati nel ’99, inizialmente come trio: ovvero,
io, il mandolino cioè Nicolò Sorgato
e Sbibu alle percussioni
…
che sono gli stessi che ci sono adesso
Che sono gli
stessi che ci sono adesso ai quali si è aggiunto Enrico
Terragnoli che collabora con Sbibu da un sacco di anni.
Loro formavano già praticamente coppia fissa e così
è stato quasi naturale che venisse con noi. Per cui siamo
diventati in quattro. E dal ’99 il primo disco ufficiale è
arrivato solo adesso.
“Alzare
la voce”, infatti. Prima però avete inciso una serie
di demo …
Abbiamo fatto
tre demo che però erano più che altro per mettere
giù materiale e tenerlo in archivio, diciamo. Solo uno è
diventato un demo classico che poi abbiamo distribuito. E il resto
è ancora nel cassetto.
L’impostazione
del gruppo è sempre stata simile? Direi di sì …
vista la formazione
Sì,
perché io portavo le canzoni chitarra e voce, come le scrivevo
a casa, e poi assieme le mettevamo attorno questo vestito un po’
strano, con gli strumenti con cui lavoriamo noi.
La
caratteristica dei Farabrutto è forse squisitamente questa:
che hanno un impianto da canzone d’autore, con dei testi anche
molto importanti e impegnativi, ma sotto una base saldamente rock.
Siete un po’ una rarità in questo senso.
Mah quello
mi è venuto quasi spontaneo e, per fortuna, anche agli altri.
Nel senso che io, oltre alla musica d’autore (io ascolto praticamente
tutta la musica!) ho sempre amato molto l’hardcore, il metal
pesante. E quindi anche a casa da solo provavo a fare le mie canzoni,
provando a mettere dentro anche delle ritmiche, delle basi che richiamassero
questo stile. E con gli altri alla fine è venuto fuori lo
“stile Farabrutto”.
Vi
siete ritrovati sulla stessa frontiera. Secondo te a chi potreste
assomigliare nel panorama internazionale?
Eh, domanda
difficile! (Ride) Nel senso che hanno detto un po’ di tutto
oramai. Sinceramente non lo so. Per alcune cose noi ci sentiamo
un po’ ispirati dal progressive degli anni ’70, un po’
in generale…
...
da cui sono usciti fior di gruppi. E anche fiori di cantautori,
dopo.
Che ne so?
Mi verrebbe da dire King Crimson anche se mi sembra
di dire un nome troppo importante!
Comunque
sia è una gran bella ispirazione! Meglio i King Crimson che
Ramazzotti, no?
Ah, quello
è sicuro. Per quello che mi riguarda senz’altro! Quindi
un po’ è quello stile lì, mescolato ad altre
esperienze, anche più moderne. Mi viene in mente De André
come cantautore, ma è come dire tutto e niente. E’
scontato. Ma potrei dire che ci piacciono molto i Korn
(ma non sono sicuro di aver capito bene il nome - NdR) per dirti
anche se la nostra strumentazione non è molto adatta a fare
quel genere.
La
vostra strumentazione che è bizzarra anche quella, perché
è un classico combo rock, ma non c’è la batteria,
sostituita dalle percussioni e al posto della chitarra solista c’è
il mandolino …
E non c’è
il basso, soprattutto. Due chitarre classica ed elettrica, mandolino
elettrico e percussioni. Per cui è in effetti un combo un
po’ strano.
Originale
come formazione che però riesce ad occupare bene la scena
Mah, a quanto
pare l’insieme piace. Noi siamo molto contenti. Ci diverte
fare la musica che facciamo.
Senti,
il disco è stato accolto molto bene dalla critica in genere.
Quelli che hanno fatto qualche rilievo hanno però notato
che l’atmosfera dall’inizio alla fine del lavoro è
troppo statica. Il paesaggio sonoro risulta un po’ troppo
uniforme canzone dopo canzone.
Sì,
sì, sono d’accordo. In effetti come primo disco abbiamo
anche un po’ forzato la mano. In realtà abbiamo già
pronti alcuni pezzi che, se ci sarà possibilità usciranno
in una futura registrazione, che suonano diversi. Un po’ più
tranquilli, più vari, diciamo.
Questo
è stato un disco fatto di corso o un lavoro che si è
depositato nel corso degli anni? Sono canzoni recenti o qualcuna
di queste ha un po’ di anni addosso?
Diciamo che
il nostro materiale è già pronto dal ’99, perché
nel giro di pochi mesi avevamo già messo in piedi una trentina
di canzoni.
Ce
ne stanno altri due di dischi con tutto questo materiale!
Sì,
perché io in realtà scrivo da tantissimi anni e solo
a un certo punto è venuta fuori l’occasione di fare
questo gruppo. Il materiale che avevo accumulato era tantissimo
e per cui il disco contiene cose relativamente vecchie. Ci abbiamo
tra l’altro messo più di un anno a farlo, perché
in studio abbiamo registrato solo le basi e poi tutto il lavoro
di editing e di aggiunte e di sovraincisioni eccetera eccetera lo
abbiamo fatto a casa nostra. Proprio per non avere influenze che
potessero cambiare lo stato del prodotto.
Il
disco quindi è un autoprodotto. La Freecom e la DOC Servizi
….
… sono
intervenute praticamente quando il disco erà già pronto.
Loro si sono occupati delle edizioni e della stampa e quindi, si
spera, della distribuzione entro breve.
Ai
concerti vendete?
Diciamo dì
sì. Non cifre mostruose, ma qualche disco riusciamo a venderlo.
Credo
che una delle difficoltà principale dei nuovi gruppi sia
quella di farsi conoscere all’inizio. Voi cosa pensate di
fare per far girare il nome?
Eh sì,
il problema sta proprio lì. Per adesso ci stiamo affidando
molto all’ufficio stampa dell’etichetta che ci sta proprio
seguendo bene, a nostro parere, per quanto gli è possibile.
E … basta. Per il resto si spera che inizi a girare un po’
il nome anche su Internet. Siamo stati al Mei per cui ci ha visti
un po’ di gente. Si spera che vengano fuori un po’ di
concerti più che altro, così la gente ci vede dal
vivo ed è forse la maniera migliore.
Nel
sito date anche la possibilità di sentire i vostri brani?
Sì,
ci sono degli ascolti di una trentina di secondi, quanto basta per
farsi un’idea del tipo di musica che proponiamo.
Senti,
ma tu che musica ascolti adesso? In questo periodo intendo …
Io sto ascoltando
di tutto! Da Pergolesi …
…
non ho notato però tracce di Pergolesi nel disco (ridiamo)
Eppure sono
in un periodo così. Ascolto tanta musica classica, però
subito dopo mi ascolto gli Entombed, passando per
Claudio Lolli, tanto per darti un’idea della
miscela. Ascolto proprio di tutto.
In
effetti esce l’idea di una miscela sonora che sia composta
da parecchie influenze divergenti anche dall’ascolto di “Alzare
la voce”.
Siamo proprio
“golosi” di musica, se vuoi. Ci piace ascoltare le novità,
le cose che avvengono …
Tutti
quanti? Tutto il gruppo?
In particolar
modo io e Sbibu. Nicolò già meno ed Enrico meno ancora.
Nel senso che loro hanno ascolti più mirati.
Loro
vengono dal jazz?
In particolar
modo Enrico e anche Sbibu e Nicolò dall’etnica e quindi
dal jazz dopo di conseguenza. Però anche dal rock.
Tra
le canzoni del disco c’è qualcuno che ha qualche storia
particolare da raccontare? A parte che “Alzare la voce”
mi sembra un titolo bellissimo per un album di un gruppo all’esordio
e che deve farsi ascoltare… C’è qualche canzone
a cui tieni particolarmente o sono tutti figli e quindi non si può
scegliere?
E’ così,
ma ce n’è qualcuna alla quale forse mi sento più
legato. Una è “odio”, perché sono innamorato
del circo, mi piace il mondo del circo, ma mi piace anche quello
che ci sta dietro. Il mio sogno da bambino era partire con un circo!
E poi, se vuoi, c’è “Il crimine” che è
abbastanza pesante però si riferisce a dei fatti che sono
accaduti sul serio. Non a me personalmente, ma persone vicino a
me. E per cui la sento molto vicina perché è qualcosa
che ho scritto di getto nel momento della rabbia, dopo le notizie
relative.
A proposito
di scrittura, la tua scrittura è molto curata. Si avverte
un’attenzione e un piacere particolare. Direi senz’altro
matura pur essendo al primo disco. E’ perché leggi
molto? E’ perché scrivi altro oltre alle canzoni?
Scrivo anche
materiale che non serve per le canzoni, sempre comunque sullo stile:
poesie o riflessioni un po’ ritmate. E leggo molto anche.
Mi piace molto leggere.
Ultime
passioni letterarie?
Sandrone Dazieri!
Mi sono letto tutti i suoi tre libri.
Un
grande! Ti capisco perfettamente. E credo che le musiche dei Farabrutto
potrebbero fare da sfondo ai suoi racconti!
Bah, perché
no? Ci starebbe sì. Non si sa mai.
Perché
porsi dei limiti? Noi ci vediamo venerdì a Milano. In bocca
al lupo per il concerto.
Intervista
effettuata il 14-12-2004
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