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Le BiELLE INTERVISTE
Farabrutto: "Alzare la voce per farsi conoscere"
di Giorgio Maimone


Sono tra i pochi nomi nuovi della stagione che fa a terminare. Sono una band di Verona, formata da quattro ragazzi di età oscillante tra i venti e i trenta ... abbondanti che offrono una particolare miscela di testi d'autore e musica rock. Musica rock un po' particolare perché i Farabrutto non hanno nè basso, nè batteria. Come faranno allora a fare rock? Ci riescono! Provate a sentirli!

Ne abbiamo parlato con Luca Zevio, cantante, chitarrista e autore dei testi del gruppo, prima della loro "discesa" a Milano per presentarsi in concerto come secondo appuntamento di Acrobatici Anfibi.

Allora, parliamo dei Farabutto. Non siete una band di recentissima costituzione, ma siete arrivati solo quest’anno al primo disco, vero?

Esatto. Noi ci siamo formati nel ’99, inizialmente come trio: ovvero, io, il mandolino cioè Nicolò Sorgato e Sbibu alle percussioni

… che sono gli stessi che ci sono adesso

Che sono gli stessi che ci sono adesso ai quali si è aggiunto Enrico Terragnoli che collabora con Sbibu da un sacco di anni. Loro formavano già praticamente coppia fissa e così è stato quasi naturale che venisse con noi. Per cui siamo diventati in quattro. E dal ’99 il primo disco ufficiale è arrivato solo adesso.

“Alzare la voce”, infatti. Prima però avete inciso una serie di demo …

Abbiamo fatto tre demo che però erano più che altro per mettere giù materiale e tenerlo in archivio, diciamo. Solo uno è diventato un demo classico che poi abbiamo distribuito. E il resto è ancora nel cassetto.

L’impostazione del gruppo è sempre stata simile? Direi di sì … vista la formazione

Sì, perché io portavo le canzoni chitarra e voce, come le scrivevo a casa, e poi assieme le mettevamo attorno questo vestito un po’ strano, con gli strumenti con cui lavoriamo noi.

La caratteristica dei Farabrutto è forse squisitamente questa: che hanno un impianto da canzone d’autore, con dei testi anche molto importanti e impegnativi, ma sotto una base saldamente rock. Siete un po’ una rarità in questo senso.

Mah quello mi è venuto quasi spontaneo e, per fortuna, anche agli altri. Nel senso che io, oltre alla musica d’autore (io ascolto praticamente tutta la musica!) ho sempre amato molto l’hardcore, il metal pesante. E quindi anche a casa da solo provavo a fare le mie canzoni, provando a mettere dentro anche delle ritmiche, delle basi che richiamassero questo stile. E con gli altri alla fine è venuto fuori lo “stile Farabrutto”.

Vi siete ritrovati sulla stessa frontiera. Secondo te a chi potreste assomigliare nel panorama internazionale?

Eh, domanda difficile! (Ride) Nel senso che hanno detto un po’ di tutto oramai. Sinceramente non lo so. Per alcune cose noi ci sentiamo un po’ ispirati dal progressive degli anni ’70, un po’ in generale…

... da cui sono usciti fior di gruppi. E anche fiori di cantautori, dopo.

Che ne so? Mi verrebbe da dire King Crimson anche se mi sembra di dire un nome troppo importante!

Comunque sia è una gran bella ispirazione! Meglio i King Crimson che Ramazzotti, no?

Ah, quello è sicuro. Per quello che mi riguarda senz’altro! Quindi un po’ è quello stile lì, mescolato ad altre esperienze, anche più moderne. Mi viene in mente De André come cantautore, ma è come dire tutto e niente. E’ scontato. Ma potrei dire che ci piacciono molto i Korn (ma non sono sicuro di aver capito bene il nome - NdR) per dirti anche se la nostra strumentazione non è molto adatta a fare quel genere.

La vostra strumentazione che è bizzarra anche quella, perché è un classico combo rock, ma non c’è la batteria, sostituita dalle percussioni e al posto della chitarra solista c’è il mandolino …

E non c’è il basso, soprattutto. Due chitarre classica ed elettrica, mandolino elettrico e percussioni. Per cui è in effetti un combo un po’ strano.

Originale come formazione che però riesce ad occupare bene la scena

Mah, a quanto pare l’insieme piace. Noi siamo molto contenti. Ci diverte fare la musica che facciamo.

Senti, il disco è stato accolto molto bene dalla critica in genere. Quelli che hanno fatto qualche rilievo hanno però notato che l’atmosfera dall’inizio alla fine del lavoro è troppo statica. Il paesaggio sonoro risulta un po’ troppo uniforme canzone dopo canzone.

Sì, sì, sono d’accordo. In effetti come primo disco abbiamo anche un po’ forzato la mano. In realtà abbiamo già pronti alcuni pezzi che, se ci sarà possibilità usciranno in una futura registrazione, che suonano diversi. Un po’ più tranquilli, più vari, diciamo.

Questo è stato un disco fatto di corso o un lavoro che si è depositato nel corso degli anni? Sono canzoni recenti o qualcuna di queste ha un po’ di anni addosso?

Diciamo che il nostro materiale è già pronto dal ’99, perché nel giro di pochi mesi avevamo già messo in piedi una trentina di canzoni.

Ce ne stanno altri due di dischi con tutto questo materiale!

Sì, perché io in realtà scrivo da tantissimi anni e solo a un certo punto è venuta fuori l’occasione di fare questo gruppo. Il materiale che avevo accumulato era tantissimo e per cui il disco contiene cose relativamente vecchie. Ci abbiamo tra l’altro messo più di un anno a farlo, perché in studio abbiamo registrato solo le basi e poi tutto il lavoro di editing e di aggiunte e di sovraincisioni eccetera eccetera lo abbiamo fatto a casa nostra. Proprio per non avere influenze che potessero cambiare lo stato del prodotto.

Il disco quindi è un autoprodotto. La Freecom e la DOC Servizi ….

… sono intervenute praticamente quando il disco erà già pronto. Loro si sono occupati delle edizioni e della stampa e quindi, si spera, della distribuzione entro breve.

Ai concerti vendete?

Diciamo dì sì. Non cifre mostruose, ma qualche disco riusciamo a venderlo.

Credo che una delle difficoltà principale dei nuovi gruppi sia quella di farsi conoscere all’inizio. Voi cosa pensate di fare per far girare il nome?

Eh sì, il problema sta proprio lì. Per adesso ci stiamo affidando molto all’ufficio stampa dell’etichetta che ci sta proprio seguendo bene, a nostro parere, per quanto gli è possibile. E … basta. Per il resto si spera che inizi a girare un po’ il nome anche su Internet. Siamo stati al Mei per cui ci ha visti un po’ di gente. Si spera che vengano fuori un po’ di concerti più che altro, così la gente ci vede dal vivo ed è forse la maniera migliore.

Nel sito date anche la possibilità di sentire i vostri brani?

Sì, ci sono degli ascolti di una trentina di secondi, quanto basta per farsi un’idea del tipo di musica che proponiamo.

Senti, ma tu che musica ascolti adesso? In questo periodo intendo …

Io sto ascoltando di tutto! Da Pergolesi

… non ho notato però tracce di Pergolesi nel disco (ridiamo)

Eppure sono in un periodo così. Ascolto tanta musica classica, però subito dopo mi ascolto gli Entombed, passando per Claudio Lolli, tanto per darti un’idea della miscela. Ascolto proprio di tutto.

In effetti esce l’idea di una miscela sonora che sia composta da parecchie influenze divergenti anche dall’ascolto di “Alzare la voce”.

Siamo proprio “golosi” di musica, se vuoi. Ci piace ascoltare le novità, le cose che avvengono …

Tutti quanti? Tutto il gruppo?

In particolar modo io e Sbibu. Nicolò già meno ed Enrico meno ancora. Nel senso che loro hanno ascolti più mirati.

Loro vengono dal jazz?

In particolar modo Enrico e anche Sbibu e Nicolò dall’etnica e quindi dal jazz dopo di conseguenza. Però anche dal rock.

Tra le canzoni del disco c’è qualcuno che ha qualche storia particolare da raccontare? A parte che “Alzare la voce” mi sembra un titolo bellissimo per un album di un gruppo all’esordio e che deve farsi ascoltare… C’è qualche canzone a cui tieni particolarmente o sono tutti figli e quindi non si può scegliere?

E’ così, ma ce n’è qualcuna alla quale forse mi sento più legato. Una è “odio”, perché sono innamorato del circo, mi piace il mondo del circo, ma mi piace anche quello che ci sta dietro. Il mio sogno da bambino era partire con un circo! E poi, se vuoi, c’è “Il crimine” che è abbastanza pesante però si riferisce a dei fatti che sono accaduti sul serio. Non a me personalmente, ma persone vicino a me. E per cui la sento molto vicina perché è qualcosa che ho scritto di getto nel momento della rabbia, dopo le notizie relative.

A proposito di scrittura, la tua scrittura è molto curata. Si avverte un’attenzione e un piacere particolare. Direi senz’altro matura pur essendo al primo disco. E’ perché leggi molto? E’ perché scrivi altro oltre alle canzoni?

Scrivo anche materiale che non serve per le canzoni, sempre comunque sullo stile: poesie o riflessioni un po’ ritmate. E leggo molto anche. Mi piace molto leggere.

Ultime passioni letterarie?

Sandrone Dazieri! Mi sono letto tutti i suoi tre libri.

Un grande! Ti capisco perfettamente. E credo che le musiche dei Farabrutto potrebbero fare da sfondo ai suoi racconti!

Bah, perché no? Ci starebbe sì. Non si sa mai.

Perché porsi dei limiti? Noi ci vediamo venerdì a Milano. In bocca al lupo per il concerto.

Intervista effettuata il 14-12-2004

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