| di
Lucia Carenini
Enrico
De Angelis è uno dei massimi conoscitori di Piero Ciampi.
Poco dopo la sua scomparsa pubblicò un primo volume di ricordi
e testimonianze di altri artisti. In seguito, nel suo libro “Piero
Ciampi, tutta l'opera”, raccolse l'opera omnia dell'artista
livornese. Ne abbiamo parlato con lui.
Enrico, come è
nato il tuo libro su Piero Ciampi? come hai affrontato un personaggio
"scomodo" come lui?
Avevo già scritto un libro su Ciampi nell’’80
appena dopo la sua morte. Siccome lo ritengo un genio, avevo cercato
di raccogliere delle testimonianze su di lui da parte di diversi
altri artisti, come De Gregori o De André.
Nel caso di "Tutta
l'opera", invece,
che fu pubblicato nel '92 per una fortunata serie di eventi anche
se l’editore non credeva molto nel progetto, ho cercato di
fare un lavoro filologico. Si tratta dell’opera omnia di Ciampi,
quindi vi sono raccolte non solo tutte le canzoni, ma anche le poesie,
i racconti in prosa e, dove sono riuscito a recuperarle, anche un
bel po’ di varianti alle canzoni. Le varianti sono importanti
perché lui ne faceva tantissime, erano proprio connaturate
con la sua personalità. Poi c’è la mia introduzione
e una breve biografia. Al Premio Ciampi di Livorno - dove sono stato
per la prima volta quest’anno - si parla spesso del fatto
che la sua sua storia è lacunosa. Non si sa veramente che
cosa abbia fatto in certi anni e resta misteriosa, però devo
dire che questa pur breve e lacunosa biografia che un pochino ho
ricostruito, è stata comunque utile perché la utilizzano
tutti, anche testualmente. Insomma, continuo a trovare libri dove
ci sono le mie precise parole, i miei precisi aggettivi, naturalmente
attribuiti ad altri come di abitudine…
Poi ho inserito nel libro una discografia particolareggiata che
tra l’altro è assolutamente da aggiornare perché
grazie al cielo da allora è uscito molto. E parlo non tanto
di ripubblicazione o riscoperta di cose sue - provini che erano
stati dimenticati o dispersi - ma parlo di cover, cioè di
artisti, gruppi, giovani, che pian piano l’hanno riscoperto.
Ho calcolato che da allora ad oggi in media almeno uno all’anno
incide un pezzo di Ciampi. E parlo proprio di dischi pubblicati,
non solo di esibizioni in occasione del Premio Ciampi.
Per quel che riguarda la sua produzione, le poesie, i testi eccetera,
a parte tutto quello che è proprietà della bmg, ho
potuto fare questo lavoro grazie alla fiducia e all’amicizia
di due persone: Roberto
Ciampi, il fratello
di Piero, che già nell’80 mi aprì la sua casa
e i suoi archivi e Pino
Pavone che insieme a
Marchetti è stato il coautore di molta della produzione di
Ciampi.
Piero, Roberto e Pino Pavone sostanzialmente vivevano insieme, formavano
un trio inscindibile. Insomma, Pino e Roberto mi hanno dato un sacco
di manoscritti e dattiloscritti ed io ho fatto un lavoro un po’
da filologo, ossia ho passato mesi e mesi a studiarli, a capire
quello che era veramente di Piero e quello che era invece di Pino
Pavone o di Roberto Ciampi, che intervenivamo e contribuivamo alla
scrittura dei testi. Poi c'è stato anche il problema di ricostruire
anche una calligrafia che spesso non è facilissima e di capire
e mettere insieme momenti diversi, perché trovavano continuamente
delle fasi, delle immagini che si rincorrevano, si ripetono, si
interrompevano e si ritrovano dopo un po’ in un altro posto.
È stato un lavoro un po’ intricato che però
a me piace fare e che sporattutto mi è piaciuto fare nel
caso di Ciampi perché l’amo tantissimo.
Che
lo ritieni un genio ce l'hai detto, ma come lo collochi nella storia
della canzone d’autore italiana?
Piero Ciampi è certamente fuori da ogni schema.
Nell’unica intervista che di lui si ricorda, c’è
una battuta famosa: quando gli chiedono appunto “Che cosa
c’entra lei con la canzone italiana?” lui risponde
"Cosa c’entra semmai la canzone italiana con me".
In Ciampi ci sono però da distinguere due periodi. Il primo
è quello degli anni ’60, quando si faceva chiamare
Piero Litaliano e questo è si inseriva nella
vena di realismo poetico tipico dei Paoli, dei Tenco e degli Endrigo.
Qui è nsomma ancora un cantautore come gli altri. Non proprio
completamente però, perché mentre nascevano, o meglio,
cominciavano ad affermarsi i vari Tenco, Paoli e Endrigo, lui era
a Parigi. Quindi quando tornò in Italia era già successa
questa piccola rivoluzione e lui se la trovò fatta. Però
possiamo dire che rientra in quell’alveo. Poi Ciampi scompare
per qualche anno per tornare sul mercato discografico all’inizio
degli anni '70 e da lì in avanti è veramente difficile
inquadrarlo. È un personaggio singolare, sui generis. È
chiaro che si muove nell’ambito del cantautorato, però
in questa maniera irregolare, senza seguire schemi o modelli. È
molto legato ad atmosfere jazzate, grazie alla mediazione di Gianni
Marchetti. E il sodalizio Marchetti-Ciampi è veramente
magico, è una combinazione molto particolare che non si ritrova
altrove in cui il jazz convive con della melodia molto aperta all’italiana
e poi c'è soprattutto questa specie di recitar cantando,
di cantare porgendo le parole con una musicalità che sa più
di poesia orale che di canzone. Piero Ciampi amava molto i poeti
della beat generation americana, che sono poeti molto orali. Tutto
questo lo rende diverso. Negli anni '70 per esempio, quando appaiono
i suoi dischi più importanti, nel mondo dei cantautori arrivano
De Gregori, Venditti, Branduardi e Paolo Conte. Ecco forse vagamente
Conte… ma neanche… stavo per dire che potrebbe esserci
qualche somiglianza con Conte, ma no… non è vero. Ciampi
va avanti per la sua strada infischiandosene dei linguaggi del periodo
e compone cose bellissime. Quindi è difficile inquadrarlo.
Essendo poi un caso così anomalo e isolato, non si può
neanche dire o tantomeno pretendere che faccia scuola. Io credo
che non sia plausibile e probabilmente nemmeno necessario portare
Ciampi a un pubblico di massa. Lui non può essere da grande
pubblico, da grandi numeri. Perché era un marginale per scelta,
per un'affermazione - se vogliamo anche in qualche modo arrogante
o presuntuosa - di libertà. Ciampi faceva quel che voleva,
insomma, e quindi è normale che più di tanto non possa
- o addirittura non debba arrivare al grande pubblico di una società
come questa. E tutto sommato è meglio che lo amino poche
persone, ma motivate.
Ma
cosa si sta facendo per farlo arrivare almeno a questo pubblico?
Essendo quest'anno il venticinquesimo anniversario della sua scomparsa,
siamo al 17 gennaio e in pochi giorni ho raccolto un sacco di stimoli.
Intanto si è svegliata miracolosamente la Bmg. Che lo ha
sempre abbastanza snobbato. Parlo della Bmg degli ultimo anno, perché
quando lui era vivo c’era Ennio Melis che
lo amava molto, infatti Ciampi non è mai stato trascurato
dalla Rca che anzi lo coccolava. Ma come al solito contano le persone...
In seguito la Bmg ha abbastanza trascurato il suo repertorio, tanto
che sono addirittura state fatte delle petizioni da parte del Premio
Ciampi di Livorno perché si ristampassero i dischi, ma inutilmente.
Hanno in catalogo solo un paio di cose e una di queste è
la ristampa pari pari del primo album inciso per la Rca nel 71 e
intitolato Piero Ciampi. E pensa che per farla hanno chiesto a me
in prestito il vinile, perché loro non l’avevano. Non
avevano lacche, non avevano master, non avevano nastri, non avevano
neanche una copia del vinile, una copia del prodotto finito. Mi
hanno telefonato chiedendomi se l’avevo e se glie la potevo
prestare perché loro non l’avevano in archivio. Siamo
a questi punti. Però in questi giorni - e anche qua, come
dicevo, contano le persone e questa merita citarla - Antonietta
Mille, che si occupa di promozione e del catalogo, si è
resa conto che c’era l’anniversario e ha scritto un
comunicato per ricordarlo. Le ho fatto i complimenti e le ho chiesto
perché nell’occasione non pensavano alla possibilità
di ristampare l’opera omnia, almeno la parte di competenza
della Rca. Mi ha risposto che era una bella idea e che ci avrebbero
pensato. Poi non so se lo faranno, ma stanno quantomeno discutendone
la possibilità.
Poi ovviamente esiste da anni l' Associazione culturale
Premio Ciampi di Livorno, che è stata creata proprio
per promuoverne il ricordo, ma c’è anche un meno noto
ma attivissimo circolo Ciampi a Sinigallia. Sono
ragazzi bravissimi e stanno anche loro organizzando delle serate.
Per ricordare il cantautore nel 25° della scomparsa, hanno organizzato
un seminario intitolato “Il rapporto tra suono e parola nelle
canzoni di Piero Ciampi".
Un’altra cosa bella è un documentario che è
stato realizzato l’anno scorso da un gruppo di ragazzi del
Dams di Roma e che è stato presentato in anteprima al Ciampi
di Livorno. Ora lo stanno rifinendo e speriamo che possa girare
un po’.
Un’altra iniziativa è quella di Gastone Pietrucci
della Macina, che in agosto presenterà uno spettacolo
su Ciampi al Monsanto Folk Festival a cui dovrei partecipare anch’io
come voce recitante… mah, vedremo (ride)
C’è poi una coreografa che si chiama Sisina
Augusta che ha intenzione di realizzare un balletto su
testi di Ciampi. I balletti e le coreografie su canzoni italiane
sono abbastanza rari, ma Ciampi è così ricco di immagini...
Così ho avuto l’idea e gliel'ho proposta, lei se n’è
innamorata e stiamo mettendo su questo piccolo balletto intitolato
"il mio amore scalzo" (un verso di Ciampi) che sarà
costruito basandosi su dei seminari e dei laboratori aperti in cui
io spiegherò le canzoni di Ciampi, lei porterà le
sue suggestioni e si costruirà la coreografia insieme ai
partecipanti.
Altra cosa importante, dovrebbe uscire presto un libro di testimonianze
raccolte da Gisela Scherman. Lei abita a Bologna,
ha 25 anni, fa la modella, studia biochimica ed è appassionatissima
di Ciampi. Così ha fatto un lavoro colossale, intervistando
moltissime persone legate a Ciampi.
La scena quindi si muove abbastanza. Mi ha scritto anche un altro
studente del Dams di Roma che chiedeva aiuto per realizzare un altro
documentario e mercoledì 19 su Radio Rai ci sarà un
programma dedicato a Ciampi.
Ti
chiedo ancora un piccolo aneddoto, se lo ricordi. Max Manfredi ci
ha raccontato di essere stato fischiato al Tenco e che tu eri intervenuto
dicendo che non era il primo e che anche Ciampi fu fischiato. Ci
racconti come andò? Nel caso Di Ciampi, non di Max.
Eh, sì.. me ne ricordo bene… Ciampi venne al Tenco
nel 76. Nei tre giorni in cui rimase a Sanremo, l’ho abbastanza
accudito ed è stato sempre ubriaco. In effetti ho visto Ciampi
nella mia vita tre o quattro volte e non l’ho mai visto sobrio...
Arrivò in albergo alle tre di notte, mentre io stavo rientrando.
Mi disse "Ho fame, voglio mangiare un panino". Risposi
che a quell’ora era difficile, ma lui insisteva, così
partimmo alla ricerca di un bar aperto. Girammo fino a trovarne
uno. Bene, lui cosa fa? Entra e naturalmente non ordina il panino,
ma da bere e litiga con i baristi – lui litigava con tutti…
Poi per tre giorni non l'ho mai visto mangiare. E sì che
ero allo stesso tavolo con lui… lui ordinava le pesche al
vino, beveva il vino e lasciava le pesche. Quindi cosa succede ...
ubriaco com’è, quando arriva il momento di andare in
scena, partono le basi – lui cantava con le basi – e
lui non esce, non esce, non esce. E continua la base, buio in sala
e non esce. Poi si scoprirà che stava questionando con Amilcare
Rambaldi perché il giorno prima gli aveva chieso un anticipo
sul cachet (a quei tempi potevamo permetterci di offrire un cachet!)
per dare dei soldi a delle persone bisognose che aveva incontrato
e l'aveva ottenuto, ma al momento di andare in scena, rivoleva tutti
i suoi soldi, compresi quelli che aveva già ricevuto per
i poveri. Lui era squattrinato, il denaro era una sua ossessione,
proprio nella misura in cui non sapeva gestirlo. E da lì
litigi. Che poi si amavano lui e Amilcare, però ci fu questo
inghippo per cui non usciva su palco. Così si creò
della tensione in sala, borbottamenti, malcontento degli spettatori.
Quando finalmente uscì in scena, il pubblico lo vide anche
palesemente ubriaco. Ora, erano tempi diversi, molto più
rigidi e formali di adesso e la gente non era abituata a cose del
genere. Inolte la maggior parte delle persone non sapeva niente
di lui e della sua storia, così questo fatto fu vissuto chi
fose piero ciampi e lo ha vissuto male. Lui diceva cose sconclusionate,
quando comincia la canzone la cambia completamente (nel mio libro
ho messo la versione alcolica come la fece al Tenco) e cominciano
a fischiarlo perché era completamente e palesemente ubriaco.
E lui interruppe e iniziò a dialogare con chi lo fischiava.
Prima in maniera un po’ violenta “taci tu, io sono qua
che rischio tu no” ma dopo pochi secondi – si è
come pentito di averlo trattato male ed è stato tenerissimo
e ha detto qualcosa di bello. Nel suo tipico misto di tenerezza
e violenza che è poi la sua cifra, insomma. Poi alla fine
è andata, infatti la registrazione è molto bella ed
è stata anche messa su un disco, quindi comunque è
un ricordo molto bello. Anche Maria Monti è stata fischiata
al Tenco. Personaggi un po’ tutti fuori dal comune.
Intervista
effettuata il 17 gennaio 2005 |