| Massimo
Cotto è direttore artistico di Asti Musica, rassegna giunta
quest'anno alla decima edizione e scrittore sia di "cose musicali"
che non. Attualmente è appena arrivato in libreria il libro
scritto dopo lunghe conversazioni con Ivano Fossati "Di acqua
e di respiro", che è in parte il rifacimento del vecchio
e insuperato "Per niente facile", miglior saggio critico
mai scritto sull'epopea fossatiana, in parte materiale nuovo, ricostruito
e montato seguendo il flusso delle canzoni e degli album di Fossati.
Del libro, edito in una nuova collana di Arcana Musica, parleremo
altrove, qui parliamo soprattutto di Asti Musica che inizia il 3
luglio, ma ... con un anteprima il 2.
Massimo, volevo parlare con te di due cose: da un lato Asti Musica
(che inizia il 2 luglio) e dall’altro il tuo ultimo libro
su Ivano Fossati: Partiamo da Asti Musica: c’è un programma
molto vasto e interessante, ma c’è soprattutto una
serata di lancio da leccarsi i baffi: “Cry Baby”, un
pezzo teatrale sulle ultime ore di Janis Joplin, scritto da un certo
Massimo Cotto (non so se lo conosci … un giovane autore …),
recitato da Chiara Buratti, con le musiche dal vivo di Luca Nesti.
Più
che una serata di lancio, direi che si tratta di una serata di raccordo.
Lo spettacolo infatti è coprodotto da Asti Teatro
e da Asti Musica. Per la prima volta dopo aver
tanto vagheggiato questa collaborazione siamo partiti come io intendevo.
Asti Teatro è un’istituzione, Asti Musica spero che
lo diventi, però, proprio perché quest’anno
compie dieci anni io mi sono detto ma perché non cominciare
a produrre spettacoli e non solo a portarli sul palcoscenico? Già
l’anno scorso l’avevamo fatto, ti ricorderai, con Carmen
Consoli (“Carmen in nero”, solo musica
blues - Vedi
l'intervista dello scorso anno).
L’idea era di fare proprio qualcosa che partisse da noi, che
pagassimo noi e che poi, se tutto va come deve andare, possa andare
in giro per l’Italia e speriamo anche per l’Europa.
Quindi abbiamo messo nel cartellone di Asti Teatro in apertura uno
spettacolo di Tosca che leggeva Gabriella
Ferri e in chiusura questo “Cry Baby”
che è proprio come dicevo prima l’anello di
congiunzione con Asti Musica. E’ uno spettacolo atipico, perché
è un monologo drammatico. Non c’è un’attrice
che “canta Janis Joplin”,
è invece l’idea di portare in scena, rievocando proprio
gli ultimi attimi prima della morte, le due o tre ore prima della
morte nel suo albergo, rievocare la solitudine, la differenza enorme
che c’era tra il personaggio pubblico e quello privato: la
sua incapacità a farsi amare, a farsi capire, a farsi accettare.
E’ uno spettacolo dalla liturgia strana: non è un musical
e non è uno spettacolo teatrale tout court, perché
è anche la storia di questa attrice che è “costretta”
a vestire i panni di Janis Joplin, ma che in qualche modo non si
sente all’altezza, perché è molto diversa da
lei e quindi attraverso l’ascolto dei frammenti di alcune
sue canzoni cerca di entrare sempre più nella parte.
E le ultime tre telefonate che Janis Joplin fece prima di morire,
diventano invece, per una sorta di sovrapposizione di metateatro,
tre telefonate che l’attrice fa al suo regista dicendo: “Lasciamo
perdere, non farmelo fare, proprio perché è inimitabile”.
E quindi l’idea mia era quella di rappresentare un po’
questo: di portare in scena la solitudine e l’urlo che sono
dentro ciascuno di noi. Se uno ama Janis Joplin penso che possa
apprezzare, se uno non conosce Janis Joplin, quella che si racconta
è comunque una storia di devastazione interiore, quindi potrebbe
parlare anche di una pittrice o di una che lavora in banca …
E ovviamente
i contrasti tra l’attrice e il suo regista non rappresentano
quelli tra l’attrice e il suo autore … (ridiamo) . Senti
l’hai scritta da solo? E’ il tuo primo lavoro teatrale?
Sì,
speriamo che non sia l’ultimo (ridiamo)
Come
ti sei trovato di fronte alla scrittura teatrale? E’ completamente
diversa, no?
Completamente.
Era una cosa che io per pudore non avevo mai voluto affrontare e
poi il tutto è nato a una cena con il direttore di Pistoia
Blues che è Giovanni Tafuro e con Salvatore
Leto che invece è il direttore di Asti Teatro, che
mi hanno detto “Vai e colpisci!”
Avendo
superato l’età del pudore, ti sei detto, posso provarci.
Esatto. A quarant’anni
si diventa responsabili della faccia che porti, io che ne ho 43
sono già finito. C’è grande attesa per questo
lavoro, perché è già tutto esaurito e se da
un lato mi inorgoglisce, perché io ho un rapporto di amore
senza odio per Asti che è la mia città, dall’altro
mi preoccupa.
Tu
sei di Asti?
Sì, certo. La
mia casa rimane lì, la mia banca rimane lì. La cassa
di risparmio di Asti che ha come filiale più lontana quella
di Mombaruzzo, pensa io che vivo tra Roma e Milano come faccio?
Se si blocca il bancomat sono rovinato! Ti stavo dicendo quindi
che nella mia città c’è questa attenzione che
da un lato ci responsabilizza, dall’altro ci inorgoglisce
molto, perché sulla base della fiducia stanno arrivano richieste
per altre date (l’ultima è di pochi minuti fa) quindi
partiremo con il tour vero e proprio da settembre.
Sarebbe
infatti un peccato fare uno sforzo produttivo rilevante e non vedere
lo spettacolo messo in scena altrove.
Non abbiamo
volutamente fatto Milano e Roma, perché ci siamo detti prima
dobbiamo iniziare. Anche perché è importante vedere
la reazione della gente, perché noi andremo in un ambito
che sarà a volte musicale, come al Pistoia Blues,
come al Neapolis e a volte teatrale o al confine
tra teatro, poesia e musica come al Moon-tale Festival di
Montale. Quindi sono anche curioso di vedere chi verrà
a vederci come reagirà. Che tipo di pubblico, se sarà
un pubblico misto o un pubblico di reduci … bah di reduci
magari no, perché se sono coetanei di Janis Joplin avranno
settant’anni!
Però è in assoluto la cosa che mi esalta di più
perché scrivere a un certo punto diventa una necessità.
Non è la voglia di curiosità, di andare altrove. E’
proprio qualcosa che hai dentro. E una volta vinta questa ritrosia,
questo pudore mi sono esaltato. Anzi ad un certo punto ho dovuto
smettere perché sennò diventava troppo lunga! Io avrei
voluto fare una specie di Bibbia (ridiamo)
Ci
si fa prendere la mano! Vedo sulla locandina che dice musiche dal
vivo di Luca Nesti. Sono musiche o canzoni?
Ci sono le canzoni di
Janis Joplin che o si vedono o si ascoltano in frammenti, mentre
invece c’è una colonna sonora originale composta da
Luca che a volte serve come sottolineatura delle parole, a volte
serve come intermezzo tra una scena e l’altra, però
sono tutti pezzi strumentali, non ci sono canzoni.
Il
giorno dopo “Cry baby” inizia il festival vero e proprio.
Ricco. Contamelo un po’, dai!
Dieci anni!
La cosa più importante era celebrare il ritorno di Max
Gazzé che è stato il primo! L’undici
luglio, proprio il giorno in cui si esibirà quest’anno
Max Gazzé, l’undici luglio di dieci anni fa lui saliva
sul palco di Asti Musica. Da perfetto sconosciuto. Costava 800 mila
lire. Non aveva un promoter, non aveva un manager. Aveva un biglietto
da visita con sopra il suo cellulare ed è salito sul palco
suscitando più curiosità che apprezzamenti perché
aveva questo testone enorme di capelli, faceva queste canzoni sghembe
e asimmetriche.
Ecco perché questa volta non abbiamo voluto far pagare. Vogliamo
fare un’iniziativa gratuita per celebrare questi dieci anni,
ma anche per riassumere (e il cartellone è in questa ottica)
i fili rossi che noi abbiamo provato ad annodare in questi anni.
Che sono: il fatto che il palco debba essere anche un palco-laboratorio,
che ci siano cioè anche delle persone “sconosciute”
che noi reputiamo meritevoli che vengono e che domani potranno essere
illuminati dai riflettori anche se oggi sono al buio. Quindi noi
in passato abbiamo avuto … l’ultimo è stato Povia
un anno fa, Cammarriere da assoluto sconosciuto
... costava un milione … abbiamo avuto gli Avion Travel,
Subsonica, Max Gazzé. E l’unico mio rammarico
è Carmen Consoli, il primo anno, costava
due milioni e non siamo riusciti a metterci d’accordo sulle
date.
Però
è tornata l’anno scorso …
Sì,
però costava di più! (ridiamo) Anche quest’anno
abbiamo provato a identificare alcuni personaggi che secondo noi
potrebbero funzionare che sono soprattutto Giulio Casale
e Carlo Fava.
Due persone che si muovono nell’ambito del teatro-canzone
alla Gaber e che stentano a trovare palcoscenici adeguati. La cosa
bella di Asti è che non ci sono mai di mille persone per
volta a seguire i concerti. C’è una partecipazione
molto bella! Poi ci sono quattro aperture di tour. Francesco
Renga, Giorgia per gli italiani e Tinkara
e Rebekka Bakken per l’Europa. Rebekka Bakken
non so se la conosci …
No
Io l’ho
scelta dopo aver ascoltato un suo demo, poi sono andato in Internet
ed ho visto le foto! E’ un gran pezzo di … cantante!
Bellissima. Vai su Google, scegli immagini e dimmi un po’
(ovviamente l’ho fatto. E confermo. Eccola di fianco
– Ndr )
Ed
è pure brava?
Ed è molto brava.
Viene dalla Norvegia è un po’ alla Norah Jones. Tra
Bjork e Norah Jones: è molto elegante e formale in alcuni
momenti ed è molto innovativa e quasi un folletto in altri.
Tinkara invece è stranissima perché è la più
grande rockstar slovena, forse l’unica rockstar slovena che
ci sia e canta in tre lingue: sloveno, italiano e friulano. E anche
questo crea interesse.
Simona
Bencini e Carlo Fava sono indicati nella stessa serata. Fanno qualcosa
insieme o si esibiscono separatamente?
No, separatamente. Non
avevamo più date e abbiamo creato una “coabitazione”
sul palcoscenico. Invece assieme, almeno per una parte della serata,
suoneranno Alfio Antico e i Lautari.
E di
questo Gizmo che mi dici? Un tributo ai Police, no?
E’ una
scommessa. Un tributo ai Police, sì. A me non piacciono molto
le cover band, quindi se ci fosse stato uno che proponeva di rileggere
le canzoni di chiunque avrei detto di no, però in questo
caso è davvero curiosa la formazione: c’è uno
dei Police originari e cioè Stewart Copeland,
c’è Raiz degli Alamamegretta, c’è
Max Gazzé e tre ottimi musicisti come Vittorio
Cosma, Massimo Refosco e David Fiuczynski… Mi
hanno fatto ascoltare un paio di cose e devo dire che effettivamente
è un modo nuovo di rileggere le canzoni dei Police.
Ma
loro stavano già insieme? Non hanno formato il gruppo apposta
per il Festival di Asti?
Loro faranno un tour
questa estate, che non parte da noi, non li abbiamo messi assieme
noi, però faranno solo quattro-cinque date e nel nord dovrebbero
suonare solo da noi.
In
attesa di sbobinare la parte restante dell’intervista con
Massimo Cotto, relativa al libro da lui scritto con e su Ivano Fossati
e sulle sue altre iniziative editoriali, ecco di seguito il calendario
completo di Asti Musica:
3 luglio –
Elliot Murphy
4 luglio – Francesco Renga (15,00 euro)
5 luglio – Tinkara
6 luglio – Instabile Orchestra
7 luglio – Bandabardò (10,00 euro)
8 luglio – Giulio Casale + Illusi d’esistenza
9 luglio – Giorgia special guest Terence Blanchard (35,00
euro/15,00 euro)
10 luglio – Gizmo (10,00 euro)
11 luglio – Max Gazzè
12 luglio – Alfio Antico e i Lautari
13 luglio – Simona Bencini + Carlo Fava
14 luglio – Rebekka Bakken
15 luglio – Youssou n’dour (13,00 euro)
16 luglio – Ray Gelato
17 luglio – Sonny Rhodes
18 luglio – Memorial G.Pillot
19 luglio – Antonio Albanese (25,00 euro/15,00 euro)
Come ogni anno, ASTIMUSICA continuerà con un doppio appuntamento
a settembre al Parco del Lungotanaro nell’ambito del Roccko’s
Fest (la grande kermesse giovanile organizzata in collaborazione
con l’Associazione Concentrica). Quest’anno i protagonisti
saranno, oltre che un nutrito gruppo di band emergenti, i vj londinesi
Microchunk, e le punte di diamante Leila (ex tastierista di Bjork)
e Adam Sky alla consolle, che si esibiranno il 3 settembre. Chiuderanno
i P.G.R, domenica 4 settembre, con il loro nuovo spettacolo. Entrambi
gli appuntamenti saranno a ingresso libero.
Intervista
effettuata il 30 giugno 2005
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