Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
BiELLE INTERVISTE
Massimo Cotto: portando Janis Joplin ad Asti
di Giorgio Maimone

Massimo Cotto è direttore artistico di Asti Musica, rassegna giunta quest'anno alla decima edizione e scrittore sia di "cose musicali" che non. Attualmente è appena arrivato in libreria il libro scritto dopo lunghe conversazioni con Ivano Fossati "Di acqua e di respiro", che è in parte il rifacimento del vecchio e insuperato "Per niente facile", miglior saggio critico mai scritto sull'epopea fossatiana, in parte materiale nuovo, ricostruito e montato seguendo il flusso delle canzoni e degli album di Fossati. Del libro, edito in una nuova collana di Arcana Musica, parleremo altrove, qui parliamo soprattutto di Asti Musica che inizia il 3 luglio, ma ... con un anteprima il 2.

Massimo, volevo parlare con te di due cose: da un lato Asti Musica (che inizia il 2 luglio) e dall’altro il tuo ultimo libro su Ivano Fossati: Partiamo da Asti Musica: c’è un programma molto vasto e interessante, ma c’è soprattutto una serata di lancio da leccarsi i baffi: “Cry Baby”, un pezzo teatrale sulle ultime ore di Janis Joplin, scritto da un certo Massimo Cotto (non so se lo conosci … un giovane autore …), recitato da Chiara Buratti, con le musiche dal vivo di Luca Nesti.

Più che una serata di lancio, direi che si tratta di una serata di raccordo. Lo spettacolo infatti è coprodotto da Asti Teatro e da Asti Musica. Per la prima volta dopo aver tanto vagheggiato questa collaborazione siamo partiti come io intendevo. Asti Teatro è un’istituzione, Asti Musica spero che lo diventi, però, proprio perché quest’anno compie dieci anni io mi sono detto ma perché non cominciare a produrre spettacoli e non solo a portarli sul palcoscenico? Già l’anno scorso l’avevamo fatto, ti ricorderai, con Carmen Consoli (“Carmen in nero”, solo musica blues - Vedi l'intervista dello scorso anno).

L’idea era di fare proprio qualcosa che partisse da noi, che pagassimo noi e che poi, se tutto va come deve andare, possa andare in giro per l’Italia e speriamo anche per l’Europa. Quindi abbiamo messo nel cartellone di Asti Teatro in apertura uno spettacolo di Tosca che leggeva Gabriella Ferri e in chiusura questo “Cry Baby” che è proprio come dicevo prima l’anello di congiunzione con Asti Musica. E’ uno spettacolo atipico, perché è un monologo drammatico. Non c’è un’attrice che “canta Janis Joplin”, è invece l’idea di portare in scena, rievocando proprio gli ultimi attimi prima della morte, le due o tre ore prima della morte nel suo albergo, rievocare la solitudine, la differenza enorme che c’era tra il personaggio pubblico e quello privato: la sua incapacità a farsi amare, a farsi capire, a farsi accettare. E’ uno spettacolo dalla liturgia strana: non è un musical e non è uno spettacolo teatrale tout court, perché è anche la storia di questa attrice che è “costretta” a vestire i panni di Janis Joplin, ma che in qualche modo non si sente all’altezza, perché è molto diversa da lei e quindi attraverso l’ascolto dei frammenti di alcune sue canzoni cerca di entrare sempre più nella parte.

E le ultime tre telefonate che Janis Joplin fece prima di morire, diventano invece, per una sorta di sovrapposizione di metateatro, tre telefonate che l’attrice fa al suo regista dicendo: “Lasciamo perdere, non farmelo fare, proprio perché è inimitabile”. E quindi l’idea mia era quella di rappresentare un po’ questo: di portare in scena la solitudine e l’urlo che sono dentro ciascuno di noi. Se uno ama Janis Joplin penso che possa apprezzare, se uno non conosce Janis Joplin, quella che si racconta è comunque una storia di devastazione interiore, quindi potrebbe parlare anche di una pittrice o di una che lavora in banca …

E ovviamente i contrasti tra l’attrice e il suo regista non rappresentano quelli tra l’attrice e il suo autore … (ridiamo) . Senti l’hai scritta da solo? E’ il tuo primo lavoro teatrale?

Sì, speriamo che non sia l’ultimo (ridiamo)

Come ti sei trovato di fronte alla scrittura teatrale? E’ completamente diversa, no?

Completamente. Era una cosa che io per pudore non avevo mai voluto affrontare e poi il tutto è nato a una cena con il direttore di Pistoia Blues che è Giovanni Tafuro e con Salvatore Leto che invece è il direttore di Asti Teatro, che mi hanno detto “Vai e colpisci!”

Avendo superato l’età del pudore, ti sei detto, posso provarci.

Esatto. A quarant’anni si diventa responsabili della faccia che porti, io che ne ho 43 sono già finito. C’è grande attesa per questo lavoro, perché è già tutto esaurito e se da un lato mi inorgoglisce, perché io ho un rapporto di amore senza odio per Asti che è la mia città, dall’altro mi preoccupa.

Tu sei di Asti?

Sì, certo. La mia casa rimane lì, la mia banca rimane lì. La cassa di risparmio di Asti che ha come filiale più lontana quella di Mombaruzzo, pensa io che vivo tra Roma e Milano come faccio? Se si blocca il bancomat sono rovinato! Ti stavo dicendo quindi che nella mia città c’è questa attenzione che da un lato ci responsabilizza, dall’altro ci inorgoglisce molto, perché sulla base della fiducia stanno arrivano richieste per altre date (l’ultima è di pochi minuti fa) quindi partiremo con il tour vero e proprio da settembre.

Sarebbe infatti un peccato fare uno sforzo produttivo rilevante e non vedere lo spettacolo messo in scena altrove.

Non abbiamo volutamente fatto Milano e Roma, perché ci siamo detti prima dobbiamo iniziare. Anche perché è importante vedere la reazione della gente, perché noi andremo in un ambito che sarà a volte musicale, come al Pistoia Blues, come al Neapolis e a volte teatrale o al confine tra teatro, poesia e musica come al Moon-tale Festival di Montale. Quindi sono anche curioso di vedere chi verrà a vederci come reagirà. Che tipo di pubblico, se sarà un pubblico misto o un pubblico di reduci … bah di reduci magari no, perché se sono coetanei di Janis Joplin avranno settant’anni!

Però è in assoluto la cosa che mi esalta di più perché scrivere a un certo punto diventa una necessità. Non è la voglia di curiosità, di andare altrove. E’ proprio qualcosa che hai dentro. E una volta vinta questa ritrosia, questo pudore mi sono esaltato. Anzi ad un certo punto ho dovuto smettere perché sennò diventava troppo lunga! Io avrei voluto fare una specie di Bibbia (ridiamo)

Ci si fa prendere la mano! Vedo sulla locandina che dice musiche dal vivo di Luca Nesti. Sono musiche o canzoni?

Ci sono le canzoni di Janis Joplin che o si vedono o si ascoltano in frammenti, mentre invece c’è una colonna sonora originale composta da Luca che a volte serve come sottolineatura delle parole, a volte serve come intermezzo tra una scena e l’altra, però sono tutti pezzi strumentali, non ci sono canzoni.

Il giorno dopo “Cry baby” inizia il festival vero e proprio. Ricco. Contamelo un po’, dai!

Dieci anni! La cosa più importante era celebrare il ritorno di Max Gazzé che è stato il primo! L’undici luglio, proprio il giorno in cui si esibirà quest’anno Max Gazzé, l’undici luglio di dieci anni fa lui saliva sul palco di Asti Musica. Da perfetto sconosciuto. Costava 800 mila lire. Non aveva un promoter, non aveva un manager. Aveva un biglietto da visita con sopra il suo cellulare ed è salito sul palco suscitando più curiosità che apprezzamenti perché aveva questo testone enorme di capelli, faceva queste canzoni sghembe e asimmetriche.

Ecco perché questa volta non abbiamo voluto far pagare. Vogliamo fare un’iniziativa gratuita per celebrare questi dieci anni, ma anche per riassumere (e il cartellone è in questa ottica) i fili rossi che noi abbiamo provato ad annodare in questi anni. Che sono: il fatto che il palco debba essere anche un palco-laboratorio, che ci siano cioè anche delle persone “sconosciute” che noi reputiamo meritevoli che vengono e che domani potranno essere illuminati dai riflettori anche se oggi sono al buio. Quindi noi in passato abbiamo avuto … l’ultimo è stato Povia un anno fa, Cammarriere da assoluto sconosciuto ... costava un milione … abbiamo avuto gli Avion Travel, Subsonica, Max Gazzé. E l’unico mio rammarico è Carmen Consoli, il primo anno, costava due milioni e non siamo riusciti a metterci d’accordo sulle date.

Però è tornata l’anno scorso …

Sì, però costava di più! (ridiamo) Anche quest’anno abbiamo provato a identificare alcuni personaggi che secondo noi potrebbero funzionare che sono soprattutto Giulio Casale e Carlo Fava. Due persone che si muovono nell’ambito del teatro-canzone alla Gaber e che stentano a trovare palcoscenici adeguati. La cosa bella di Asti è che non ci sono mai di mille persone per volta a seguire i concerti. C’è una partecipazione molto bella! Poi ci sono quattro aperture di tour. Francesco Renga, Giorgia per gli italiani e Tinkara e Rebekka Bakken per l’Europa. Rebekka Bakken non so se la conosci …

No

Io l’ho scelta dopo aver ascoltato un suo demo, poi sono andato in Internet ed ho visto le foto! E’ un gran pezzo di … cantante! Bellissima. Vai su Google, scegli immagini e dimmi un po’ (ovviamente l’ho fatto. E confermo. Eccola di fianco – Ndr )

Ed è pure brava?

Ed è molto brava. Viene dalla Norvegia è un po’ alla Norah Jones. Tra Bjork e Norah Jones: è molto elegante e formale in alcuni momenti ed è molto innovativa e quasi un folletto in altri. Tinkara invece è stranissima perché è la più grande rockstar slovena, forse l’unica rockstar slovena che ci sia e canta in tre lingue: sloveno, italiano e friulano. E anche questo crea interesse.

Simona Bencini e Carlo Fava sono indicati nella stessa serata. Fanno qualcosa insieme o si esibiscono separatamente?

No, separatamente. Non avevamo più date e abbiamo creato una “coabitazione” sul palcoscenico. Invece assieme, almeno per una parte della serata, suoneranno Alfio Antico e i Lautari.

E di questo Gizmo che mi dici? Un tributo ai Police, no?

E’ una scommessa. Un tributo ai Police, sì. A me non piacciono molto le cover band, quindi se ci fosse stato uno che proponeva di rileggere le canzoni di chiunque avrei detto di no, però in questo caso è davvero curiosa la formazione: c’è uno dei Police originari e cioè Stewart Copeland, c’è Raiz degli Alamamegretta, c’è Max Gazzé e tre ottimi musicisti come Vittorio Cosma, Massimo Refosco e David Fiuczynski… Mi hanno fatto ascoltare un paio di cose e devo dire che effettivamente è un modo nuovo di rileggere le canzoni dei Police.

Ma loro stavano già insieme? Non hanno formato il gruppo apposta per il Festival di Asti?

Loro faranno un tour questa estate, che non parte da noi, non li abbiamo messi assieme noi, però faranno solo quattro-cinque date e nel nord dovrebbero suonare solo da noi.

In attesa di sbobinare la parte restante dell’intervista con Massimo Cotto, relativa al libro da lui scritto con e su Ivano Fossati e sulle sue altre iniziative editoriali, ecco di seguito il calendario completo di Asti Musica:

3 luglio – Elliot Murphy
4 luglio – Francesco Renga (15,00 euro)
5 luglio – Tinkara
6 luglio – Instabile Orchestra
7 luglio – Bandabardò (10,00 euro)
8 luglio – Giulio Casale + Illusi d’esistenza
9 luglio – Giorgia special guest Terence Blanchard (35,00 euro/15,00 euro)
10 luglio – Gizmo (10,00 euro)
11 luglio – Max Gazzè
12 luglio – Alfio Antico e i Lautari
13 luglio – Simona Bencini + Carlo Fava
14 luglio – Rebekka Bakken
15 luglio – Youssou n’dour (13,00 euro)
16 luglio – Ray Gelato
17 luglio – Sonny Rhodes
18 luglio – Memorial G.Pillot
19 luglio – Antonio Albanese (25,00 euro/15,00 euro)


Come ogni anno, ASTIMUSICA continuerà con un doppio appuntamento a settembre al Parco del Lungotanaro nell’ambito del Roccko’s Fest (la grande kermesse giovanile organizzata in collaborazione con l’Associazione Concentrica). Quest’anno i protagonisti saranno, oltre che un nutrito gruppo di band emergenti, i vj londinesi Microchunk, e le punte di diamante Leila (ex tastierista di Bjork) e Adam Sky alla consolle, che si esibiranno il 3 settembre. Chiuderanno i P.G.R, domenica 4 settembre, con il loro nuovo spettacolo. Entrambi gli appuntamenti saranno a ingresso libero.

Intervista effettuata il 30 giugno 2005

HOME