| Fabrizio
Consoli ha una bella voce bassa e calda da whisky invecchiato, ma che
non ricorda altri in particolare e un modo educato del porgere che lo
allontana dal genere “maledetto all’ultima spiaggia”.
Il tema di fondo del suo disco è un viaggio accennato sulle rotte
di una o più notti cittadine, ma potrebbe anche essere la storia
di una notte sola, con i suoi momenti di down, quelli di festa, piccoli
successi, grossi tonfi, fino alla confessione finale ubriaca in un mattino
di pioggia che fa evaporare le stille di coraggio e paura conficcate nella
notte.
Bielle è un sito internet che si occupa solo di canzone d’autore,
quindi il fatto che si faccia questa intervista presuppone che tu faccia
parte dell’ambito “nobile” della nostra canzone. Te
ne senti parte?
Che meraviglia!
E’ un ambito in cui ti riconosci?
Beh direi di sì, in cui mi piacerebbe riconoscermi sicuramente.
Poi sai sono cose in cui ti ci mettono. Sono situazioni e eitchette che
ti danno. Però la canzone d’autore è la canzone d’autore!
Diciamo che la scuola è quella, ecco. L’aggiustiamo così.
Mi è piaciuto molto il tuo disco, più lo ascolto e più
mi piace. Ho visto che nei ringraziamenti del disco è ricordato
il whisky di malto, quindi forse potremmo iniziare da lì per parlarne.
L’ispirazione di partenza mi sembra buona.
Mi piace molto.
Ho visto che ci hai messo molto tempo a fare il disco, tre anni addirittura
Forse anche di più. Praticamente non è il lavoro
classico in cui dici “oh ragazzi ho dieci canzoni. Cosa facciamo?
Andiamo in studio a registrarle?” Per cui entri in studio registri
e fai il disco. Non è stato così. Qui si è trattato
più di uno sfogo, di una voglia di ricominciare da qualche parte
perché in qualche modo non mi tornava più tanto quello che
facevo. Quindi è stato registrato nel tempo libero degli studi,
scartando tante cose, mettendo da parte molte canzoni. All’inizio
erano più di 20 i pezzi che volevo fare, poi non c’era il
tempo, poi troppa carne al fuoco. Magari per starci ci stavano anche …
Oh, tra l’altro stanotte ho sognato che registravo il secondo disco.
Io ci sto già lavorando …
Beh, se poi i tempi sono questi conviene partire presto
No, diciamo che il prossimo, se tutto va bene dovrei farlo uscire
per settembre dell’anno prossimo. Io a settembre mi metto a lavorare,
però un po’ di idee già ci sono.
Il tuo disco precedente è del ’93. L’unico precedente.
Si, che tra l’altro ha ben poco a che vedere con questo o comunque
con quanto voglio fare da qui in avanti. Inizio ad avere un’età
…
“18 piccoli anacronismi” ti rappresenta di più. O è
un passaggio anche questo?
Sicuramente è l’inizio di una nuova strada che è
quello che sono adesso e quello che voglio fare. Mentre prima ero più
giovane, ero come dire …alla ricerca anche di un successo di musica
leggera, un successo nazionalpopolare, cosa che non è arrivata
per tanti motivi, primo tra i quali forse il fatto che non c’ero
tagliato. Onestamente, perché sai, ho fatto anche Sanremo e devo
dire proprio che mi rendevo conto … vedevo Di Cataldo, i
Neri per Caso, Grignani e mi rendevo conto che io sono diverso.
… che loro sono fatti per quell’ambiente …
Io sono diverso. Io mi vergogno quasi di essere su un palco a
cantare, mentre non mi vergogno di suonare, cosa che ho sempre fatto.
Su un palco sono molto più timido, introverso. In questo lavoro,
almeno le volte che sono andato in giro a suonarlo, a proporlo, mi ci
trovo meglio.
Comunque è oltre un’ora di musici, quindi c’è
moltissimo materiale dentro. E’ vero che hai dovuto stiparci molti
anni e molte esperienze...
Quelle sono cose belle. Tra l’altro la maggior parte delle
cose sono cose che ho scritto non perché diventassero delle canzoni.
Io scrivo sempre. Sono cose che ho avuto proprio il bisogno di scrivere.
Poi alcune, come hai sentito, non sono delle canzoni canoniche. In alcune
mi sono messo, ci ho cantato sopra e in qualche modo un risultato è
saltato fuori.
Riuscendo benissimo a rendere l’idea, peraltro. Anche nell'uso dei
testi, voglio dire, facendo un paragone mi viene in mente quasi come se
fosse un quadro impressionista, dove con poche parole, con pochi tratti,
riesci a tracciare un’ambiente, una situazione in cui è facile
riconoscersi.
E’ vero, è vero. Cioè, è bella questa
cosa. Hai detto una cosa che io spesso uso, che alla fine è una
sorta di piccola galleria in cui tu passi e a seconda del tempo che hai
di fermarti davanti a un quadro riesci più a entrare a immedesimarti,
a vedertici, insomma. L'idea era quella. Poi la cosa assurda, che ho letto
dopo, è che Fabrizio De André, prima di
morire, voleva fare un disco d canzoni brevi. E questa è una cosa
che mi ha fatto sorridere molto. Io con lui avevo dei rapporti di scuola,
di conoscenza, così … non che siamo andati a scuola insieme
eh?
Non sei più giovane, ma non sei nemmeno così anziano! Quanti
anni hai a proposito?
40 tra pochi giorni. (Li compie il 16 luglio. Auguri!)
Beh, l’età migliore per il cantautori, dicono.
Mah, sai cosa? La cosa bella è che volendo scrivere da qui in avanti
la cosa buona è che lo puoi fare anche a 60/70 anni. Se è
vero che come il vino col tempo migliori …
Qual è dei brani di 18 anacronismi il più vecchio e qual
è il più nuovo o li hai scritti nell’arco del tempo?
Come realizzazione il più recente è “Que
vida es?” infatti ha un suono particolare e rappresenta
anche la strada verso la quel voglio tendere. Perché pur rimanendo
molto sull’acustico, il prossimo disco lo voglio chiamare “Musica
per ballare”. Non sarà un disco di musica dance,
ma vorrei che avesse dentro l’idea che in qualche maniera si debba
far muovere il culo. Dovrebbe esprimere un certo tipo di sensualità.
Il brano più vecchio è "Di quale amore”,
che è stata deturpata perché era una ballata pop. A suo
tempo l’ho fatto sentire in giro, nessuno l’ha voluta cantare
e allora ho detto: "basta non c’è più religione.
Mi metto lo canto, ne faccio una cosa alla Sakamoto che
la capisco solo io. E chi s’è visto si è visto".
"Eldorado" ad esempio è una canzone
vecchia, avrà almeno 10 anni. Facevano tutte parte di un disco
che doveva uscire subito dopo Sanremo e che non è mai uscito. Ci
sono tre quattro pezzi di allora. "Trentacode"
l’ho scritta per i miei 30 anni, quindi 10 anni fa.
Il pezzo in fondo al disco? La ghost track?
E’ uno scherzo. E’ una ballata un po’ alla
De Gregori, se la senti chitarra e voce. E’ una ballatina di quelle
dolci alla De Gregori. E abbiamo pensato, facciamola diventare una serenata
un po’ ubriaca, così.
Anche perché arriva dopo un lungo silenzio questo rumore d’acqua…
ho guardato il pc.
Anche a me è capitato. Mi ero dimenticato di questo particolare
ho lasciato su il disco e mi sembrava mi si fosse rotto il tubo dell’acqua.
Tu citavi De Gregori, a me ha fatto venire in mente un po’ De Gregori
il tuo disco. Alice per l’esattezza. Era dai tempi che non sentivo
un disco d’esordio o di ri-esordio così maturo. La tua è
una strada personale. La stessa sensazione di quando ho sentito Alice
di De Gregori
Madonna ragazzi!
Beh, se si fermava ad Alice non era poi così sensazionale. Il meglio
doveva ancora venire.
Guarda non te lo so dire. Secondo me, io lo considero un disco
d’esordio questo, anche se non lo è come storia mia. E’
una ripartenza diversa come la sognavo da ragazzo. Una volta anche le
etichette cercavano l’artista, ora cercando tutti il singolo, il
pezzo, che è una cosa che mi sono reso conto col tempo che non
paga. Nel senso che puoi anche avere un successo enorme subito, ma poi
se vai a scemare ti ritrovi a 50 anni che devi andare a suonare nelle
feste di piazza perché solo lì ti ricordano. Guarda, io
preferisco pensare che quello che vado seminando lo raccoglierò
tra 20 anni probabilmente. Se devo raccogliere qualcosa. Da qui a dirti
se ci sono delle scelte consapevoli non so. Ho ascoltato molto Paolo
Conte, Tom Waits, De Gregori. Ci sono tante cose che sono delle
dichiarazioni d’amore influenti. Poi quello che succederà
… io spero di riuscire in qualche maniera a modellare qualcosa che
sia sempre più mia, sempre più riconoscibile. Non è facile
perché tante cose belle e bellissime sono state già fatte.
Lo stesso Conte, pure avendo scritto delle canzoni bellissime e di successo
negli anni ‘60/70 (apro una parentesi negli anni 60 una canzone
di successo vendeva milioni di copie. Adesso io ho scritto anche canzoni
di successo, ma quando vendi centomila copie sei un fenomeno capito? Chiusa
la parentesi) è diventato “Conte” solo negli anni ’80.
Però adesso è una realtà bella stagna, non è
una cosa legata alla moda del momento, all’estate, a una canzone
in particolare.
Semini anche tu per il futuro?
Quello che ho capito e che se uno vuole in qualche modo costruire
una carriera deve pedalare e tenere duro. Ora sto tenendo duro. Non ho
ancora un manager e faccio una fatica che non ti descrivo a trovare delle
serate. E’ faticoso perché non sono ancora un affare per
le grosse compagnie che organizzano spettacoli quindi bisogna non dico
tirare la cinghia, ma far fatica. Anche se dove sono andato a suonare,
come queste serata della Fnac, abbiamo venduto tutti i dischi che avevamo.
Quindi vuol dire che alla gente è piaciuto molto.
Un bellissimo disco e anche un bellissimo titolo. Centrato. Tu suoni da
solo quando vai a fare spettacoli?
No, ho messo in piedi una bandicciola, un quartetto classico,
che potrebbe essere di jazz, come di blues. Pianoforte, contrabbasso,
la chitarra classica mia e la batteria.
Suoni anche il basso?
Lo suono, l’ho suonato anche nel disco, quando c’è
da suonarlo …
Basseggiando per esempio?
Basseggiando non l’ho suonato io. Anche se ho scritto la linea,
ma non l’ho suonato io.
Collaborazioni: una serie infinita Finardi, Bubola...
Con Massimo abbiamo anche condiviso una casa per un certo periodo
e poi la sua scuola è stata fondamentale. Con lui mi è iniziata
la voglia di scrivere perché vedevo lui che scriveva sempre. Poi
lavorandoci fianco a fianco quotidianamente, io sono uno curioso quindi
ho fatto uno più uno e ho detto: "fammi un po’ vedere
come fa lui?" Massimo è bravo. E’ proprio uno che sa
scrivere.
Io altro non ho se non l’attesa del secondo disco
Io ho la grossa speranza di partecipare al Premio Ciampi
che ho scoperto recentissimamente, il responsabile è una persona
stupenda e il mio disco gli è piaciuto molto. Anche lui l’ha
considerato un ri-inizio e mi ha detto fai anche un pezzo di Ciampi e
io sto facendo “Sporca estate”, l’ho
cantato ieri e glielo sto mandando. Mi ha poi sorpreso quanto anche lo
stesso Conte, in qualche maniera abbia attinto da Ciampi. Ci sono dei
rapporti che sono evidentissimi. Poi anche la storia personale di Ciampi
mi ha molto toccato. Mi ci sono visto molto.
Poi ci sono le altre occasioni ... Tenco ... Mantova
Mantova l’anno prossimo vediamo se … tra l’altro
Vittorio Cosma, il direttore artistico è anche
mio amico, ma proprio per questo sono un po’ restio ad andare a
chiedere. Insomma, io non so come si fa a partecipare! (Ride). Dovrei
andare da Vittorio a chiedere. Al Tenco non so come fare. Ho provato a
mandare il disco ma non ho avuto nessun tipo di risposta. Nemmeno di cortesia.
Intervista
effettuata il 29-06-2004
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