| Solo
per una settimana, un omino nero in scena a domare una brutta bestia:
il teatro-canzone. Autore del doppio salto mortale l’incosciente,
iconoclasta, imprevedibile, irresistibile Carlo Fava! Applausi, prego
... Sono passati 4 anni dalla precedente comparsa di Carlo sui palcoscenici
milanesi con uno spettacolo duro e coinvolgente come “Personaggi
criminali”, un “a solo” per attore e cantante più
band che aveva fatto esclamare a molti (quotum ego): “abbiamo il
nuovo Gaber!” Lo spettacolo attuale si intitola “Le Notizie”,
al Teatro Verdi dal 24 al 28 febbraio, prima di essere riproposto, in
parte, al Festival della Musica di Mantova, dove Fava risulta tra i 31
personaggi selezionati dalla “Commissione Fabbri”. Incontriamo
Carlo con il suo co-autore Gianluca Martinelli in una pausa delle prove
dello spettacolo alla Salumeria della Musica.
Partiamo dallo spettacolo:
racconta un po': cos'è “Le notizie?”
È uno spettacolo di teatro-canzone ed è uno spettacolo dove
entrano in dialogo un blocco privato, un momento privato con una parte
dedicata alle cose del mondo. quindi sono notizie che riguardano il privato
(il mio, particolare) e le cose che stanno fuori.
C'era già
qualcosa nel primo spettacolo che riguardava le notizie. Parti da lì
o è un approccio diverso?
Durante “Sto stirando”, per esempio, ne approfittavi per aprire
varie finestre sul mondo
Si
quello era un momento ... però lo spettacolo precedente era uno
spettacolo più a tema; insomma c'era questo forte tema del disagio,
della devianza, c'era una carrellata di personaggi... mentre qua invece
c'è un narratore che alla fine sono sempre io e c'è un lavoro
sull'attore più misurato. non ci sono cambi di scena. il filo rosso
dei monologhi che uniscono le canzoni è raccontato da uno stesso
personaggio che poi siamo noi: io e Gianluca (Martinelli, il co-autore
di Fava)
In scena ci sei tu
da solo più il gruppo che suona?
Sì, Vittorio Marinoni alla batteria e Beppe Quirici al basso.
Tu suoni il pianoforte?
Si l'unico colpo di scena teatrale è il suono di una pallina da
ping pong che si sente all'inizio e durante la rappresentazione
... che è stato
messo lì perché la gente se ne chieda il perché?
No, la pallina è legata al monologo iniziale che si intitola “Il
tavolo da ping pong” e la partita da ping pong è una semplice
ed efficace metafora di un contrasto, di una lotta quotidiana tra... come
dire un uomo una donna. insomma c'è quest'idea di mettere... questo
fiume di cose pubbliche che si raccontano nello spettacolo ma che in fin
dei conti è anche una storia d'amore che forse sta un po' più
sullo sfondo. I colori del "pubblico" sono più forti,
più efficaci, però questa parte è fondamentale e
decisiva perché fa da sfondo a questo desiderio, a questa voglia
di volere un po' parlare anche delle cose degli altri.
Lo spettacolo è
stato scritto di recente o si è alimentato del tempo?
Nel corso dell'ultimo anno, con la chiusura più o meno intorno
a dicembre. tranne alcuni aggiornamenti che abbiamo dovuto fare, visto
che è intitolato “Le notizie”
E’ uno spettacolo
che si evolverà in seguito? E’ già previsto?
L'idea è quella. Se martedì succede qualcosa di notevole
possiamo intervenire all'ultimo minuto
Tu in genere non improvvisi...
L o spettacolo è tutto scritto. Probabilmente la zona del bis è
più destinata a un contatto diretto col pubblico, però l'ora
e un quarto del blocco centrale quella è.
Quindi lui (Martinelli)
deve essere rapidissimo a scrivere e tu (Carlo) ad imparare...
Appunto. l'idea è quella
Monologhi e canzoni
anche in questo caso?
Sì però in questo caso, nonostante l'organico più
da camera, i monologhi sono avvolti dalla musica quasi tutti. In due è
solamente presente un leggero sottofondo musicale, ma quelli in particolare
più intimisti, più privati più legati appunto alla
sfera dei sentimenti, delle emozioni sono quasi tutti accompagnati da
musica.
Quindi la musica dura
per tutta l'ora un quarto
Sì. mi piace mi sto affezionando all'idea... anche adesso provando
in questi giorni effettivamente mi sto affezionando all'idea di un teatro-canzone
dove la musica ha un suo peso. anche la musica di raccordo, anche la musica
di commento; da musica strumentale più funzionale sta diventando
sempre più forte, anche se magari è minimale: un semplice
accompagnamento al pianoforte o un piccolo richiamo diventa importante
Quindi tu suoni praticamente
sempre per cui non ti muovi
No, io mi muoverò in alcuni momenti decisivi. In particolare nel
monologo centrale, il cuore dello spettacolo, che si intitola "Le
notizie" ed è un monologo che io ho bisogno di fare davanti
al pubblico. E’ un monologo piuttosto lungo: ha una sua parte musicale
e una parte recitata davanti al pubblico. adesso ho fatto questa scelta:
ho deciso di lavorare sull'essenziale, sullo scarno. cioè laddove
arrivava un'emozione, ecco lì ci siamo fermati sia sul piano della
scrittura che anche su quello musicale e dell'arrangiamento dell'allestimento.
Per cui siamo in tre. e poi io sono legato al pianoforte quindi non ho
tante possibilità di andare in giro. però ci sono alcuni
momenti più teatrali, ci sono un paio di pezzi con le basi per
cui avrò modo anche di danzare che è appunto lo scopo del
tutto. io nasco ballerino... (ride)
Seguirà disco?
Seguirà disco... assolutamente sì. A settembre però,
perché fortunatamente c'è stato questo inaspettato interesse
della Emi con cui inizia un rapporto. Quindi il disco che in realtà
doveva uscire adesso a febbraio per la presentazione al teatro Verdi sarà
ritardato.
Altrimenti sarebbe
uscito disco autoprodotto?
Usciva con l'etichetta precedente... ma così avremo modo di lavorare
con più calma
il disco sarà
un estratto dallo spettacolo o sarà un nuovo disco di Carlo Fava?
Il disco conterrà tutte le canzoni dello spettacolo ma sarà
registrato in studio. Sicuramente poi questa volta riusciremo a inserirci
anche un po' di monologhi, insomma di parte recitata, per non fare una
cosa così completamente staccata da quello che poi succede dal
vivo. però sarà un prodotto da studio.
Parlare di teatro-canzone
non può non portare alla mente il nome di Gaber. La domanda è
scontata, ma non è rimasta tanta gente a far teatro canzone. Come
ti trovi, come ti senti come erede di una grande tradizione?
Da una parte molto a disagio
e dall'altra mi trovo bene perché in fondo è la cosa che
più o meno ho sempre fatto. Da quando ho deciso di entrare nella
sfera della professione musicale sono entrato immediatamente con quest'idea
di fare teatro-canzone
Il parametro di riferimento
è Gaber ...
Certo. Questo è il disagio. Credo che anche il termine teatro-canzone
sia stato inventato da Gaber e Luporini. D'altra parte però “quel”
teatro-canzone aveva delle caratteristiche molto precise, connotate ecco.
Si tratta anche di tentare di fare qualcosa di diverso avendo come riferimento
quel tipo di teatro; si tratta anche di sperimentare delle vie alternative
laddove per esempio può essere interessante lavorare un po' di
più anche sul fronte musicale. Il teatro-canzone di Gaber aveva
questa prerogativa fondamentale di essere immediato. Di teatro in quanto
teatro. Non fruibile magari con un supporto fonomeccanico. Per cui l'immediatezza
che aveva Gaber è una caratteristica difficile da riproporre, sia
nella scrittura che nel modo di eseguire le canzoni, i monologhi... Quel
tipo di teatro-canzone aveva questa caratteristica straordinaria insomma
di riuscire ad arrivare immediatamente e con grandissima forza.
(Rivolto a Martinelli) Lui
nel ruolo di Gaber e tu in quello di Luporini. Come ti trovi?
Fava - Beh, lui non dipinge ancora
Martinelli - No, non sono pittore
Fava - Però non si sa mai si può tentare
Martinelli - Beh è lo stesso discorso, è
un'eredità complessa e difficile... però non nasce da un
istinto di copiatura. Abbiamo sempre fatto quello. Abbiamo iniziato a
scrivere canzoni vent'anni fa, poi credo che sia stata la naturale evoluzione
verso il teatro-canzone.
I compiti tra voi sono
divisi nettamente?
Martinelli - No direi di no, mischiamo le carte. E’ molto difficile
raccontare come si compone: sicuramente c'è un filtro reciproco
che ci aiuta molto. E quando un'idea non tiene lo capiamo subito, rispettivamente
l'uno con l'altro e molto raramente una cosa piace subito all'altro tanto
da impuntarsi per ottenerla.
Anche perché
siete una vecchia coppia ormai sono...
Martinelli - Sì si sì, sono vent'anni.
Abbiamo iniziato nell'82. Praticamente sui banchi del Liceo.
Carlo Fava è
noto per i tempi lunghi direi. E’ uscito un primo disco, ha avuto
un certo successo (passaggio a Sanremo giovani, canzone scelta da Mina),
sono passati sei-sette anni prima che uscisse col successivo “Personaggi
criminali”. Adesso sono passati altri 4 o 5 anni. Cosa ti succede
in questi periodi intermedi? Anche perché quando escono sono tutti
lavori accolti bene. la critica più che favorevole, il festivaletteratura
di Mantova, l’apprezzamento di Fernanda Pivano ... ma poi?
La cosa che vorrei succedesse
è iniziare stabilmente a seguire la strada dei teatri. Per cui,
nonostante si uscirà con una major, vorrei tentare di far passare
l'idea che il mio lavoro nasce per quel luogo. e siccome l'Italia è
piena di teatri dovrebbe essere possibile girare. L'idea è quella
di fare rivivere il più possibile una cosa che in realtà
sta nascendo adesso. Una volta scritte, le cose crescono e si maturano,
cambiano proprio anche per il tipo di lavoro che facciamo. Per cui in
realtà mi piace l'idea di trovarmi magari tra un anno di fronte
a una cosa diversa da quella che è adesso. In realtà è
un periodo in cui stiamo stranamente scrivendo tante canzoni e per cui
è un periodo assolutamente buono
Ho visto che sarai
presente anche al festival della musica di Mantova. Cosa porti? Un pezzo
dello spettacolo, Cose nuove? Cose vecchie?
L'idea è quella di portare un piccolo estratto dallo spettacolo.
Un ... come dire ... una piccola sezione dello spettacolo nuovo. Quindi
sicuramente tre canzoni di queste che faremo al Verdi e che saranno nel
disco .
Sai che giorno suoni?
Giovedì 5. L'ho saputo stamattina. Quello che volevo dire è
che ovviamente siamo dei grandi appassionati di canzone d'autore italiana,
ma soprattutto di Claudio Lolli. Eh...è cosi, nessuno è
perfetto... (ride). Abbiamo quindi simbolicamente voluto finire lo spettacolo
con una frase d'una canzone di Lolli. La canzone finale del nostro spettacolo,
che si intitola "Se fossi futuro" si conclude con una frase
da “Incubo numero zero” di Lolli: "di solito il giorno
comincia sporco come l'inchiostro del nostro giornale".
Beh per uno spettacolo
che si intitola “Le notizie” tra l'altro mi sembra molto indicata..
Martinelli - E' tratta da “Incubo numero zero”
che è secondo me uno spartiacque per la canzone italiana. A me
personalmente le canzoni di Lolli hanno insegnato molto anche nella scrittura,
E anche se non lo conosco... conoscere Lolli resta uno dei miei sogni...
quindi puoi immaginare...
Cambiando del tutto
tema e le tue attività televisive Carlo?
Dunque le mie attività televisive sono assolutamente estemporanee,
nel senso che mi è capitato di lavorare con Diego Abatantuono sull'onda
di una simpatia nata proprio qui alla Salumeria della Musica e sotto il
segno di una sigla, “Comici”, che dovevo appunto comporre
per questa trasmissione: “Colorado caffè”. Poi ci siamo
fatti prendere la mano e io sono rimasto sul palco
Personaggio fisso più
o meno
Tutto sommato è stata un'esperienza positiva perché Abatantuono
ha delle caratteristiche precise: è una persona molto generosa,
molto veloce. Anche. il cabaret in questo senso è una specie di
scuola utile: è un luogo dove devi essere veramente molto molto
veloce. Dove il teatro, la canzone consentono dei tempi lunghi, delle
pause, invece il cabaret, e soprattutto quello di oggi, è all'insegna
di una velocità un po' fagocitante. Però il modo in cui
lui intende il cabaret, con quel cinismo quella velocità un po'
crudele... è comunque una cosa interessante, un’esperienza
positiva. E non è detto che non si ripeta: magari in una forma
un po' più ordinata.
Ma non avevi spazi
tuoi...
No. Ero una specie di raccordo musicale. Ero tendenzialmente ... come
dire... giocavo un po' in difesa, barricato dietro al pianoforte... diciamo
che non mi sentivo totalmente a mio agio, però è stata un'esperienza
utile anche per uscire dagli spazi tipicamente miei. .Poi la sigla “Comici”
era mia.
Ma non verrà
ripresa nello spettacolo?
No, è troppo fuori contesto
Magari nel disco?
No, neanche... non so... vedremo
Se te la chiedessero
a gran voce dal pubblico però ....
Al limite si, ma nella zona dei bis
Parliamo adesso delle
canzoni dello spettacolo
Le canzoni... dunque diciamo che c'è un corpo centrale... il cuore
dello spettacolo che è rappresentato dalle canzoni più pubbliche,
più politiche e più sociali. Sono tre canzoni di fila che
si intitolano: “La palude”, “L'uomo flessibile”
e “L'Italia non legge”. “L'uomo flessibile”
è volutamente al centro dello spettacolo perché è
anche un lavoro sulla idea di precarietà. Questo sentimento che
si sta diffondendo in modo decisivo tra tutti noi. E quindi l'uomo flessibile
è una canzone sull'idea di partenza che la flessibilità
fosse una cosa necessariamente positiva ma quest'idea si è progressivamente
smontata da sola, almeno secondo il nostro parere. Questa idea che il
destino dell'uomo, il futuro dell'uomo sia così poco pianificato
o proiettato: ecco questo secondo me è un pericolo grosso. Dove
i nostri genitori i nostri nonni avevano la possibilità di una
meta, comunque, pur conducendo magari una vita faticosa, ogni tanto anche
miserabile, però avevano in qualche modo un obiettivo. invece l'idea
che ci siamo fatti di poter dribblare continuamente il nostro presente
e il nostro futuro cambiando lavoro, facendo altre cose, da una parte
ci immerge nella modernità, però dall'altra ci destabilizza
in modo preoccupante, in modo profondo. E quindi questa è un po'
l'idea di questa canzone che è realtà è una canzone
anche ironica. “L'Italia non legge” è invece una canzone
che si spiega nel titolo. E “La palude” è una canzone
che vorrei che spiegasse Gianluca; così ci diamo un po' il cambio.
Martinelli
- “La palude” è una canzone importantissima, forse
la canzone più politica dello spettacolo e del disco e nasce da
una considerazione generale sullo stato della giustizia. Però dato
che cerchiamo di appartenere a quel filone della canzone d'autore che
chiamiamo indiretta cioè non necessariamente parlare chiaramente
di una cosa ma fare un largo giro metaforico - la grande scuola che ci
ha impregnato insomma - abbiamo preso quest'immagine della palude cioè
del luogo immobile dove però in realtà sotto questa apparente
immobilità succedono tantissime cose. E tutte cose molto pericolose
ovviamente, perché la palude non è un luogo dei più
rassicuranti della terra. E fra le righe c’è anche un riferimento
a situazioni molto evidenti, a queste esistenze che nessuno tira fuori...
La palude ha inglobato anche questo. Una situazione che non avremmo mai
voluto vedere. Quindi forse è la canzone più forte in questo
senso
... e poi ci sono altre
canzoni d'amore
Ci sono una manciata di canzone d'amore. Le canzoni d'amore hanno anche
loro un filo conduttore che sono gli oggetti. Abbiamo fatto così
un piccolo discorso sul senso degli oggetti, sulla memoria che contengono.
Ci sembrava che quest'idea degli oggetti fosse molto evocativa, anche
molto giusta per raccontare delle storie più private, d'amore insomma.
Intervista
effettuata il 20-02-2004
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