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BiELLE INTERVISTE
 
"Notizie" di Carlo Fava? Un nuovo spettacolo
di Giorgio Maimone

Solo per una settimana, un omino nero in scena a domare una brutta bestia: il teatro-canzone. Autore del doppio salto mortale l’incosciente, iconoclasta, imprevedibile, irresistibile Carlo Fava! Applausi, prego ... Sono passati 4 anni dalla precedente comparsa di Carlo sui palcoscenici milanesi con uno spettacolo duro e coinvolgente come “Personaggi criminali”, un “a solo” per attore e cantante più band che aveva fatto esclamare a molti (quotum ego): “abbiamo il nuovo Gaber!” Lo spettacolo attuale si intitola “Le Notizie”, al Teatro Verdi dal 24 al 28 febbraio, prima di essere riproposto, in parte, al Festival della Musica di Mantova, dove Fava risulta tra i 31 personaggi selezionati dalla “Commissione Fabbri”. Incontriamo Carlo con il suo co-autore Gianluca Martinelli in una pausa delle prove dello spettacolo alla Salumeria della Musica.

Partiamo dallo spettacolo: racconta un po': cos'è “Le notizie?”
È uno spettacolo di teatro-canzone ed è uno spettacolo dove entrano in dialogo un blocco privato, un momento privato con una parte dedicata alle cose del mondo. quindi sono notizie che riguardano il privato (il mio, particolare) e le cose che stanno fuori.

C'era già qualcosa nel primo spettacolo che riguardava le notizie. Parti da lì o è un approccio diverso? Durante “Sto stirando”, per esempio, ne approfittavi per aprire varie finestre sul mondo

"Le Notizie" di Carlo Fava è il migliore spettacolo di teatro-canzone che abbia visto da molti anni. Dai tempi di "Personaggi criminali", per l'esattezza. Chi lo interpretava? Ma come chi? Sempre Carlo Fava, no?

Forse ho visto "the next big think". Forse. Forse ho assistito a un evento. Ma e' difficile capirlo, li', in diretta. al Piccolo Teatro Studio, con i mattoni a vista e le balconate dalle ringhiere in ferro.
"Ho iniziato da molto giovane. Sì, fino a qualche esame da privatista al conservatorio. Di Milano. Ho fatto il Festival di Recanati, poi Sanremo giovani, ovviamente quando? L'anno che c'erano tutti: Bocelli, Giorgia".

Si quello era un momento ... però lo spettacolo precedente era uno spettacolo più a tema; insomma c'era questo forte tema del disagio, della devianza, c'era una carrellata di personaggi... mentre qua invece c'è un narratore che alla fine sono sempre io e c'è un lavoro sull'attore più misurato. non ci sono cambi di scena. il filo rosso dei monologhi che uniscono le canzoni è raccontato da uno stesso personaggio che poi siamo noi: io e Gianluca (Martinelli, il co-autore di Fava)

In scena ci sei tu da solo più il gruppo che suona?
Sì, Vittorio Marinoni alla batteria e Beppe Quirici al basso.

Tu suoni il pianoforte?
Si l'unico colpo di scena teatrale è il suono di una pallina da ping pong che si sente all'inizio e durante la rappresentazione

... che è stato messo lì perché la gente se ne chieda il perché?
No, la pallina è legata al monologo iniziale che si intitola “Il tavolo da ping pong” e la partita da ping pong è una semplice ed efficace metafora di un contrasto, di una lotta quotidiana tra... come dire un uomo una donna. insomma c'è quest'idea di mettere... questo fiume di cose pubbliche che si raccontano nello spettacolo ma che in fin dei conti è anche una storia d'amore che forse sta un po' più sullo sfondo. I colori del "pubblico" sono più forti, più efficaci, però questa parte è fondamentale e decisiva perché fa da sfondo a questo desiderio, a questa voglia di volere un po' parlare anche delle cose degli altri.

Lo spettacolo è stato scritto di recente o si è alimentato del tempo?
Nel corso dell'ultimo anno, con la chiusura più o meno intorno a dicembre. tranne alcuni aggiornamenti che abbiamo dovuto fare, visto che è intitolato “Le notizie”

E’ uno spettacolo che si evolverà in seguito? E’ già previsto?
L'idea è quella. Se martedì succede qualcosa di notevole possiamo intervenire all'ultimo minuto

Tu in genere non improvvisi...
L o spettacolo è tutto scritto. Probabilmente la zona del bis è più destinata a un contatto diretto col pubblico, però l'ora e un quarto del blocco centrale quella è.

Quindi lui (Martinelli) deve essere rapidissimo a scrivere e tu (Carlo) ad imparare...
Appunto. l'idea è quella

Monologhi e canzoni anche in questo caso?
Sì però in questo caso, nonostante l'organico più da camera, i monologhi sono avvolti dalla musica quasi tutti. In due è solamente presente un leggero sottofondo musicale, ma quelli in particolare più intimisti, più privati più legati appunto alla sfera dei sentimenti, delle emozioni sono quasi tutti accompagnati da musica.

Quindi la musica dura per tutta l'ora un quarto
Sì. mi piace mi sto affezionando all'idea... anche adesso provando in questi giorni effettivamente mi sto affezionando all'idea di un teatro-canzone dove la musica ha un suo peso. anche la musica di raccordo, anche la musica di commento; da musica strumentale più funzionale sta diventando sempre più forte, anche se magari è minimale: un semplice accompagnamento al pianoforte o un piccolo richiamo diventa importante

Quindi tu suoni praticamente sempre per cui non ti muovi
No, io mi muoverò in alcuni momenti decisivi. In particolare nel monologo centrale, il cuore dello spettacolo, che si intitola "Le notizie" ed è un monologo che io ho bisogno di fare davanti al pubblico. E’ un monologo piuttosto lungo: ha una sua parte musicale e una parte recitata davanti al pubblico. adesso ho fatto questa scelta: ho deciso di lavorare sull'essenziale, sullo scarno. cioè laddove arrivava un'emozione, ecco lì ci siamo fermati sia sul piano della scrittura che anche su quello musicale e dell'arrangiamento dell'allestimento. Per cui siamo in tre. e poi io sono legato al pianoforte quindi non ho tante possibilità di andare in giro. però ci sono alcuni momenti più teatrali, ci sono un paio di pezzi con le basi per cui avrò modo anche di danzare che è appunto lo scopo del tutto. io nasco ballerino... (ride)

Seguirà disco?
Seguirà disco... assolutamente sì. A settembre però, perché fortunatamente c'è stato questo inaspettato interesse della Emi con cui inizia un rapporto. Quindi il disco che in realtà doveva uscire adesso a febbraio per la presentazione al teatro Verdi sarà ritardato.

Altrimenti sarebbe uscito disco autoprodotto?
Usciva con l'etichetta precedente... ma così avremo modo di lavorare con più calma

il disco sarà un estratto dallo spettacolo o sarà un nuovo disco di Carlo Fava?
Il disco conterrà tutte le canzoni dello spettacolo ma sarà registrato in studio. Sicuramente poi questa volta riusciremo a inserirci anche un po' di monologhi, insomma di parte recitata, per non fare una cosa così completamente staccata da quello che poi succede dal vivo. però sarà un prodotto da studio.

Parlare di teatro-canzone non può non portare alla mente il nome di Gaber. La domanda è scontata, ma non è rimasta tanta gente a far teatro canzone. Come ti trovi, come ti senti come erede di una grande tradizione?

Da una parte molto a disagio e dall'altra mi trovo bene perché in fondo è la cosa che più o meno ho sempre fatto. Da quando ho deciso di entrare nella sfera della professione musicale sono entrato immediatamente con quest'idea di fare teatro-canzone

Il parametro di riferimento è Gaber ...
Certo. Questo è il disagio. Credo che anche il termine teatro-canzone sia stato inventato da Gaber e Luporini. D'altra parte però “quel” teatro-canzone aveva delle caratteristiche molto precise, connotate ecco. Si tratta anche di tentare di fare qualcosa di diverso avendo come riferimento quel tipo di teatro; si tratta anche di sperimentare delle vie alternative laddove per esempio può essere interessante lavorare un po' di più anche sul fronte musicale. Il teatro-canzone di Gaber aveva questa prerogativa fondamentale di essere immediato. Di teatro in quanto teatro. Non fruibile magari con un supporto fonomeccanico. Per cui l'immediatezza che aveva Gaber è una caratteristica difficile da riproporre, sia nella scrittura che nel modo di eseguire le canzoni, i monologhi... Quel tipo di teatro-canzone aveva questa caratteristica straordinaria insomma di riuscire ad arrivare immediatamente e con grandissima forza.

(Rivolto a Martinelli) Lui nel ruolo di Gaber e tu in quello di Luporini. Come ti trovi?
Fava - Beh, lui non dipinge ancora
Martinelli - No, non sono pittore
Fava - Però non si sa mai si può tentare
Martinelli - Beh è lo stesso discorso, è un'eredità complessa e difficile... però non nasce da un istinto di copiatura. Abbiamo sempre fatto quello. Abbiamo iniziato a scrivere canzoni vent'anni fa, poi credo che sia stata la naturale evoluzione verso il teatro-canzone.

I compiti tra voi sono divisi nettamente?
Martinelli - No direi di no, mischiamo le carte. E’ molto difficile raccontare come si compone: sicuramente c'è un filtro reciproco che ci aiuta molto. E quando un'idea non tiene lo capiamo subito, rispettivamente l'uno con l'altro e molto raramente una cosa piace subito all'altro tanto da impuntarsi per ottenerla.

Anche perché siete una vecchia coppia ormai sono...
Martinelli - Sì si sì, sono vent'anni. Abbiamo iniziato nell'82. Praticamente sui banchi del Liceo.

Carlo Fava è noto per i tempi lunghi direi. E’ uscito un primo disco, ha avuto un certo successo (passaggio a Sanremo giovani, canzone scelta da Mina), sono passati sei-sette anni prima che uscisse col successivo “Personaggi criminali”. Adesso sono passati altri 4 o 5 anni. Cosa ti succede in questi periodi intermedi? Anche perché quando escono sono tutti lavori accolti bene. la critica più che favorevole, il festivaletteratura di Mantova, l’apprezzamento di Fernanda Pivano ... ma poi?

La cosa che vorrei succedesse è iniziare stabilmente a seguire la strada dei teatri. Per cui, nonostante si uscirà con una major, vorrei tentare di far passare l'idea che il mio lavoro nasce per quel luogo. e siccome l'Italia è piena di teatri dovrebbe essere possibile girare. L'idea è quella di fare rivivere il più possibile una cosa che in realtà sta nascendo adesso. Una volta scritte, le cose crescono e si maturano, cambiano proprio anche per il tipo di lavoro che facciamo. Per cui in realtà mi piace l'idea di trovarmi magari tra un anno di fronte a una cosa diversa da quella che è adesso. In realtà è un periodo in cui stiamo stranamente scrivendo tante canzoni e per cui è un periodo assolutamente buono

Ho visto che sarai presente anche al festival della musica di Mantova. Cosa porti? Un pezzo dello spettacolo, Cose nuove? Cose vecchie?
L'idea è quella di portare un piccolo estratto dallo spettacolo. Un ... come dire ... una piccola sezione dello spettacolo nuovo. Quindi sicuramente tre canzoni di queste che faremo al Verdi e che saranno nel disco .

Sai che giorno suoni?
Giovedì 5. L'ho saputo stamattina. Quello che volevo dire è che ovviamente siamo dei grandi appassionati di canzone d'autore italiana, ma soprattutto di Claudio Lolli. Eh...è cosi, nessuno è perfetto... (ride). Abbiamo quindi simbolicamente voluto finire lo spettacolo con una frase d'una canzone di Lolli. La canzone finale del nostro spettacolo, che si intitola "Se fossi futuro" si conclude con una frase da “Incubo numero zero” di Lolli: "di solito il giorno comincia sporco come l'inchiostro del nostro giornale".

Beh per uno spettacolo che si intitola “Le notizie” tra l'altro mi sembra molto indicata..
Martinelli - E' tratta da “Incubo numero zero” che è secondo me uno spartiacque per la canzone italiana. A me personalmente le canzoni di Lolli hanno insegnato molto anche nella scrittura, E anche se non lo conosco... conoscere Lolli resta uno dei miei sogni... quindi puoi immaginare...

Cambiando del tutto tema e le tue attività televisive Carlo?
Dunque le mie attività televisive sono assolutamente estemporanee, nel senso che mi è capitato di lavorare con Diego Abatantuono sull'onda di una simpatia nata proprio qui alla Salumeria della Musica e sotto il segno di una sigla, “Comici”, che dovevo appunto comporre per questa trasmissione: “Colorado caffè”. Poi ci siamo fatti prendere la mano e io sono rimasto sul palco

Personaggio fisso più o meno
Tutto sommato è stata un'esperienza positiva perché Abatantuono ha delle caratteristiche precise: è una persona molto generosa, molto veloce. Anche. il cabaret in questo senso è una specie di scuola utile: è un luogo dove devi essere veramente molto molto veloce. Dove il teatro, la canzone consentono dei tempi lunghi, delle pause, invece il cabaret, e soprattutto quello di oggi, è all'insegna di una velocità un po' fagocitante. Però il modo in cui lui intende il cabaret, con quel cinismo quella velocità un po' crudele... è comunque una cosa interessante, un’esperienza positiva. E non è detto che non si ripeta: magari in una forma un po' più ordinata.

Ma non avevi spazi tuoi...
No. Ero una specie di raccordo musicale. Ero tendenzialmente ... come dire... giocavo un po' in difesa, barricato dietro al pianoforte... diciamo che non mi sentivo totalmente a mio agio, però è stata un'esperienza utile anche per uscire dagli spazi tipicamente miei. .Poi la sigla “Comici” era mia.

Ma non verrà ripresa nello spettacolo?
No, è troppo fuori contesto

Magari nel disco?
No, neanche... non so... vedremo

Se te la chiedessero a gran voce dal pubblico però ....
Al limite si, ma nella zona dei bis

Parliamo adesso delle canzoni dello spettacolo
Le canzoni... dunque diciamo che c'è un corpo centrale... il cuore dello spettacolo che è rappresentato dalle canzoni più pubbliche, più politiche e più sociali. Sono tre canzoni di fila che si intitolano: “La palude”, “L'uomo flessibile” e “L'Italia non legge”. “L'uomo flessibile” è volutamente al centro dello spettacolo perché è anche un lavoro sulla idea di precarietà. Questo sentimento che si sta diffondendo in modo decisivo tra tutti noi. E quindi l'uomo flessibile è una canzone sull'idea di partenza che la flessibilità fosse una cosa necessariamente positiva ma quest'idea si è progressivamente smontata da sola, almeno secondo il nostro parere. Questa idea che il destino dell'uomo, il futuro dell'uomo sia così poco pianificato o proiettato: ecco questo secondo me è un pericolo grosso. Dove i nostri genitori i nostri nonni avevano la possibilità di una meta, comunque, pur conducendo magari una vita faticosa, ogni tanto anche miserabile, però avevano in qualche modo un obiettivo. invece l'idea che ci siamo fatti di poter dribblare continuamente il nostro presente e il nostro futuro cambiando lavoro, facendo altre cose, da una parte ci immerge nella modernità, però dall'altra ci destabilizza in modo preoccupante, in modo profondo. E quindi questa è un po' l'idea di questa canzone che è realtà è una canzone anche ironica. “L'Italia non legge” è invece una canzone che si spiega nel titolo. E “La palude” è una canzone che vorrei che spiegasse Gianluca; così ci diamo un po' il cambio.

Martinelli - “La palude” è una canzone importantissima, forse la canzone più politica dello spettacolo e del disco e nasce da una considerazione generale sullo stato della giustizia. Però dato che cerchiamo di appartenere a quel filone della canzone d'autore che chiamiamo indiretta cioè non necessariamente parlare chiaramente di una cosa ma fare un largo giro metaforico - la grande scuola che ci ha impregnato insomma - abbiamo preso quest'immagine della palude cioè del luogo immobile dove però in realtà sotto questa apparente immobilità succedono tantissime cose. E tutte cose molto pericolose ovviamente, perché la palude non è un luogo dei più rassicuranti della terra. E fra le righe c’è anche un riferimento a situazioni molto evidenti, a queste esistenze che nessuno tira fuori... La palude ha inglobato anche questo. Una situazione che non avremmo mai voluto vedere. Quindi forse è la canzone più forte in questo senso

... e poi ci sono altre canzoni d'amore
Ci sono una manciata di canzone d'amore. Le canzoni d'amore hanno anche loro un filo conduttore che sono gli oggetti. Abbiamo fatto così un piccolo discorso sul senso degli oggetti, sulla memoria che contengono. Ci sembrava che quest'idea degli oggetti fosse molto evocativa, anche molto giusta per raccontare delle storie più private, d'amore insomma.

Intervista effettuata il 20-02-2004

   
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