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Le BiELLE INTERVISTE
Francesco Senni (Caffè Sport Orchestra): alla ricerca di una stanza che suoni ...
di Leon Ravasi


Il Caffé Sport Orchestra è stata la prima sorpresa del 2005. Sorpresa che è lievitata esponenzialmente quando ho visto che il disco in questione è stato inciso (dal vivo!) nel 2001. Primo pensiero: è il disco postumo di una big band che non c’è più.

Invece ci sono ancora, ce lo conferma Francesco Senni, autore di testi e musiche e proprietario di quel Caffè Sport Lambretta dove tutto è nato, compreso il nome dell'orchestra. Ci siete ancora? Come avete fatto ad andare avanti? A tener duro e a trovare le forze per far finalmente pubblicare il disco?

Innanzitutto volevo complimentarmi e ringraziarti per “l'apologia di un disco pop..”, devo dire che sull'onda del tuo entusiasmo hai colto nel segno più di quanto possa immaginare... La band esiste ancora (se Dio vuole) perchè la passione per questo immaginario musicale è inesauribile. Abbiamo aspettato fino ad ora perchè credevamo e tuttora lo pensiamo, che il "Chihuahua", nonostante i suoi difetti sia un disco bello ed onesto, che merita di più di qualche felice incontro fortuito. Quando dici la verità, la musica ti premia sempre, il "Chihuahua" la sua verità la dice..La nostra forza probabilmente (che è anche la nostra debolezza) è stata quella di vedersi poco, stare sul pezzo quanto bastava per non fare delle figure meschine sul palco, sai…..tenere insieme otto musicisti senza una medaglia all'orizzonte non è facile. I concerti li abbiamo sempre fatti, ma in un periodo cosi buio… se non fai dei tributi a De Andrè o a vattelapesca, un orchestra ha poco ragione di esistere, soprattutto dal punto di vista economico, ma va bene così e De Andrè me lo ascolto su disco . Quindi questo essere leggeri, probabilmente poco volitivi, ci ha permesso di andare avanti...o forse sono state solo le ragazze della prima prima fila?! (a volte anche quelle della seconda..)

Qual è la storia del vostro gruppo? Come si forma, con quali personaggi? Chi è passato (rispetto al disco) e chi è arrivato?

Io ero uno dei gestori del ‘’Caffe Sport Lambretta’’ di Cesenatico, a quel tempo il locale era all'apice della sua

felice stagione. Tu potevi tutte le sere creare situazioni e progetti a ruota libera, perchè tutti quelli che “facevano “ (pure quelli che cazzeggiavano), si incontravano al Lambretta. In questo clima di ingenuità creativa in fermento, forte di un pugno di canzoni scritte di getto, che per la prima volta in vita mia mi facevano sentire fiero come autore, mi fu facile trovare compagni. Cosi cominciammo in giugno a mettere giù le stesure per un demo da portare poi ai locali. Io, Felipe (contrabbasso), Massi (chitarra) e Paglia (batteria). Subito fu il Chihuahua. Dal primo accordo fatto insieme, le pareti del locale ci regalarono questo magnifico riverbero: esotico, classico e “dannatamente anni 50”.

Caffè Sport Orchestra: "Il Chihuahua storico non ha senso senza te"
Capita di rado, ma capita. Chi si parta con un “cinque stelle”. Che sia un disco sconosciuto e di sconosciuti. Che sia composto di bellissime canzoni. Che la prima recensione del 2005 parli di un disco che è stato inciso nel 2001. Però è stato pubblicato solo nel 2004 e, se verrà venduto, lo sarà nel 2005. Ha un titolo decisamente inusuale, forse anche troppo, eppure è un disco che, da quando mi è capitato in mano in novembre, gioca la parte del padrone sul mio lettore. Strano il nome dell’album e sconosciuto il gruppo: Caffè sport orchestra. Sono in sette, suonano un po’ di tutto, con una certa preferenza per strumenti a fiato e percussioni (elencati nel disco sono 35 strumenti). La penna dell’autore è nelle mani di Francesco Senni, anche voce, piano e chitarra. (Segue)

L'impressione unanime fu che tutto fosse già li... Non fu assolutamente difficile capire la direzione da prendere, era già tutto fatto: il mondo, i colori, l'immaginario. In una decina di prove mettemmo giù le canzoni con una leggerezza ineguagliata. Era estate e le cose che ci riguardavano, ci facevano pensare che sarebbe stato(e lo era), uno di quei periodi di grazia che finirai per tirar fuori sempre tra le chiacchere, magari davanti ad una bottiglia, dei bei tempi andati. Nacquero "Il mambo della missionaria", "L'autista fortunato" e "Transito", che non erano compresi nel progetto iniziale, poi ci venne l’idea di aggiungere le percussioni... (le pareti del locale le richiamavano a gran voce!). Nel frattempo Enrico Farnedi aveva lavorato separatamente sugli arrangiamenti di fiati ed archi, con l’unica indicazione di costruire sezioni svariate e dal sapore antico, nei colori e negli strumenti. I nostri amici Zanella (Zanna)e Comandini (Bamba), avevano un registratore Foxtes 24 tracce su un pollice (di nastro) che non sapevano dove parcheggiare. Così il 16 di settembre lo portammo al Lambretta e cominciammo: le chitarre, i due pianoforti, la batteria e le percussioni nello stanzone, il contrabbasso ed i fiati nell'appartamento al piano di sopra, dove avevamo messo pure la regia. L' intenzione era quella di tenere il più possibile della traccia guida, anche con gli errori del caso, sovraincidere poi il meno possibile, per riuscire a catturare l’ENERGIA, L'atteggiamento e l' intenzione più che l'esecuzione perfetta. Anche perchè negli anni 50' si faceva cosi..Qualche voce, qualche parte e gli assoli li abbiamo aggiunti, ma sostanzialmente rimane un disco live. Addirittura “Cesenatico” la portai a cose fatte, la provammo una volta insieme e la registrammo. Quella che si sente è la prima e unica take che abbiamo fatto.... CULO EH? Quando cominciammo a risentire il lavoro, capimmo subito che era riuscito molto meglio di quello che ci aspettavamo, cosi decisi a mie spese di pagare pure la stampa della prima versione del CD (pre- freecom/rai). Abbiamo fatto poi una semifinale al premio Città di Recanati, tanti concerti in Romagna, abbiamo vinto un paio di targhe inutili ed abbiamo venduto settecento copie prima di riuscire a piazzare il disco, fino a quando la Freecom ci ha proposto questa soluzione. Nel frattempo noi ci siamo un po’ invecchiati, ma il disco no. La formazione attuale è questa: Francesco Senni-voce ,piano, chitarre. Francesco Pesaresi -contrabbasso.Christian Canducci - batteria. Paolino Marini - percussioni. Andrea Zanella - chitarra e voce. Paolo Gradari-clarinetto, sax tenore, tromba. Giuseppe Satanassi -trombone. Enrico Farnedi -tromba, flicorno, cornetta, spinetta, piano. Simone Marzocchi - tromba.

Dal 2001 a oggi di acqua anche sul bagnasciuga di Cesenatico ne è passata tanta. Caffè Sport Orchestra si è mossa nel frattempo? E’ cambiato qualcosa nel vostro modo di fare musica e scrivere canzoni? Quanti altri dischi avete pronti nel cassetto?

Il repertorio è triplicato ed un anno e mezzo fa, in un casolare in campagna, abbiamo registrato una quindicina di canzoni. In questo caso lavorando a strati e non di getto come per l'altro, nonostante ci siano le parole, la musica e soprattutto arrangiamenti efficaci, il suono ha un sapore più accademico e meno uniforme. La possibilità di utilizzare pro-tools, non ha aiutato la realizzazione (i dischi vanno registrati e chiusi in fretta!) e il risultato è un lavoro che suona come una compilation da juke box tardi anni 60'. Credo che la faremo uscire, ma non sarà un album , probabilmente alcune cose le faremo cantare a degli ospiti. Poi ci sono le canzoni per il secondo album, ma questa volta aspetto di trovare la stanza che suona, magari al Lambretta se mi è concesso…. un registratore 24 tracce su due pollici e quindici giorni liberi per tutti. Io scrivo sempre allo stesso modo: una storia, una serie di immagini e qualche parola ad effetto. Poi l'ispirazione è un'altra cosa e quella non c'è sempre. Devo dire che sui testi non ci sto molto. Più tempo ci impiego a chiuderli e meno funzionano. Comunque quel che penso dello scriver canzoni e chiaro in: ”una benedizione transitoria”; per “Teresa” successe che Paolo arrivò con un giro di accordi e quando cominciò a suonare mi resi conto che la melodia cantava da sola la sua “calma sombrera”. Per “L’autista fortunato” stavo davanti al bancone del bar e quell’estate usavamo mettere una rosa rossa dento al quartino di vino, sul bancone…poi di lì a raccontare il mio tragitto in pullman in Perù ci volle poco, tra l’altro Yari e Francesca non li vedo da un secolo ma questa è un’altra storia.. sai, le persone vanno e vengono. Qualche compagnio, della formazione originale, ha preso la sua strada.Paglia suona sempre troppi strumenti e Massi sta vivendo l’esperienza elettrica e felice dei Daunbailò.

Devo dire che ho trovato straordinario il vostro modo di scrivere canzoni. In particolare una facilità, non da tutti, nel far calare le parole esattamente all’interno della musica, come se fosse un lavoro eseguito a sbalzo. Nessuna forzatura, nessuno stridio, tutto quanto che, armonicamente, trova un suo posto. E’ frutto di grande studio o ... di grande culo? Meglio ancora: sono le parole che contornano un tema musicale già presente o è il tema musicale che si è conformato alle parole?

Uno si può anche impegnare,darsi una qualche disciplina, ma credo che sostanzialmente: ”le canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole” (parole sante!)

Come potreste definire i temi di cui parlate? I vostri testi non sono certo banali, c’è studio e l’influsso, almeno mi pare, di cinema e letteratura. Forse più cinema? Gli stacchi di Cesenatico sono quanto di più vicino a un film abbia mai sentito in una canzone.

Direi, che è un insieme di cose: non ho mai avuto un chihuahua, ma conosco diverse debuttanti che sono andate a lavare i sensi di colpa della loro classe sociale nelle acque del fiume sacro in india o in qualche missione africana. Il cinema lo adoro e pure i libri, comunque credo che quello che più fa funzionare una registrazione sia la giusta creazione del mondo in cui si muovono le storie, le note ed i personaggi. Se poi quello che viene fuori sono delle immagini cinematografiche piuttosto che un solo o una frase ad effetto, per me non ha importanza, l'importante è che il messaggio arrivi.e che io mi sia divertito a suonare.

Parliamo adesso di musica. Le vostre influenze sono molteplici, ma mi pare che una buona parte l’abbia la musica per orchestra degli anni ’50. E poi ... il Chihuahua ... E’ o non è un omaggio a Xavier Cugat? Dai, non deludetemi, ditemi che l’ho azzeccata ?

L'hai azzeccata di brutto Leon! Se tutti avessero la tua sensibilità nel capire il chihuahua, saremmo già in contatto con una buona agenzia per fare concerti ovunque!! È chiaro che il disco l'hai sezionato e sei arrivato a vedere da molto vicino quello che vedevo dal finestrino di un pullman su un altipiano o sotto una veranda liberty, sul lungommare di cesenatico. Ma non l'hai ascoltato, l'hai proprio visto. Credimi per me è stata una bellissima sorpresa, leggere la tua recensione. Poi, per la cronaca, d’estate il Lambretta diventava una friggitoria. La cuoca Emilia, negli anni 60 lavorava al Punta Nord, che è un albergo famosissimo del riminese e una volta mi raccontò di aver servito pure Xavier e i suoi chihuahua...Mi raccontò pure di Lea Massari, ma ancora non sono riuscito a scrivere niente che renda giustizia a cotale bellezza! Poi mi parlò di quella musica…la perfezione di esecuzione delle opere discografiche che è stata raggiunta in quegli anni… perfezione raggiunta anche nel varietà televisivo…. al cinema non è toccata la stessa sorte, credo.

Se queste sono le fonti sonore della vostra ispirazione, come siete arrivati fino a loro? In fondo siete tutti giovani, no? Attorno ai 30 anni. Quali sono stati i legami che vi hanno portato agli anni ’50 e alla musica caraibica? “Buena vista social club?”, altre fonti? Dischi? Film?

Tutto questo, la Mano negra in primis, noi amiamo definire il nostro suono:”ORIGINALPATCHANKAROMAGNOLA”, i Buena Vista nei momenti dove se ne esce Manuel Galban con il suono di quella telecaster.. Mio DDIO! ma anche i Dexis midnight runners, o gli Skatalites, Domenico Modugno, Carlo Alberto Rossi, Henry Salvador, la Band, i Flaming lips, Mina, i Clash, De Andre come Paolo Conte, Celentano, la Bertè, i deus come i Santa Sangre (vogliamo mettere cosa hanno fatto molto prima dei Calexico?), Giuliano”the King”e i Bluesbeeters o i Casino Royale o Secondo Casadei. Tutto ci influenza, è difficile capire da dove, credo sia piu importante il come. Come registrare, che fonti usare, che mondo creare, quale atteggiamento avere nei confronti di quello che si sta creando. I componenti della Band (per farti un esempio che non dovrei fare, ma ormai sono invischiato pure io dentro a questa apologia ) erano quasi tutti canadesi, ma il Brown album è la cosa più americana che io abbia mai ascoltato, a volte se sei troppo dentro alle cose, non le vedi. L’immaginazione rende di più che l’essere..spesso, anche se poi è meglio sentire la puzza di certi luoghi che vuoi descrivere…. Credo.

E’ una scelta musicale definitiva o nei lavori successivi (che non abbiamo ancora avuto modo di ascoltare) avete cambiato genere o allargato l’ispirazione ad altre influenze musicali?

No, l' attitudine è sempre quella di un orchestra da balera dei bei tempi.Logicamente ogni cosa influenza quello che stai facendo: quale ragazza stai frequentando, cosa ascolti, chi vince il campionato ecc. ma l'intenzione ferma è sempre quella di essere più vicini possibili alla musica popolare che è quella che sussurra alle orecchie, ma urla nella pancia. Nello specifico,vorrei andare più a fondo per sporcarmi le mani nei pantani e tra le nebbie della mia terra, in un immaginario senza tempo.la musica popolare romagnola è molto importante, purtroppo spesso sottovalutata... quando si parla di folk viene sempre fuori il liscio,che va anche bene,ma io mi riferisco a qualcosa di più terroso... È una musica che porta il seme dei balcani nel clarino,organetti austriaci e tedeschi , ma anche strumenti a corda dalla memoria celtica,violini e chitarre zingare. In questo momento mi viene in mente un film:”Berbablù". Pellicola di un regista indipendente romagnolo che sta girando adesso per qualche sala o qualche circolo culturale di qua. Film mooolto bello con una colonna sonora notevole. L’autore delle musiche è Pepe Medri..Non c’è niente di più vero e forte della musica popolare, porta i millenni con sé, la memoria orale, la verità. Non so se ti è capitata la fortuna di vedere al MEI la conferenza (che in realtà è stata un gavettone di perle!!) di Mauro Pagani dove ha raccontato la sua esperienza nel realizzare ”Creuza”. Vorrei avere le stesse parole che ha usato lui e riuscire a trasmettere lo stesso grande rispetto quando parlo di musica delle radici.

Il vostro caso riapre la questione di come sia difficile farsi notare e farsi avanti per chi cerca di iniziare una carriera in campo musicale. Le avete provate tutte? È davvero dura come si pensa? E ora? La pubblicazione del disco ha cambiato o cambierà qualcosa? Come pensate di fare per farvi conoscere?

Ne abbiamo provate, ma te l'ho scritto prima: se non avessimo portato avanti l'avventura con questo disincanto, probabilmente ci sarebbe scoppiata in mano la cosa. Poi noi siamo in otto con strumenti importanti ed ingombranti, siamo un costo. però devo dire che visto e considerato che il "Chihuahua" doveva essere un demo, ci sta andando anche bene, no? Speriamo di cominciare a raccogliere sti frutti, ma non ci vuole fretta: questo cane fa poca strada per volta, ma la fa sempre.. io ho fiducia. Solo nel disco, ma ce l'ho! Basterebbe qualcuno che conta e che decide che il tuo è un disco fico, un po' di belle recensioni, poi noi dal vivo a fare il resto... facciamo le corna... va’!

Infine, domanda generica, ma pertinente, qual è la musica che vi piace? Cosa ascoltate sia nel tempo libero, per passione personale, quanto per imparare e crescere ancora. E quali sono i vostri “artisti del cuore”?

Ti elenco quelli in comune, ma sono veramente troppi: Tom Waits, Calexico, Perez Prado, Django, Mercury Rev, Phil Spector,Chavela Vargas, Capossela, Stevie Wonder,Jhon Coltrane, Graham Parson, I Beach Boys, Battisti e Mogol, Marvin Gaye, Curtis Mayfield, Johnny Cash, Neil Young, Santo and Johnny, Rota, Morricone, Paoli ,Dr.John, The Style Council, Stan Getz, Tenco, The Doors, i Waterboys, Redskins, Robert Zimmerman, Jobim, Chet Baker.... è impossibile rispondere a questa domanda dai!

PS. Nel tuo articolo parlavi pure dei Baustelle, credo che “il dizionario illustrato..” sia uno degli album italiani più belli degli ultimi anni, riescono a catturare quel modo con una verita.. poi quel disco contiene uno dei miei versi preferiti di sempre:”forse un giorno morirò-amplificatore Vox..”

PPS. La frase che hai scritto in chiusura è agghiacciante! Speriamo comunque che non sia stato solo un lampo di genio, anche se devo dire che il cielo ci ha aiutato un bel po’...

Intervista effettuata via e-mail il 14 febbraio 2005

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