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BiELLE INTERVISTE
Dalla Bottega Baltazar usciva profumo di spezie ...
di Leon Ravasi

Foto di Cesare AccettaLa Piccola Bottega Baltazar è stato uno dei nomi nuovi del 2004. Attivi già da qualche tempo (Veneto e dintorni), ma non ancora arrivati a una fama nazionale, i ragazzi della Piccola Bottega con "Canzoni in forma di fiore" hanno fatto il salto. Non hanno ancora conquistato "schiere oceaniche" di fan, obiettivo forse troppo ampio per una formazione che fa musica gentile, d'autore, seria e meditativa, ma hanno iniziato a farsi conoscere dalla critica e da quella parte del pubblico più avvertita. Cerchiamo di conoscerli insieme. Ne parliamo, via mail, con Marco Toffanin, fisarmonicista con trascorsi klezmer, dottor-ragionier-letterato, come si definisce sul sito.

Sentirvi è stata una boccata d’aria fresca. E di aria, soprattutto, buona. Ma sulla Piccola Bottega si sa poco e soprattutto sanno poco gli eventuali ascoltatori. Partiamo da un po’ di cronistoria: chi siete, quando vi siete formati?

"La "Piccola Bottega Baltazar" aprì i battenti alla fine dell'estate dell'anno di grazia 2000. Ne facevano parte un ragioniere francofono con trascorsi klezmer (Marco) , un cantante e chitarrista appassionato di storia, che si dilettava con le arie d’opera e Buscaglione (Giorgio Gobbo) e un commercialista pentito, con studi classici alle spalle (Sergio Marchesini). Il quarto, un agronomo cinefilo con velleità di jazzista (Antonio De Zanche), si è aggiunto un anno più tardi".

La prima impressione, ascoltandovi, è che le vostre musiche e le vostre canzoni vivano in un piacevole stato di anacronismo. Difficilmente collocabili nel tempo. Sono canzoni che fanno pensare a un ascolto attento delle fonti: in particolare della musica italiana dalle origini: dal melodramma, alle prime orchestre per la radio, alla musica da ballo, senza dimenticare né la formazione classica né la musica d’autore. E’ una miscela casuale o c’è dietro uno studio in questo senso? Potrei sbagliarmi, ma c’è.

Credo che i nostri gusti musicali si intreccino fortemente con il nostro interesse a ricercare storie di piccoli destini personali. E’ una ricerca di punti di vista a volte nascosti o inconsueti che ci ha portato a confrontarci costantemente con il nostro passato. Questo spiega la presenza del tango, della vecchia canzone italiana, dei canti di emigrazione e del dialetto… Ci spinge a guardarci indietro senza per forza essere nostalgici, ma per il bisogno di capire un presente che appare, se privi di memoria, difficilmente decifrabile.

Lo stesso approccio vostro l’ho trovato in questi anni nei Sulutumana e poi (a cascata) in una serie di altri gruppi che, a poco a poco, si sono affacciati sulla scena nazionale: dai Fragil Vida, ai Café sport Orchestra, ai Figli di Iubal, agli Acquaforte, fino agli Yo Yo Mundi e i Tetes de Bois. Tutti gruppi impegnati in una sorta di “musica gentile”, caratterizzata da alcuni tratti comuni: la formazione ampia (voi siete solo in quattro, ma con una pletora di ospiti) , una certa propensione teatrale, una cura estrema ai testi e la presenza nell’organico di fiati, archi e fisarmoniche (con funzione trainante). E’ troppo poco per costituire un movimento, ma non per analizzare che vi possono essere esigenze comuni di espressione, trasversali all’Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana, Sardegna e Lazio sono le regioni citate). Che ne pensate? Sentite in giro anche voi questa nuova ondata? O vi trovate isolati?

Rispondo con una semplice riflessione. Oggi ci stiamo lentamente abituando ai comportamenti scortesi, alle macchine veloci, all’indifferenza, alle conversazioni frenetiche e a non vivere più gli spazi della città. E ciò significa che un gesto gentile, un sentimento di istintiva solidarietà, un pic-nic in uno spazio verde non rappresentano più la regola bensì l’eccezione, qualcosa che ci pare così curioso da prestarci attenzione. Ecco perché forse l’esigenza di descrivere queste cose da parte di più persone.

Si parlava di interesse teatrale e sul vostro sito vedo che avete ben quattro spettacoli da proporre. Di cui uno dedicato a De André e un altro che conferma la vostra attenzione alle musiche del passato. Me ne volete parlare?

Ci proposero di esibirci in una osteria che si trova nel centro di Padova durante la stagione invernale. Suonavamo insieme da pochi mesi e ci trovammo così nella situazione di dover raccogliere in poco tempo idee e canzoni per affrontare ogni due settimane un pubblico che assorto digeriva la cena. Ne venne fuori un repertorio molto vario e per certi versi incoerente, ma l’esperimento riuscì; di volta in volta il pubblico aumentava e noi limavamo sempre di più la scelta delle nostre canzoni, trovando così anche una nostra identità. Ci trovammo rinnovato il “contratto” anche per la stagione successiva, ciò ci permise di farci conoscere e di creare un appuntamento fisso dove sperimentare canzoni e autori completando la nostra educazione sentimentale. Ciò che rimane di quell’esperienza è “Bistrò 900” uno spettacolo nato in osteria che conserva la dimensione etilica e ruspante delle sue origini e che raccoglie musiche dei nostri autori preferiti (Piazzola, De André, Tenco, Waits…). Fu proprio qualcuno che ci vide durante quelle stagioni che colse il nostro amore per De André e che ci chiese di partecipare ad uno spettacolo dove avremmo dovuto interpretare dieci brani del cantautore genovese. Dato che ne avevamo già cinque decidemmo per il sì … e da quella esperienza, dopo circa un anno di lima, nacque “Poco tempo, troppa fame. Omaggio a Fabrizio De André”.“In forma di fiore” è invece il luogo delle nostre canzoni, che trova la sua completa identità in teatro.

Qual è la vostra formazione musicale? Che musica avete ascoltato e che musica ascoltate ora? Sia in Italia che fuori.

I nostri modelli sono molti e diversissimi e vanno da Edith Piaf a Tom Waits, con tutto quello che di buono ci sta in mezzo. E poi sempre più importante sta diventando la musica classica, le opere e le operette, la musica popolare…

Ottimo equilibrio di testi e musiche nelle vostre canzoni: voglia di raccontare storie, ricreando atmosfere e ambienti sonori. Uniamo la voglia di provarsi anche con il teatro. E qui parte la domanda: avete mai pensato a comporre un album a tema? Il cosiddetto “concept”, che non si usa più, che è così anacronistico, che forse potrebbe essere in linea con le vostre corde.

Sì in effetti potrebbe esserlo, qualche idea c’è già. Penso che probabilmente sarà qualcosa che verrà più avanti negli anni, d’altronde bisogna maturare per scrivere un album in cui si riconducono le leggi del mondo ad un argomento.

Le canzoni di un disco sono tutti figli propri, ma anche tra i figli c’è quello preferito e quello un po’ meno. Trascuriamo questi ultimi: c’è una canzone nel disco a cui tenete particolarmente? Che sentite più vostra o che credete rappresenti meglio la direzione che la Piccola Bottega Baltazar vuole tenere? Per quali motivi?

La tua domanda presuppone di avere già una direzione chiara da seguire ma in realtà siamo alle prime idee per il nuovo disco…

Siete sulla piazza da quattro/cinque anni, ricchi di soddisfazioni (Recanati, due cd, spettacoli anche all’estero), ma anche di fatica. Cosa fate per farvi conoscere? Quali sono i mezzi migliori? E cosa fate per vivere, visto che la musica richiede “molto tempo e molta fame”, per parafrasare il titolo del vostro album dedicato a De André?

Tutti lavoriamo più o meno part-time per dedicare spazio e tempo alla musica. E paradossalmente siamo più liberi in questo modo che da professionisti perché non siamo costretti ad accettare marchette o cose che non ci piacciono. Crediamo molto nel passaparola e in internet (lo testimoniamo le mail che ci arrivano da tutta Italia) e pensiamo che, se riuscissimo ad avere un certo numero di persone che ci seguono in ogni città d’Italia come quelle che ci seguono a Padova, Venezia, Vicenza per noi la vita sarebbe in discesa.

C’è qualcosa altro che vorreste dire? Spazio libero ...

Pubblicizzare il nostro sito che è un po’ la vetrina della nostra bottega. Li potete contattarci, sentire le canzoni, farvi due risate con le foto, lasciare un commento, iscrivervi alla nostra mailing list per ricevere notizie in anteprima e sui concerti, acquistare i dischi. www.piccolabottegabaltazar.it e info@piccolabottegabaltazar.it

Intervista effettuata via e-mail il 29-01-2005

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