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Gli
Arpioni sono "arpionati" alla musica italiana da oltre
un decennio, come sempre capita in questi casi, fatto di luci ed
ombre, di fatiche e di splendori. A onor loro il fatto di non aver
mai mollato e anzi di voler rilanciare ancora, perdendo per strada
anche un po' di quel ritmo in levare che è stata la loro
caratteristica distintiva nel corso del cammino. Un cammino che
li ha visti incrociare voci e strumenti con Tonino Carotone e con
Kaki Arkarazo ex chitarrista dei Negu Gorriak.
Dopo
tre anni di silenzio, (l'ultimo disco, "Buona Mista Social
Club", è del 2001) attualmente gli Arpioni sono in sala
di registrazione e per la primavera dovrebbero uscire con un disco
nuovo di zecca, dove prenderà piede una parziale svolta stilistica,
diretta verso il recupero di sonorità vintage, con arrangiamenti
ricchi e curati: tredici pezzi nuovi e due cover. Ne abbiamo parlato
l'agosto scorso con Franco Scarpellini, chitarrista, membro storico
e autore di gran parte dei pezzi del gruppo.
Verso
una svolta stilistica, allora Franco?
Sì, si tratta di perdere quella ingenuità nel far
lo ska che avevamo all’inizio … lo dico ora, riascoltando
i dischi di allora, perché allora non me ne rendevo conto
… cercavamo di innovare magari in una musica dove c’è
poco da innovare, perché lo Ska quello è. Per cui
alla fine, nel tempo siamo arrivati più verso una posizione
che cerca di mescolare l’italianità con l’anima
ska che ci portiamo dentro. Quello era un po’ anche il tentativo
dell’ultimo disco che abbiamo fatto, "Buona mista
social club": una volontà di andare alle radici
della nostra musica più melodica per congiungerla con ritmiche
più solari. Alla fine ci sembrava una buona cosa: nel senso
che queste musiche erano molto più vicine di quanto si potesse
pensare, anche perché non a caso, il caypso, lo ska e altre
musiche caraibiche tra gli anni ’50 e ’60 in Italia
avevano comunque lasciato qualche traccia e la musica caraibica
in generale aveva influenzato il modo di far musica delle orchestre
e quindi anche dei compositori italiani dell’epoca. E questo
disco ci è parso quindi, più che un approdo un passaggio.
E da
allora ad adesso, dal 2001 ad adesso cosa avete fatto?
Da allora ad
adesso la formazione è cambiata parecchio (e forse è
ancora in mutazione). Se tu vai a vedere un gruppo che si chiama
Orobians scoprirai che i tre quarti della formazione
di Orobians sono ora negli Arpioni. In pratica della formazione
originale degli Arpioni siamo rimasti io e il cantante (Stefano
"Kino" Ferri). Però portiamo avanti il
nome di famiglia perché lo spirito del gruppo è rimasto
quello, compresa la volontà di portare avanti anche un discorso
sociale insieme a quello musicale. Sarà difficile che tu
possa vederci tutti su un palco, con la cravattina, il vestito bello,
come prevede il bon ton dello Ska. Che magari ci piacerebbe anche
da un punto di vista estetico, ma non lo facciamo mai perché
siamo di un’altra pasta. Mentre invece già gli Orobians
che peraltro rispetto e sono amici hanno già un’idea
più filologica del riprendere anche quella che è una
connessione con gli anni ’60, anche a livello proprio di stile.
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Gli Arpioni
hanno una lunga storia alle spalle, una storia che ha visto
una serie di cambi di formazione, di collaborazioni illustri,
di successi sfiorati e, a volte sfumati, di lunga passione civile
e militante. E come tutto questo possa collegarsi con una musica
di derivazione ska, leggera e piacevole, adatta all'estate,
ma anche all'inno sociale è un mistero senza fine bello
per sciogliere il quale occorre fare lo sforzo di comprare il
disco. Ma è uno sforzo leggerissimo e un piacere assicurato.
(segue) |
Sono
più disimpegnati?
Chiamiamolo così:
sono più impegnati su un altro fronte. Più estetici.
A livello musicale poi hanno anche delle belle idee.
E voi
ora cosa state facendo come genere? Avete fatto canzoni nuove?
Abbiamo rivoluzionato
la formazione per l’ennesima volta e non sarà neanche
l’ultima. In pratica abbiamo avuto così tanti problemi
di formazione che ci hanno portato via tempo, perché …
sai com’è … insegna a uno, insegna all’altro
… poi va via uno e devi ricominciare. E questo ci aveva quasi
portato non dico sull’orlo dello scioglimento, ma dello scazzo
totale. Per cui, non l’ultima stagione, ma la stagione prima,
abbiamo fatto in un anno qualcosa come 10 concerti. Una miseria!
Adesso ci siamo ripigliati, la stagione appena passata è
andata bene: non è che abbiamo fatto tantissimi concerti,
ma quei pochi che abbiamo fatto (una trentina/quarantina) sono sempre
andati bene. Il pubblico era “pagante e cantante”, cioè
cantava assieme a noi le nostre canzoni. E così ci siamo
consolati: se conoscono le canzoni vuol dire che abbiamo un senso
ancora. Diciamo che questa è stata una botta di vita, un’iniezione
di coraggio e già adesso in scaletta proponiamo varie cose
nuove che non sono sui dischi, sia nostre che cover.
Ma
è nell’aria un disco nuovo?
E’ nell’aria.
A ottobre dovremmo cominciare ad andare in sala di incisione. In
precedenza, visto che lavoravamo con una piccola etichetta che era
la Gridalo Forte eravamo un po’ obbligati
nei tempi di registrazione. Andavamo in studi bellissimi, perché
siamo andati a Roma, siamo andati nei Paesi Baschi …
…
e poi avevate dieci minuti, più o meno per fare il disco?
Certo. Pagavano
loro come produzione e quindi ci davano una settimana/dieci giorni.
Bisognava preparare tutto prima e si faceva di corsa. Non dico “buona
la prima”, ma la seconda sì! Per cui anche quando si
andava a riascoltare il disco si diceva qui non è mixato,
qui non siamo soddisfatti, pur rispettando tantissimo il lavoro,
perché abbiamo sempre lavorato con Kaki Arkarazo
ex chitarrista dei Negu Gorriak che era un ottimo
elemento e anche in pochissimo tempo dà veramente tantissimo.
Certo,
però anche avere a disposizione un po’ più di
tempo può servire, no?
E infatti questa
volta “ci mettiamo nelle spese” e decurtando un po’
dalle nostre paghette ci paghiamo una sala e cominciamo registrando
le basi di basso di batteria. Le altre volte, in pratica, eravamo
andati in presa diretta. Così pensiamo di potere avere più
tempo per riascoltare, magari elaborando le sezioni, avendo in mano
i dischetti con le prove parziali, le voci e tutto. Lavorando magari
con l’obiettivo di dire usciamo ad aprile col disco, partendo
a ottobre e così abbiamo tempo di lavorare con calma e con
maggiore attenzione. Andremo allo studio dell’ex bassista
dei Reggae National Ticket e lavoreremo con loro che si sono dimostrati
interessati non solo al lato pratico, ma anche collaborativo, nel
senso di voler partecipare a livello di produzione, elaborare insieme
anche le idee sui suoni. Si cercherebbe di fare qualcosa con dei
suoni un po’ “vintage” in alcuni pezzi, usando
anche effetti analogici.
Rischia
di essere interessante, insomma.
Visto che io
ho manie di grandezza, voglio metterci una sezione di violini (ridiamo).
Una piccola cosa però. Non so se tu hai presente i pezzi
della Island degli anni ‘60/’70 che hanno di queste
sezioni, no? Ora come richiamo storico io volevo buttarci proprio
la sezione d’archi (senza esagerare, perché poi non
adoro questi esperimenti) oppure dei synth monofonici. E contemporaneamente
dovremmo anche mollare un po’ lo ska.
Quindi
c’è proprio un’evoluzione stilistica.
Già
che cambiamo tante persone, può essere l’occasione
per una svolta. Poi avremo comunque anche un giro di collaboratori
diciamo di lusso, nel senso che dovrebbero esserci ancora Tonino
Carotone e amici e poi probabilmente ci sarà una
partecipazione di Roy Paci.
…
che oramai è un po’ un nume tutelare di un certo modo
di far musica.
Sta ormai dappertutto.
Noi abbiamo condiviso un palco con lui, nel senso che abbiamo suonato
a Milano in memoria di Dax … una cosa allucinante, alle 5
del mattino … comunque abbiamo condiviso l’esperienza,
gli abbiamo fatto da banda per un paio di pezzi, poi lui ha suonato
un po’ di pezzi nostri e ci siamo sentiti ancora. Lui è
un tipo disponibile e tranquillo. Stavamo pensando, se proprio non
riusciamo a trovargli un posticino, almeno gli facciamo fare una
“stecca” di tromba, così almeno si nota (ridiamo).
Sul
sito vostro ho trovato due video degli Arpioni: sono fatti molto
bene!
Vero. E mi
fai venire in mente che tra l’altro nel prossimo disco dovrebbe
esserci tra gli ospiti anche Valerio Mastrandea
che dovrebbe interpretare il video legato al disco nuovo, se lo
faremo. Il che vuol dire se troveremo i soldi. Perché a noi
non mancano le idee, ma mancano i soldi!
Mal
comune!
Col fatto poi che anche
la “Gridalo Forte!” è al rallentatore, perché
lavora solo con la Banda Bassotti, ci manca un apporto industriale.
Anche se i video di cui parli tu li abbiamo fatti praticamente a
costo zero. Il primo l’abbiamo fatto con una cinepresa superotto
di quelle da “filmino di famiglia” …
…
ma l’effetto era bellissimo perché dava l’idea
di vedere un film degli anni del muto, una comica finale.
L’idea
nostra era proprio quella infatti. L’idea era di Kino e della
regista che è Chiara Cremaschi che lavora
con Davide Ferrario e infatti per il secondo video
abbiamo avuto lo staff di Ferrario che ci ha dato una mano.
Ecco
perché non sono male! Insomma era un livello alto sia di
ripresa che di impostazione del soggetto.
Purtroppo però
anche lì … noi non siamo dei grandi promotor di noi
stessi. Pur essendo stato selezionato per vari premi questo video
non è mai riuscito ad arrivare alle varie tv. Per il primo
dicevano che lo standard tecnico era sotto il livello. E che comunque
era molto più cinematografico che affine a un video musicale.
E certo era vero, ma poteva anche essere una cosa simpatica. Anche
perché, senza offesa, ma gli altri video italiani io vedo
delle “ciofeche” in circolazione! Le idee sono di Kino,
che è stato anche l’autore della mia campagna elettorale.
Come
è andata la campagna?
Per fortuna non sono
stato eletto! Ero nella lista di Rifondazione, primo dei non eletti.
Rifondazione
a Bergamo poi …
No, guarda che fa il
suo bel 6% e in città forse anche di più.
Senti,
ma tu di lavoro cosa fai? Non campi di sola musica?
Ci mancherebbe altro!
Pensa, ho 43 anni e ho due bambini. Come farei a campare di musica?
Vivo grazie alla mia compagna che lavora. No, scherzo!
In
realtà sei ricco di famiglia (ridiamo)
No, faccio il restauratore
di mobili. Mi arrangio col mestiere di famiglia, visto che siamo
tre fratelli e lo facciamo tutti in maniera assolutamente autonoma
l’uno dall’altro.
In
qualche modo ci vedo quasi un legame con la musica. Questa mania
del “vintage”, dell’andare a riscoprire vecchie
canzoni …
Tra l’altro io
ho proprio la passione per gli strumenti vecchi, per le cose assolutamente
non di marca ma che suonino. Perché se li compri di marca
costano tantissimo, mentre se peschi le tastiere Kruman, piuttosto
che con altri nomi inesistenti, che però suonano, te la cavi
con poco.
E hanno
quelle particolarità nel suono che le fanno amare.
Di mio sono anche appassionato
di vecchie chitarre jazz. Ho un amico che fa più o meno il
liutaio e ogni tanto recuperiamo qualcosina. Per esempio c’è
una Vox Phantom, non so se hai presente il modello …
L’ho
sentito, ma non ce l’ho presente.
Quella che
usavano i Rokes per intenderci. A forma di cucchiaino.
Quella la sto restaurando con sangue sudore e lacrime, perché
i pezzettini che mancavano li sto prendendo in America e costano
l’ira di Dio. Però mi piace, senza esserne un fanatico.
Anche a livello di filosofia. Se funzionano ancora, perché
buttarle? Dopo aver sostituito il suono originale con l’iperproduzione
tecnologica capita che se ascolti adesso i pezzi degli anni ’80,
tutti effettati, non puoi reprimere un effetto di noia, direi.
Tu
sei il chitarrista del gruppo.
Io sono il chitarrista
e anche l’autore di molte delle canzoni. Non sono ancora iscritto
alla SIAE, ma in realtà tante canzoni che vedi firmate Ferri
sono farina del mio sacco. Visto che in questo disco i pezzi miei
sono più del solito penso che farò il grande passo
e mi iscriverò alla SIAE.
Direi
che va bene così. Ci sentiremo quando uscirà il disco.
Intervista
effettuata nell'agosto2004
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