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Le BiELLE INTERVISTE
Gli Arpioni: arpionare l'attenzione senza perdere lo ska
di Giorgio Maimone


Gli Arpioni sono "arpionati" alla musica italiana da oltre un decennio, come sempre capita in questi casi, fatto di luci ed ombre, di fatiche e di splendori. A onor loro il fatto di non aver mai mollato e anzi di voler rilanciare ancora, perdendo per strada anche un po' di quel ritmo in levare che è stata la loro caratteristica distintiva nel corso del cammino. Un cammino che li ha visti incrociare voci e strumenti con Tonino Carotone e con Kaki Arkarazo ex chitarrista dei Negu Gorriak.

Dopo tre anni di silenzio, (l'ultimo disco, "Buona Mista Social Club", è del 2001) attualmente gli Arpioni sono in sala di registrazione e per la primavera dovrebbero uscire con un disco nuovo di zecca, dove prenderà piede una parziale svolta stilistica, diretta verso il recupero di sonorità vintage, con arrangiamenti ricchi e curati: tredici pezzi nuovi e due cover. Ne abbiamo parlato l'agosto scorso con Franco Scarpellini, chitarrista, membro storico e autore di gran parte dei pezzi del gruppo.

Verso una svolta stilistica, allora Franco?

Sì, si tratta di perdere quella ingenuità nel far lo ska che avevamo all’inizio … lo dico ora, riascoltando i dischi di allora, perché allora non me ne rendevo conto … cercavamo di innovare magari in una musica dove c’è poco da innovare, perché lo Ska quello è. Per cui alla fine, nel tempo siamo arrivati più verso una posizione che cerca di mescolare l’italianità con l’anima ska che ci portiamo dentro. Quello era un po’ anche il tentativo dell’ultimo disco che abbiamo fatto, "Buona mista social club": una volontà di andare alle radici della nostra musica più melodica per congiungerla con ritmiche più solari. Alla fine ci sembrava una buona cosa: nel senso che queste musiche erano molto più vicine di quanto si potesse pensare, anche perché non a caso, il caypso, lo ska e altre musiche caraibiche tra gli anni ’50 e ’60 in Italia avevano comunque lasciato qualche traccia e la musica caraibica in generale aveva influenzato il modo di far musica delle orchestre e quindi anche dei compositori italiani dell’epoca. E questo disco ci è parso quindi, più che un approdo un passaggio.

E da allora ad adesso, dal 2001 ad adesso cosa avete fatto?

Da allora ad adesso la formazione è cambiata parecchio (e forse è ancora in mutazione). Se tu vai a vedere un gruppo che si chiama Orobians scoprirai che i tre quarti della formazione di Orobians sono ora negli Arpioni. In pratica della formazione originale degli Arpioni siamo rimasti io e il cantante (Stefano "Kino" Ferri). Però portiamo avanti il nome di famiglia perché lo spirito del gruppo è rimasto quello, compresa la volontà di portare avanti anche un discorso sociale insieme a quello musicale. Sarà difficile che tu possa vederci tutti su un palco, con la cravattina, il vestito bello, come prevede il bon ton dello Ska. Che magari ci piacerebbe anche da un punto di vista estetico, ma non lo facciamo mai perché siamo di un’altra pasta. Mentre invece già gli Orobians che peraltro rispetto e sono amici hanno già un’idea più filologica del riprendere anche quella che è una connessione con gli anni ’60, anche a livello proprio di stile.

Gli Arpioni hanno una lunga storia alle spalle, una storia che ha visto una serie di cambi di formazione, di collaborazioni illustri, di successi sfiorati e, a volte sfumati, di lunga passione civile e militante. E come tutto questo possa collegarsi con una musica di derivazione ska, leggera e piacevole, adatta all'estate, ma anche all'inno sociale è un mistero senza fine bello per sciogliere il quale occorre fare lo sforzo di comprare il disco. Ma è uno sforzo leggerissimo e un piacere assicurato. (segue)

Sono più disimpegnati?

Chiamiamolo così: sono più impegnati su un altro fronte. Più estetici. A livello musicale poi hanno anche delle belle idee.

E voi ora cosa state facendo come genere? Avete fatto canzoni nuove?

Abbiamo rivoluzionato la formazione per l’ennesima volta e non sarà neanche l’ultima. In pratica abbiamo avuto così tanti problemi di formazione che ci hanno portato via tempo, perché … sai com’è … insegna a uno, insegna all’altro … poi va via uno e devi ricominciare. E questo ci aveva quasi portato non dico sull’orlo dello scioglimento, ma dello scazzo totale. Per cui, non l’ultima stagione, ma la stagione prima, abbiamo fatto in un anno qualcosa come 10 concerti. Una miseria!
Adesso ci siamo ripigliati, la stagione appena passata è andata bene: non è che abbiamo fatto tantissimi concerti, ma quei pochi che abbiamo fatto (una trentina/quarantina) sono sempre andati bene. Il pubblico era “pagante e cantante”, cioè cantava assieme a noi le nostre canzoni. E così ci siamo consolati: se conoscono le canzoni vuol dire che abbiamo un senso ancora. Diciamo che questa è stata una botta di vita, un’iniezione di coraggio e già adesso in scaletta proponiamo varie cose nuove che non sono sui dischi, sia nostre che cover.

Ma è nell’aria un disco nuovo?

E’ nell’aria. A ottobre dovremmo cominciare ad andare in sala di incisione. In precedenza, visto che lavoravamo con una piccola etichetta che era la Gridalo Forte eravamo un po’ obbligati nei tempi di registrazione. Andavamo in studi bellissimi, perché siamo andati a Roma, siamo andati nei Paesi Baschi …

… e poi avevate dieci minuti, più o meno per fare il disco?

Certo. Pagavano loro come produzione e quindi ci davano una settimana/dieci giorni. Bisognava preparare tutto prima e si faceva di corsa. Non dico “buona la prima”, ma la seconda sì! Per cui anche quando si andava a riascoltare il disco si diceva qui non è mixato, qui non siamo soddisfatti, pur rispettando tantissimo il lavoro, perché abbiamo sempre lavorato con Kaki Arkarazo ex chitarrista dei Negu Gorriak che era un ottimo elemento e anche in pochissimo tempo dà veramente tantissimo.

Certo, però anche avere a disposizione un po’ più di tempo può servire, no?

E infatti questa volta “ci mettiamo nelle spese” e decurtando un po’ dalle nostre paghette ci paghiamo una sala e cominciamo registrando le basi di basso di batteria. Le altre volte, in pratica, eravamo andati in presa diretta. Così pensiamo di potere avere più tempo per riascoltare, magari elaborando le sezioni, avendo in mano i dischetti con le prove parziali, le voci e tutto. Lavorando magari con l’obiettivo di dire usciamo ad aprile col disco, partendo a ottobre e così abbiamo tempo di lavorare con calma e con maggiore attenzione. Andremo allo studio dell’ex bassista dei Reggae National Ticket e lavoreremo con loro che si sono dimostrati interessati non solo al lato pratico, ma anche collaborativo, nel senso di voler partecipare a livello di produzione, elaborare insieme anche le idee sui suoni. Si cercherebbe di fare qualcosa con dei suoni un po’ “vintage” in alcuni pezzi, usando anche effetti analogici.

Rischia di essere interessante, insomma.

Visto che io ho manie di grandezza, voglio metterci una sezione di violini (ridiamo). Una piccola cosa però. Non so se tu hai presente i pezzi della Island degli anni ‘60/’70 che hanno di queste sezioni, no? Ora come richiamo storico io volevo buttarci proprio la sezione d’archi (senza esagerare, perché poi non adoro questi esperimenti) oppure dei synth monofonici. E contemporaneamente dovremmo anche mollare un po’ lo ska.

Quindi c’è proprio un’evoluzione stilistica.

Già che cambiamo tante persone, può essere l’occasione per una svolta. Poi avremo comunque anche un giro di collaboratori diciamo di lusso, nel senso che dovrebbero esserci ancora Tonino Carotone e amici e poi probabilmente ci sarà una partecipazione di Roy Paci.

… che oramai è un po’ un nume tutelare di un certo modo di far musica.

Sta ormai dappertutto. Noi abbiamo condiviso un palco con lui, nel senso che abbiamo suonato a Milano in memoria di Dax … una cosa allucinante, alle 5 del mattino … comunque abbiamo condiviso l’esperienza, gli abbiamo fatto da banda per un paio di pezzi, poi lui ha suonato un po’ di pezzi nostri e ci siamo sentiti ancora. Lui è un tipo disponibile e tranquillo. Stavamo pensando, se proprio non riusciamo a trovargli un posticino, almeno gli facciamo fare una “stecca” di tromba, così almeno si nota (ridiamo).

Sul sito vostro ho trovato due video degli Arpioni: sono fatti molto bene!

Vero. E mi fai venire in mente che tra l’altro nel prossimo disco dovrebbe esserci tra gli ospiti anche Valerio Mastrandea che dovrebbe interpretare il video legato al disco nuovo, se lo faremo. Il che vuol dire se troveremo i soldi. Perché a noi non mancano le idee, ma mancano i soldi!

Mal comune!

Col fatto poi che anche la “Gridalo Forte!” è al rallentatore, perché lavora solo con la Banda Bassotti, ci manca un apporto industriale. Anche se i video di cui parli tu li abbiamo fatti praticamente a costo zero. Il primo l’abbiamo fatto con una cinepresa superotto di quelle da “filmino di famiglia” …

… ma l’effetto era bellissimo perché dava l’idea di vedere un film degli anni del muto, una comica finale.

L’idea nostra era proprio quella infatti. L’idea era di Kino e della regista che è Chiara Cremaschi che lavora con Davide Ferrario e infatti per il secondo video abbiamo avuto lo staff di Ferrario che ci ha dato una mano.

Ecco perché non sono male! Insomma era un livello alto sia di ripresa che di impostazione del soggetto.

Purtroppo però anche lì … noi non siamo dei grandi promotor di noi stessi. Pur essendo stato selezionato per vari premi questo video non è mai riuscito ad arrivare alle varie tv. Per il primo dicevano che lo standard tecnico era sotto il livello. E che comunque era molto più cinematografico che affine a un video musicale. E certo era vero, ma poteva anche essere una cosa simpatica. Anche perché, senza offesa, ma gli altri video italiani io vedo delle “ciofeche” in circolazione! Le idee sono di Kino, che è stato anche l’autore della mia campagna elettorale.

Come è andata la campagna?

Per fortuna non sono stato eletto! Ero nella lista di Rifondazione, primo dei non eletti.

Rifondazione a Bergamo poi …

No, guarda che fa il suo bel 6% e in città forse anche di più.

Senti, ma tu di lavoro cosa fai? Non campi di sola musica?

Ci mancherebbe altro! Pensa, ho 43 anni e ho due bambini. Come farei a campare di musica? Vivo grazie alla mia compagna che lavora. No, scherzo!

In realtà sei ricco di famiglia (ridiamo)

No, faccio il restauratore di mobili. Mi arrangio col mestiere di famiglia, visto che siamo tre fratelli e lo facciamo tutti in maniera assolutamente autonoma l’uno dall’altro.

In qualche modo ci vedo quasi un legame con la musica. Questa mania del “vintage”, dell’andare a riscoprire vecchie canzoni …

Tra l’altro io ho proprio la passione per gli strumenti vecchi, per le cose assolutamente non di marca ma che suonino. Perché se li compri di marca costano tantissimo, mentre se peschi le tastiere Kruman, piuttosto che con altri nomi inesistenti, che però suonano, te la cavi con poco.

E hanno quelle particolarità nel suono che le fanno amare.

Di mio sono anche appassionato di vecchie chitarre jazz. Ho un amico che fa più o meno il liutaio e ogni tanto recuperiamo qualcosina. Per esempio c’è una Vox Phantom, non so se hai presente il modello …

L’ho sentito, ma non ce l’ho presente.

Quella che usavano i Rokes per intenderci. A forma di cucchiaino. Quella la sto restaurando con sangue sudore e lacrime, perché i pezzettini che mancavano li sto prendendo in America e costano l’ira di Dio. Però mi piace, senza esserne un fanatico. Anche a livello di filosofia. Se funzionano ancora, perché buttarle? Dopo aver sostituito il suono originale con l’iperproduzione tecnologica capita che se ascolti adesso i pezzi degli anni ’80, tutti effettati, non puoi reprimere un effetto di noia, direi.

Tu sei il chitarrista del gruppo.

Io sono il chitarrista e anche l’autore di molte delle canzoni. Non sono ancora iscritto alla SIAE, ma in realtà tante canzoni che vedi firmate Ferri sono farina del mio sacco. Visto che in questo disco i pezzi miei sono più del solito penso che farò il grande passo e mi iscriverò alla SIAE.

Direi che va bene così. Ci sentiremo quando uscirà il disco.

Intervista effettuata nell'agosto2004

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