| di
Marco Cavaliere
Nel
jazz, dice giustamente Stefano Bollani, c'è un continuo fermento
che porta gli artisti a confrontarsi ogni giorno e quindi a crescere
molto più rapidamente. Questo manca invece nella musica leggera.
La deve pensare così anche Massimo Altomare che, prima di
approdare felicemente al jazz ed allo swing, dal 1973 al 1979 ha
prodotto tre Lp (all'epoca si chiamavano così...)decisamente
"cantautoriali" assieme all'amico Francesco Loy. Poi,
quel sodalizio, fatto di suoni semplici, di storie vere, ma soprattutto
di grande amicizia, si è rotto e da allora Massimo ha cercato
di vivere tutte le esperienze artistiche che lo attiravano senza
essere più schiavo di questo o di quel genere.
"Sounds of humor", il suo
ultimo lavoro, non arriva per caso, ma è il frutto di una
profonda passione di Massimo per il repertorio (soprattutto ironico
e scanzonato) della musica italiana che va dagli anni Venti agli
anni Cinquanta. Già nel 1984, infatti, si era cimentato in
una rivisitazione de "L'edera", realizzandone addirittura
un divertentissimo video, nel quale rivendicava scherzosamente la
paternità del brano di Nilla Pizzi! Poi, nel 1990 il tributo
a Fred Buscaglione, "Il mio caro amico Fred" ed infine
"Abbassa la tua radio", omaggio alla musica italiana degli
Anni '30 e '40, proprio gli anni nei quali il fascismo aveva proibito
l'ascolto del jazz e della musica americana, spingendo così
i nostri autori a pescare nella tradizione canora del Bel Paese.
"Sounds of humor" è dunque un omaggio al repertorio
di quegli anni ma, principalmente, a tutti quegli autori che, proprio
grazie all' ironia, sono sopravvissuti alla guerra, alla dittatura
ed alla censura. Massimo Altomare, nato a Verona, vissuto a Roma
per dodici anni ed oggi felicemente residente a Firenze, ci è
venuto a trovare negli studi di Radio Città Aperta per presentare
di persona il suo lavoro:
"Sono sempre stato affascinato dall'ironia, la ritengo una
difesa dallo stress della vita quotidiana. Di più, credo
che le persone dotate di sense of humor (il disco si chiama 'Sounds
of humor' proprio per assonanza con il motto inglese) siano persone
che difficilmente potranno scatenare guerre o gestire il potere
con violenza. Per intenderci, se i fondamentalisti da una parte
ed i governanti dell'Impero dall'altra fossero dotati di più
ironia (e autoironia) non saremmo certo al punto in cui ci troviamo
oggi. Si tratta, io penso, di un tesoro da custodire con grande
attenzione. Col mio lavoro ho voluto rendere omaggio a tutti gli
artisti che hanno trattato questo tema".
L'ironia
è da sempre molto temuta dai potenti, che storicamente non
hanno mai saputo far altro che ricorrere alla censura (vedi ai giorni
nostri il Nobel Fo, Grillo, Luttazzi, Guzzanti ecc...)
"Perché tanto
per cominciare bisogna capirla! (ride) Purtroppo, molto spesso,
chi non dimostra sense of humor non ne possiede affatto. Già
averlo o non averlo è una grande discriminante. Eppoi, l'ironia
è molto democratica, non appartiene solo ai grandi artisti
o alla gente di spettacolo. Ad esempio, tempo fa, allo stadio di
Livorno hanno esposto questo striscione: "Silvio, Dio c'è,
ma non sei tu: rilassati!". Ecco, questo direi che è
uno straordinario esempio di ironia popolare".
Torniamo
a parlare delle 14 tracce che compongono "Sounds of humor"...
"Beh, partiamo dagli
anni Trenta, con Rodolfo De Angelis, che è un genio del demenziale,
il nonno di Elio e degli Skiantos, a lungo sconosciuto ma fortunatamente
riscoperto, fino a personaggi molto più vicini a noi, come
Marcello Marchesi, Bruno Martino, Lelio Luttazzi e Renato Rascel.
Marchesi, peraltro, è ancora molto poco conosciuto e mi piace
pensare di aver contribuito alla sua riscoperta".
La
tua storia, però, arriva da lontano. Sei sulla scena dal
1973, con il duo Loy & Altomare. I vostri lavori, "Portobello",
"Chiaro" e "Lago di Vico (m.507)" sono andati
esauriti, ristampati e sono sempre molto richiesti.
"Beh, si, inutile
dire che è stata un'esperienza molto importante per me. Io
sono nato con Loy & Altomare, basti pensare che ho conosciuto
Checco a diciotto anni (lui ne aveva sedici) e ci siamo realmente
incontrati in Inghilterra, come dice la traccia di apertura del
nostro primo disco. Credo che il fenomeno Loy & Altomare (che
poi era di nicchia, visto che non siamo mai stati nella top ten
o a Canzonissima) abbia funzionato perché eravamo due persone
estremamente sincere, due persone che erano esattamente quello che
dicevano di essere. Non c'era gestione di immagine, non c'era strategia.
Oggi questo è molto difficile, impossibile direi".
Mi
dicevi che negli Anni 70 era molto più facile fare questo
mestiere. Cosa è cambiato da allora ad oggi? Quali differenze
trovi?
"È un discorso
complesso. Era più facile vivere di questo mestiere dopo
il primo successo, ma era molto più difficile arrivare al
disco, il primo Lp era un grande traguardo. Oggi, invece, fare un
disco è una cosa che ha perso qualsiasi tipo di appeal. Nella
prima metà degli Anni '70 un posto come questo non esisteva,
le prime radio libere sono nate più tardi. E all'epoca vedersi
passare in RAI il 45 giri significava già far parte di quella
fascia di musica considerata interessante, eri arrivato in qualche
modo. E da lì poi era tutto più facile, perché
c'era un'attenzione da parte delle majors, che destinavano al tuo
progetto risorse e investimenti".
Avete
scritto canzoni che sono rimaste nel cuore di molti, compresi giovanissimi
che non hanno vissuto in prima persona quel periodo. Poi, il vostro
sodalizio si è sciolto. Vuoi dirci due parole su questa scelta?
"Mah, è una
storia lunga. A quei tempi vivevamo a Roma, Checco è il figlio
del regista Nanni Loy. Poi, casualmente nei primi anni 80 ci trasferimmo
a Firenze dove incrociammo il boom del rock italiano. Firenze era
la capitale di questo tipo di musica e noi avevamo messo su uno
studio di registrazione, proprio per sfruttare al meglio questa
ondata. Abbiamo avuto la fortuna di lavorare con Litfiba, Diaframma
ecc. Poi, semplicemente, il rapporto con Checco si è logorato.
È difficilissimo lavorare in coppia. Voglio dire, o si acquista
una dimensione iper professionale, per cui anche se detesti il tuo
partner vai avanti, o diventa davvero tutto molto complicato. Io
credo che siano rarissime le coppie che sono andate avanti tutta
la vita senza litigare".
Col
rischio di finire ai casi limite, come quello di Simon & Garfunkel,
che a Roma sono stati capaci di suonare, mentre la gente piangeva
emozionata, senza degnarsi di un solo sguardo per tre ore...
"Esatto (ride) e
questo è allucinante. Personalmente, per la mia formazione,
non accetterei mai una situazione del genere".
Cosa
fa Loy oggi?
"Si è ritirato
in campagna. Continua a lavorare con la musica, anche se non fa
cose che vanno sul mercato, musica ambient essenzialmente".
Invece
tu, all'indomani di questa avventura, hai intrapreso una lunghissima
e poliedrica carriera, che ti ha portato dal jazz alla new age,
dalle colonne sonore alla radio, fino a questo lavoro "Sounds
of humor". Quali sono state le esperienze più interessanti,
quelle alle quali sei rimasto legato?
"Beh, sono state
tutte scelte importanti, fanno parte della mia vita e della mia
carriera artistica, ci tengo in egual misura. Tra le cose recenti,
sicuramente la collaborazione con Stefano Bollani che per me è
stata un'esperienza molto importante. Dal nostro incontro artistico
è nato un lavoro, 'La gnosi delle Fanfolè (1988, Consorzio
Produttori Indipendenti-Polygram, n.d.r.) che mi auguro possa tornare
presto alla luce. Si tratta di poesie scritte da Fosco Maraini (morto
recentemente all'età di 92 anni) in una lingua inventata,
musicate con Bollani insieme ad una piccola orchestra. Poi, tutta
l'esperienza dal vivo degli anni 90, suonando nei club insieme a
grandi jazzisti, un'esperienza che mi mancava e che non avevo vissuto
con il progetto Loy & Altomare".
Questo
disco "Sounds of humor" non nasce per caso, sembra che
tu abbia una vera e propria passione per questo tipo di musica.
Ad esempio, già nel 1990 hai partecipato a "Il mio caro
amico Fred", tributo a Fred Buscaglione e nel 2000 a "Abbassa
la tua radio", dedicato alla musica leggera italiana degli
anni '30 e '40.
"Si, amo lo swing,
è una musica molto interessante e molto gradevole da interpretare,
anche se questo non mi tiene lontano da altre cose".
Cosa
ascolta Massimo Altomare?
"A dire
il vero ascolto le cose più disparate: da Veloso a Nerds,
da Radiohead al jazz, non ho assolutamente preclusioni. Da ragazzi,
a volte, quando si ama un genere si tende poi a demonizzare tutto
il resto. Io invece amo quasi tutto e quando lavoro sono divertito
dalle situazioni più strane. Per fare un esempio, recentemente
ho messo su un'orchestra di mambo, che non è assolutamente
un genere che mi appartiene. Lo faccio solo per passione, perché
mi diverto. Paradossalmente, la cosa che mi va più stretta
(sarò forse snob), è proprio la realtà del
cantautore: trovo triste fare arte, limitandosi a scrivere canzoni
ogni due anni, fare uscire il disco, poi la promozione, poi il tour.
Ecco, questo non mi è mai piaciuto, anzi trovo la definizione
di cantautore già etimologicamente fastidiosa, la associo
ad una figura triste, di uno un po’ sfigato, che fa tenerezza
alle donne. Io non mi vedo affatto così. Per questo mi sono
sempre interessato a molti generi, interpretando cose di altri.
Probabilmente è una fuga dalle responsabilità, ed
è un'attività che difficilmente paga a livello economico.
Però io così mi diverto. Essere il monumento che fa
un disco ogni due anni e poi scende in mezzo al suo popolo per i
riti liturgici dei concerti rock, beh questo proprio non mi si addice".
Proseguirai
sul filone di "Sound of humor"?
"Avrei ancora tante
cose da riproporre, da riscoprire, cose davvero interessanti. Ma
credo che dopo questa esperienza volterò pagina e tornerò
a metter mano a canzoni scritte da me. Non cose cantautorali, come
detto, ma che senz'altro rispecchiano ai miei gusti attuali, pezzi
inediti. Sarà difficile. Come saprai, visto che ti occupi
di musica e di ascoltatori, il pubblico è molto esigente:
o gli presenti un progetto curioso e intrigante, o per aver successo
devi essere un nome molto conosciuto. Ma se il nome non è
abbastanza noto, non è semplice presentare cose inedite".
Grazie
per aver presentato il tuo lavoro negli studi di Radio Città
Aperta. Vuoi ricordare dove si possono trovare informazioni riguardanti
il tuo disco e soprattutto i tuoi numerosi appuntamenti live?
"Sul sito della
Venus, la casa che distribuisce il mio disco. Spero di tornare presto
a Roma, dove ci sono molti locali interessanti per il jazz. Ecco,
progetti di questo tipo hanno un vantaggio rispetto ai tour promozionali
dei quali parlavo prima: non vanno a male come il latte (ride).
Non è escluso che
per due anni io vada in giro suonando queste canzoni, poiché
non si tratta di muoversi con i tir, ma semplicemente con un quartetto
jazz, attaccare la spina e cantare".
"Sounds
of humor"
Elenco delle tracce:
1) A zonzo (Filippini-Morbelli)
2) Sono vivo (Bertolazzi-Marchesi)
3) Ma cos'è questa crisi (De Angelis)
4) Addio canzoni americane (De Angelis)
5) Mamma voglio anch'io la fidanzata (De Santis-Del Pino)
6) Sono tanto pigro (L.Luttazzi)
7) Sounds of humor (Tibaldi-Altomare)
8) Lodovico (Marf-Mascheroni)
9) Le presento e raccomando (De Angelis)
10) Mi voglio bene (Bertolazzi-Marchesi)
11) Sono stanco (Martino-Pisano-Brighetti)
12) Il male oscuro (L.Luttazzi)
13) Bella tardona (Bertolazzi-Marchesi)
14) È arrivata la bufera (Rascel)
Intervista
effettuata il 30-10-2004
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