I SursumCorda sono stati una delle più piacevoli
novità del 2005. Hanno fatto un album, "L'albero
dei bradipi" che è tutto da godere, timbrato
da un eleganza anche formale che è una sorta
di marchio di fabbrica per i Sursum, che, non a caso
abbiamo deciso di premiare come uno dei migliori esordi
del 2005 nella serata dei Premi di Bielle. Ancora
all'oscuro della loro "eleganza" fisica,
il primo contato è ancora quello telematico.
Risponde, a nome di tutti, Giovanni "Nero"
Senzari.
Devo ammetterlo che subisco il fascino della vostra
musica. Musica gentile e mai aggressiva. A naso si
intuisce competenza. Che formazione avete? Conservatorio
o altro?
"I
SSC sono una formazione aperta e per certi versi naif.
Nello stesso gruppo convivono musicisti diplomati
al conservatorio, che hanno fatto scuole jazz, cultori
dello strumento o che hanno semplicemente consumato
ben bene i propri polpastrelli senza risparmio alcuno".
La
vostra formazione è quantomeno inusuale come
scelta degli strumenti: due chitarra classiche, un
violoncello e un oboe o corno inglese. E’ condizionante
la formazione per la musica che fate o è stata
la musica che volevate fare che ha fatto sì
arrivaste a concepire una formazione siffatta? Oppure
ancora è assoluta casualità e le vicende
umane hanno sempre il predominio su quelle musicali?
"E’
un po’ tutte queste cose. L’amicizia,
l’incontro casuale, l’istinto musicale,
la scelta di una acusticità rigorosa, il contatto
epidermico tra musicisti di varia estrazione, la ricerca
ostinata di uno stile che fosse originale nella sua
italianità ha fatto sì che si arrivasse
ad un assetto come questo. I SSC comunque sono un
collettivo “aperto” che necessita di continue
collaborazioni. Diciamo che, attorno al “nocciolo
duro”, convivono musicisti e arrangiatori che
vanno a completare il quadro orchestrale".
La
sensazione più profonda che ho provato ascoltando
le vostre canzoni con attenzione, più o più
volte, in particolare in cuffia, è stata quella
di una musica a strati. Come affondare la mano nell’acqua
e sentire diverse sensazioni progressive. Il fresco
prima, il bagnato, poi il senso di contatto con un
fluido, infine il freddo della profondità.
Una sensazione simile l’ho provata con Paolo
Conte. E’ un effetto studiato quello degli strati
progressivi? E’ una sensazione che capita anche
a voi? Che importanza ha il lavoro di arrangiamento
per voi?
L’effetto
degli “strati d’ascolto” è
voluto, ed è causato dal particolare tipo di
arrangiamento adottato. In genere il brano nasce da
una bozza (testo + accordi) o da un tema molto “forte”
(come nel caso dell’Albero dei Bradipi”).
Arrangiare è una fase importante e nel contempo
stimolante. E’ la fase dei colori e delle sensazioni.
Il brano deve essere arricchito ma non deve diventare
pesante all’ascolto, gli arrangiamenti, quindi,
vengono studiati proprio per creare una sensazione
di stupore e di piacevole incomprensione iniziale,
per poi far scoprire, più o meno rapidamente,
gli strati più profondi e più intimi.
Spesso alcuni arrangiamenti vanno a stimolare quel
ricordo inconscio musicale che è in ognuno
di noi. Come la cantilena di “Bambino”
o l’apertura di “Postumi di un amore”
che ricorda i film italiani degli anni ’70.
Ancora
sul vostro stile musicale: per quanto mi riguarda
ritengo abbastanza netta l’appartenenza del
vostro gruppo a quel filone di musica che definisco
“italiana”, ossia musica italiana delle
radici. Una scelta compositiva e di ricerca che parte
dal ricco patrimonio alle nostre spalle, dal melodramma,
alle antiche canzoni all’italiana, via via fino
al dopoguerra, a leggeri spruzzi di ritmica jazz,
all’attenzione ai testi della scuola cantautorale.
Una musica a ponte tra tradizione rivisitata e ricerca.
Vi ritrovate?
Perfettamente.
Le nostre canzoni spesso, per le sonorità e
le armonizzazioni, seguono un itinerario che attraversa
coraggiosamente generi musicali diversi e distanti
geograficamente e storicamente; in “Questa è
la strada” l’andamento jazzato è
spezzato da un duetto corno inglese-tromba stile anni
’30; in “Via” l’andamento
blues in sei ottavi della strofa sfocia in un apertura
d’archi tutta italiana, in “Venerdì
17”, poi, l’approccio apparentemente etnico
in un tempo di 5/4 degenera in una ballata greca.
L’abilità sta nel riuscire a fondere
il tutto in uno stile italiano senza scadere nel kitch
o nel demenziale.
Quali
sono le vostre principali influenze (musicali, letterarie
e umane). Cosa c’è prima, a monte dei
Sursum Corda?
Io
personalmente divoro di tutto, mi piace molto la letteratura
latino-americana e spagnola. Musicalmente ascolto
qualsiasi cosa ma sono particolarmente affezionato
a tutti i cantautori italiani “di spessore”
e a quel geniale compositore che è Fiorenzo
Carpi. Saverio
Una
frase mi ha colpito sul vostro sito: c’è
scritto nella vostra biografia “Decidono quindi
di ricorrere alle nuove tecnologie per poter completare
i brani, viene cosi utilizzato internet. Il sito ufficiale
del gruppo (www.sursumcorda.it), oltre ad essere uno
strumento di diffusione aperto al mondo dei navigatori,
diventa il luogo virtuale dove i Sursumcorda scambiano
ed elaborano in tempo reale le idee musicali”.
In che senso? E dove che in realtà sul vostro
sito non ho trovato traccia reale di questo che invece
mi pare un modo di porsi molto interessante. Qual
è la vostra posizione nei confronti della rete
e delle possibilità della musica in rete?
Diciamo
che il sito è nato all’inizio come punto
di incontro per scambiarci file wav-mp3 “pesanti”
che le caselle di posta non sopportavano. E’
capitato di aver tirato fuori delle idee anche per
telefono. I ssc sono molto distanti tra di loro e
il sito per alcuni anni ha ridotto la lunghezza dell’asse
Livorno-Milano. Adesso serve soprattutto ad aumentare
la visibilità dell’attivita del gruppo.
Ormai tutto passa attraverso internet e anche noi,
nonostante un certo ”rifiuto” per l’elettronica,
ci siamo dovuti adeguare.
Indubbiamente
raffinati esecutori e “versificatori”,
l’unico rischio che vedo per i SursumCorda (l’unico
per modo di dire, la musica è piena di rischi)
è che, come Narciso si innamorino della propria
perfezione formale vendendo ad essa l’anima.
Rischio reale? Quali antidoti pensate di somministrarvi
:-)))
Credo
che l’unica maniera per evitare questo rischio
sia essere “sensibili”, avere un’attenzione
particolare verso l’ascoltatore. Bisogna rendere
sempre comprensibili le proprie creazioni altrimenti
non si può parlare d’arte.
Ancora
sul sito parlate della vostra musica come di una “colonna
sonora cantata”. L’aspetto spettacolare
infatti emana dal vostro lavoro: teatro, musica, film.
Quali sono le immagini che abbinereste all’Albero
dei Bradipi? Filmografia nazionale? Francese? Americana?
Terzo mondista? E soprattutto, bianco e nero o colore?
In fin dei conti siete o non siete “attori non
protagonisti”?
Per
i Sursumcorda è indissolubile il connubio musica-immagini
e immagini-musica. Cerchiamo di dare immagini con
la musica e nello stesso tempo ci troviamo spesso
a musicare delle immagini. Non credo che la nostra
musica abbia una connotazione d’immagine precisa
in quanto troppo umorale. Diamo molta importanza ai
videclip. Ne abbiamo già girati due con il
nostro regista e amico Fausto Caviglia, l’ultimo
dei quali (sul brano “Bambino”) è
andato in finale nelle scorse settimane sia al Premio
Videoclip Italiano che al Premio Fandango.
Veniamo
finalmente all’album: azzeccato il titolo “L’albero
dei bradipi” e la canzone omonima è quasi
una weltenschaungg, una concezione del mondo. “Parte
/ dal cuore / quel buonumore / che mi protende avanti
/ ad osservare / passare sotto /la mia lentezza /
gente che corre / ad inseguir la brezza. …A
voi rispondo / con far leggero / che il piede a terra
/ mi par poco serio / data l'altezza
del mio amico / che sulla terra / appoggia un legno
antico”. Come dobbiamo risolvere la metafora?
La saggezza contro la fretta? La permanenza contro
la fatuità? La riflessione contro la frenesia?
Insomma, cosa non vi va bene, in cosa non vi riconoscete,
fino a considerarvi bradipi sul ramo?
Un
antico detto cinese dice “Pensa velocemente
e agisci lentamente”, la lentezza è spesso
vista come un elemento di discriminazione, una persona
lenta può essere considerata incapace. Spesso
l’essere lenti invece è sinonimo di precisione.
L’albero dei Bradipi mette in luce, con ironia,
la positività dell’essere “diversi”.
Dunque
sono dodici brani tutti di lunghezza tra i 3 e i 4
minuti. Scritti in un arco di tempo o tutti insieme?
Qual è il brano più vecchio e quanto
tempo ha? E qual è quello che, secondo voi
definisce meglio lo “stile SursumCorda”
secondo le idee e la percezione vostra.
L’idee
originali di alcuni brani come “Pelle
di stracci” o “Il Gorgo”
sono vecchie di anni (5-6 anni). Altri sono
recenti. I brani non sono stati scritti tutti insieme
ma vengono portati avanti un po’ per volta in
contemporanea. Per dirla in termini moderni (che sono
molto di moda) lavoriamo in multitasking e in brainstorming
nel senso che durante la composizione interagiamo
in continuazione. Per comporre l’albero avevamo
quasi tutte le bozze dei brani quando ci siamo chiusi
in una cascina e li abbiamo “vissuti”
giorno per giorno per una quindicina di giorni invitando
di volta in volta gli altri musicisti che li hanno
completati.
Si
diceva prima della vostra formazione: la “ritmica”
per ora è “ospite” in casa Sursum.
Niente basso e batteria fissi in formazione. C’è
un motivo o è casuale?
Abbiamo
lavorato molto in questi ultimi tempi sull’assetto
ritmico che nel cd è stato volutamente utilizzato
spesso come “colore”. Gli stessi brani
sono stati riarrangiati in versione da concerto utilizzando
batteria, percussioni e contabbasso in modo da avere
un impatto dinamico maggiore.
E
ora? Dopo la musica dello spot dedicato alla mostra
e della colonna sonora del documentario sul Guercino,
dopo i Bradipi, verso quale rotta è lanciata
la scialuppa dei SursumCorda? Con quali obiettivi?
Abbiamo
composto la colonna sonora del documentario della
mostra “Carlo e Federico: la luce dei
Borromeo nella Milano spagnola”. La
mostra è partita questo mese e durerà
fino a Maggio 2006. Il documentario viene trasmesso
a ciclo continuo nella sala d’ingresso e per
le sale si sente la nostra musica. E’ in stampa
sia il dvd che il cd della colonna sonora. Il cd avrà
come titolo “In Volo”,
è strumentale ma contiene un brano (una chicca)
cantato. Sarà a tiratura limitata e verrà
venduto nel bookshop della mostra. Inoltre abbiamo
abbastanza idee per uscire entro un anno con un nuovo
cd di canzoni.