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Le Bielle interviste
Fiamma Fiumana: la "dance music" delle mondine
di Marco Cavalieri

"Traditional music from the Emilian region in northern Italy meets trendy world, celtic music and modern dance music. It’s an exciting mix, creating a new italian folk fusion". Per cominciare a parlare dei Fiamma Fumana, ho scelto questa recensione della testata tedesca Folkworld perché mette insieme, in un paio di frasi, una perfetta fotografia dell’attività del gruppo e un complimento sincero.

I Fiamma Fumana nascono nel 1999 da un’idea del fisarmonicista Alberto Cottica (già Modena City Ramblers) e di Marco Bretoni ma, al di là dei suoi fondatori, è stato sempre caratterizzato da una forte impronta femminile. Il primo passo dei due, infatti, è stato subito quello di cercare una splendida voce che potesse incarnare al meglio lo spirito del progetto.

Operazione brillantemente riuscita grazie al reclutamento di Silvia Orlandi (poi ribattezzata Fiamma), giovanissima all’epoca, ma dotata di una voce potente e precisa. Proprio quel che Alberto aveva in mente. Ai due, si uniscono in un secondo tempo la polistrumentista classica Jessica Lombardi e la dj italo-eritrea Medhin Paolos. Scopo dichiarato del gruppo, portare avanti la tradizione di canto al femminile (dell’Emilia, in particolare), fondendolo con i ritmi più innovativi, quelli coi quali sono cresciuti musicalmente gli stessi componenti della band.

Anche questa operazione ha avuto un gran successo, come testimoniano i numerosi premi internazionali, la partecipazione ai maggiori Festival mondiali di settore (come il Womex 2005 al quale, in precedenza, erano riusciti ad arrivare solo quattro artisti italiani) e la pubblicazione del loro secondo lavoro, “Home” negli Stati Uniti.

Per parlare con noi, è venuta a trovarci Jessica Lombardi, flauto, basso elettrico e piva emiliana del gruppo.

Avete scelto di coniugare i canti della nostra tradizione con sonorità e ritmi decisamente nuovi, tanto che sui dischi (accanto a titolo e minutaggio) ci sono anche i bpm, ossia i battiti per minuto, cosa che avevo visto solo in discoteca...

"Diciamo che abbiamo preso l'idea a voi dj ...!"

Tra l'altro, la scienza dice che i ritmi che si avvicinano ai 72 bpm, ossia quelli che ascoltiamo prima della nascita e appena nati dal cuore della mamma, sono quelli che tranquillizzano e rasserenano maggiormente...

"Ah, buono a sapersi, perché le nostre cose invece sono estremamente più movimentate!"

Un gruppo a netta prevalenza femminile, il vostro...

"Si, é una cosa fondamentale, posso dirlo?"

Certo, anzi, diciamo anche che purtroppo é quasi un'eccezione nel panorama italiano

"Si, é vero. Per me é fondamentale questa cosa perchè secondo noi sono le donne che portano e trasmettono, molto più degli uomini, la tradizione. La nostra ex cantante Silvia, ad esempio, ha imparato a cantare dalla nonna, che le ha trasmesso l’arte e la passione. L'idea, soprattutto nel disco 'Home' è quella della tradizione femminile, portata dalla nostra voce, ma anche dalla presenza fondamentale delle Mondine di Novi che ci accompagnano in questa avventura. Ne 'Il cacciatore', ad esempio, si narra di storie d'amore al femminile".

Tu vieni dalla classica e suoni strumenti quasi scomparsi. Tempo fa, chiacchierando con Sergio Berardo dei Lou Dalfin (che sicuramente conoscerai), mi raccontava dello stupore degli anziani del suo paese, quando li vedevano attraversare le strade con la ghironda ed altri strumenti della loro tradizione. Tu hai trovato invece la tua passione nella piva emiliana...

"E' uno strumento che amo. Fondamentalmente é una cornamusa e quindi é formata da una sacca, che va gonfiata, un chanter melodico (o tubo melodico, che permette la melodia; nella piva emiliana ha sette fori più uno ed è intonato in Sol, ndr), due bordoni ed un volume pazzesco, come tutte le cornamuse! E credo che questa sia una delle ragioni per cui la piva, che all'inizio serviva principalmente per la musica da ballo all'aperto, é un po' scomparsa. Adesso invece, grazie all'amplificazione e qualche tappo per le orecchie in più in sala prove, riesco ad usarla (ride). E' uno strumento meraviglioso, poco conosciuto come sottolineavi tu, è stato ricostruito partendo da alcune fotografie da un paio di costruttori, tra i quali Franco Calanca, che ha costruito la mia piva. Franco é un signore bolognese, un vero artigiano, con l'etica ed il cuore dell'artigiano, che sta lì ore ed ore a cercar di tirare fuori un suono antico dal legno. Per me, portare in giro questo strumento per l'Italia e per l'Europa é stata più volte una grande soddisfazione: ragazzi, anche giovani, che prima ti chiedono 'cosa é sta roba' e poi magari vogliono il numero del costruttore perchè desiderano accostarsi a questo strumento. Questa é una cosa fantastica, la stessa cosa successa a Sergio, come dicevi prima. Per me é un po' questo il senso di uno strumento del genere: suonarlo sul palco oggi, accanto all'elettronica, alla chitarra e al basso elettrico".

Quindi addirittura grazie ad alcune foto si é recuperata la piva’

"Si, a detta di Franco ne erano rimasti solo un paio di esemplari, in condizioni pietose. Sono riusciti a ricostruirla appunto grazie alle immagini ed oggi i pivari stanno dilagando, insieme con gli appassionati. Proprio qualche giorno fa, ho saputo di un gruppo di signori emiliani che si sono messi a suonare questo strumento e si fanno chiamare 'Le Pive nel sacco' (ride)".

Eccezionale, davvero! Senti, senza piaggeria, in un Paese che sta perdendo la sua Storia e non ha alle viste un futuro, quando sento questi racconti da gruppi come il vostro, come i già citati Lou Dalfin, come i Tancaruja, chiedo sempre se vi rendete conto dell'operazione culturale e di tradizione di inestimabile valore che state portando avanti, magari sostituendovi a quegli organi che istituzionalmente dovrebbero occuparsene...

"Guarda, so che è una parola troppo grande, però per noi è in realtà una sorta di missione e quando raccogli l’interesse della gente per questo strumento è una cosa che non può non farti piacere".

Vogliamo ripercorrere brevemente la storia dei Fiamma Fumana?

"Certamente. Come detto siamo tre ragazze, oltre al fisarmonicista Alberto Cottica. Il gruppo nasce da un’idea di Alberto e di Marco Bertoni, un produttore di Bologna che ha firmato con Alberto il primo disco dei Fiamma,
1.0’. Con loro c’era Silvia Orlandi, poi siamo arrivate io e la dj Medhin Paolos alla consolle live. Ora c’è stato un cambio di formazione; abbiamo una nuova voce solista, Lisa Kant, che ha preso il posto di Silvia. All’inizio, inutile negarlo, è stato un passaggio un po' sofferto, perché noi siamo i primi fans di Silvia. Però, poi, ognuno prende le proprie decisioni e lei ha pensato di cambiare rotta, mentre noi siamo rimasti sul binario della tradizione e dell’innovazione. Abbiamo trovato Lisa, che oltre ad essere una grande cantante è anche una persona con un entusiasmo ed una voglia di fare contagiose. Siamo molto contenti di averla incontrata, ma facciamo anche tanti auguri a Silvia, con la quale siamo rimasti in ottimi rapporti".

Siete quasi più famosi negli States che da noi, tanto che si è giunti al paradosso che il vostro secondo lavoro è stato pubblicato prima in America dalla Omnium Recordings e poi da noi dalla Mescal. Leggevo, tra l’altro, che la Universal Music Japan ha pubblicato in Giappone il vostro lavoro’

(ride) "In effetti lì non siamo ancora andati a suonare, anche se questa cosa è vera. Anzi, ci hanno detto addirittura che il disco è stato nella colonnina delle promozioni in diversi megastore giapponesi! Questa cosa è stata per noi eccezionale, volevamo andare apposta per fare la foto’’.

Anche perché quando i simpaticissimi giapponesi vengono da noi, fotografano e filmano di tutto; quindi un gruppo di italiani che va in Giappone appositamente per fotografare qualcosa, mi sembra davvero il colmo!

(ride) Esatto! Ma ci sarebbe piaciuto davvero farlo e non è detto che non ci si riesca, prima o poi’.

La vostra attività principale è quella di portare personalmente la vostra musica in giro per il mondo. Da qui, la tournee di sette settimane alla quale accennavamo poc’anzi, che vi ha portato dalla California al Canada. E lì, non è come fare Roma-Firenze-Bologna-Milano, vero?

"Eh, a chi lo dici! Tra l’altro, per via di quelle clausole per il noleggio della macchina, solo io e un’altra ragazza potevamo guidare e i turni erano di 600 Km!".

Ma credo che alla fine sia un’esperienza irrinunciabile. Quale risposta avete avuto da parte del pubblico statunitense, al di là degli italo-americani che senz’altro avranno già sentito i nostri canti popolari, magari dai dischi dei genitori?

"
Guarda, è stato molto bello, è stata la tournee più lunga, anche se era la quinta coi Fiamma Fumana. Devo dire che dopo tutto questo viaggiare, per concerti e festival, alla fine impari a conoscere il pubblico: capisci se apprezzano, se c’è risposta, se riescono a seguirti o meno. La cosa che ci ha stupito subito è stata che il pubblico sembrava capire le parole, anche se noi cantiamo sempre in dialetto o in italiano, senza mai tradurre in inglese. Giusto le presentazioni spiegano un minimo quello che stiamo per fare, ma poi andiamo via di filato, un pezzo via l’altro. Anche
"Bella ciao" ed altri brani tradizionali sono stati capiti subito. Devo ammettere che abbiamo avuto la fortuna di avere palchi molto belli; abbiamo suonato nei clubs, ma anche a molti Festival internazionali di World Music, dove hai davanti 45.000 persone.
Un pubblico molto caldo, che ha cominciato a ballare già dal secondo pezzo. E' stato molto emozionante. Ci hanno dato anche un premio come gruppo rivelazione dell’anno di World Music. Inutile dire che è stata una cosa per noi grande, anche perché sai, questo già è un’ambiente dove fai una gran fatica a ritagliarti un tuo spazio; andare all’estero ed ottenere delle conferme è un’enorme soddisfazione perché ti fa capire, quantomeno, che sei sulla strada giusta".

Tra i vostri punti di riferimento, leggo Bjork e ci siamo. Poi vedo che seguite anche i finlandesi Varttina, quali punti di contatto avete trovato con questo gruppo così particolare, che peraltro passo spesso nelle mie trasmissioni?

Ne abbiamo trovati parecchi, sai? Ci siamo ispirati ad un loro brano per il nostro pezzo "Tre sorelle", presente nel cd "1.0’. Ma vedi, quello è un gruppo che suona da 12-13 anni a grandi livelli. Ci siamo incontrati sullo stesso palco un paio d’anni fa in Olanda e devo dire che si fa fatica a percepirlo come un gruppo folk, soprattutto quando li vedi fare tre cambi abito nel corso della stessa serata, con 40.000 persone in visibilio che si strappano i capelli per le loro esibizioni. Poi hanno questo modo di suonare così particolare, con acuti, con quella specie di polipo alla batteria (Jaakko Lukkarinen, ndr) che cambia tempo ogni due battute. E' un gruppo con una grande energia, che ha saputo più di altri integrare la tradizione con il contemporaneo, senza sapere mai di vecchio. Non a caso, li passate anche voi".

Mi parli del vostro rapporto, anche al di là della musica, con le Mondine?

"Volentieri! Guarda, senza retorica, ci hanno insegnato tanto; dal non mollare, al lavorare duro. Noi le guardiamo con grande ammirazione, perché sono le anziane che hanno avuto la vita dura ma che hanno capito un sacco di cose".

Mi sa che l’aver capito un sacco di cose deriva proprio dall’aver avuto la vita dura?

"Bravo, anche secondo me!"

Per parafrasare Moretti, delle "splendide ottantenni"

Esatto! (ride). Ma sai che non riusciamo a star loro dietro? Come si dice, saltano i fossi per la longa! Pensa che stiamo organizzando un tour in America con loro. Proprio in questi giorni, la nostra agenzia americana sta definendo il tutto, si parla di settembre-ottobre 2006, se tutto va bene avremo 20 Mondine con noi".

Bene. In un’intervista ripercorrevate la storia della musica etnica, che è poi il vostro campo. Citavate i Dubliners, ok, poi "Graceland" di Paul Simon del 1986 e ovviamente la Real World di Peter Gabriel, che arriva nei primi anni Novanta. Ma nel 1984, un paio di amici, Fabrizio De André e Mauro Pagani, creavano un capolavoro che ha da poco celebrato i suoi vent’anni di vita: "Creuza de Ma". Avete qualche debito d’affetto con questo capolavoro (peraltro ristampato in tutta Europa tranne che da noi)?

"Ma sicuramente! E' uno dei cardini del folk in Italia. Certo, è un folk contaminato da una grandissima capacità cantautorale ma anche con un’idea di folk molto popolare. Noi abbiamo anche cantato un brano di De André,
"Sidun", come cover ed è stato molto emozionante perché lo abbiamo inciso proprio alle Officine Meccaniche, ovvero lo studio di registrazione di Mauro Pagani.
A questo proposito ti racconto un aneddoto. Come sai, "Sidun" è un brano in dialetto e, durante la registrazione, avevamo proprio Mauro nella stanza accanto. Così Silvia, allora la nostra cantante, ogni tanto usciva e chiedeva a Mauro: "Ma questo come si legge? È giusta la pronuncia". E' stato emozionantissimo e divertentissimo allo stesso tempo! Ancora non ho avuto la fortuna di sentire interamente
"Creuza 2004", ma ho sentito un paio di brani travolgenti, che peraltro Mauro canta assieme ad artisti di tutto il mondo. Ecco, penso che questa sia davvero un’idea strepitosa, proprio perché la tradizione ha una vita parallela con tutto quello che ci sta intorno. Ha senso guardare e specchiarsi nella tradizione per capire il quotidiano. E' una specie di mappa. Riproporre quel lavoro, già storico, rileggendolo con artisti che provengono da tutto il mondo credo sia stata la carta vincente. Penso davvero che Mauro abbia ancora un sacco di birra!".


Sul vostro sito, cosa molto divertente, ci sono anche i vostri profili.Il tuo profilo dice: segno zodiacale, astrolabio?

" Ah, questa è opera di Albertino (Cottica, ndr)".

E cosa voleva intendere con astrolabio?

"Guarda, glielo ho chiesto anch’io, ma non è che mi abbia mai dato una spiegazione plausibile, sai? Lui dice che sono una persona eclettica e che, come tutte le persone iperattive, ho momenti di grande slancio, di grande energia e poi altri di riflessione. In effetti, mi piace fare tante cose, cerco di metterci tutta la passione che ho e a volte mi deprime non riuscire ad arrivare a quello che voglio. Insomma, sono un po? incasinata (ride)".

Sai, te lo chiedo perché lui si definisce "mappamondo"

"Questo perché si sente cittadino del mondo, quindi ha voluto riassumere questa cosa in qualche modo".

Il tuo profilo, invece, prosegue con "bellezza cinquecentesca" e confermo in pieno, poi "sembrerebbe uscita da un quadro di Raffaello se non si vestisse al Cyberdog". Ma non mi sembra, almeno oggi ...

"Si, in effetti abbiamo una stylist che mi sta rimettendo a posto (ride). Di solito sono più cyborg, ma ora hanno trovato un modo di contenermi".

Allora, vogliamo chiudere questa bella chiacchierata con uno sguardo al futuro? Ora, come dicevamo, c’è Lisa Kant alla voce, mentre il vostro nuovo lavoro dovrebbe arrivare a primavera 2006. Continuerete su queste sonorità o avete in mente qualche altra contaminazione’

"La strada rimarrà questa, quindi sempre tradizione ed elettronica. L’idea, però, è quella di alzare un po' il tiro, come si dice. Abbiamo questa volta il grande onore di poter lavorare con Peter Walsh, produttore di "New Gold Dream" dei Simple Minds, Afro Celt Sound System, ha lavorato con Peter Gabriel: è veramente un bel personaggio. Non vediamo l’ora, anche perché "Home" ha avuto una produzione artistica, diciamo, interna, con pochi mezzi; anche se siamo molto contenti del risultato, abbiamo sentito la mancanza di un produttore, specie sulle voci".

Lavoro peraltro nato e realizzato in una casa, come dice il titolo, frutto di una convivenza durata quanto la lavorazione del disco. E, a questo proposito, vorrei spezzare una lancia a favore del povero Alberto. Infatti, non solo era in netta minoranza numerica rispetto a voi ragazze all’interno del gruppo, ma era anche stato incaricato di andare a fare la spesa e di cucinare! Poi dice gli artisti ..."

(ride) "No, in realtà è stato beato tra le donne! Alla fine è stato molto contento. Inoltre, almeno per la cucina non si dovrà più preoccupare, in quanto Lisa Kant è anche un’ottima cuoca e durante la registrazione del prossimo disco sarà lei a cucinare. Comunque manterremo questa idea della casa come spazio comune, anche se la prossima volta registreremo in un vero studio".

Ricordiamo il vostro sito ...

Certo: fiamma.org, dove troverete anche la mail, le date del concerto ecc.Ma restiamo in contatto Marco, perché abbiamo molte novità in pentola’’.

Grazie Jessica.

Intervista effettuata nel novembre 2005

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