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pacifismo ed antimilitarismo ne avevano parlato (forse per primi)
in tempi non sospetti. Un occhio di riguardo per l’ambiente
e la natura l’hanno sempre avuto. Quindi, vedere un gruppo
del genere all’interno di una manifestazione come “Stradarolo”
(sottotitolo di questa edizione Ciclo, riciclo e triciclo”)
era forse la cosa più naturale del mondo.
Tranne, forse, per il fatto che questo gruppo, dal nome “I
Giganti”, nato nel 1964 e scioltosi nel 1972, si è
riformato dopo 28 anni di assoluta inattività. Altro che
Eagles! Ma la bella novità è che, oltre ai fan di
allora, i nostri hanno trovato ad attenderli ai loro concerti anche
schiere di ragazzini che, quando “Tema” o “Proposta”
dominavano le classifiche, non erano neanche nati.
E così
noi, che non abbiamo mai smesso di trasmettere la loro musica, abbiamo
raggiunto telefonicamente Enrico Maria Papes, quello
che - tanto per intenderci - concludeva in maniera baritonale il
Tema (nella foto di sopra l'ultimo a destra, negli anni '60).
"Beh,
innanzitutto tengo a dire che siamo curiosissimi riguardo a questa
manifestazione e personalmente mi attira molto l’idea di fare
musica per strada. Poi ci han dato carta bianca, quindi ..."
Ecco
Enrico, dicevi del suonare per strada, fenomeno che dalle nostre
parti é stato sempre stato riservato a giovani alle prime
armi o a vecchie star decadute. Invece, all’estero (mi vengono
in mente ad esempio l’Irlanda, ma anche New Orleans e gran
parte degli Stati Uniti) c’é tutta una cultura, un
pubblico, un attenzione speciale per questo genere di manifestazioni.
Certo, é
un fenomeno che parte da lontano. E’ un colore particolare
della musica. In Italia, purtroppo, pare che sia quasi impossibile
o, come dicevi tu, un qualcosa riservato a chi non é ancora
o più sulla cresta dell’onda.
E
allora parliamo un po’ di voi. I Giganti nascono nel 1964
e suonano insieme fino al ‘72, quando si sciolgono. Poi, nel
‘96 purtroppo scompare il bassista Sergio Martino ma proprio
da lì a due anni il gruppo tornerà al successo grazie
ad una trasmissione televisiva di Paolino Rossi, nella quale riscuoterete
un successo di pubblico superiore ad ogni aspettativa. Nessuno si
era dimenticato di voi, nessuno giudicava la vostra musica datata.
Poi cosa succede?
Succede che
io e Checco Marsella decidiamo di rimettere in
piedi il gruppo.
Con
“l’appoggio esterno”, come si dice in politica,
di ... ?
Esatto! (ride)
Con il sostegno di Mino di Martino
La
vostra grandezza, al di là della musica, delle melodie in
stile fuga bachiana e della lungimiranza dei testi era dovuta secondo
me anche ad un altro fatto. In un periodo in cui gli artisti proponevano
solo o cose melodiche (per non dire melense) in piena tradizione
italiana oppure cover tradotte di grandi successi internazionali,
voi proponevate qualcosa di decisamente originale. E’ così?
E da dove traevate la vostra creatività?
E’ così.
Ma lasciami dire che quello era un periodo in cui era normale fare
cover. Ne abbiamo fatte anche noi. Però noi avevamo il coraggio
di andarci a pescare brani assolutamente sconosciuti, a differenza
di altri che hanno sfruttato il successo del momento.
Siete
andati a riproporre “Fuori dal mondo”, che era “Keep
searching” di Del Shannon! Ma come avete scelto quel brano?
Guarda, purtroppo
io son famoso per non aver memoria, non mi ricordo niente! (ride).
Poi è vero che la maggior parte dei successi dei Giganti
erano brani di cui eravamo noi gli autori
A proposito
di cover. Qui mi devi tranquillizzare la nostra Cinzia, che ha sempre
amato e ballato la vostra “Una ragazza in due” (traduzione
italiana di “Down came the rain” di Mitch Murray) anche
se alla fine- dice - sembrava emergere un po’ di maschilismo.
A parte che qualche anno più tardi Patty Pravo esprimerà
lo stesso concetto dall’altro punto di vista ... Ma la vostra
traduzione era ironica e scanzonata o si atteneva strettamente all’originale?
No, decisamente
ironica! Come tutte le traduzioni che facevamo, ci mettevamo dentro
un pizzico di goliardia. Di’ a Cinzia che può continuare
a ballare quel disco (ride).
Avete
diversi primati. Sicuramente siete stati tra i primi a toccare certi
temi, allora tabù e siete stati anche tra i primissimi ad
incorrere più volte nella censura della radiotelevisione
italiana. Addirittura nel 1967 per un brano, “Io e il presidente”,
dove si volle vedere un attacco all’allora Presidente della
Repubblica Giovanni Leone ... Era vero?
Beh, é
vero senz’altro che ce l’han censurata (ride) ed era
un brano che seguiva “Tema”, “Proposta”
... Per cui tutti pezzi di gran successo. Contavamo tanto su questo
brano, presentato al “Cantagiro”. Siamo arrivati terzi
al Cantagiro, ma il brano fu un flop, perché ovviamente non
veniva passato né in radio né in televisione. All’epoca
none esistevano le radio libere. Oltretutto nel pezzo non dicevamo
nulla di sconveniente. Semplicemente esprimevamo questo concetto:
visto che oggi in Italia c’è la libertà, oggi
posso essere nessuno, ma domani potenzialmente potrei diventare
Presidente della Repubblica.
Poi
censura ancor più grave a mio avviso, perché strisciante,
nel 1971, proprio per il vostro ultimo lavoro. Era un concept, si
parlava di mafia e di problemi che esploderanno in futuro ma che
già all’epoca attanagliavano il nostro paese. Si chiamava
“Terra in bocca”, ebbe ottime recensioni dagli addetti
ai lavori, ma venne passato una volta sola in radio
Ma vedo che
sei informatissimo! E’ vero, è passato una sola volta,
per intero, e poi silenzio.
Avranno
tolto di mezzo anche il dj che lo passò quell’unica
volta ... La cosa più grave é che, soprattutto a causa
delle tensioni dovute a questa censura, poi decideste di sciogliervi.
Certo.
“Terra in bocca” era un ottimo lavoro, ci credevamo
tantissimo, ci avevamo lavorato molto. Avevamo con noi Vince
Tempera, Ares Tavolazzi, Ellade Bandini ... E’ un
lavoro al quale ancora oggi penso e credo sarebbe giusto recuperarlo
in teatro. Solo che non è facile ....
Inoltre,
una copertina splendida ...
Beh, lì
c’era la mano e soprattutto la testa del grande Gianni
Sassi, di lì a poco fondatore della Cramps, per
cui Area, Finardi, Battiato ... Fu il primo lavoro che fece nell’ambito
della musica, non aveva ancora fondato la Cramps, nacque subito
un buon feeling tra di noi.
E per
chi oggi volesse sentire ancora i Giganti?
Come dicevi,
da quattro anni siamo tornati insieme, stiamo girando, facciamo
tournee, soprattutto d’estate. Va tutto molto bene, anche
se io mi meraviglio sempre di vedere ragazzi di quindici-sedici
anni che cantano le nostre canzoni di quarant’anni fa. Non
so come facciano (ride).
C’è
anche qualcosa di nuovo nel repertorio che proponete?
Ecco questo
è un discorso lungo, ci vorrebbe un’altra intervista.
Noi avremmo anche cose nuove, ma sembra sia impossibile. I discografici
non ne vogliono sapere degli artisti Anni ‘60. Stiamo cercando
di dare una svolta e uscire da questo vicolo. D’altra parte,
eccezion fatta per i Nomadi o i Pooh, sono tutti nelle nostre condizioni.
Ma
come sai i Pooh sono come l’Universo ... sono sempre esistiti.
(ride) Esatto.
Speriamo bene per i nostri progetti. Ti terrò informato se
ho novità. Intanto un grazie a te, alla Radio e a tutti quelli
che continuano a seguirci
Intervista
effettuata nell'ottobre 2005
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