Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
BiELLE INTERVISTE
Enrico De Angelis: "La lunga storia dei Club Tenco"
I primordi, o meglio, i pre-primordi

di Bielle
1974 - La prima Rassegna della Canzone d'Autore. Da sinistra Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Amilcare Rambaldi (accovacciato) e Gianni Siviero

Il club Tenco è sicuramente "La" rassegna italiana di Canzone d'Autore, ma curiosamente, eccettuati alcuni articoli pubblicati sul libretto del Cd "Roba di Amilcare" e poco altro materiale recuperabile in rete, è piuttosto difficile trovare della documentazione sulla sua storia. Persino il sito ufficiale liquida l'argomento con poche righe. E sì che ce ne sarebbe, da scrivere...
Così ne abbiamo parlato con Enrico de Angelis, scrittore e giornalista, nonché responsabile artistico del Club Tenco, che ci ha raccontato durante una lunga chiacchierata la storia del Club Tenco fin dagli albori. Anzi, anche da prima...

Enrico, non hai mai pensato di scrivere un libro sulla storia del Club Tenco?
Quest’anno che è il trentesimo anniversario del Club Tenco, avevamo ipotizzato di fare un libro che ne parlasse. Io sono un po’ l’archivista, a casa ho un sacco di materiale anche interessante. Ci devo per forza mettere le mani io, ma è una roba così grossa che in un anno non ce la faccio. Stiamo ripiegando su soluzioni più semplici perché vogliamo in ogni caso fare qualcosa. (Per l'occasione è uscito uno splendido libro fotografico, a cura di Enrico de Angelis, che raccoglie le fotografie scattate da Roberto Coggiola dal 1979 al 2005 e alcuni scritti di diversi amici del Club. n.d.r.) Ma la storia del Club Tenco è al di là da venire.

Cominciamo a scriverne un pezzettino per Bielle, allora.
Il club Tenco nasce nel ’72. Tu ne fai parte dall’inizio?
Sì, ma forse è il caso di raccontare quello che c’era prima. Perché c’era qualcos’altro anche prima e forse è giusto che si sappia.

Tenco muore nel gennaio del 67 e subito c’è una signora di Venezia che si chiama Ornella Benedetti… sì, perché forse non tutti sanno che i personaggi mitici di questa storia sono due: Amilcare Rambaldi, e Ornella Benedetti, che fanno un po’ pendant, sono omologhi, anche in maniera tormentata.
Dicevo, Ornella Benedetti rimane colpita dalla vicenda e sente, intuisce che c’è - seppure in ambienti ristretti - una reazione forte all’evento: addirittura si legge sui giornali che dei ragazzi si sono suicidati per imitazione. Decide così di fondare un club, il club Luigi Tenco di Venezia. Mi capita di leggere di questo club di Venezia – io sono di Verona – così chiedo, cerco, trovo, mi metto in contatto, ci incontriamo e ci parliamo. Il club comincia ad essere attivo e coinvolgente. Tanto per mettere in chiaro la differenza tra Venezia e Sanremo, il Club veneziano si identifica da subito proprio come fan club, la cui funzione primaria è quella di ricordare Tenco. Al contrario, il club Tenco di Sanremo non è un fan club, ma un'associazione che fin dall’inizio cerca di promuovere la canzone d’autore nel nome di Luigi Tenco.

Il carteggio
pre - rassegna
Si fonda il Club Tenco
Ornella riesce a convogliare molte energie giovanili sulla cosa. Dobbiamo tener conto che in quel momento Tenco era certamente tabù, anche per il solo fatto di essersi suicidato al Festival di Sanremo. Non è come adesso che è diventato un classico, un patrimonio culturale. Tutte le situazioni ufficiali, a cominciare dalla Rai, tendevano a rimuoverlo come personaggio. Per cui le sue canzoni non venivano proprio trasmesse. Una delle cose che faceva il club di Venezia era ad esempio di sollecitare i programmisti affinché passassero le canzoni di Tenco per radio. E quando questo succedeva era tutto un tam tam tra noi. Oppure quando un programmista inseriva una canzone di Tenco in radio di suo, subito noi gli mandavamo valanghe di ringraziamenti, bigliettini, complimenti, di modo che fosse incitato a ripetere la cosa.

Bisogna tener conto del clima dell'epoca: c'erano tanti ragazzi sparsi per l’Italia che avevano come punto di riferimento questa signora. Era quindi una cosa più ideale che concreta, pratica. Ci si sentiva per lettera e a volte per telefono. Forse proprio perché erano fan di Tenco sì come autore di canzoni, ma anche perché personaggio ombroso e con un fascino un po’ “maudit”, tra loro c'erano anche molti ragazzi un po’ "strani", tormentati, o anche naif. Erano comunque personaggi un po’ problematici. Ne ho conosciuto tanti e gli ho anche voluto bene... Vorrei sottolineare che siamo nel ‘67-’68 e argomenti come ad esempio l’omosessualità erano rigorosamente inaffrontabili. Era una rete di ragazzi un po’ particolari, e questo avrà delle conseguenze al momento dell’incontro con i personaggi di Sanremo.

Qualche anno fa Ornella ha scritto un libretto in cui racconta tutto quello che il club Tenco di Venezia ha realizzato. E tutto sommato non ha fatto poco. Tanto per cominciare questa donna era riuscita a farsi dare una pagina su un settimanale veneziano. Era molto rudimentale dal punto di vista professionale e tecnico, ma è lì che abbiamo cominciato a scrivere. Le prime cose che ho scritto nella mia vita le ho pubblicate su questo foglio. Era un settimanale ma aveva il formato di un quotidiano. Avevo ventun anni… no, ne avevo diciannove!

E avevi anche tu “questo marchio speciale di speciale disperazione”?
No, io no, anzi ero in un buon momento… Proprio in quel momento e grazie al Tenco ho conosciuto mia moglie e la mia vita con Alba è nata e continuata nel segno di Tenco e della canzone d’autore.
Forse proprio perché non avevo al cun tipo di difficoltà esistenziale, dall’esterno vedevo i problemi di questi ragazzi che sono diventati purtroppo di fatto un problema oggettivo nel momento in cui siamo entrati in contatto con Sanremo, dove questi personaggi un po’ strani non sono stati accolti tanto bene…purtroppo.
Il salto di qualità si fece quando – con le finanze di Ornella –, che ci ha sempre messo del suo, come Amilcare – cominciammo a pubblicare un vero e proprio giornale. Bello, su carta patinata, con le illustrazioni. Siccome era complicato registrarlo in tribunale come giornale, ci eravamo inventati di fingere che fosse ogni volta un numero unico, così non c’era bisogno di un direttore responsabile e così via. Quindi tutti questi giornali – ne sono usciti una decina circa – si chiamavano tutti numero unico… seguito da un primo, secondo, terzo… e così via... In questi giornali c’erano i miei articoli su Tenco e la canzone d’autore, ma si parlava anche di questioni sociali che in quel momento erano considerate scabrose: come obiezione di coscienza, aborto, Jan Palach, amore e guerra, vivisezione, carceri… Quindi ecco che il club di Venezia ha avuto anche una funzione sociale, toccando dei temi anche difficili, per quel tempo. Siamo arrivati anche – in collaborazione con un’associazione che si occupava di quello che si chiamava allora il terzo mondo - a fare una sottoscrizione e a raccogliere dei soldi per costruire nel Ciad un piccolo ospedale intitolato a Tenco. Penso che ci sia ancora.

Come è avvenuto il contatto con Rambaldi?
Il club di Venezia va avanti per molti anni. Nel 1971, Amilcare Rambaldi decide – senza sapere che c’è un Club Tenco a Venezia, non lo sapeva proprio – (e qui le prime polemiche, perché quelli di Venezia pensano Ecco Rambaldi ci ha imitati) decide di costituire un Club Tenco che potesse cercare di cambiare qualcosa in quella macchina della canzone che continuava a stritolare pubblico e artisti.

Già con l’idea quindi di fare una cosa per promuovere la canzone d’autore e non un fan club?
Lui era rimasto colpito dal gesto di Tenco e voleva fare qualcosa per la Canzone d'Autore. Appena finita la guerra Amilcare viene incluso in un comitato culturale del comune di Sanremo che doveva studiare il modo di rilanciare il Casinò in vista della riapertura. Propone tre grandi progetti, tra cui un Festival del Cinema che non viene accettato – lo farà Cannes pochi anni dopo e a Sanremo ancora si mangiano le mani – e il Festival della canzone, che viene anch’esso accantonato. Qualche anno dopo il Comune riprende in mano l’idea di Amilcare organizza il Festival della Canzone di Sanremo, in cui lui non ha mai avuto nulla a che fare sul piano organizzativo; ha “solo” avuto l’idea iniziale.
Per dieci anni circa il Festival è la vetrina dei successi della canzonetta, poi inizia una parabola discendente che tocca il fondo con il suicidioi di Tenco. Era un periodo in cui i cantautori non avevano spazio, erano quasi dei clandestini. Ma Amilcare ha un ritorno di fiamma e torna all'attacco in Comune con la proposta di una rassegna dedicarata alla Canzone di qualità intitolata a Tenco. Ovviamente la proposta è rifiutata. Il Club Tenco nasce per questo. Amilcare legge su una rivista - Oggi o Gente, non ricordo - un articolo su Guccini, Vecchioni e Ciampi intitolato “Bravi, bravissimi, ma chi li vuole?” e subito pensa: “Li voglio io”. Risponde, la lettera viene pubblicata e riceve un sacco di commenti positivi. Questo è il punto contingente che ha fatto scattare la molla per l’esistenza del Tenco. Amilcare torna in Comune a chiedere appoggi e finanziamenti e ovviamente non lo prendono neanche in considerazione. Così i soldi che occorrono ce li mette lui e e il 10 agosto 1972 istituisce ufficialmente il Club Tenco di Sanremo. Il 15 settembre 1972 si tiene la serata inaugurale, poi il Club comincia a organizzare i suoi primi concerti. Per molti anni il rapporto tra il Club e il Comune di Sanremo sarà tormentato. Poi pian piano avrà un po’ di credito, ma ci vorrà tempo.
1 - (Continua)

Intervista effettuata il 12 e il 17 marzo 2005

HOME