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BiELLE INTERVISTE
Enrico De Angelis: "La lunga storia dei Club Tenco"
La Rassegna continua...

di Bielle


Il ghiaccio è rotto, la canzone d'Autore ha conquistato uno spazio importante. Da qui sarà una lunga strada, a volte larga e facile, ricca di soddisfazioni, a volte irta di qualche ostacolo. Sempre affrontato con determinazione e voglia di fare. Enrico De Angelis continua la sua storia

Come fu accolta la prima rassegna?
Bene… sennò non avremmo continuato. Da parte degli artisti c’era un grande entusiasmo. C’era proprio la voglia di fare delle cose insieme, il gusto di stare insieme, c’era l’euforia di trovarsi a parlare di cose che fino a quel momento erano stare relegate in piccoli ambienti. Anche la stampa ci aveva considerato bene.

E poi? Che successe negli anni successivi?
Si discussero cose importanti. Ad esempio, Amilcare voleva fare una specie di concorso. Il primo intento, anche lodevole, era di proporre personaggi nuovi, ma non potevano bastare. Si sosteneva che ci volesse comunque la presenza di qualcuno che fosse un pochino più affermato, ma la cosa non era molto chiara. C’erano idee che a me personalmente non piacevano e non piacevano ai ragazzi di Venezia che erano più giovani e orientati sul rinnovamento di stile che era nell’aria… C’era il movimento politico che cresceva… Abbiamo avuto anche le contestazioni, i vetri rotti all’Ariston… E qui inizia il contrasto, tanto che come club di Venezia facemmo un volantino, che scrissi io, in cui si diceva praticamente “bellissima l’iniziativa, bravo Rambaldi, siamo contenti di essere qui, ma questo, quello, e quest’altro proprio non ci vanno". Amilcare non la prese benissimo ed io che ero un po’ il trait d’union, anzi, nei primi anni formalmente ero proprio il rappresentante del Club di Venezia, ebbi il mio bel da fare a discuterne. Però devo dire che accettò le nostre argomentazioni e alla fine il Tenco si è fatto come dicevamo noi. Il 1975 fu l'anno che aprì alla canzone dichiaratamente politica, al Nuovo Canzoniere italiano, a Michele Straniero, Giovanna Marini e Paolo Pietrangeli. Però se da una parte abbiamo fatto questo lavoro con Amilcare – che era in fondo un po’ un conservatore – dall’altra negli anni '70 abbiamo cominciato ad essere attaccati dalla sinistra – dagli autonomi – ma solo perché il teatro aveva le poltrone di velluto rosso. Noi che avevamo conquistato questo teatro di 2000 posti, che non ci pareva vero di poter portare i cantautori in un posto con un’acustica decente, venivamo contestati perché c’era un biglietto d’ingresso, che peraltro era bassissimo. Per un paio d’anni ci sono stati anche disordini, scontri, la polizia eccetera. Erano d’altra parte gli anni in cui si contestavano De Gregori e De André. Poi ci sono stati alcuni cantautori che dal palco sono riusciti un po’ a calmare gli animi. Ricordo Ivan Graziani – bravissimo – e Branduardi, che a quel tempo era sconosciuto, ma in quel momento si presentava come un personaggio molto pacifico, sereno e con questa sua dolcezza e questa sua calma ha detto qualcosa e ha cantato riuscendo a placare tutti.

Il terzo anno fu quello della mitica performance di Ciampi, vero?
Alla terza edizione arrivano sul palco due personaggi importanti: uno è Antonio Silva, il presentatore-preside che da allora non si è più scollato da questo ruolo, l'altro è Piero Ciampi, che si rende protagonista di un set non proprio "convenzionale": in primo luogo non si decide a salire sul palco perché non vuole farsi riprendere dalla Rai (Anch'essa al Tenco per la prima volta. I primi due anni, nonostante le speranze di Amilcare, la Rai non c’era. Il Tenco passò in prima serata, con Fausto Amodei che cantava le sue canzoni politiche dove c’erano anche parole come “puttana” e simili che a quel tempo erano una cosa assolutamente inaudita in Rai. Da lì in poi sempre a tarda notte o quasi…) e per un paio di minuti la sala rimane al buio mentre parte la base musicale. Poi, una volta convinto da Amilcare ad entrare in scena, inequivocabilmente alticcio, viene fischiato. Così smette di cantare e inizia una discussione con uno spettatore. La cosa straordinaria è che Amilcare, nonostante fosse stato in un certo modo "imbrogliato" da Ciampi, continuò per anni a raccontare questa storia con un sorriso sulle labbra. Ma nel '76 arrivano al Tenco anche Roberto Benigni, Gianna Nannini e soprattutto Paolo Conte, che fino a quel momento aveva soprattutto scritto per altri assieme al fratello Giorgio e suonato nei club in un gruppo Jazz. A questo proposito ci fu un equivoco tra lui e Amilcare, che probabilmente fu la ragione che gli fece accettare l'invito. Rambaldi, infatti, lo contattò come Club Tenco di Sanremo, senza specificare meglio cosa fosse il Club Tenco. Conte - probabilmente - sentendo la parola "club" pensò ad un locale di un certo tipo. Quando arrivò e si trovò in un teatro da 2000 posti non voleva salire sul palco. Poi si fece forza, e nacque una leggenda. Ma quell'anno arrivarono al Tenco anche altri amici come Del Prete, Finardi, Locasciulli, Svampa...

La rassegna è ’ sempre stata fatta nello stesso periodo?
No, all’inizio era d’estate. La data è cambiata tra luglio, agosto, fine agosto; poi si è scelto ottobre anche per motivi alberghieri. Era un’occasione per dare lavoro in bassa stagione.

La rassegna è partita subito col premio, ma senza le Targhe, giusto?
Le Targhe sono arrivate dieci anni dopo. E' stato un altro dei colpi di genio di Amilcare e risale al 1984. Abbiamo tutti accolto bene l'idea, anche se c’era una cosa che non ci piaceva tanto: il legame che si sarebbe creato con la discografia. Era una valutazione sui dischi, mentre noi ci piccavamo di essere indipendenti, di ignorare il mercato e tutto quello che ne conseguiva, che era vero, anche. Però forse era un po’ un momento di calo del Tenco. Credo che Amilcare lo abbia pensato per ridargli uno slancio. E la cosa ha funzionato perché i giornali ne hanno parlato subito e le Targhe sono diventate un riconoscimento prestigioso. All’inizio il meccanismo era un po’ diverso: l’assegnazione infatti veniva fatta sì dai giornalisti, ma in un incontro pubblico. Il primo giorno della rassegna ci si trovava nella sala del Casinò di pomeriggio, ci si riuniva e si dibatteva pubblicamente su quale fosse il disco migliore. Il primo anno andò benissimo, poi però dopo il secondo anno in cui i giornalisti non venivano a rinchiudersi in sala al pomeriggio a dibattere, abbiamo optato per il sistema attuale, con il voto per posta, anticipando la scadenza man mano che la cosa si faceva più complicata per poter programmare meglio le partecipazioni, gli inviti eccetera.

Il Club Tenco ha avuto degli alti e bassi. A un certo punto è proprio decollato come interesse…
L’anno d’oro che lo ha fatto decollare è stato l’86. Tom Waits soprattutto. Era la prima volta che veniva in Italia e una delle prime in Europa. Poi memorabile il fatto che a portarci Tom Waits sia stato Benigni che aveva fatto Daunbailò. Quindi c’era anche Benigni. In quei tre giorni a Sanremo, l’accoppiata Benigni-Tom Waits è stata una cosa leggendaria. Purtroppo non c’è la registrazione della loro conferenza stampa che è stata una cosa neanche descrivibile…

Di tutto il resto c’è la registrazione?
Da lì in avanti sì. Sono molti anni che registriamo praticamente tutto.

Ho visto un Sudamerica con Benigni che balla, Paolo Conte, fossati e De Gregori che è spettacolare…Voi avete materiale vostro o è tutto materiale Rai?
Alla Rai è un disastro. Mi ha raccontato Pepi Morgia che una volta cercando altro hanno aperto per caso un armadio e sono saltati fuori tutti i nastri del Tenco, che sono stai in parte recuperati e utilizzati per dei programmi su rai tre. A quel punto io li ho implorati affinché le registrazioni, visto che erano state ritrovate, fossero messe al sicuro. Macché è tornato tutto come prima e nessuno sa di nuovo dove siano. Però da qualche parte ci deve essere. Noi abbiamo tutte le registrazioni di quello che è passato in tv. Abbiamo rifiutato due volte la diretta Rai. La prima volta perché ci dicono che la Rai attraverso il Radiocorriere vuole investire sul Tenco, parlarne e sponsorizzarlo, quindi prima serata, diretta eccetera. Amilcare manda noi a sentire e partiamo per Roma. Ci riceve il direttore del Radiocorriere e nella sala c’è Aragozzini che non era ancora il patron del Festival, ma era un personaggio che non era stato annunciato. Ci spiegano che la cosa avrebbe dovuto passare attraverso di lui e la sua organizzazione…C’è poi un secondo tentativo più recente in cui ci ripropongono una diretta in prima serata, ma vien fuori che bisogna cambiare Antonio Silva che a loro non va bene, bisogna ripensare a una scenografia televisiva, non ricordo se avessero nominato Milly Carlucci, ma eravamo lì – che poi è anche brava nel suo genere, ma col Tenco non c’entra nulla – poi siccome il programma sarebbe durato un’ora, in quell’ora dovevano passare tutti i grandi della rassegna. Gli altri, sfigati, no. Quindi noi avremmo dovuto concentrare dei tre giorni di rassegna tutti i grandi in un’ora e tutti gli altri fuori. Abbiamo preferito di no. Ma a noi non importa della televisione. O meglio ce ne potrebbe importare, perché potrebbe diffondere, numericamente, la nostra rassegna alla gente, ma non a questo prezzo. A noi piace fare uno spettacolo teatrale, dove quelli che sono presenti possano godersi il godibile. Poi se la tv è interessata si metta nel suo angolo e faccia le riprese. Possibilmente senza disturbare più di tanto, riprendendo quello che accade e senza pretendere che tutto ruoti attorno a lei, come sono abituati a fare. Oppure possono fare tutto un lavoro di servizi su Festival, convegno, dopofestival con interviste e quant’altro. A noi va benissimo anche così.

Questo per quanto riguarda la Rai. E Mediaset?
Non ci ha mai cercato. E comunque noi siamo giocoforza legati alla Rai perché siamo nel pacchetto del Comune di Sanremo. Il Comune ci finanzia ma perché la Rai gli dà dei soldi per le altre manifestazioni, quindi tutti i diritti di ripresa sono della Rai.

E le reti tematiche della Rai?
Abbiamo cominciato di recente a parlarne, potrebbe essere una buona idea. Ma lì ci sono dei meccanismi e delle logiche difficili da capire. Ad esempio noi di solito veniamo trasmessi a notte fonda da Rai 2. Abbiamo parlato con quelli di Rai 3 che potevano ospitarci in un orario più umano e quelli di Rai 2 hanno fatto fuoco e fiamme perché volevano tenerci loro.

Poi quelli della televisione sono convinti del fatto che gli eventi debbano essere progettati in funzione della ripresa televisiva…
Sì, ogni volta che arriva un regista nuovo per il sopralluogo resta allibito, si incazzano… Poi quando ci conosce capisce, ma all’inizio loro vorrebbero sconvolgere tutto: togliere le poltrone per far posto alle telecamere, lasciare le luci accese in sala sempre. Per noi una cosa simile non esiste. I cantautori devono poter essere ascoltati bene. E chi ha mai visto uno spettacolo teatrale con le luci accese in sala? Ma loro si indignano perché arrivano forti del fatto che loro sono la televisione e allora tutti dovrebbero sottostare. Non capiscono subito che da noi la loro funzione è documentare. Il Tenco per sua natura non è uno show che ruota attorno alla Tv. Per cui ci sopportano. Poi con qualcuno abbiamo stabilito dei rapporti umani. Roberto Capanna e Giovanni Ribet sono delle brave persone che hanno capito il nostro spirito e ci sono amiche. Ma con i funzionari è una lotta.

4- continua

Intervista effettuata tra settembre 2005 e ottobre 2006

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