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BiELLE INTERVISTE
Giorgio Conte: "Il meglio, per me, deve ancora arrivare"
di Marco Cavalieri


L'intervista che Giorgio Conte ci ha voluto regalare, in occasione della presentazione del suo cd live è la fedele trascrizione di una diretta telefonica, andata in onda su Città Aperta lo scorso 20 settembre (grazie a Marco Cavaliere e a Radio Città Aperta da parte di Bielle - NdR). Chi ha seguito quella diretta, avrà senz'altro apprezzato la classe, la simpatia e l'ironia che Giorgio mette in ogni sua parola, in ogni suo racconto.

Ora, poichè necessariamente nelle trascrizioni sfumature e sorrisi si perdono e tutto sembra così serio e piatto, chi legge per la prima volta le parole di Giorgio Conte, immagini ogni sua frase pronunciata con un sorriso ironico, ogni sua dichiarazione (a cominciare da quelle che lo riguardano in prima persona) priva di solennità autoreferenziale. D'altra parte, basta ascoltarlo presentare i suoi brani sul palco per capire che il suo modo di scrivere canzoni e di intendere la vita è il medesimo.

"The Best of Giorgio Conte - Live at Sovrano Festival Alberobello 2004" è, oltre al suo secondo live, un lavoro antologico che raccoglie il meglio degli ultimi tre lavori da studio e una scelta dei suoi primissimi successi, tra i quali "Una giornata al mare", composta assieme al fratello Paolo e "Non sono Maddalena". La registrazione è avvenuta nell'agosto del 2004, di fronte al Trullo Sovrano, unico esempio di Trullo strutturato su due piani. Il suo primo live, peraltro, era stato registrato in un austero teatro Svizzero ed era stato distribuito principalmente in Francia. Per cui, questo secondo lavoro può considerarsi a buon diritto il vero Best contiano, una "fotografia musicale" - per dirla con le sue parole - realistica ed attualissima.

Inizia con una Sultan impostata tra la taranta e il jazz. Percussioni, contrabbasso, clarino e applausi a introdurre una notte live, quella del 17 agosto 2004 ad Alberobello. Si sentono il caldo che sale dalle pietre, il buio, se ci si fa caso anche il profumo della notte. (segue)

Credo che un best segni sempre un giro di boa, un punto d'arrivo o di nuova partenza nella carriera di un artista. Cosa rappresenta per te, oggi, questa antologia live?

"Mah, in realtà è un effetto collaterale dell'idea di registrare un concerto, indipendentemente dall'esistenza di un progetto discografico a monte. Risulta effettivamente una summa, un bilancio di una carriera dove ci sono pezzi vecchi, pezzi nuovi, inediti... In realtà il meglio per me deve ancora arrivare!".

Come cantano Peter Tosh e Mick Jagger "You gotta walk / don't look back", guardare sempre avanti...

"Esatto (ride). Però mi piace questa fotografia musicale in cui c'è un abbraccio caldissimo col pubblico di quella sera, che per fortuna somiglia a tutti i pubblici che incontro in giro per l'Italia e per il mondo.

Oltretutto concerto registrato in un posto splendido, ad Alberobello, davanti al Trullo Sovrano. Poi hai scelto di presentare in anteprima il tuo lavoro lo scorso agosto a Graz, in Austria, durante il Sommer Jazz Festival. Non sei il solo che decide di proporre le proprie novità in anteprima all'estero. Si è trattato di un caso o di una scelta strategica?

"Direi che non è una scelta. È arrivato questo invito all'improvviso che mi ha meravigliato e lusingato, perchè sono stato inserito in una rassegna di nomi altisonanti, come Dee Dee Bridgewater, Cassandra Wilson, Marcus Miller... Io sono un appassionato di jazz, ma non mi ritengo certo un grande interprete di questo genere. Però hanno riconosciuto che esisteva una grande vicinanza tra la mia musica e lo spirito del Festival. Tutto è andato per il meglio: duemila persone, coinvolgimento totale, applausi scroscianti, possibilità di un traduttore sul palco che poi c'è sempre un italiano che vive all'estero e che si offre molto volentieri per l'occasione".

Sono belle storie, che fanno bene alla nostra musica, soprattutto al nostro mercato, perennemente in crisi... Poi, in questi casi, c'è sempre un grande scambio di esperienze tra colleghi, soprattutto di Paesi diversi; spesso nascono jam sessions, che poi sfociano in grandi collaborazioni, addirittura in amicizie...

"Ah si! Una volta mi è capitato di avere in prima fila Georges Moustaki, autore di grandi canzoni di Edith Piaf, appassionato della nostra terra, tra l'altro parla benissimo l'italiano. Le sue canzoni sono state tradotte per noi da Bruno Lauzi. È stato un incontro davvero piacevole. Poi, come dicevi, ci sono altre situazioni con musicisti che sono di passaggio perchè suonano prima o dopo di te... C'è questo arricchimento, è vero. Come diceva Vinicius de Moraes: la vita è l'arte dell'incontro. E non c'è niente di più vero".

La tua tournee ti ha portato anche in Canada. Tra l'altro, non ci siamo incontrati per un soffio: tu hai finito il 6 agosto ed io sono arrivato lì il 10... Bella terra, il Canada, specialmente il Quebec, vero?

"Ah, guarda (ride) ormai mi hanno adottato! Sull'aereo le hostess mi riconoscono, mi offrono champagne, anche se non volo in prima classe... Ho segnali di affetto di ogni genere! Tra l'altro, quest'anno ci sono andato da solo: pensa un po’ che coraggio, dirai tu. Ma siccome non era la prima volta per me in quel Paese, sono andato lì senza nessuna presunzione, con la mia chitarra, le mie canzoncine, le mie storielle, qualche prologo esplicativo in francese ed è filato tutto alla perfezione. Ho visto anche le balene, che vuoi di più!".

Scopro poi che siamo colleghi, visto che tempo fa conducevi un programma assieme a Giorgio Comaschi, "Quelli che la radio"...

"Eh si, ho fatto anche quello (ride) ed è stata una bellissima esperienza. Qualcuno se la ricorda ancora e ai concerti mi chiede perchè sia finita. Tutte le cose belle finiscono prima o poi, no?".

Che tipo di esperienza è stata per te?

"Facevo un po’ di musica dal vivo, chiacchieravo... C'era un complicità particolare, la radio è speciale, ti trasforma, dai il meglio di te".

È magica, è vero. Questo è il tuo secondo live. La scaletta è anche molto lunga, sessantanove minuti abbondanti: è una sorta di risposta a chi ti aveva criticato per la breve durata de "Il Contestorie"? Oltretutto, critiche ingenerose, visto che quel lavoro non era solo musica, ma conteneva anche un libro di poesie, racconti, disegni...

"Ecco, bravo (ride), hai colto proprio nel segno. Quella era un'operazione un po’ stramba di un disco con libro venduto in libreria e nei negozi di dischi, forse ad un prezzo un po’ troppo alto, non calcolando che chi va a comprare un disco vuole solo il cd. E giustamente sono stato criticato!".

Quando passerai dalle nostre parti (Roma - Ndr) per un concerto ufficiale?

"Dovrei tornare a dicembre, prima di Natale diciamo. È in previsione un concerto su RadioTre e vorrei approfittare per inserire qualche data romana, anche per farci gli auguri".

A proposito, andate a godervi lo show dal vivo di Giorgio Conte perchè (al di là della sua bravura e della bravura dei suoi strumentisti) ogni spettacolo di Giorgio è anche molto divertente. Tu hai un rapporto molto caldo col pubblico, lo coinvolgi, scherzi molto con le tue canzoni e le presenti in maniera sempre originale

"Si, mi piace prendere per mano il mio pubblico perchè riconosco che le canzoni nuove possono essere difficili anche per gli addetti ai lavori e quindi cerco di introdurle a modo mio; cerco di difendermi ma allo stesso tempo attacco (ride)".

Intervista effettuata nel settembre 2005

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