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Le Bielle interviste
Finalmente il live di Acustimantico!
di Marco Cavalieri


Alcuni anni fa, dopo l’uscita di “Fleurs 1”, il Maestro Battiato decise di dare alle stampe “Fleurs 3”, saltando a piè pari il 2 perché – disse – “se avessi fatto il 2, poi la gente si sarebbe aspettata il 3, il 4, il 5… e non avrei finito più. Allora ho preferito chiudere così”.

“Disco numero 4” degli Acustimantico, invece, è effettivamente il quarto lavoro della band romana ma la grande novità è che si tratta di un live. “Dedicato – dicono – a tutti quelli che ci chiedevano: ma un disco sul palco quando arriva?”. Già perché, chi segue gli Acustimantico, sa bene quale importanza abbiano per loro le esibizioni dal vivo ed il contatto diretto con il pubblico.


Per parlare con noi di questa nuova avventura musicale (che segna tra l’altro la fine dell’autoproduzione e l’inizio della collaborazione con il Manifesto cd), ci sono venuti a trovare in studio Stefano Scatozza (chitarra e composizione) e Raffaella Misiti (voce).

Questa cosa del live tanto atteso mi fa tornare alla mente i Bee Gees, gruppo che seguivo da piccolo. Dopo anni di attività (era il ’77, se ricordo bene) se ne uscirono con un doppio dal titolo “Here at last Bee Gees live”, adesso finalmente ci potete sentire on stage! E questo si può dire anche per voi, sebbene moltissimi dei vostri fan da tempo seguono con soddisfazione i vostri concerti in giro per l’Italia.

Allora, la prima domanda è proprio: perchè tanto tempo per un disco dal vivo?

(Stefano) “In realtà, come dicevi, l’idea è talmente radicata nella nostra scelta artistica che sarebbe stato bene fare già da tempo un’esperienza del genere. Però sai che oggi è difficile registrare bene concerti. Fortunatamente, da un po’ abbiamo la disponibilità, da parte di uno staff professionale di fonici, di uno studio mobile e questo ci ha permesso di registrare già un paio di concerti molto importanti, La Palma e l’Eliseo. Da questo materiale abbiamo tratto il lavoro. Comunque, per noi la musica è principalmente stare sul palcoscenico. Il disco poi è la conseguenza di un evento più vivo e reale”.

Dal punto di vista musicale il vostro terzo disco “Santa Isabel”, era un po’ meno movimentato dei precedenti. Quindi per il live avete giustamente pescato dai precedenti lavori…

(Raffaella) “Vorrei fare una precisazione su questo, oggi mi sono svegliata un po’ polemica (ride). Sul fatto del disco più tranquillo, è vero, non si può dire di no. Però un gruppo fa dischi seguendo un percorso e non necessariamente dovendo rispettare una forma, o meglio, una formina., come quelle che si fanno sulla spiaggia. Bisogna seguire diverse strade. Noi concepiamo il lavoro di Acustimantico come un’unica idea. Quindi, primo, secondo e terzo disco vanno inquadrati in un unico disegno. È la chiusura di un ciclo ed il live è un buon sigillo. Tanto è vero che i prossimi lavori, ai quali Stefano e Danilo stanno già lavorando, sono per noi parte di una nuova fase produttiva. Poi, questa fase sarà fatta ancora di tre dischi? Di quattro? Questo non possiamo dirlo, dipende ovviamente dalla vena creativa”.

A proposito di vena creativa… doveste mai stancarvi di seguire un filone, sarebbe per voi un problema andare a scavare altri terreni, a pescare in altre acque?

(Raffaella) “No, assolutamente. Ti dirò, anzi che stiamo provando a cimentarci con altri suoni. Io, scherzando, dico sempre ai miei compagni: non diventiamo Elettrimantico (ride). In realtà a me piacerebbe. Come sai, sono una fan di Bjork, ho fatto un minimo di musica elettronica, ho anche tradito Stefano con compositori di musica elettronica… Non ci stiamo ponendo limiti, anzi ci stiamo attrezzando dal punto di vista tecnologico per poter lavorare su un terreno non esclusivamente acustico. Ad esempio, recentemente è uscita una nostra versione di “Anima latina”, all’interno di un tributo a Battisti ed è stato un pezzo molto elaborato, come si dice in gergo molto ‘prodottò, con effetti sulla voce e così via. Quindi ci siamo subito posti il problema di come suonarlo dal vivo. Poi, invece, siamo andati in sala ed è uscito perfettamente fedele anche in versione acustica. Per assurdo, ci è uscito dalle dita, nel mio caso dalla voce, un suono che tutto sommato non era molto distante da quello super elaborato elettronicamente. È curiosa questa cosa…”

Beh, noi che siamo sempre… sulla notizia, abbiamo già passato più volte quella versione di “Anima latina”, a mio avviso meravigliosa. E la domanda, che mi tenevo da tempo, è: come è caduta la scelta su quel brano bellissimo, ma un po’ nascosto, di Battisti?

(Stefano) “Guarda, è stato un lungo percorso. Infatti, benchè il personaggio Battisti faccia parte del background di ognuno di noi, c’è una grandissima distanza tra la loro produzione (sto parlando di Mogol-Battisiti) e la nostra, per una serie di motivi che non sto qui ad elencare. È un po’ quello che disse una volta Fossati: Mogol fa un altro mestiere. Invece “Anima latina”, che fa parte della primissima produzione di Lucio, è ancora “demogollizzata”, con tutto il rispetto per Mogol e, anche se è firmata da entrambi, ho un fortissimo sospetto che la penna di Battisti abbia in quel caso una larga prevalenza. In particolare, quel brano mi è sembrato di una modernità straordinaria, soprattutto nel testo. Ci sono intuizioni favolose di Battisti, possiamo intravedere già temi legati, ad esempio, alla globalizzazione”.

(Raffaella) “Io, invece, ero un po’ titubante, perchè non sono cresciuta con quella musica. La musica italiana, pensa un po’, l’ho ritrovata attraverso la sudamericana riletta da Acustimantico, quindi un vero percorso di sponda. Però, quando Stefano mi ha fatto sentire il pezzo e lo abbiamo registrato, come si dice è venuta buona la prima! Poi, infatti, ripensandoci - per il fraseggio, la scelta delle parole, le frasi che sembrano fuori battuta (anche se in realtà sono perfettamente ‘quadratè) - era un brano molto più vicino a noi di quanto non pensassimo”.

(Stefano) “Io, poi, ho ascoltato un’infinità di brani, prima di scegliere questo. In un primo momento, addirittura, la scelta era caduta sulla produzione Panella-Battisti. Inoltre (poi magari verrò smentito dai fan di Battisti) le sue canzoni avevano tutte un’impronta fortemente maschile”.

Molti dicono maschilista...

(Stefano) “Ecco (ride). Quindi non riuscivo assolutamente ad immaginarmele cantate da Raffa. Invece, questo pezzo ha una grande universalità, è unico”.

Tornando a “Disco numero 4”, avete abbandonato l’autoproduzione, riguardo alla quale abbiamo già elencato in tutti questi anni pregi e difetti…

(Stefano) “Colgo l’occasione per ringraziare tutto lo staff del Manifesto cd. È anche molto piacevole far parte di un catalogo così bello…”
(Raffaella) “Il catalogo, tra l’altro, dei dischi che noi stessi compriamo! La prima volta ci è venuto da dire in coro: ma guarda, ci siamo anche noi (ride)”.

Un'operazione, a mio avviso, dal valore culturale inestimabile: la musica più bella ad un terzo del prezzo di mercato dei cd. Inoltre, una garanzia di qualità: si può andare a colpo sicuro con l'artista che già si conosce, oppure ci si può "buttare", fidandosi del fatto stesso che un cd sia in quel catalogo. Un piccolo miracolo. Ma conoscendovi… quanto vi è costata la scelta dei brani da inserire in scaletta (e soprattutto di quelli da escludere)?

(Stefano) “Beh, sai, si discute, si parla, si bisticcia e si decide (ride). Però si è cercato anche qui di creare da una parte un’armonia di contenuti, dall’altra una varietà di temi. La cosa che mi fa molto piacere è la presenza nei nostri dischi di ospiti. Questa volta ci sono Andrea Satta e tutti i Tetes de Bois, che poi ci hanno ospitato alla Palma per suonare con loro i pezzi che sono in questo disco. L’altro ospite è Piero Brega, un pezzo di storia della musica popolare italiana. Mi fa piacere che ci siano perché è una cosa abbastanza rara tra gruppi avere questo grado di apertura e questa capacità di interagire senza le solite invidie da quattro soldi”.

Notate anche voi che fortunatamente siamo in un periodo di riflusso e che viviamo una grande riscoperta della musica d’autore? A fronte di un periodo nel quale la musica commerciale aveva preso nettamente il sopravvento, ora c’è una grande richiesta di musica d’autore.

(Raffaella) “Secondo me c’è un motivo semplice per cui si ritorna alla musica di qualità, come abbiamo deciso di chiamarla senza nessuna presunzione io ed un mio amico giornalista. Abbiamo deciso di bandire il termine "commerciale", anche perché credo che chiunque avrebbe il piacere di fare la propria musica e di sentirla suonare dappertutto. Del resto (magari adesso qualcuno si risentirà) anche Bacharach, che è un grandissimo autore, ha scritto cose un po’ più semplici, no?”

Ah, se è per questo, anche Mozart venne toccato dalla medesima critica…

(Raffaella) “Esatto: troppe note, gli dicevano… Penso quindi che tutti noi desidereremmo essere – tra virgolette – commerciali nella misura in cui uno riesce a campare di questo lavoro. Noi ci esprimiamo così, quindi chi è tanto ipocrita da dire: no, io voglio rimanere di nicchia. Ma al di là di questo, per me si è tornati alla musica di qualità e soprattutto alla musica dal vivo proprio perchè non si vendono più dischi! Alla fine i cantanti, i musicisti, anche quelli che avevano appeso gli strumenti al chiodo, hanno avuto la necessità di tornare ad esibirsi perchè è quello l’unico modo di arrivare alle persone e, anche, di guadagnare. Per noi, invece, che abbiamo sempre campato grazie alla musica live, anche perchè non siamo mai appartenuti a nessun circuito commerciale ufficiale, per noi dicevo non è cambiato nulla, tutto sommato. Siamo esattamente dove eravamo prima. E come noi i Tetes, Pino Marino..:”

(Stefano) “Persone tra l’altro che sono abituate a stare "nude" sul palco, senza quella barriera protettiva di promozione e supporto che costa miliardi”.

(Raffaella) “L’altro aspetto, poi, è anche una rinnovata richiesta di contenuti. La maggior parte della gente oggi ha voglia di ascoltare cose diverse, anche nuove, ma piene di contenuti. Ecco perchè c’è quel ritorno di cui parli”.

C’è un piccolo aneddoto sul titolo scelto per il live…

(Raffaella) “Beh, abbiamo pensato a Disco numero 4 perchè ci piacciono le cose semplici (ride). No, in realtà abbiamo scelto Disco numero 4 pensando anche a "Canzone numero uno" del già citato Piero Brega. Ecco, è un piccolo omaggio al nostro amico Piero”.

Verrete al Tenco, almeno da ospiti?

(Stefano) “Guarda, noi abbiamo sempre subito un forte ostracismo da quella manifestazione e non capisco perchè. Pensa che quest’anno, proprio nella trentesima edizione di questa grande vetrina, per la prima volta al Tenco non verrà assegnata la targa per la miglior opera prima, categoria dalla quale sono usciti negli scorsi anni fior di musicisti, che oggi sono cresciuti e considerati grandi rappresentanti della musica d’autore. I signori giurati, dopo un anno, hanno detto che non sono stati in grado di giudicare il materiale, che i voti si sono frammentati. Assurdo. Allora io vi dico: continuate ad ascoltare realtà come Città Aperta, radio che ci segue con attenzione dal nostro primo lavoro e che dà spazio e libertà d’espressione ad artisti che altrimenti non avrebbero modo di farsi ascoltare”.

ACUSTIMANTICO - Disco numero 4 (live)

1 - Canto del telaio del cielo
2 - Raganitza
3 - Lotta di classe d'amore
4 - F (con Andrea Satta)
5 - Alfonsina y el mar
6 - Cose da fare
7 - Radio
8 - Les anarchistes (con Andrea Satta)
9 - Fiori di loto
10- Questo è quanto
11- La canzone dell'equilibrio (con Piero Brega)

ed. Il Manifesto cd - euro 8

Intervista effettuata nel settembre 2005

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