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Alcuni anni fa, dopo l’uscita di “Fleurs 1”, il
Maestro Battiato decise di dare alle stampe “Fleurs 3”,
saltando a piè pari il 2 perché – disse –
“se avessi fatto il 2, poi la gente si sarebbe aspettata il
3, il 4, il 5… e non avrei finito più. Allora ho preferito
chiudere così”.
“Disco
numero 4” degli Acustimantico, invece, è effettivamente
il quarto lavoro della band romana ma la grande novità è
che si tratta di un live. “Dedicato – dicono –
a tutti quelli che ci chiedevano: ma un disco sul palco quando arriva?”.
Già perché, chi segue gli Acustimantico, sa bene quale
importanza abbiano per loro le esibizioni dal vivo ed il contatto
diretto con il pubblico.
Per parlare con noi di questa nuova avventura musicale (che segna
tra l’altro la fine dell’autoproduzione e l’inizio
della collaborazione con il Manifesto cd), ci sono venuti a trovare
in studio Stefano Scatozza (chitarra e composizione) e Raffaella
Misiti (voce).
Questa cosa del live tanto atteso mi fa tornare alla mente i Bee
Gees, gruppo che seguivo da piccolo. Dopo anni di attività
(era il ’77, se ricordo bene) se ne uscirono con un doppio
dal titolo “Here at last Bee Gees live”, adesso finalmente
ci potete sentire on stage! E questo si può dire anche per
voi, sebbene moltissimi dei vostri fan da tempo seguono con soddisfazione
i vostri concerti in giro per l’Italia.
Allora, la prima domanda è proprio: perchè
tanto tempo per un disco dal vivo?
(Stefano) “In
realtà, come dicevi, l’idea è talmente radicata
nella nostra scelta artistica che sarebbe stato bene fare già
da tempo un’esperienza del genere. Però sai che oggi
è difficile registrare bene concerti. Fortunatamente, da
un po’ abbiamo la disponibilità, da parte di uno staff
professionale di fonici, di uno studio mobile e questo ci ha permesso
di registrare già un paio di concerti molto importanti, La
Palma e l’Eliseo. Da questo materiale abbiamo tratto il lavoro.
Comunque, per noi la musica è principalmente stare sul palcoscenico.
Il disco poi è la conseguenza di un evento più vivo
e reale”.
Dal
punto di vista musicale il vostro terzo disco “Santa Isabel”,
era un po’ meno movimentato dei precedenti. Quindi per il
live avete giustamente pescato dai precedenti lavori…
(Raffaella)
“Vorrei fare una precisazione su questo, oggi mi sono svegliata
un po’ polemica (ride). Sul fatto del disco più tranquillo,
è vero, non si può dire di no. Però un gruppo
fa dischi seguendo un percorso e non necessariamente dovendo rispettare
una forma, o meglio, una formina., come quelle che si fanno sulla
spiaggia. Bisogna seguire diverse strade. Noi concepiamo il lavoro
di Acustimantico come un’unica idea. Quindi, primo, secondo
e terzo disco vanno inquadrati in un unico disegno. È la
chiusura di un ciclo ed il live è un buon sigillo. Tanto
è vero che i prossimi lavori, ai quali Stefano e Danilo stanno
già lavorando, sono per noi parte di una nuova fase produttiva.
Poi, questa fase sarà fatta ancora di tre dischi? Di quattro?
Questo non possiamo dirlo, dipende ovviamente dalla vena creativa”.
A
proposito di vena creativa… doveste mai stancarvi di seguire
un filone, sarebbe per voi un problema andare a scavare altri terreni,
a pescare in altre acque?
(Raffaella)
“No, assolutamente. Ti dirò, anzi che stiamo provando
a cimentarci con altri suoni. Io, scherzando, dico sempre ai miei
compagni: non diventiamo Elettrimantico (ride). In realtà
a me piacerebbe. Come sai, sono una fan di Bjork, ho fatto un minimo
di musica elettronica, ho anche tradito Stefano con compositori
di musica elettronica… Non ci stiamo ponendo limiti, anzi
ci stiamo attrezzando dal punto di vista tecnologico per poter lavorare
su un terreno non esclusivamente acustico. Ad esempio, recentemente
è uscita una nostra versione di “Anima latina”,
all’interno di un tributo a Battisti ed è stato un
pezzo molto elaborato, come si dice in gergo molto ‘prodottò,
con effetti sulla voce e così via. Quindi ci siamo subito
posti il problema di come suonarlo dal vivo. Poi, invece, siamo
andati in sala ed è uscito perfettamente fedele anche in
versione acustica. Per assurdo, ci è uscito dalle dita, nel
mio caso dalla voce, un suono che tutto sommato non era molto distante
da quello super elaborato elettronicamente. È curiosa questa
cosa…”
Beh,
noi che siamo sempre… sulla notizia, abbiamo già passato
più volte quella versione di “Anima latina”,
a mio avviso meravigliosa. E la domanda, che mi tenevo da tempo,
è: come è caduta la scelta su quel brano bellissimo,
ma un po’ nascosto, di Battisti?
(Stefano) “Guarda,
è stato un lungo percorso. Infatti, benchè il personaggio
Battisti faccia parte del background di ognuno di noi, c’è
una grandissima distanza tra la loro produzione (sto parlando di
Mogol-Battisiti) e la nostra, per una serie di motivi che non sto
qui ad elencare. È un po’ quello che disse una volta
Fossati: Mogol fa un altro mestiere. Invece “Anima latina”,
che fa parte della primissima produzione di Lucio, è ancora
“demogollizzata”, con tutto il rispetto per Mogol e,
anche se è firmata da entrambi, ho un fortissimo sospetto
che la penna di Battisti abbia in quel caso una larga prevalenza.
In particolare, quel brano mi è sembrato di una modernità
straordinaria, soprattutto nel testo. Ci sono intuizioni favolose
di Battisti, possiamo intravedere già temi legati, ad esempio,
alla globalizzazione”.
(Raffaella)
“Io, invece, ero un po’ titubante, perchè non
sono cresciuta con quella musica. La musica italiana, pensa un po’,
l’ho ritrovata attraverso la sudamericana riletta da Acustimantico,
quindi un vero percorso di sponda. Però, quando Stefano mi
ha fatto sentire il pezzo e lo abbiamo registrato, come si dice
è venuta buona la prima! Poi, infatti, ripensandoci - per
il fraseggio, la scelta delle parole, le frasi che sembrano fuori
battuta (anche se in realtà sono perfettamente ‘quadratè)
- era un brano molto più vicino a noi di quanto non pensassimo”.
(Stefano) “Io,
poi, ho ascoltato un’infinità di brani, prima di scegliere
questo. In un primo momento, addirittura, la scelta era caduta sulla
produzione Panella-Battisti. Inoltre (poi magari verrò smentito
dai fan di Battisti) le sue canzoni avevano tutte un’impronta
fortemente maschile”.
Molti
dicono maschilista...
(Stefano) “Ecco
(ride). Quindi non riuscivo assolutamente ad immaginarmele cantate
da Raffa. Invece, questo pezzo ha una grande universalità,
è unico”.
Tornando
a “Disco numero 4”, avete abbandonato l’autoproduzione,
riguardo alla quale abbiamo già elencato in tutti questi
anni pregi e difetti…
(Stefano) “Colgo
l’occasione per ringraziare tutto lo staff del Manifesto cd.
È anche molto piacevole far parte di un catalogo così
bello…”
(Raffaella) “Il catalogo, tra l’altro, dei dischi che
noi stessi compriamo! La prima volta ci è venuto da dire
in coro: ma guarda, ci siamo anche noi (ride)”.
Un'operazione,
a mio avviso, dal valore culturale inestimabile: la musica più
bella ad un terzo del prezzo di mercato dei cd. Inoltre, una garanzia
di qualità: si può andare a colpo sicuro con l'artista
che già si conosce, oppure ci si può "buttare",
fidandosi del fatto stesso che un cd sia in quel catalogo. Un piccolo
miracolo. Ma conoscendovi… quanto vi è costata la scelta
dei brani da inserire in scaletta (e soprattutto di quelli da escludere)?
(Stefano) “Beh,
sai, si discute, si parla, si bisticcia e si decide (ride). Però
si è cercato anche qui di creare da una parte un’armonia
di contenuti, dall’altra una varietà di temi. La cosa
che mi fa molto piacere è la presenza nei nostri dischi di
ospiti. Questa volta ci sono Andrea Satta e tutti i Tetes de Bois,
che poi ci hanno ospitato alla Palma per suonare con loro i pezzi
che sono in questo disco. L’altro ospite è Piero Brega,
un pezzo di storia della musica popolare italiana. Mi fa piacere
che ci siano perché è una cosa abbastanza rara tra
gruppi avere questo grado di apertura e questa capacità di
interagire senza le solite invidie da quattro soldi”.
Notate anche voi che fortunatamente siamo in un periodo di riflusso
e che viviamo una grande riscoperta della musica d’autore?
A fronte di un periodo nel quale la musica commerciale aveva preso
nettamente il sopravvento, ora c’è una grande richiesta
di musica d’autore.
(Raffaella)
“Secondo me c’è un motivo semplice per cui si
ritorna alla musica di qualità, come abbiamo deciso di chiamarla
senza nessuna presunzione io ed un mio amico giornalista. Abbiamo
deciso di bandire il termine "commerciale", anche perché
credo che chiunque avrebbe il piacere di fare la propria musica
e di sentirla suonare dappertutto. Del resto (magari adesso qualcuno
si risentirà) anche Bacharach, che è un grandissimo
autore, ha scritto cose un po’ più semplici, no?”
Ah,
se è per questo, anche Mozart venne toccato dalla medesima
critica…
(Raffaella)
“Esatto: troppe note, gli dicevano… Penso quindi che
tutti noi desidereremmo essere – tra virgolette – commerciali
nella misura in cui uno riesce a campare di questo lavoro. Noi ci
esprimiamo così, quindi chi è tanto ipocrita da dire:
no, io voglio rimanere di nicchia. Ma al di là di questo,
per me si è tornati alla musica di qualità e soprattutto
alla musica dal vivo proprio perchè non si vendono più
dischi! Alla fine i cantanti, i musicisti, anche quelli che avevano
appeso gli strumenti al chiodo, hanno avuto la necessità
di tornare ad esibirsi perchè è quello l’unico
modo di arrivare alle persone e, anche, di guadagnare. Per noi,
invece, che abbiamo sempre campato grazie alla musica live, anche
perchè non siamo mai appartenuti a nessun circuito commerciale
ufficiale, per noi dicevo non è cambiato nulla, tutto sommato.
Siamo esattamente dove eravamo prima. E come noi i Tetes, Pino Marino..:”
(Stefano) “Persone
tra l’altro che sono abituate a stare "nude" sul
palco, senza quella barriera protettiva di promozione e supporto
che costa miliardi”.
(Raffaella)
“L’altro aspetto, poi, è anche una rinnovata
richiesta di contenuti. La maggior parte della gente oggi ha voglia
di ascoltare cose diverse, anche nuove, ma piene di contenuti. Ecco
perchè c’è quel ritorno di cui parli”.
C’è
un piccolo aneddoto sul titolo scelto per il live…
(Raffaella)
“Beh, abbiamo pensato a Disco numero 4 perchè ci piacciono
le cose semplici (ride). No, in realtà abbiamo scelto Disco
numero 4 pensando anche a "Canzone numero uno"
del già citato Piero Brega. Ecco, è
un piccolo omaggio al nostro amico Piero”.
Verrete
al Tenco, almeno da ospiti?
(Stefano) “Guarda,
noi abbiamo sempre subito un forte ostracismo da quella manifestazione
e non capisco perchè. Pensa che quest’anno, proprio
nella trentesima edizione di questa grande vetrina, per la prima
volta al Tenco non verrà assegnata la targa per la miglior
opera prima, categoria dalla quale sono usciti negli scorsi anni
fior di musicisti, che oggi sono cresciuti e considerati grandi
rappresentanti della musica d’autore. I signori giurati, dopo
un anno, hanno detto che non sono stati in grado di giudicare il
materiale, che i voti si sono frammentati. Assurdo. Allora io vi
dico: continuate ad ascoltare realtà come Città Aperta,
radio che ci segue con attenzione dal nostro primo lavoro e che
dà spazio e libertà d’espressione ad artisti
che altrimenti non avrebbero modo di farsi ascoltare”.
ACUSTIMANTICO
- Disco numero 4 (live)
1 - Canto del
telaio del cielo
2 - Raganitza
3 - Lotta di classe d'amore
4 - F (con Andrea Satta)
5 - Alfonsina y el mar
6 - Cose da fare
7 - Radio
8 - Les anarchistes (con Andrea Satta)
9 - Fiori di loto
10- Questo è quanto
11- La canzone dell'equilibrio (con Piero Brega)
ed. Il Manifesto
cd - euro 8
Intervista
effettuata nel settembre 2005
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