Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 















Max Manfredi - Testi
'' LE PAROLE DEL GATTO'' (19991)

VIA G. BYRON, POETA
Testo e musica di Max Manfredi

Stavo solo brindando alla ipocondria
che mi assume per fare da punto esclamativo
a un pubblico pagante "parlandone dal vivo"
nelle balere stazze di fumo e polizia
ma adesso non ho voglia di menarlo ai deserti,
vedi che piglio tutto con estrema nonchalance
di fuori sta piovendo, vedo solo ombrelli aperti
voi siete senza benza ed io non senza chance
ma gli zombi, gli zombi metton su facce serie
si stanno riciclando dalle loro macerie
sembrano inossidabili, vederli fa piacere
specie quelli simpatici che pagano da bere
ma io sono in delirio, voi senza meta;
ma mollatemi qui in Via G. Byron, poeta.
G. Byron lo conosco, era tosto con le donne
gli han dedicato un viale con un cane lupo triste;
tacchinava inglesine, veneziane e bisnonne
lui, l'orgoglio e la croce delle mie classi miste.
Byron è amico mio, perchè lui era un manico
censurato giammai, tanto peggio, era un dandy.
Claudicante e bellissimo e un tantino satanico
teneva in casa un teschio giusto per berci il brandy.
Il quarantuno è pieno di cicche e di lattine
ma se cammino e sudo smisto un po' di tossine
mi fan male le olive se le mischio col gin,
non so se arrivo pulito fino a Piazza Manin ...
Non sono "mezzo sbronzo", è una sbronza completa
ma mollatemi qui in Via G. Byron, poeta.

... Ero lì che pisciavo sui muri dell'Astoria
sui cespugli dell'Eden, gli ultimi vespasiani
fitti di falli acidi del Genoa e del Sampdoria
e tristi come le facciate delle cattedrali;
e sei sbucata tu da un dedalo di docce
(cuccami nel mio loden da Ebreo Errante)
L'Olandesina smarca l'Olandese volante
(poi mi hai preso di tasca il mio Valium in gocce) ...
Quei tuoi occhi da gatta svendimeli per saldo
dammi un palo d'abisso complottiamone a caldo
ti voglio a prezzo d'asta, in offerta speciale
piglia due paghi uno, il tuo corpo di Natale;
ma io sono sempre a Genova e tu sei sempre a dieta
mollami pure qui in Via G. Byron, poeta

 

CENTERBE
(Max Manfredi)

Centerbe centerbe centerbe per dimenticare.
dimenticare che cosa? Il colore del mare
che il mare nei giorni di pioggia è un brivido di stagnola
ci nuotano i cocktail di scampi e i cuori della gente sola.
Ragazze vestite di rosso, tristi come cespugli di more
in cerca di un marito fulmineo o di uno straccio d'amore
e una di loro che è altissima e ha gli occhi dicembrini
le dico di darmi un passaggio fino in Galleria Mazzini.
Centerbe, lo so che sei verde, lo so che non togli la sete
sei occhi di lupo di bosco e lontananze d'abete
a berti divento filosofo, speculo che la vita intera
è tutta in questo distillare erbe di brughiera
a berti divento ubriaco e litigo col roveto ardente
a berti divento poeta così non dico più niente.

"MAX" (1994)

LA FIERA DELLA MADDALENA
Testo e musica di Max Manfredi


Mi son trovato sveglio con il lichene nei miei capelli.
Mi son trovato sveglio con il levante nei miei capelli.
Non vedevi più un filo d'acqua, solo le briciole dei ruscelli.
Non sentivi più un filo d'acqua, solo stormire occhi d'uccelli.

Ho chiesto dov'è la strada per la fiera della Maddalena.
Ho chiesto qual'è la strada per la fiera della Maddalena.
Lontano i musicanti si sentivano a malapena.
Nei giorni che ogni momento era la diga di un fiume in piena.

Lailala...

Ho saltato il roveto con un passo da equilibrista.
Ho saltato il roveto col mio passo da equilibrista.
Piangevo bacche di sangue, come il rosario dell'ametista,
Ridevo di meraviglia, sgranando gli occhi dell'ametista.
Ho comprato una chitarra alla fiera della Maddalena.
Ho comprato una chitarra alla fiera della Maddalena.
Per ogni bugia che ho detto ho acceso in chiesa una candela.
Per ogni bugia che dico accendo al sole il telo d'una vela.
Sentivo una canzone, non era mia, nè di nessuna.
La trama così sottile che non vedevi la cucitura...
Son brividi di ragnatela sul volto pallido della luna,
son brividi lungo la schiena sotto le reti della calura.

Lailala...

Volevo una canzone come una vergine che va sposa.
Volevo una canzone come una vergine che va sposa.
Tutti a farle il filo intorno perchè bella, perchè¨ ritrosa.
tutti a filo di coltello perchè preomessa, perchè gelosa.
Volevo una canzone come una donna di malaffare,
di tutti e di nessuno, come la lingua, come un altare.
Tutti in fila al lavatoio, quando all'alba si va a lavare.
Tutti in fila sul portone, lei sola sceglie chi deve entrare.

Lailala...

"Parola di Max"

"Questo brano l'ho composto un pomeriggio, a Roma, in un appartamento dove stavo, nel quartiere Primavalle; ma mi frullava in testa da un po'. Lo pensavo come la traduzione di una canzone che non c'è.

L'hanno paragonato al fado, la canzone di Lisbona. Per me è un grande complimento - il fado è una canzone moderna (fine ottocento, inizio novecento) dalle radici antiche."

"Fabrizio De André amava «La fiera della Maddalena» perché, a suo dire, era un brano di origine colta ma di intenzione popolare, come la «La Baronessa di Carini».

C'è da aggiungere che, quando nacque, era molto più lunga. Per motivi di produzione l'ho drasticamente ridotta (infatti la chiamavo "Boxing Maddalena", da un film in voga allora, che parlava di una bellezza mutilata). Poi mi sono abituato a cantarla così e, francamente, mi sembra duri pure troppo - e non mi dispiace questa sua caratteristica aperta - il fatto che «non finisce»... "

Max

Nel 1993 (forse) Vanni Pierini, organizzatore del Premio Città di Recanati, si recò a far visita a Fabrizio De André in Sardegna. Fabrizio faceva allora parte della giuria Premio Città di Recanati. Vanni gli portò una mia cassetta e gliela fece sentire. Conteneva una serie di inediti ed era una registrazione casalinga. Fabrizio ne fu molto colpito e telefonò a Vanni proponendogli una cosa che poi non si fece per motivi di tournée: Fabrizio avrebbe dovuto accompagnarmi alla chitarra, senza avvertire prima i giornalisti, durante la successiva edizione del Premio Città di Recanati. In seguito si decise di cantare insieme una canzone nel CD (Max) che doveva uscire di lì a pochi mesi. E così abbiamo fatto.

Abbiamo registrato la canzone "La fiera della Maddalena" nello studio "Il Mulino" di Acquapendente, in tre giorni. A Fabrizio piaceva perché la riteneva, per così dire, di origine colta e di intenzione popolare, come "La baronessa di Carini" (una vecchia famosa canzone popolare siciliana).

Da "La gazzetta del lunedì" del 23 giugno 1997:
"De André torna a casa", di Monica di Carlo.
"Eppure a Genova ci sono le radici. C'è anche il cantautore che De André definisce il più bravo: Max Manfredi".

"L'INTAGLIATORE DI SANTI'' (2001)

DANZA COMPOSTA
Testo di Max Manfredi
musica di Max Manfredi e Marco Spiccio


Capitano di gran valore ti sono venuto a trovare
capitano di gran valore, ti sono venuto a svegliare
Lo so lo so che tutti quanti hanno ferite da consolare
Lo so lo so che quasi tutti le conservano nel sale.
Capitano di gran valore, grande campo di battaglia
Alamari di calamari e polsini di conchiglia
Il mare ti ha virato seppia nella foto di famiglia
Il mare ti ha venduto l'oppio, ti ha chiuso sotto le sue ciglia
Ho chiesto a un annegato come fanno naufragio le navi
Tutta colpa di una sirena a cui troppo tu assomigliavi
Fra i sorrisi a serramanico e le lame degli arcani
Qualche volta danzavi dispari, qualche volta danzavi pari
E quando scende la sera sul campanile di San Rocco
E quando scende la sera fra i cocci dei vasi di cotto
E quando scende la sera fra dita calde di scirocco
Gli dei concedono ai mortali il profumo del bergamotto
Vento di garbino, vento di grecale
Qualche volta ti voglio bene, qualche volta ti voglio male
Tra le luci della notte e le fiamme della controra
Certe volte venivi meno, certe volte, ancora e ancora
Amore perduto per sempre, ti ritrovo sotto il sudario
Amore venduto per sempre, ti ritrovo dietro il sipario
Ti ritrovo subito dopo lo stretto necessario
Ti ritrovo subito dopo lo stacco pubblicitario
Cantavo questa canzone quando avevo il piede marino
Adesso dormo nel cartone della notte di Torino
Per amore dei cocainomani con il naso fatto a tubo
Certe volte danzi composta, certe volte danzi sul cubo

CATERINA
testo e musica di Max Manfredi


Caterina e' una ragazza, una ragazza che da' sul mare,
abita in una piazza, in una casa tutta da sposare
Caterina e una ragazza che ti fa innamorare
quando passa sulla terrazza sotto la luce del temporale
e nei giorni di sole prende il fresco sull'altana
col vestito leggero di seta indiana.
Una di queste sere era li al davanzale
una di queste notti saliro' le sue scale
Caterina ha paura, in una notte di bufera
aggrappata alla finestra ha visto la Dama Nera
Ha vista la Dama Nera, ha vista la Dama Viola
Caterina non ha voglia di dormire da sola
La settimana santa legano le campane
Come legano i cani di case lontane
I miei piedi sono stanchi di questi rioni
dove abbraccio i lampioni invece dei suoi fianchi
Amore mio, che strano tenersi quasi a bada,
ritrovarsi per strada quando non c'e piu' strada
Amore mio, che strano cadere addormentati
e perdersi di vista rimanendo abbracciati
Come la sentinella di un' "alba" medievale
II camion della rumenta ci veniva a svegliare
Una di queste sere stendeva il maestrale
una di queste notti dormiro' nel suo sale
Se mi assiste fortuna, se il destino e' contento
Sbattero' nella sua notte come un lenzuolo al vento
L 'altra sera ho venduto per andarmene al cine
il mio fuoco di paglia e la mia casa di spine
Sono entrato che il film era quasi finito.
chi baciavi nel buio, non I'ho mica capito
se era solo un amico, se era il volto di un dio
vuoi vedere che invece chi baciavi era io ?

L'INTAGLIATORE Dl SANTI
testo e musica di Max Manfredi

E' da poco che sono in citta' e mi sono ambientato da poco
Fra parchi rovine e caffe' e le mura che danno sul vuoto
Potete vedermi che brancolo nei pomeriggi stravolti
Oppure che intaglio col roncolo i santi dei vostri archivolti
I santi e le sante hanno facce di paese in paese diverse
Somigliano sempre a qualcuno, persone incontrate e poi perse
A volte e' un cane che abbaia perche' gli attraverso il pensiero
A volte e uno sguardo di donna che sogna il mio seme straniero
Intanto che intaglio i miei santi d'ulivo. ciliegio e nocciolo
In piazza del municipio le persiane diventano d'oro
Le pietre diventano rosa e nell'aria di pelle bambina
Intanto che poso il lavoro e mi bevo una birra alla spina
Rimango seduto in ascolto di qualche canzone francese
E penso ai santi che incontro girando di paese in paese
Allora m'invento un profilo diverso da tutti gli umani
Mi va di parlare soltanto coi mostri delle cattedrali

FREDDO
di Max Manfredi

E’ freddo, le dita sono fredde e svegliano le corde di questa chitarra
Le dita, le corde, ghiaccioli che possono spezzarsi e cadere per terra
E all’uscita delle tavernette si guadagnano ridendo le auto in catene
E i motori son freddi non riesci a partire
Io motori son sbronzi di neve
I motori son freddi non riesci a partire
I motori sono sbronzi di neve.
Ma era freddo sul lago, gli ubriachi dormivano, ognuno il suo bravo scalino
Lo sapevo che loro non cadevano mica inchiodati allo stesso destino
Supponevo che sarei caduto ma in un altro modo, già, per vanità
Mi vedevo cadere con lo stile e il mestiere di un cavallo a Cinecittà
Mi vedevo cadere con la diaria e il mestiere di un cavallo a Cinecittà
Ed è freddo ma non conta niente
Perché non è caldo dentro di me
Io non sono di bar dove la gente va a riempirsi di puffi, di alcool e di sé
È freddo ma non vuol dir niente
Né giacche, né vento mi legano a te.
E intorno sento dire:
“Io sono il bordello e la chiesa
Se vi siete perduti venite da me
Io sono il bordello e la chiesa
se vi siete bruciati venite da me”.

E scommetto che c’han freddo anche i preti che si fumano le mani dentro i confessionali
E ogni tanto danno in giro un’occhiata se qualcuno gli butta due peccati veniali
E scommetto che pigliano sonno, che quando vien sera si assopiscono un poco
Presi nella visione dell’ultimo giorno quando tutto si perde nel fuoco
Persi nella visione dell’ultimo giorno quando tutto si scalda nel fuoco

Ed è freddo, ma non conta niente
Perché non pè caldo dentro di me
Io non son l’autogrill dove sciogli i chilometri e il sonno giù dentro il caffè
E’ freddo ma non vuol dir niente
Né un morso, né un dubbio mi legano a te.
A te chi mi dici:
“Io sono il bordello e la chiesa
Se volete il lavoro, venite da me
Io sono il bordello e la chiesa
se volete l’amore, venite da me”.

 

TRA VIRTU' E DEGRADO
di Max Manfredi

Chi vive in controluce e soffia sulla brace di una città
senza leggere il giornale sa che musica fare e prima o poi la fa
e lavora di lima sotto questo clima che è un tiro di dado
per tutto il tempo che ha speso in un vicolo appeso tra virtù e degrado

Perché qui si vive a metà tra le fogna e la chiesa
In un odore denso di piscio ed incenso che aleggia e pesa
E si mischia ai miasmi ai fumi ed ai fantasmi di una trattoria
Poi si in gamba e cade su un ex voto di spade ai piedi di Maria.
D’estate senti frinire il fax di qualche ufficio assorto
Ansia o maccaja nella zona buia di un angiporto
Tra le fibre ottiche e i rifiuti tossici
qualche volta pensaci, pensaci.

E quando piove piove viola e la fognatura deve pur saltare
L’acqua scova e scola la sua sepoltura rinascimentale
Quando torna il sole viene quando vuole tra i mercati al caldo
Tra la merce varia trovi il teschio di un Doria venduto in saldo
E dopo senti un assolo di sax malinconico e bevuto
Mentre tenta il guado tra virtù e degrado dopo che è piovuto
Tra le ardesie magiche e i giardini pensili
Qualche volta pensami, pensami, pensami,
qualche volta pensami anche tu.

Ma chi vive senza voce nella noia più atroce di una città
Sa che il mondo è fatto a scale
sa che ci si può far male e magari se lo fa.
Si fa una bella preghiera ai bordi della sera, ma sempre più di rado
Oh Gesù di amore acceso, non ti avessi mai offeso tra virtù e degrado
Ed è così, parola di Max, che qui si vive e si sogna.
L’iride e l’insetto vanno a braccetto senza vergogna.
Tra le ardesie magiche e certi topi prensili
qualche volta pensami, pensami pensami pensami
qualche volta pensami anche tu.
Qualche volta pensami, pensami, pensami
qualche volta pensami e qualche volta no!

CANZONE DI STRISCIO
di Max Manfredi

Le tue amiche si son perse tra tisana e temporali
o toccandosi dietro il vetro che alle cinque appanna inverno
Come il te fa coi miei occhiali.

I tuoi amici sono in giro per i grandi magazzini
Dan fastidio alle commesse, fan la corte ai manichini
Mentre al circo delle pulci questa sera non ci andrete
C’è chi piange il trapezista che è volato senza rete.

E alle sette dietro il ponte c’è la chiesa illuminata
Dalle lampadine blu della fiera del rione
E quel pesce innamorato da tre tiri cento lire
Che ti salta dentro i pantaloni e che guarda proprio te.

Vedo dietro le tendine le famiglie illuminate
Quelle che stasera non ci hanno invitato a cena
Da lontano un rione veglia con le chiavi alla cintura
Tra le tua telenovela e il marciapiede della luna.
La mia camera è una nave.

"LIVE IN BLU'' (2004)

IL MOLO DEI GRECI
musica di Max Manfredi
parole di Max Manfredi e Giampiero Orselli

Questa sera, qui al Molo dei Greci, c'è un silenzio speciale
e nessuno scommette più un franco nemmeno da solo,
se si trova qui al Molo dei Greci e pensa di essere in mare
e invece si trova sul mare e pensa di essere al molo.

Questa sera qui al Molo dei Greci si sconta la pena
di aver troppo creduto al Vangelo pagano del Fado,
fatto a pugni con troppi fantasmi all'osteria del Rebado,
perso tempo incollati alle onde delle radio a galena.

Ma ci han detto che il Dio degli abissi è uno strano signore
che rimira il naufragio di tutti senza muovere un dito
e asciuga le ossa ogni notte all'Hotel Miramare,
dove aiuta le vecchie signore a trovare partito.

Mi ricordo che ho amato il catrame dei sassi alla Foce
che restava incollato alla pelle indurita dal sale,
come le dita di Mary restarono incollate alla Croce,
quando chiuse per sempre il casino Suprema, a Natale,
quando chiuse per sempre i battenti il Suprema, a Natale.

Questa sera qui al Molo dei Greci c'è pieno di aironi
che volteggiano tra i rimorchiatori più morti che vivi
mentre noi sprofondati in un sogno di vento e di ulivi
ci chiediamo se erano solo tatuaggi le nostre passioni.

Perché abbiamo amato il vapore dei bar al mattino
e l'odore di piscio e colonia all'albergo diurno
e abbiam visto doppio una donna, una paga, un destino,
fino al punto di chiudere aiuto a un dio chiuso per turno.

Fino a farcela a piedi nel sonno a cercare il convento
dove vanno "e bugaisce", la notte, a lavare i lenzuoli,
trallalero di ossari bianchi che asciugano al vento,
mentre scendono giù dalle alture a posarsi sui moli.

So che ho amato un sorriso, a mio padre moriva sul baffo,
raccontando di quando faceva flanella al bordello,
o a sentire, su disco, la voce di Mario Capello
o la chitarra veloce e iridata del maestro Taraffo,
la chitarra coi bassi volanti del mago Taraffo.

E così siamo in viaggio da anni sulla stessa galera
e dormiamo su altari di ardesia intarsiati di guano,
aspettando San Giorgio a cavallo, sul far della sera,
che ci porti a vedere le nebbie di un porto lontano,
che ci porti a vedere le nebbie del porto a Milano.

CORIANDOLI D'ACQUA
di Max Manfredi

Con il mare nella testa come un ago
Il mare alto in testa che va e viene
E il vento che ti aiuta a non cadere

Però lascia all’autunno questo svago
Che ti butta i coriandoli negli occhi
L’inverno abbottonerà la tua camicia

E il vedi inciampare per la strada
E poi li vedi rimbalzare come stelle
Dove vale la pena di cadere.

Lei, poi, poteva avere sedici anni
Ma i suoi occhi parlavano da secoli
E prendevamo autobus diversi

Entreranno gli spiriti del nord
Dalle fessure della tua finestra
Già li senti, lontano, mugugnare

Ne vengono da guerre di confine
Le loro storie chiamano a raccolta
Le porte e le finestre chiuse male

Lascia all’autunno il suo carnevale
Lascia che l’autunno si diverta
Con coriandoli d’acqua e occhi d’erba.

NATALE FUORICORSO
di Max Manfredi

Strana luce porta neve
e la gente porta i lupi
invadendo il centro barbaro.
Con i pacchi della Upim
Isabella truccati che usciamo,
il tuo Lancome stanotte farà un lago
e San Giorgio ci aspetta giù
al caffè Klainguti
con la Ghepard fatta di pelle di drago. Jingle arabi nei vicoli
evergreeen in tutti gli angoli,
buie fate si misurano brividi di collant
E San Giorgio rovescia la sua staffa sulla moquette rossa di Klainguti,
la sua donna stanotte ha un'altra pratica. Suona l'armonium per i sordomuti.
Io saluto dal mio tavolo
i miei angeli che partono.
Mi hanno fatto male,
ma non volevano,
giocando a catch con me:
Isabella fatti bella,
ma il tuo Lancome stanotte qui dilaga.
E San Giorgio non è in linea
e non ho mica capito
stanotte qui chi è che paga.
Occhi caldi contro i vetri,
venti e cessi siberiani.
A quest'ora dormono anche gli autubus
e sognano le corse di domani.
Quindi agente, tutto in regola,
ma dia un'occhiata al mio messale,
c'è il santino di un Natale fuoricorso come me.

TABARCA
di Max Manfredi

Si sentono canti d’amore la notte a Tabarca
In ezzo alle gidhe degli occhi nel sonno che viene
Si sogna di vendere cara la pelle a Tabarca
La pelle di rosso coralloe di madre sirena.
Di giorno c’è duro lavoro di giorno a Tabarca
Che invidia la grigoa che dorme nell’ombra dei muri
Di giorno si pesca il corallo e si porta la barca
Si naviga sulel scogliere dei rosari futuri.
Sudore, salsedine.
Martello, incudine,
torpore, torpedine
Fatica, abitudine.
Non siam mica stinchi di santo, noi siamo a Tabarca.
Se siamo venuti a tabarca ci sarà anche un motivo
Ma è meglio esser stinchi di santo o "legere" a Tabarca
È meglio essere santo da morto o "legera" da vivo,
E Tunisi è proprio adue passi, a due passi a Tanbarca
E come una donna nel buio ne sentoi lìodore
E un branco di squali bordeggia e corteggia Tabarca
E canta picchiando il tamburo del tuo batticuore.
Sudore, salsedine.
Martello, incudine,
torpore, torpedine
Passione, inquietudine.
Ce n’è belle figlie, ce n’è belle figlie a Tabarca.
Però c’è un editto che dice che toccarle è vietato.
Per questo suoniamo il violino un po’ tutti a Tabarca
Suoniamo il violino e facciamo ballare il Macaco.
C’è un isola grande pià grande di questa a Tabarca
Il Re di Piemonte ci tiene coralli e tonnare
Così questo aprile vedrai lasceremo Tabarca
E quando saremo a San Pietro ti voglio sposare.
Sudore, salsedine.
Martello, incudine,
torpore, torpedine
Magia. Latitudine.

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