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Le canzoni di "Da questa parte del mare"

di Giorgio Maimone
"Da questa parte del mare" è un concept album sul tema delle migrazioni e, in quanto tale, può essere considerato come corpo unico, non scindibile nelle sue diverse componenti. Ma le componenti, in fondo, sono canzoni e ognuna di esse, per noi, copre un livello diverso nella scala della godibilità. In questo corpo unico di versi poetici abbiamo provato a giocare il consueto gioco delle preferenze e per esprimere le nostre valutazioni abbiamo deciso di utilizzare uno dei sui "topos" letterari: le mongolfiere. Quindi 5 mongolfiere è il massimo del giudizio e una mongolfiere solo il minimo. Ribadiamo che sono giudizi del tutto personali che non inficiano in alcun modo il lavoro di Gianmaria Testa né le preferenze di chiunque altro.

Seminatori di grano

"Seminatori di grano", il primo colossale brano di questo lavoro sempre in bilico tra estasi e catarsi, riassume tutti i temi dell'album. Grande inizio lirico e intenso, quasi un largo orchestrale: "Sono arrivati che faceva giorno / uomini e donne all'altipiano / col passo lento, silenzioso accordo / dei seminatori di grano". Entriamo subito nel cuore della vicenda e incontriamo questi "mutanti", questi alieni, questi diversi che vengono da lontano e che "hanno lasciato quello che non c'era". Mirabile il clarinetto, ma anche le vocalizzazioni di GMT nel finale.

La frase: "Sono arrivati che faceva giorno / uomini e donne all'altipiano / col passo lento, silenzioso accordo / dei seminatori di grano"

Rrock

Non ci siamo ancora ripresi dall'emozione intensa del primo brano che, sempre introdotto dal clarinetto, entra "Rrock", uno dei pezzi più belli del disco. Molto "GMT-style", ma intenso, bello e violento, con parole che si abbattono come mazzate, sull'incedere della chitarra elettrica di Bill Frisell, che si guadagna il suo meritato gettone di presenza (anche altrove). Pure in questo caso vi è una lunga coda finale (2'47") vocalizzata che richiama altri mondi e altre culture. Saggezza e rassegnazione dei vecchi, disillusione dei giovani che dicono subito "ma non era così / che mi avevano detto il mare". Storie di ordinari migranti, rese poesia, rese musica, rese canzoni. Per pensare ed emozionarsi insieme.

La frase: "
"E mio padre non c'è/ è rimasto da solo a masticare la strada / perché dice che tanto / sarà guerra comunque / e dovunque si vada"

Forse qualcuno domani

Molto molto lenta "Forse qualcuno domani", introdotta dal solitario arpeggio di chitarra e appoggiata su un canto quasi recitativo. Ma poi entra la fisarmonica di Biondini a strappare lacrime, crescendo pian piano in sottofondo. "Forse qualcuno domani / dimenticherà / alla porta di casa il suo nome" ... "perché un nome è perduto per sempre / se nessuno lo chiama" recita il finale, richiamando il tema costitutivo del Barone Lamberto di Rodari.

La frase: "perché un nome è perduto per sempre / se nessuno lo chiama"

Una barca scura

Lo confesso subito, è il brano che mi crea più problemi anche perché inserito a questo punto in questo disco, che è un concept, ripetiamolo e assegnamo un bonus anche per questo, e che va quindi ascoltato in ordine seriale. "Una barca scura" ha un difetto: assomma troppi spunti e ottiene un effetto paradosso. Rovesciato rispetto alle intenzioni. Se tu a un tema di pathos assoluto, aggiungi una musica strappacuore, un testo di tetro pessimismo e un'interpretazione (soprattutto un'interpretazione) sopra le righe non ottieni l'effetto voluto, ma rischi di sfiorare il contrario. Troppo tetra per essere vera. E Gianmaria Testa di suo non canta, ma rantola sopra le belle parole del brano, spingendo la voce così in basso, fino al punto quasi (in due passaggi) di non farcela. Non dico che a questo punto nella serie dei brani ci sarebbe voluto un alleggerimento, ma di sicuro non si doveva calcare la mano sul pathos fino a questo punto. Un solo aeroplano a vela.

La frase:
"In fondo al mare va / una barca scura / che ha perso il vento / perso alla sua vela / e chi la sta a aspettar /l'aspetta ancora"

Tela di ragno

A peggiorare la situazione viene il pezzo successivo, "Tela di ragno" che poi si movimenta molto di più ma che parte sussurrato e sofferto esattamente come quello appena concluso. Poi evolve come una sorta di blues che trova un suo perché e una sua ragione di esistere. Potendo fare dei paragoni "Tela di ragno" ricorda "Dal basso dei cieli" di Federico Sirianni che ricorda "Il corvo" di Van De Sfroos. Come se, per autodescriversi in negativo, fosse questo lo stilema narrativo da utilizzare. Sostanzialmente piacevole, ma già sentita. Molto belle e ricercate le allitterazioni in labiale che esplodono sulle tramba di Fresu nel finale.

La frase: "Sono una tela di ragno sospesa / sono l'acqua che stagna marcita / sono la crosta di sangue che piaga / una vecchia ferita".

Il passo e l'incanto

Dopo la flessione di metà disco abbiamo il colpo di reni, che non deflette più fino al pre-finale."Il passo e l'incanto" è una meraviglia. Se tutto l'album fosse a questi livelli potremmo spendere senza timore il nome di Fabrizio De André, come faremo ancora per le canzoni successive. Gianmaria Testa ha una vena narrativa limpida e lineare: le storie che racconta le si capisce e le si segue dall'inizio alla fine. Non è né Capossela, nè Bob Dylan o De Gregori, poeti in musica che ritengono possibile non spiegare i propri percorsi. Testa ha una pulizia di scrittura che ricorda molto De André, soprattutto il primo De André:. Delicato e suggestivo il lavoro di percussioni di Philippe Garcia e la lievissima fisarmonica di Biondini.

La frase:
"Di certi posti guardo soltanto il mare / il mare scuro che non si scandaglia / il mare e la terra che prima o poi ci piglia / e lascio la strada agli altri, lascio l'andare / e agli altri un parlare che non m'assomiglia"



Ritals
(Gianmaria Testa)

Eppure lo sapevamo anche noi
l'odore delle stive
l'amaro del partire
Lo sapevamo anche noi
e una lingua da disimparare
e un'altra da imparare in fretta
prima della bicicletta
Lo sapevamo anche noi
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del rifiuto
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto
E sapevamo la pazienza
di chi non si può fermare
e la santa carità
del santo regalare
lo sapevamo anche noi
il colore dell'offesa
e
un abitare magro e magro
che non diventa casa
e la nebbia di fiato alla vetrine
e il tiepido del pane
e l'onta del riufito
lo sapevamo anche noi
questo guardare muto


3/4

La settima canzone, "3/4", è ancora delicata ed affidata alla sola chitarra acustica fino al ritornello, dove entrano gli altri strumenti. Poi parte l'elettrica di Bill Frisell ed è sempre un bel sentire. Intimismo, ma non minimalismo. Ancora una delizia del mercato.

La frase: "Volevo tenere per te / una sola di tante stagioni / ma volevo che fosse per te / per te sola e tutti gli altri di fuori".

Al mercato di Porta Palazzo

"Al mercato di Porta Palazzo" è una "Bocca di Rosa" o una "Città vecchia" in salsa Testa. Il molo del Caricamento rimanda tra l'altro a Genova, ma Porta Palazzo credo che sia solo di Torino ed è il mercato più multirazziale d'Italia già da molti anni . E' un pezzo maiuscolo e il più divertente di tutto il lotto, anzi, per l'esattezza l'unico divertente. Sulla piazza, sopra la neve che svapora, una ragazza partorisce: "alle sette e 45 / era già nato, era già fuori / alle sette e 45 l'hanno posato sul banco dei fiori". Interviene la guardia preoccupata, perché "questo è un caso di sgravidamentoi / sul suolo pubblico comunale". Ma non c'è niente da documentare se non che "un giorno di luna d'inverno / tutta la piazza ha voluto il suo fiore". Mi alzo e applaudo appassionatamente.

La frase:
"Al mercato di Porta Palazzo / fanno la fila, fanno la fila / le femmine da ragazzo / fanno la fila, fanno l'andazzo / e si lasciano indovinare / sotto le gonne, sotto le gonne"

Ritals



Ma non posso nemmeno risiedermi, perché "Ritals", il pezzo che segue è tutto da ascoltare in piedi. Dedicato alla memoria di Jean-Claude Izzo, grandissimo autore noir francese, e improntato sul matrimonio nickdrakiano tra chitarra acustica e violoncelli è un pezzo di 4'10" che ti sembra volare in un lampo. Tanto disincarnato, tanto poco terreno che ti si scioglie tra le mani, come nebbia leggera, come nuvole sfilacciate dal vento. E le parole sono foglie che si affidano alla corrente e si fanno portare lontane. E ti si offrono come zattere per portarti lontano. Forse ancora fino al mare. . Ma non è tutto: ci sono altre perle come "il colore dell'offesa", ossia una vera e propria sinestesia, la figura retorica che consiste nell'associare in una sola immagine sostantivi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse. Ribadita subito dopo: "un abitare magro e magro / che non diventa casa". Ho finito gli applausi: non mi resta che "triumpho, orejas y musica" come si usa per i toreri vincitori. Magico pezzo.

La frase:
"Eppure lo sapevamo anche noi / l'odore delle stive / l'amaro del partire / lo sapevamo anche noi / e una lingua da disimparare e una da imparare in fretta"


La miniera



E prima della fine abbiamo anche la cover. Ma dove va a scegliersi la prima cover della sua vita Gianmaria Testa? Nientemeno che nel 1927, in una canzone di Bixio e Cherubini, intitolata "Miniera" e che parla di un "minatore bruno", della "bettola messicana", del "mio casolare" e della "patria mia". Poi c'è anche l'esclamazione "un grido solleva i cuori / mamme son salvi, tornano i minatori". L'effetto straniante è moltiplicato dal fatto che Testa non carica per niente l'esecuzione, anzi, la fa propria e sembra crederci. Siamo nel più puro Brecht! Assurdo, ma l'effetto è piacevole. L'operazione funziona.

La frase: "Un grido solleva i cuori / mamme son salvi, tornano i minatori".

La nostra città

½

Chiude tutto il lavoro (corto), una cortissima canzone: solo 1'44" per "La nostra città", un bozzetto dedicato a "una città piccola / e non ci passano i tram" a differenza "delle città importanti / dove ci passano i tram". Quasi Jannacci. E anche la brevità ha una sua ragion d'essere.

La frase: "Ci passa il fiume / e sopra il fiume le foglie / e sopra le foglie il sole/ che di novembre è un attimo"