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Ciao
amore ciao
La
solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c'e' il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grigie come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent'anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Lontano
Lontano
Lontano lontano nel tempo
qualche cosa
negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t'amavano tanto
E lontano lontano nel mondo
in un sorriso
sulle labbra di un altro
troverai quella mia timidezza
per cui tu
mi prendevi un po' in giro
E lontano lontano nel tempo
l'espressione
di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto
l'aria triste che tu amavi tanto
E lontano lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto
chissà come e perché
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano
Un Giorno
Dopo L'altro
Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l'altro
e tutto e' come prima
un passo dopo l'altro,
la stessa vita.
E gli occhi intorno cercano
quell'avvenire che avevano sognato
ma i sogni sono ancora sogni
e l'avvenire e' ormai quasi passato.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
domani sarà un giorno uguale a ieri.
La nave ha già lasciato il porto
e dalla riva sembra un punto lontano
qualcuno anche questa sera
torna deluso a casa piano piano.
Un giorno dopo l'altro
la vita se ne va
e la speranza ormai e' un'abitudine.
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| Nella consueta
pagina Audio alcuni stralci
di canzoni (aumenteranno sicuramente) di Luigi Tenco |
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| Parlare
di Luigi Tenco oggi non è facile, soprattuto quando
si tende a ricordare uno dei più importanti, grandi
e poetici cantautori del dopoguerra principalmente per la
sua fine suicida quando, in realtà, la sua musica
da sola sarebbe sufficiente ad annoverarlo tra i più
rilevanti artisti italiani.
Forse è proprio questo cercar di reintegrarlo nel
suo ruolo "naturale" di cantautore che ci ha spinto
a riservargli uno spazio nel contesto di Bielle, nonostante
i suoi successi e la sua fama.
Nasce
nell'alessandrino (nel 1938 a Cassine) ma cresce e si forma
artisticamente a Genova, dove, da profondo appassionato
di jazz, partecipa a diverse esperienze musicali in gruppi
che ebbero tra le loro fila anche Bruno Lauzi e Gino Paoli.
Dopo alcune incisioni pubblicate sotto pseudomino, arrivano
i primi titoli che portano la sua voce - calda e intensa
- e i suoi testi ai primi riconoscimenti. Alcune canzoni,
come "Cara maestra", vengono prontamente censurate
dalla Rai per la troppa politicizzazione o la "scandalosità",
creando un'immagine di di autore difficile e non integrato.
Lo stile di Tenco è un tentativo di "modernizzare"
i temi tradizionali con una poetica arricchita dal parlare
"comune", costruito attorno a melodie semplici
ma non banali, con alcune armonie raffinate, e accompagnati
da una voce appassionata, tormentata e flessibile.
Tenco
è sicuramente uno dei più rilevanti interpreti
delle inquietudini e delle ebollizioni di quel periodo storico;
l'incongruenza culturale di alcune sue riflessioni e la
fragilità "politica" di alcuni testi non
può limitare l'analisi di un cantautore che non ebbe
il tempo (morì a soli 29 anni) di mettere a fuoco
la sua poetica. Non bisogna dimenticare le prime traduzioni,
successivamente anche tra i primi a cantarlo, di Bob Dylan
(quello di "Blowin' in the wind" e "The times
are a-changin'", canzoni in cui vibrano le urgenze
e le contraddizioni dei primi anni sessanta). La scelta
della partecipazione al Festival di Sanremo con un pezzo
sociale come "Ciao, amore, ciao" risulta, conseguentemente,
ancora più incomprensibile.
Tenco
così scriveva di sè nella copertina del primo
album: "Le mie canzoni vanno viste non tanto nel quadro
della musica leggera o da ballo, quanto in quella della
musica popolare (...). Infatti io penso che la musica popolare
resti il mezzo più valido per esprimere reazioni
e sentimenti in modo schietto e immediato".
Il ricordo
carico d'affetto dell'amico Fabrizio (De Andrè) con
"Preghiera in gennaio", dedicato a tutti i suicidi
apertamente e, in particolare a Luigi Tenco, evidenzia,
nei versi, la "coscienza pura" di quest'ultimo.
Tra le diverse contraddizioni che l'hanno caratterizzato,
non si può non ricordare la sua nobile e alta speranza
di un'arte più vicina agli uomini e di una vita più
giusta ed equa.
Per conoscere
in modo più approfondito la personalità di
Tenco, non si può non considerare Cesare Pavese (anch'egli
piemontese), molto amato dal cantautore della cosiddetta
"scuola genovese".
http://tenco.cjb.net:
Un ottimo sito dedicato a Luigi, piu' un'ampia prospettiva
sul "presunto suicidio" del cantautore.
Ringraziamo i curatori per l'amichevole collaborazione.
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| Discografia
essenziale:
- Luigi Tenco, Ricordi, 1962
- Luigi Tenco, Jolly, 1965
- Tenco, RCA, 1966
dopo la sua morte:
Ti ricorderai di me, Ricordi, 1967
Se stasera sono qui, Ricordi, 1967
Pensaci un po', Ricordi, 1969
Luigi Tenco, RCA, 1972
Luigi Tenco canta Tenco, De Andre', Jannacci, Bob
Dylan, Joker, 1972
Agli amici cantautori, SAAR, 1977
Tenco, 3 volumi, Ricordi, 1984
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