Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.















Federico Sirianni

Per farsi una piccola idea delle canzoni
di Federico Sirianni, ascoltandole:

Melodia per occhi stanchi
Neve
Navigante
Alle sette della sera

Al campo Rom

La pioggia scroscia viola a tinte forti e rompe i ponti
Cheta come l'acqua che m'avvelenò
Mentre il cielo si fa cupo di tempesta
I musicanti fanno festa al mangiafuoco Zampanò

Non ho scarpe impermeabili, ma passo levantino
La città si rifà il trucco col Lancome
Per il brindisi mi trovi tra la nebbia e l'imbarchino
È Natale con la neve al campo rom
Con il santo della giostra e il demonio del violino
È Natale con la neve al campo rom

Pozzanghere di fango, chi è il più bello del reame?
Madre prendimi per mano e andiamo via
Acre odore di spezzato macerato in pepe e rame
Mentre allatta fugge morte e malattia

Sputa nella diecimila, la fortuna s'avvicina
E soffia tra i capelli calda come un phon
Per il brindisi mi trovi fra le gocce della brina
È Natale con la neve al campo rom
Con la vita che s'accende sull'insegna della Fina
È Natale con la neve al campo rom

Fuoco, azzardo, nembo cupo
Sulla chiglia del dirupo
Fuoco ed argento, sabbia e cemento
Danza al lamento del cane e del lupo
Luce e lume di metallo
Capracavolocavallo
Luna calante, fuoco danzante
Fino al cantare del gallo

E poi l'aurora spazza la sporcizia a colpi di ramazza
Ed io mi sento come Cristobal Colon
Per il brindisi mi trovi dentro il becco d'una gazza
È Natale con la neve al campo rom
Con le pulci che si sfidano a duello nella piazza
È Natale con la neve al campo rom




MUSICA DI REPUBBLICA
25 luglio 2002 - Antonio Vivaldi

…canzoni incisive, fluide, melodicamente ben strutturate, attingono tanto al folklore turco quanto a quello yiddish oltre che, naturalmente, alla gloriosa tradizione della Genova d'autore.

IL GIORNALE
23 luglio 2002 - Cesare Romana

…si parte con un frammento tradizionale ottomano, si prosegue tra Bregovic, Morricone, tradizione balcanica, lunga la Liguria araba e l'Europa slava, tra omicidi condominiali, amori a 15 dollari, "anime pallide di luce autostradale", campi Rom innevati dal Natale: simboli che hanno il marchio a fuoco della realtà, la transumanza infinita d'un mondo smarrito verso l'illusione. (voto 7/8).

MUCCHIO SELVAGGIO
3 settembre 2002 - Aurelio Pasini

…quello che non ci aspettavamo è la naturalezza con cui Sirianni strizza l'occhio a sonorità di paesi più o meno lontani, con atmosfere che fanno pensare ai Balcani come alla tradizione yiddish, al mondo arabo, ma anche all'Irlanda, nell'ambito di un itinerario musicale che, prendendo come punto di partenza una tradizione tutta italiana di cantautorato obliquo, la contamina e la rinnova in un coloratissimo tourbillon che coinvolge anche l'ottima Molotov Orchestra che lo accompagna in tutte le tracce del CD

MAX
Agosto 2002 - C.G.R.

Un treno di profughi viaggia verso le illusioni dell'Occidente. Il viaggio è tra disperazione, speranza, festa, danza, nostalgia, sgomento di fronte all'ignoto. E tra musiche che sposano Bregovic, la tradizione ottomana e la Liguria nutrita di reminiscenze islamiche.

SUONO
Novembre 2002 - Alex Saccomano

…storie di mare, storie d'amore, racconti di vita e di sesso sognato, dalle tinte e i colori di un Rembrandt metropolitano… dove i fiati tradizionali si mescolano ai suoni delle cornamuse e degli organetti diatonici, delle fisarmoniche in uno swing leggero. Un intreccio e un viaggio musicale che vede rappresentate le tradizioni musicali ottomane a romantiche ballate di casa nostra, indossate come una veletta nera traforata, austera e sensuale dietro la quale si celano misteriose passioni.

Federico Sirianni: il pugile gentile

Federico nasce a Genova nel '68, a settembre e cresce di musica grazie ad una madre che non sa star senza e poi canta.
Studia chitarra d'autodidatta dopo i rudimenti iniziali del grande Armando Corsi e si esercita anche al pianoforte. Il risultato è che i suoi pensieri cominciano ad avere una loro colonna sonora e lui non riesce più a scinderli da un qualunque accompagnamento musicale. È un tunnel senza uscita.

Intorno al '90 inizia a fare sul serio, a scrivere canzoni vere, entrando in contatto con personalità decisamente interessanti, per quanto leggermente spostate: Augusto Forin un burbero fotografo dagli scritti minimali e dal passo lento di beguine e l'eterna compagna (vera artista dell'obiettivo) Patrizia Biaghetti, il giovane e irrequieto Fabrizio Casalino, il geniale Max Manfredi e, last but not the least, il pianista biotecnologo Marco Spiccio, la cui salute mentale è ampiamente documentata dalla sua segreteria telefonica (il concetto è criptico, ma se provate a telefonargli capirete).

Con Augusto, Fabrizio e Marco mette su un gruppo chiamato "La Giostra dei Pazzi". Sono due anni di incontri, bevute, progetti impossibili, qualche concerto e l'invito e la vittoria alla Festa degli Sconosciuti con la quale, come gli piace raccontare "siamo diventati il gruppo più sconosciuto d'Italia".

Nel 1993 viene chiamato da Amilcare Rambaldi al Premio Tenco. In quel momento si sente un "vero cantautore", ma dura poco.

Gli anni successivi sono un continuo, incessante maelstrom di esperimenti, incroci e incontri. L'esibizione al Tenco non dà i frutti sperati, così decide di abbandonare la canzone d'autore per un percorso più ampio in cui fondere canzoni e teatro.

In seguito parte per un soggiorno all'est, in Bulgaria, dove rimane più del previsto ed è colpito violentemente dai luoghi, dagli odori, dai colori e dai suoni che si ascoltano in ogni angolo delle città in decadenza da post comunismo o dei villaggi più arcaici. Non si riprenderà più.

Si porta infatti ancora dietro la malinconia e la forza dirompente di quelle atmosfere e di quella musica, che sceglie come principale filo conduttore delle sue canzoni.

Comincia a frequentare i campi Rom, a conoscere le usanze, le tradizioni, la cultura e la musica dei nomadi, quella destabilizzante forma di libertà che rappresentano, raccontando di un popolo costretto da circa un millennio alla fuga, estraneo alle guerre, perseguitato come e più di altre etnie, ma evidentemente privo di un buon ufficio stampa.

Da Genova si trasferisce a Torino dove dovenasce, mischiando musicisti genovesi e torinesi, la Molotov Orchestra, con la quale tuttora suona.

Nel 2002 tra Torino, Genova e Milano nasce "Onde clandestine" un disco d'esordio dalla gestazione lunga e faticosa, che raccoglie una dozzina di brani, dal Tenco ad oggi.

Giangilberto Monti ha coniato per lui un termine che finalmente, dopo anni, lo libera dal complesso del cantautore: Federico Sirianni è a tutti gli effetti un "bandautore". Nel 2004 partecipa al Mantova Musica Festival e vince il premio della critica a Recanati.

La Molotov Orchestra (o comunque il gruppo che suona ora con Federico) è composta da:
Vito Miccolis alle percussioni,
Raffaele Rebaudengo
al violino e alla viola,
Matteo Castellan
alla fisarmonica, all'hammond, al glockenspiel e alla melodica,
Saverio Miele
al contrabbasso,
Matteo Negrin
alla chitarra elettrica e acustica
oltre a Sirianni stesso alla chitarra classica, acustica, al banjo e al pianoforte, oltrechè, ovviamente alla voce.

Il Blog di Federico - Il suo sito


Onde clandestine
Great Machine Pistola/Audioglobe - 2002

Onde Clandestine (intro) / Navigante / Caldo da impazzire / Vesna / Neve / Al campo Rom / Ultima fermata Biscione / Porta Palazzo / Tempo / Strega comanda colore /
Il viaggio continua / Caldo da impazzire (radio version) / Onde Clandestine (ghost track)

 

Partecipazione alle compilation

PREMIO RECANATI 2004 con il brano "ALLE 7 DELLA SERA"

MANTOVA MUSICA FESTIVAL 2004 con il brano "NAVIGANTE"

TAVAGNASCO ROCK 2003 con il brano "CAVALCA & BARCOLLA"

BALLAVELOCE VIVILENTO con il brano "IL VIAGGIO CONTINUA"

RUSTICO CD con il brano "IN CORSIA"

"Dal basso dei cieli"
Upr - 2006

Povre y sangre / Camionale /
Perché la vita / Nel mio quartiere / Martenitza / Mr Dupont / Melodia per occhi stanchI / Dal basso dei cieli / Quando l'amore viene / Estranei / Liberaci dal mare / Alle sette della sera / Il diavolo e San Sava / Povre y sangre (finale)