Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.















Sergio Endrigo


Per farsi una piccola idea delle canzoni
di Sergio Endrigo ascoltandole:

Io che amo solo te
Canzone per te
Un giorno come un altro
( Piccola Bottega Baltazar)

Teresa (Gino Paoli)
Era d'estate

La guerra
di Sergio Endrigo (1963)

Dicono che domani
Ci sarà la guerra
E domani sotto la tua casa
Sfileranno mille baschi neri
E i tuoi occhi rotondi
Mi cercheranno
Ti hanno detto di aspettarmi
Senza fare tante storie
E chi scriverà la storia
Non parlerà di te

Dicono che domani
Ci sarà la guerra
Siamo nati nati per soffrire
Solo questo mi han saputo dire
Solo questo mi han detto
Per consolarmi
Mi hanno detto di lasciarti
Senza fare tante storie
E chi scriverà la storia
Non parlerà di me

Dicono che domani
Ci sarà la guerra
Tornerete carichi di gloria
Solo questo ha detto il generale
E mi ha stretto una mano
Senza guardarmi
Mi hanno detto di morire
Senza fare tante storie
E chi scriverà la storia
Non parlerà di noi

Dicono che domani
Ci sarà la guerra
E domani sotto la tua casa
Torneranno cento baschi neri
E i tuoi occhi rotondi
Mi piangeranno

Tutti i testi di Endrigo sul sito ufficiale



Enrico De Angelis - Club Tenco
Per il Club Tenco di Sanremo Sergio Endrigo è e resterà sempre una figura indimenticabile, gentiluomo cortese e signorile, e vero campione per eccellenza di quella “canzone d’autore” che il Club sostiene e valorizza da oltre trent’anni, felice e raffinata espressione di realismo poetico, non disgiunta però da quella godibile immediatezza che ne fa un grande patrimonio popolare. E Endrigo, anche se l’industria musicale lo aveva dimenticato da molti anni, era rimasto uno di quegli artisti gentili custoditi con affetto nel cuore della gente comune. A Endrigo il Club aveva assegnato il suo massimo riconoscimento, il Premio Tenco, fin dalla prima edizione, nel 1974. E nel 2001 ha celebrato al massimo grado il suo valore dedicandogli l’intera “Rassegna della canzone d’autore” di quell’anno, coinvolgendo numerosi artisti che lo festeggiarono interpretando una sua canzone preparata appositamente per l’occasione. Accettarono tutti con entusiasmo, sia i vecchi colleghi e amici, sia quei giovani cantautori che nemmeno lo conoscevano ma rimasero incantati dallo sterminato repertorio che il Club Tenco gli presentò: Gino Paoli, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi, Marisa Sannia, Roberto Vecchioni, Sergio Bardotti, Stefano Bollani, Sergio Cammariere, Vinicio Capossela, Cristiano De André, La Crus, Pacifico, Il Parto delle Nuvole Pesanti, Tosca, Acquaragia Drom, Chiaroscuro, e persino i catalani Luis Aduardo Aute e Joan Isaac. Solo per motivi di salute non partecipò Giorgio Gaber per cantare “Via Broletto 34”. Endrigo guardò tutte le tre serate dalla prima fila, spesso divertito, spesso commosso alle lacrime, spesso sorpreso di vedere riscoperte proprie canzoni che lui stesso aveva dimenticato. Per la collana “I Dischi del Club Tenco” fu ricavato da quell’evento un album live, dal titolo “Canzoni per te”.
Al Club Tenco piacque particolarmente, in quell’occasione, l’idea di omaggiare un artista vivo. E vivo Sergio è tuttora nel ricordo dei tanti amici che l’hanno amato. Enrico De Angelis

Sergio Cammariere
"Penso a Sergio Endrigo, per esempio, che nel 1968 vinse con una canzone bellissima (Canzone per te ndr). Ecco, io mi sento più vicino a Endrigo, uno dei nostri più grandi cantautori, che non a Conte e Capossela"
.

Bruno Lauzi
“Sergio era un caro amico e un grande musicista. “La sua morte rappresenta una perdita irrimediabile per il panorama della musica italiana e della canzone d'amore. Ha portato nel nostro paese la corrente musicale del realismo. Endrigo era un uomo pieno di garbo e di grazia ed era soprattutto una persona positiva. Un grande amico per me, una delle poche persone dell'ambiente con cui avevo l'abitudine di sentirmi e, magari, di passare qualche serata insieme. Ha portato una grande rivoluzione nella musica italiana ed ha dato il via ad una verae propria corrente che ha sfornato tanti grandissimi artisti, da Gino Paoli a De Andrè, passando per Gaber, Tenco e tanti altri. Era anche molto apprezzato come semplice autore: anche Battisti, che non faceva canzoni di altri, cantò una sua canzone. Ho seguito da vicino la sua malattia insieme alla sua famiglia. Era una persona molto riservata e non aveva voglia di rendere pubbliche i suoi problemi personali”

Gianni Mura (La Repubblica)
.
"Era orgoglioso di due versi: "La solitudine che tu mi hai regalato / io la coltivo come un fiore". La solitudine, l'isolamento che gli aveva regalato l'industria discografica, l'aveva vissuta con il sorriso amaro e la dignità dell'hombre vertical che è stato, di una vita vissuta senza inchini e patteggiamenti. Se ripercorro oggi con una grande tristezza e anche molta riconoscenza la sua vasta produzione ci trovo di tutto, ma sempre nel segno della coerenza"

Malinconia austroungarica
di Andso

Impegno morale e artistico sono le impronte caratteristiche di quest'artista, che dice di se' di non essere un cantante, ma un uomo che canta. Il suo atteggiamento anti divistico (nonostante il grandissimo successo di "Io che amo solo te" e della vittoria al Festival di Sanremo del 1968 con "Canzone per te"), lo porto' a preferire la vicinanza di poeti ed intellettuali come Paoli, Pasolini e Rodari, che collaborarono con lui alla stesura di alcuni suoi testi.

I suoi esordi si ricollegano, in modo quasi "naturale", alla poetica realistica che accomunava la "scuola genovese" e che il cantautore istriano (nato a Pola nel 1933) accetto' in toto. In un'intervista del 1995 che fa riferimento appunto ai suoi primi periodi, Endrigo dice di se': "Non so da dove venisse l'ispirazione delle mie canzoni (...) io credo che affondassero nella mia malinconia austro-ungarica che ha qualcosa in comune con la saudade brasiliana: la consapevolezza della perdita dentro l'intensita' di una emozione".

Uno stile, il suo, caratterizzato dall'esperienza del dolore, a cui s'affiancano precise domande politiche sulle responsabilita' collettive come nella "Ballata dell'ex". Importante rimane la sua passione per i ritmi brasiliani (in America Latina e' un personaggio popolare) e le sue collaborazioni con i piu' importanti artisti del Sud del continente americano.

Purtroppo negli anni '80 e '90, il boicottaggio nei suoi confronti da parte di critici e discografici ha reso quasi introvabili i suoi ultimi e grandi lavori, costringendolo, quasi, ad un'assurda condizione da "zombie".
Prima del volgere del millennio, Sergio Endrigo, disgustato dall'atteggiamento della sua casa editrice (solo 1.500 copie stampate del suo ultimo disco e nessuna promozione dello stesso), ha annunciato il ritiro dalla scena musicale.

A conclusione, una sua semi-ironica presentazione: "Parlando di me, mi piace la calma, la buona tavola, i buoni amici, i buoni libri, la pesca subacquea, i francobolli, le armi antiche, gli animali, i luoghi non affollati. Non mi piacciono i dritti, i disonesti, i dilettanti presuntuosi, le salse agrodolci, i seccatori, gli invadenti, gli animali che mordono. Amen". Sergio Endrigo ci ha lasciato una piovosa sera di settembre del 2005 (il 7 settembre. Il 15 giugno 2005 aveva compiuto 72 anni) con discrezione ed educazione, come aveva sempre vissuto. A lui sia leggera la terra e compagno il vento!



L'Endrigone, dentro e fuori di me
di Riccardo Venturi

La prima fissazione musicale della mia vita è stato Sergio Endrigo. Ero un bambino, sarà quindi sicuramente stato verso il '67 o '68, quando Endrigo vinse il festival di Sanremo cantando "Canzone per te" in coppia con Roberto Carlos.

Chissà cosa colpisce un bambino, specialmente quando c'è di mezzo la musica. Non me ne ricordo e non posso ricordarmene; mi ricordo invece di quando stavo incollato a ascoltare le sue canzoni, "Teresa", "Chiedi al tuo cuore", "Io che amo solo te", "Il soldato di Napoleone". Sono i titoli che mi ricordo.

Sicuramente ci capivo poco o nulla in quel che dicevano, quelle canzoni; mi piacevano e ci restavo attaccato e basta. Sui 45 giri, perché in casa c'era solo il "Lesa" portatile a pile. E ricordo mia madre che parlava con le vicine, e Riccardone cosa fa (perché erò già Riccardone a 5 o 6 anni)? E mia madre: "E' fissato con Sergio Endrigo". Una delle risposte più frequenti, a quelle vicine.

Vorrei dire di averli ancora, quei vecchi dischi; ma non posso. Chissà dove sono finiti. Magari fra vent'anni li ritrovo in qualche scatolone, o forse se li è semplicemente portati via il tempo.

Un mio zio, che si chiamava Dino, però aveva il giradischi grosso. Quello per i 33 giri. E aveva due album di Sergio Endrigo. Su tutti e due c'era scritto solo il cognome: Endrigo. Nessun altro titolo. Tutti e due quegli album diventarono in blocco "L'Endrigone", perché erano dischi grossi, che bisognava stare attenti a maneggiare perché si sciupavano, e se cascavano in terra magari si spezzavano.

Mi hanno fatto sopportare la noia delle visite domenicali ai parenti per non so quante volte. Lo zio me li metteva (non mi era ovviamente permesso di toccare né i dischi, né l'apparecchio), e io restavo lì a ascoltare. Zitto, a ascoltare e basta. E quando, la volta dopo, facevo le bizze perché non volevo andare dagli zii, bastava nominare l'Endrigone e mi chetavo.

Poi, dopo, m'è forse passata la fissazione; o forse no, semplicemente se ne sono sovrapposte altre. Poco tempo dopo, ad esempio, mio fratello maggiore cominciò a tornare a casa coi dischi di un altro tizio, un genovese la cui fissazione non m'è ancora passata.

Ma ne ho ascoltate tante altre, di canzoni di Sergio Endrigo. Ho cominciato anche a capire quel che vi si diceva. La fissazione d'un bambino è diventata l'amore d'un ragazzo e d'un adulto. Anche e soprattutto quando si sono spente quelle povere luci della ribalta, e Sergio Endrigo è stato buttato via dal mercato, come una scarpa vecchia.

Con quella sua faccia da dolce serata di pioggia novembrina, con quella sua voce delicata, con le sue canzoni "fuori moda", con la sua passione per il Brasile e per l'America Latina, con tutto il resto. Ma sarà sempre l'Endrigone, dentro di me, e anche fuori.


Morgan al Festivaletteratura
Buio in sala, luce sul palco. Un piano a coda. Entra Morgan (Marco Castoldi), saluta, si siede al piano e inizia a suonare. Le note hanno un sapore antico. Questa la so, è il primo pensiero. E all’inizio del canto il dubbio si scioglie: “La festa appena cominciata è già finita”. “Canzone per te” di Sergio Endrigo, l’incontro inizia bene, con un omaggio, il migliore omaggio possibile a un grande esponente della canzone d’autore, morto appena la sera prima. Morgan dimostra di conoscere la canzone, la suona divinamente e la voce, in genere forte e sicura, ogni tanto si appanna e si incrina sulle punte più ossute, ma l’effetto d’affetto è ancora maggiore, perché le incertezze ricordano al meglio l’ultima voce dell’ultimo Endrigo, quando la sua sordità incipiente rendeva difficile cantare nei toni appropriati. Oh, intendiamoci, soltanto un accenno. Morgan ne dà davvero una grande versione della canzone per intero. (segue)