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Con lei danzava tutto il
mio essere
ed esaltava le gioie della mia età
oh venti restituitemi alla sua presenza
Riportatela da me.
Inizia un violino
che introduce il tema e si capisce subito che c'è
pochissimo da ridere. Si allarga a un quartetto d'archi,
due violini, un violoncello e una viola e parte il cantato
in arabo. In mezzo i pallidi fraseggi del piano lasciano
presagire che niente di buono verrà anche dal seguito.
Non c'è sole
in un'alba senza Layla
non c'è luna della sera
senza il suo ricordo.
Layla e Majnun, quasi
un parente (Maimone ha radici arabe ed ebraiche). Una
storia d'amore vera e intensa. Ma, anche in questo caso,
una mancanza che ha del trascendente, dell'assoluto. Una
mancanza che si trasforma in assenza, in vuoto cosmico.
Come il pieno orchestrale dei violini non tenta minimamente
di dissimulare.
I paradisi abitavano il mio petto
e ubriacavano la mia passione
Adesso rimangono solo alcune immagini
Ombre che non consolano.
Sono giorni in
cui si immagina che piove. E se non piove fuori, piove
almeno all'interno, dove gocciola, instancabile, un rubinetto
aperto che stilla malinconia goccia per goccia, nota per
nota. L'amore di Majnun e Layla si erge a emblema di tutti
gli amori finiti e un flauto tetro ti ricorda che non
c'è speranza.
Non
c'è sole in un'alba senza Layla
non c'è luna della sera
senza il suo ricordo.
Fermatevi
stelle, fermatevi ruote del tempo
con il mio cuore ancora in eterna attesa.
Majnun
e Layla sono i più celebri amanti della letteratura
araba. Equivalenti a Paolo e Francesca o a Giuletta e
Romeo. Dice la storia: «Harun aveva sentito parlare
dell’amore di Majnûn [Qays] per Layla e desiderava
vedere questa famosa bellezza. Avendo fatto venire Layla,
non la trovò per niente straordinaria. Chiamò
allora Majnûn e gli disse: " Questa Layla,
la cui bellezza ti ha messo in questo stato, non è
così bella come credi." Majnûn rispose:
"La bellezza di Layla è senza difetti, ma
il tuo occhio è fallace. Per riconoscere la sua
bellezza bisogna avere l’occhio di Majnûn
». Majnun, estenuato dall’amore, offre a Layla
la sua stessa vita. Layla rifiuta, vuole qualcos’altro.
Tutto ciò che mi rimane in questo mondo, dice Majnun,
è un semplice ago: lo uso per estrarmi le spine,
quando l’amore mi spinge a strisciare sui rovi del
deserto. Quel dono accetta Layla. "Era proprio questo
ciò che volevo da te - dice. - Se tu sei sincero
in amore, a cosa ti serve quest’ago? Se nella ricerca
di un amante come me, o animo afflitto, una spina si infila
nel tuo piede, non è lecito toglierla con un ago.
Liberarsene non è atto di un amante fedele. E’
una spina preziosissima, quella: fa da guida sul sentiero
dell’unione. Estrarla con l’ago è una
colpa. Tutto in realtà è una colpa per l’amante:
egli non può che bere il suo proprio sangue"
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