Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.















Paolo Conte

di Alessio Lega
…è che ha un modo di dire le cose che ti fa ingoiare tutto!
Persino l’apertura del concerto, testimoniato da questo CD/DVD, con la sua canzone più dolcemente misogina: ”Sì, sì d’inverno è meglio/la donna è tutta più segreta e sola/ tutta più morbida e pelosa /…/sto trafficando beato me/ sotto un fruscio di taffetà/ e mi domando in fondo se/ mentre lei splende sul sofà/ d’inverno, d’inverno/ non sia anche più intelligente” è giù incisi musicali incantevoli e sempre nuovi.... (segue)

Con temperamento
di MariaLucia Nagni (Aprile)

Per girare intorno a Paolo Conte è inessenziale tracciarne i natali poiché è un cantautore che gode di chiara fama ed il fatto che lo chiamino “l’avvocato di Asti” basta ad immaginarne origini, ceto, studi etc.. Quel che, invece, può interessare è ripescare la sua preistoria che lo vede, fin da bambino, impegnato con la Musica, proprio quella con la “M” maiuscola. Tra lezioni di piano e studi scolastici, coltiva la passione per il jazz, non lasciandosi sfuggire esibizioni di musicisti americani e partecipazioni a concorsi per esperti di jazz. Se ne impregna fino a costituire vari gruppi: Barrelhouse Jazz Band, Taxi For Five, The Lazy River Band Society ed il Paul Conte Quartet col quale incide un extended play intitolato The italian way to swing. Lui è al vibrafono, il fratello Giorgio alla batteria, Fred Mancini al piano e Cosimo Occhi al contrabbasso. Quattro brani che, seppure non hanno fortuna, sono l’anticamera di altre prove, come quella dedicata al vibrafonista Milt Jackson (I cover the water front) presente nella compilation del ’62: “Jazz from the boot”. Verranno poi una registrazione intitolata Lo swing ed altre partecipazioni per gruppi che fanno jazz tradizionale come, ad esempio, i Doctor Dixie Jazz Band (il pezzo è Big butter and egg man from west). Dal 1967 in poi, la preistoria apre una nuova era che vede Conte autore di pezzi per interpreti già ben avviati. Scrive, infatti, per Celentano e sua moglie Siamo la coppia più bella del mondo che diventa la capofila di una serie di canzoni di spessore. Si pensi ad Azzurro, Insieme a te non ci sto più, Tripoli ’69, Mexico e nuvole ed a tante altre che sono rimaste nella memoria dei suoi estimatori. (segue)

Sito ufficiale:http://paoloconte.warnermusic.it//



Live Arena di Verona
Atlantic - 2006


CD 1: Cuanta pasión/ La donna d'inverno/ Sparring Partner/ Come-di/ Elegia/ Sotto le stelle del jazz/ Alle prese con una verde milonga/ Sandwich man/ Schiava del Politeama/ Genova per noi/ Via con me/ Molto lontano.
CD 2: Bartali/ Bamboolah/ Lo zio/ Madeleine/ Chissà/ Lupi spelacchiati/ Gioco d'azzardo/ Max/ Diavolo rosso/ Eden/ La vecchia giacca nuova/ Via con me (bis)

Elegia
Atlantic -2004

Elegia /Sandwich man /La casa cinese /Frisco / Chissà / Molto lontano / Non ridere / Il Regno del tango / Bamboolah / La nostalgia del Mocambo / Sonno elefante / India / La vecchia giacca nuova

Reveries
Cgd/Est West -2003

Reveries/ Gioco d'azzardo/ Dancing/ Aguaplano/ Nord/ I giardini pensili hanno fatto il loro tempo/ Fuga all'inglese/ Madeleine/ Blues tangos/ Novecento/ L'avance/ Sudamerica/ Parigi/ Chiamami adesso/ Diavolo rosso/ Come mi vuoi

Razmataz
Cgd/Est West -2000

Razzmatazz / Paris, les Paris / Guaracha / La reine noire / It's a green dream / Ça depend / Talent scout man / Aigrette et sa valse /
The yellow dog / La danse / The black queen / La java javanaise / That's my opinion / Guitars / La petite tendresse / Pasta "diva" / It's a green dream / Mozambique fantasy
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Quando la musica
diventa un quadro
di Vincenzo Cerami (da "Venerdì" di Repubblica)

Una chicca, un Dvd destinato a diventare cult. Parlo del Razmataz di Paolo Conte, dove, con chiave di oggi e con tecnologia ultima, si realizza una contaminazione artistica e linguistica che mima perfettamente lo spirito sperimentale degli anni Venti. Sono gli anni nei quali è ambientato questo musical che Paolo Conte ha realizzato con un lavoro mastodontico. Non ci sono né attori né cantanti né ballerini e ballerine dal vivo: tutto è dipinto, disegnato, evocato, mosso dalle mani, dalla musica e dalla voce di Conte. 1.800 disegni: calchi, invenzioni, citazioni e divertimenti di rara raffinatezza.
Un esempio per tutti: il titolo del brano Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro, che compare nel Dvd e non nel Cd già pubblicato) è lo stesso di un movimento pittorico d'avanguardia fondato a Monaco da Kandinskij e da Marc, a cui più tardi aderirà Paul Klee. Il racconto del musical si snoda di disegno in disegno con perfetti sinc sonori e stacchi da cinema quasi d'azione. La colonna sonora, della durata di oltre due ore, ha comportato la medesima fatica di un musical da teatro d'Opera a tre dimensioni. Le arti in gioco sono tante: cinema, fumetto, pittura, musica, teatro. Paolo Conte, incredibilmente dotato perfino con i carboncini, le tempere e i colori, è in pieno stato di grazia: il Dvd Razmataz, paradossalmente, lo si può tenere acceso durante la giornata come fosse un quadro musicale. Dipinti dal sapore francese, inglese dei primi anni del secolo, con irruzioni nel dadaismo, nel futurismo e nelle avanguardie artistiche di quei tempi, sono corredati da una colonna sonora di una suggestione irresistibile. La storia che il musical narra è piena di mistero, vi si muovono un commissario di polizia, ricchi commercianti di senape, impresari, ballerine, e cantanti di colore. Il jazz si mischia all'operetta tradizionale mandandola in mille pezzi e intanto si colora di un'Europa dove sta per venire alla luce la scoperta più importante del secolo: la velocità. Fisarmoniche e trombe suonano insieme, sassofoni e musette de cour; ghironde e coulisses si ritrovano sulle medesime pedane. Stravinskij sperimenta il Rag. A New York il grande Gershwin, porta Ravel nel jazz, proprio quando, sul treno che la conduce a Parigi, scompare una ballerina nera di nome Razmataz. Paolo Conte ha sempre amato quell'epoca (senza nessuna nostalgia, ovviamente, non essendo ancora nato negli anni Venti) perché è un'era di creatività e di vitalità esplosive, sia sul piano artistico che in quello scientifico e tecnologico. Là dentro ci sono ancora tesori inesplorati, si agitano ancora spiriti alti e inventivi che possono far da modello a chi non vuol rassegnarsi alla noia e alla ripetitività del mercato. Quest'opera bellissima, unica, irripetibile di Conte ha la forza di quegli anni mille volte scomparsi e mille volte rinati. È un Dvd da tenere acceso anche come sottofondo, mentre si naviga col computer o si sfoglia un giornale.
Vincenzo Cerami


Gino Castaldo (Repubblica)

Paolo Conte è caricaturale, indiretto, deformante, obliquo, com'è nelle sue corde; eppure già nella canzone d'apertura, 'Novecento', (vezzosamente scritta in lettere, al contrario del titolo dell'album), si coglie una visione fugace, quasi spiata di sguincio, di questo scorcio di fine millennio, che si apre con 'dicono che quei cieli siano adatti ai cavalli e che le strade siano polvere di palcoscenico...' e poi passa in rivista tra calembour, allitterazioni e fotografie antiche la nostra cultura divisa tra 'spolverini di percalle' e 'grossi entusiasmanti motori', sul ritmo di un avvolgente valzer che tutto travolge e tutto raccoglie in un vortice di sentimenti epocali".

Mario Luzzatto Fegiz (Corsera)

"Il brano ("Novecento") è la conferma del tunnel in cui l'avvocato di Asti è entrato: una strana canzone, che racconta sensazioni a cavallo fra due secoli, in un paesaggio descritto con versi come 'lassù sul palcoscenico pleistocenico sull'altipiano preistorico'. Ahimè, vengono in mente i deliri antiverbali del paroliere di Battisti, Pasquale Panella, o recenti exploit di Baglioni (le 'insolite insolute insalate'). (…) Ora tutto è diventato labirinto psicologico, ermetismo, ma soprattutto manierismo estetico ('Galvanizzato il vento spalancava tutti i garages e liberava grossi motori entusiasmati')".

Paolo Jachia

"Conte ha un gusto straordinario per il suono evocativo delle parole e per la potenzialità che hanno di essere incantatrici; va aggiunto che il suo è un procedimento prima musicale poi logico-testuale, ma sempre guidato da una strategia sensuale ed evocativa. Il testo di 'Max' è composto di pochi versi, di cui nessuno sembra avere un senso compiuto. 'Fammi scendere, Max, vedo un segreto avvicinarsi qui'. Potrebbe essere la morte il segreto, il mistero, oppure… In realtà è solo la musica a darci una spiegazione (una non-spiegazione): di quello che accade: è una musica dove si sente quanto Conte abbia studiato la tecnica ipnotico-musicale di Ravel, il suo crescere a spirale fino a inghiottire il tempo e il senso. Questo è Max e il suo mistero, ma 'la semplicità non semplifica' e il mistero della vita, della morte, dell'amore 'non si spiega'; ed è la musica che si ripete ossessivamente a portarci via, ad ammaliarci in un altrove assoluto, e infatti, cadute in fretta le parole, la musica della canzone potrebbe non finire mai. Un particolare lessicale: la parola 'segreto' richiama altre parole semanticamente vicine a questa e che con questa costituiscono - al di là degli esotismi - la vera 'ossatura' delle canzoni di Paolo Conte, ossia: mistero, arcano, algebrico, incantesimo, abisso, oscurità, parlare difficile, rebus, ancestrale, silenzio, eternità, enigma, illogico, nonsense, insomma 'una canzone che diceva e non diceva'".

New York Times

"Immaginate Randy Newman in una colonna sonora di Fellini. Immaginate Sade o David Bowie che cantano canzoni folk napoletane. Immaginate una band di New Orleans che suona una tarantella. In momenti diversi la musica di Mr. Conte suggerisce ognuna di queste cose".

Enrico Deregibus - Kataweb

Un approccio timido, forse inconscio, forse da sogno ad occhi aperti, fatto passando dalla porta di servizio della canzone, che anche grazie a lui è divenuta una delle entrate principali per l'arte. Bastano giusto i titoli di alcuni di quei brani: La coppia più bella del mondo e Azzurro (per Celentano), Insieme a te non ci sto più (Caterina Caselli) e Tripoli 69 (Patty Pravo), Genova per noi e Onda su onda (Lauzi), Messico e Nuvole (Jannacci). E qualche altro interprete: Carla Boni, Gigliola Cinquetti, Astrud Gilberto, Rita Pavone, Iva Zanicchi, Shirley Bassey, Equipe 84, Erminio Macario.

Poi, non per scelta ma per destino suo e fiuto di gente che porta nomi come Lilli Greco o Amilcare Rambaldi, ha iniziato, verso la metà degli anni settanta, a dare la voce e la faccia alle sue canzoni. E ne ha messe, in quelle canzoni, di storie, prima piccole poi sempre più ampie, di immagini vive, di personaggi caratterizzati: nel Dancing popolato da gente di mondo come nel Diavolo Rosso popolato da gente di Piemonte.
Ma a volte già diradava il racconto, ci sono solo dei momenti in Via con me, in Parigi. Perché, col tempo, perfeziona sempre di più, si cura dei particolari: zoom, stacchi, fondali, tic dei protagonisti, singole inquadrature, spezzoni di dialogo. Smette le storie, perché quelle le ha già fatte perfette. Gli basterà scriverne un'altra soltanto, quella di Raz Mataz.

Arrivano canzoni che non hanno più la forma e neanche i contenuti della canzone. Evocano e basta. Sono magnifici, geniali dettagli, a volte miniature, le scie di frasi degli Impermeabili, gli stralci di Sparring partner, le visioni di Aguaplano, sino all'apoteosi di una Max di poche parole e di tanta musica, tanta da riempirci una storia.
(segue)

Claudio Cumani - Il resto del Carlino
Spingono forte i fiati, graffiano le spazzole, vibrano le corde del contrabbasso. L'orchestra è decollata e l'Avvocato, accovacciato come sempre al pianoforte, modula fonemi che sanno di ruggine e sberleffo. Lunga vita alla macchina del jazz, ai piccoli breviari di verità persi nella giungla della pianura, a quell'orecchio rivolto agli uomini neri dello swing e a quell'occhio puntato oltre le persiane di un pomeriggio provinciale.

Paolo Conte torna in giro per l'Italia e per l'Europa con un nuovo tour che assomiglia a un bel mazzo di fiori nel quale il rumore che fa il cellophane è sostituito dal bagliore del colore sonoro e dall'afrore dei testi. Soirée Mocambo si intitola lo show, in omaggio all'eroe perdente (l'uomo del Dopoguerra) in cui a Conte non spiace identificarsi.

The village voice

Seated at a grand piano with his cuff links in the dressing room, twisting his face to ensure that his rough voice will behave gracefully, he leans his mustache into the mic so closely that at times it becomes a nose rest. On many pieces his brass players voice long, waftingly South American themes with the crisp upswings and softer underlinings of clarinet. Then later his clarinets conspire, taking charge like massed violins.


Piccola biografia critica
Discografia
Dagli archivi: Intervista
"Live Arena di Verona": la recensione
"Elegia": la recensione
"Parole e canzoni": il vhs
"Si sbagliava da professionisti": il libro
"Razmataz": dvd

Ascoltando "Un gelato al Limon"

CantaConte: ossia, il meglio di Paolo Conte per i non "contiani"


Per farsi una piccola idea delle canzoni di Paolo Conte ascoltandole

Insieme a te non ci sto più (Caselli)
Aguaplano (Sulutumana)
L'indiano (Celentano)
Una giornata al mare (Equipe 84)
La topolino amaranto (De Gregori)
Bartali (Jannacci)
Messico e nuvole (Mannoia)
Sotto le stelle del jazz


Oppure leggendone i testi



Aguaplano

Un aeroplano
nell’aria bionda e calda
vola piano
lascia un bel mondo dal colore baio,
dove c’è il fiume di gennaio

Scendi, pilota,
fammi vedere, scendi
a bassa quota,
che guardi meglio
e possa raccontare
cos’è che luccica sul grande mare…

Ne sono certo:
è proprio un pianoforte da concerto,
dal suono avulso dal mistero,
un pianoforte a coda lunga, nero

Certo c’è stata
laggiù una storia molto complicata…
un piano a coda lunga in alto mare…

E dove c’è un piano
baccano,
ci sono occhi che si cercano,
ci sono labbra che si guardano…

Non mi fido,
in certi casi un pianoforte è un grido,
ci sono gambe che si sfiorano
e tentazioni che si partano

Gira pilota,
recuperiamo il cielo ad alta quota,
torna nel mondo dal bel colore baio,
trovami il fiume di gennaio…

Max Manfredi
Facciamo altri esempi: Brassens era un epico e Brel un lirico. Io, anche quando faccio l’epico, ossia racconto delle storie, lo faccio in maniere molto a mosaico, molto frammentaria. Un altro lirico, ad esempio, è Paolo Conte, anche quando racconta le storie sono sempre storie legate a una distanza.

Davide Van De Sfroos
"Il ringraziamento a Paolo Conte era doveroso, ma non per piaggeria, ma perché è giusto dir grazie. Io so che Paolo Conte, che peraltro chi mi conosce sa che stimo, ha detto delle cose estremamente belle su di me. Quindi salutarlo e dire grazie è il minimo che io possa fare".

Ivano Fossati
“Paolo Conte: sono convinto che tutto quello che fa sia frutto di una cultura di vita, cioè di quello che ha vissuto giorno per giorno. Cito lui per fare un esempio, ma ce ne sono mille altri in ogni parte del mondo”.

Fiorella Mannoia
"Conte ha un universo tutto suo, nel quale è difficile entrare. Lo fanno in pochi: è un mondo molto maschile, con ambienti fumosi che ricordano i porti del nord, strane ambientazioni".
"Si sbagliava da professionisti"
di Paolo Conte

È difficile essere soddisfatti dei libri della serie "Parole e canzoni" pubblicati da Einaudi. Al di là del dubbio grosso che Claudio Baglioni possa stare nella stessa collana di De Gregori, Jannacci, De André, Guccini, Paolo Conte, Vecchioni, in questi lavori c'è sempre qualcosa che non funziona, che non gira per il verso giusto, che stona. Dai testi di Jannacci scritti da chi non conosce il milanese, al libro su De André miserrimo di indicazioni e considerazioni su una grande figura della nostra storia musicale, a quello su De Gregori inconsistente. In questo caso però, la soddisfazione ci coglie. Il libro è bello, molto ben documentato e ricco di preziose indicazioni a cura dello stesso Conte che spiega la genesi e lo scopo delle singole canzoni e il vhs allegato riporta una lunga intervista del sempre tappetoso Mollica a un Conte vivace e in forma, oltre a un concerto dal vivo e una clip di "Happy feet".
(segue)

"Sulla Topolino amaranto. Viaggio nel canzoniere di Paolo Conte"
di Michele Antonellini
.

Partiamo dai complimenti che si parte sempre bene così: riuscire a far spendere solo 7 euro e concentrare nello spazio esiguo di 77 pagine tutto Paolo Conte è un'operazione, oltre che numerologicamente interessante, anche assolutamente meritoria. Michele Antonellini parla dichiaratamente da fan di Paolo Conte, ma non da piccolo fan. Il libro prende in considerazione tutta la carriera del maestro astigiano fino a "Reveries", perché è uscito nello stesso anno di questa raccolta
e cerca di enuclearne i temi fondanti, i vezzi linguistici, i vizi e le passioni. Volessimo riassumere il corpo tematico dell'opera continiana ci sarebbe sufficiente elencare i capitoli riportati nell'indice: La provincia, Evasione nell'altrove esotico, l'elemento acquatico, L'impegno dei colleghi cantautori, Storia d'amore fra una donna e l'uomo-scimmia, La commedia della nostra vita, Sono venuta a suonare, L'argomento musica, Il corpo in movimento, il viaggio, la morte. In effetti c'è dentro tutto.  (segue)

Razmataz:
musica per immagini

Razmataz è qualcosa di strano e di non ben definito. Sinceramente non credo che pochissimi l’abbiano visto tutto. O almeno lo abbiano visto tutto in una volta sola, anche perché dura più di due ore (140 minuti). E penso anche che in molti, moltissimi, forse tutti siano rimasti perplessi. Ma è esattamente per questo che Razmataz mi piace più di tutti gli altri lavori di Paolo Conte! Paolo Conte per sé riserva il ruolo di Supercharleston (pianista e direttore d'orchestra), canta poco e suona molto (e indubbiamente sul cd, uscito quasi per errore prima del dvd, questo fatto sconcertava i più). Mi chiedete del cd? Non so dirvi: ho visto prima il dvd e ne sono rimasto colpito. Le musiche a sé? Sono belle, ma ... non sembra del tutto Paolo Conte. No, il progetto è più complesso: musica, immagini e trame. Uno storyboard illustrato da oltre 1800 disegni, un progetto inseguito da trent'anni e infine realizzato. Un capriccio d'artista? Sì, in parte. Del tutto riuscito? No, in parte. Ma con quante suggestioni! E quanta genialità! (segue)

Parole e canzoni: Paolo Conte

"Io ho il gusto di scrivere fuori moda, retrò. Sono un "vecchio e cocciuto" dilettante astigiano che si è potuto permettere di scegliere i musicisti e insegnare loro un modo di fare musica inattuale, alla ricerca di quel qualcosa che è poetico nella musica". "Più invecchio e più prendo il gusto dello strumento, della sua fisicità". "Penso però che avrei potuto fare di più, soprattutto sotto il piano dell'astrazione ... ma c'è ancora tempo!". "Non ho nessuna voglia di ritirarmi. Più passa il tempo e meno ne ho voglia. Mentre quando ero giovane un concerto era fatto dal "prima" e dal "dopo", oggi è il "durante" che mi interessa, né il prima né il dopo".

Paolo Conte è uomo di palco e proprio la passione per il palcoscenico lo ha spinto, di passaggio in passaggio a diventare "l'ingombrante totem" che è adesso. Forse troppo per uno che voleva solo fare il musicista. Forse anche il direttore d'orchestra di una big band alla Duke Ellington, ma non il mito, non il cantautore, non l'esempio da seguire o il poeta dalla cui labbra pendere.

E alla fine mi è chiaro un concetto. Paolo Conte è molto meglio dei "contiani", adulatori incontinenti e incompetenti, forse anche ignari del genio al quale il lume della loro adorazione arde. Diffidare dai piccoli (e dai grassi) fans! Sempre!
(segue)