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Marco Ongaro

GINEVRA

Raggiungemmo il castello in armi
Ma non ricordo quando vidi lui
O lo rividi

Sentii due occhi consumarmi
Due frecce accese che non spensi mai
E non mi arresi

Un grande cerchio prometteva al mondo
L¹incanto folle della libertà
E prigioniera di quel girotondo
Mi liberai
Mi liberai

Per chi ti ama come un disperato
C¹è sempre uno che ama un po¹ di più
Io scelsi chi mi amava nel peccato
Forse sbagliai
Forse sbagliai

Quale condanna tu vorresti darmi
Che io non abbia perdonato già
Quale tormento

Lasciammo tutti quel castello in armi
Sulle rovine dell¹infedeltà
E del rimpianto

Un grande cerchio prometteva al mondo

MERLINO

Il gallo canta in lontananza
Nell¹armonia che si diffonde
L¹alba raggiunge la distanza
E il mare placa le sue onde
Giace su un fondo inesplorato
La spada che non ha più nome
Sogna le gesta del passato
Ricorda il polso del padrone
E se Ginevra ora è un lago
E Arturo il nome di una stella
Il luogo dove non annego
Non mi è fratello né sorella
Se Galeotto adesso è un libro
Perso nell¹ombra dell¹impresa
Se Lancillotto è ancora vivo
E il suo peccato ancora pesa

Non verserò rugiada vana
Per degli incanti già veduti
Oltre il miraggio di Morgana
E le armature dei soldati
Sopra una terra meno dura
Con l¹aria andata quasi in fumo
Dell¹uomo nero chi ha paura
Chi è che ha paura di nessuno
Se il vecchio codice è perduto
Disperso come sabbia al vento
Ridisegnato in modo astuto
Dalle spirali d¹ogni tempo
Se i desideri non appago
E il mio bastone è inaridito
Perché chiamarmi ancora mago
Chiamami solamente amico

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Marco Ongaro :
Parole come lettere di piombo

Mi rigiro tra le mani l’oggetto copertina. L’oggetto cd se lo sta rigirando ininterrottamente il lettore, ormai da qualche giorno, riempiendomi l’aria non di radiazioni, come il titolo potrebbe far pensare, ma di onde sonore altamente contaminanti. Tanto da sentir la necessità di fare una chiacchierata con l’autore. Vi ricordate Salinger, quando racconta per bocca del Giovane Holden che ogni volta legge qualcosa che l’ha colpito desidererebbe essere amico dell’autore per potergli telefonare e parlarne? Ecco, ogni tanto si ha questa fortuna. Me la tiro? Chi se ne frega. Io Marco Ongaro ora lo chiamo.

Marco, questo è il secondo disco che fai con la Scorta. Mi avevi raccontato che per "Dio è altrove", Ceruti ti aveva chiamato dicendo che aveva un gruppo e che voleva che tu scrivessi delle canzoni da cantare con la tua voce "rovinata". Così tu avevi scritto per "quella formazione" e per "questa voce" ridiventando un autore. Non un cantautore. E la voce della Scorta… Lo stesso discorso vale per Esplosioni Nucleari A Los Alamos? Hai scritto sempre per "quella formazione" e per "questa voce"?
Si. La formazione si è modificata lievemente, sono cambiati alcuni nomi, ma gli strumenti sono quelli. Più che altro, parlando di lavori “su commissionie” la commissione qui è differente. Nel luglio di due anni fa Grazia DeMarchi mi aveva chiesto di scrivere qualcosa sull'ambiente, che poi è sfociato e in Sporco mondo. Tre giorni dopo Ceruti mi disse: “Perché non scrivi un disco sull'ambiente”? Gli risposi che veramente ne stavo facendo già uno per la DeMarchi. Lui ribattè: “Beh, fanne un altro, sei già sulla strada, no?”.
(segue)

Marco Ongaro: (cant)autore su commissione

Marco Ongaro ha un viso schietto e sincero, di quelli che fanno subito simpatia e ispirano fiducia. E una bella stretta di mano salda. Se poi aggiungiamo che queste caratteristiche si traducono in un modo di far musica altrettanto schietto, abbiamo il disegno a tutto tondo di un cantautore anomalo, un cantautore “su commissione” come ama definirsi, in questa chiacchierata tutta vissuta con un sorriso sotto i (reciproci) baffi.
“Lavoro su commissione, sì. Come stimolo, scrivere per qualcuno che ti ordina una cosa è intrigante. È quasi uno spunto rinascimentale. Non mi sento pittore ma pennello e tavolozza. Se scrivo per Grazia De Marchi scrivo cose mie che parlano di lei. L’idea di “Shakespeariana”, invece me l’ha data il regista Paolo Valerio che più di me aveva .in testa Shakespeare. Cleo, l’ultima canzone, l’ho scritta a luglio dello scorso anno e prima di partire mi telefona questo chitarrista di Verona, Roberto Cerutti. Mi chiama e mi fa: “Senti io vorrei farti fare un disco. La formazione è questa: chitarra, basso, batteria, organo hammond. Il gruppo si chiama La Scorta”. Benissimo - gli ho detto - troviamo una cantante e io ti scrivo le canzoni. E lui mi ha detto voglio: “No, io voglio la tua voce “rovinata”. Queste esatte parole. E li mi ha convinto. Lui voleva la mia voce “rovinata”, quindi mi sono sentito tranquillo sul tornare a cantare. Ma ho scritto “Dio è altrove” come se fossi un autore. Ho scritto per “quella formazione” e per “questa voce”. Ero di nuovo un autore.Non un cantautore. Poi io sono la voce della Scorta…..” (segue)

Un ritratto di Ongaro, dipinto con indomito affetto da Alessio Lega

Marco Ongaro, veronese e da sempre residente nel veronese, tranne un periodo di pendolarismo artistico con la capitale - i famosi tempi della "fame romana" che lui stesso ricorderà in una splendida canzone - punge da ormai trent'anni ai fianchi la canzone d'autore italiana.
Pur attivo a livello locale dalla seconda metà degli anni '70, Ongaro esplode con il primo 33 giri "AI" nel 1987 guadagnandosi immediatamente la targa Tenco per l'opera prima: opera prima già matura, dopo una gavetta di tante serate, di centinaia di canzoni già in repertorio, e di uno strano exploit, qualche anno prima, nella musica discotecara ("O'gar") che non gli vale - magari - onori, ma qualche denaro si, fenomeno che si rovescerà puntualmente con i capolavori a venire. I temi ci sono, o meglio, sono già abilmente confusi nella profonda capacità manipolatrice dell'autore, che del "quasi", dell'impreciso, dell'inaspettato fa il suo campo favorito di ricerca: attenzione dell'inaspettato, non dell'astruso! Apparentemente Ongaro è un artigiano impareggiabile della semplicità, il suo tocco è di una levità assoluta, la sua musica è davvero leggera (leggera come un uccello, non leggera come una piuma)...ma basta entrare nel suo ingranaggio ed ecco che tale semplicità ha i confini precisi e oscuri del rompicapo; la sua poesia omette il centro del bersaglio e i cerchi concentrici delle sue canzoni conducono a una profondità in fin dei conti insondabile dove si può solo naufragare dolcemente. Se un velo d'ironia rende particolarmente gradevoli i suoi primi lavori, ecco che vedremo tale velo assottigliarsi col secondo disco "Sono bello dentro" (1990), di cui ricordiamo almeno la straziante "Artista Moribondo" dedicata a Piero Litaliano (il Ciampi che poteva ancora "farcela"), e la non meno intensa "Bessie", fino a confondersi decisamente col dolore nel terzo disco "Certi sogni non si avverano" (1995); ma ora anche il dolore, come prima l'ironia, è un dolore che ha la placidità non drammatica, e perciò senza catarsi, dei veri classici: "Non mi drogo più", "E non finisce qui", "The lies que vous disiez" e la più che sublime "Spero che tu stia bene" stanno a testimoniarlo.
Seguirà un lungo silenzio, in cui si temerà che Ongaro abbia deciso di raggiungere il già proclamato stato di "Primo cantautore postumo vivente" (anche se si sussurra che esistano due dischi interamente incisi ma mai pubblicati, le cui canzoni sono però state spesso proposte dal vivo), ma tale silenzio si rompe con "Lasciatemi vivere" (2000). Interamente composta e diretta da Ongaro, quest'opera è cantata da Grazia De Marchi, la cui voce calma, a percorrere la propria automitologia, interpreta, o meglio respira, versi e musiche che sembrano uscite dalla cetra di un lirico greco: l'unità è perfetta, ogni rima, ogni accordo, anche il più consueto, esce completamente riverginato da questa straordinaria operazione artistica, poeticamente paragonabile al canzoniere di Saba o di Sandro Penna.
Anche "Shakesperiana" (2001) cantato da Giuliana Bergamaschi, e ispirato alle figure femminili del teatro del "Bardo", pur senza attestarsi alla perfezione abbacinante del precedente disco, ci conferma la straordinaria capacità dell'autore che evolve costantemente la propria ricerca melodico/lirica dall'obliquo swing delle prime opere verso un purismo sottrattivo netto come il diamante.
Marco Ongaro torna sulle scene nel 2002 con il nuovo gruppo "La Scorta" con il quale ha inciso "Dio è altrove"
.
Le sue ultime fatiche sono il Cd "Esplosioni Nucleari A Los Alamos" e il libro "Fughe 1" usciti entrambi nell'aprile 2004.

Sito ufficiale: http://www.marcongaro.com


O'Gar
1987

AI
1987

 

 

Sono bello dentro
Rossodisera/BMG - 1990

Certi sogni non si avverano
Rossodisera/SonyMusic - 1995

Dio è altrove
AzzurraMusic/D'Autore - 2002

Esplosioni Nucleari A Los Alamos
AzzurraMusic/D'Autore - 2004

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Lasciatemi vivere
Grazia De Marchi
Rossodisera/Emi - 2000

Shakespeariana
Giuliana Bergamaschi

Rossodisera/SonyMusic - 2001

Sporco Mondo
Grazia De Marchi - Calicanto
AzzurraMusic/D'Autore - 2003

 

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