| Quel
minimo di biografia ….
di
Giorgio Maimone
Nasce
come Massimo Manfredi (non ve lo aspettavate? Il nome d'arte
infatti è uno dei suoi colpi di teatro più
riusciti) a Genova il 7 dicembre 1956,
sotto il segno del Sagittario e l'influenza astrale di genitori
entrambi insegnanti.
Inizia a comporre canzoni all’età di tredici
anni. Visto che correva il 1969, Max si
rifiuta pertanto di considerarsi successivo ai cantautori
storici, semmai coevo! Non è dato qui di sapere cosa
fosse la canzone scritta a tredici anni.
Per quanto preferisca tuttora esibirsi per un pubblico di
amici (nelle osterie di Genova, fuori dall'orario di chiusura)
debutta alla vita artistica sul palcoscenico del Teatro
Ariston di Sanremo, esordiente nel corso della Rassegna
Tenco dell’anno 1985. Tornerà
nell'88 e ancora nel '90. Nel 1990 infatti
esce il suo primo LP-CD, dal titolo "Le parole
del gatto", che si aggiudica la targa Tenco
per la miglior opera prima. Cosa poi succeda bene non si
sa, ma nei 14 anni successivi non ci sarà modo di
vederlo di nuovo su quel palco. Sempre nel 1990, anno di
trionfi, Max
Manfredi vince la prima edizione del premio Città
di Recanati, altra prestigiosa manifestazione italiana,
sempre con ospiti di livello internazionale, dedicata alla
canzone d’autore e alla poesia. Partecipa e vince
con la canzone "Via G.Byron, poeta".
E per l'occasione afferma: "Mille scuse al grande
Giorgio Gordon. Volevo fare un brano che prendesse il nome
da una via (poi, ripensandoci, mi accorsi che l'avevano
già fatto tutti, e questo non mi dispiaceva affatto).
Inoltre, a Genova c'è l'istituto linguistico G. BYRON,
con il nome ben visibile sulla facciata dell'edificio, a
caratteri di scatola. Mi si concederà che il nome
"lingue", in locuzioni come "fare lingue",
"lingue in contatto" etc., aquista una certa fascinosa
ambiguità. Da tutto ciò la canzonetta, che
piacque alla giuria del "Premio Città di Recanati"
tanto da premiarla. Presentandola, dico che è "il
brano che mi ha reso sconosciuto al grande pubblico".
Nel 2001 esce il suo terzo
disco, "L'intagliatore di Santi" e nel 2004
il primo live: "Live in Blu", registrato in concerto
a Milano. E' ora al lavoro su due-tre progetti contemporanei:
uno riguarda un nuovo disco dal vivo.
Temi e stilemi in Max
Non è semplice identificare quali siano
i temi fondanti della poetica manfrediana: l'uomo non è
semplice e segue strade altrettanto non lineari per cercare
di farsi capire, senza lasciarsi inquadrare. "Innamorato
del proprio cappello" e della penna che vi porta sopra,
Max usa questa penna per scrivere alcune delle più
"dense" canzoni di questi ultimi anni. Se il panorama
poetico delle sue composizioni vi sembra diseguale e il
percorso è a dente di sega, non spaventatevi: è
l'autore che l'ha disegnato così. Alcuni temi sono
fondanti per Max: Genova. Ma Genova non
è un tema: come lui ama dire è solo un fondale,
uno scenario per le sue storie: "io scrivo da qui.
Come potrei non parlare di Genova?" Max non è
solo Genova: i passaggi ricorrenti dei suoi testi portano
inevitabilemente a sbattere prima o poi contro una cattedrale:
a domanda precisa in merito Max svicola: "credo
che sia un buon tema, no? Non so perché le nomino
spesso, mi sembra una immagine forte, è come quando
compaiono in un film". Fatto sta che le cattedrali
compaiono più nelle canzoni di Max che nei film:
oltre ad un disco fantasma omonimo di cui si trova traccia
nel sito di Giampiero Orselli e a un'intera canzone intitolata
così ("Il tuo amico fa il finto francese
/ e non vuole parlarti italiano / ma tant mieux se sta zitto
e ti tocca / i capelli color zafferano / ti racconta che
dio gli ha ordinato /"costruiscimi una cattedrale"
- "Cattedrali"). Anche
"L'intagliatore di Santi"
chiude con: "Allora m'invento un profilo diverso
da tutti gli umani / Mi va di parlare soltanto coi mostri
delle cattedrali" e pure in "Via
G.Byron, poeta" se ne parla, seppure
in modo tangente: "Ero lì che pisciavo sui
muri della storia / sui cespugli dell'eden, gli ultimi vespasiani
/ fitti di falli acidi del Genoa e della Sampdoria / e tristi
come le facciate delle cattedrali". Perfino in
"Azulejos" ritorna
il tema: "col suo taglio di sole al tramonto /
che trafora l'incedio / della cattedrale". In
"Freddo" invece ci
sono "i preti nel confessionale" e "il bordello
e la Chiesa". E anche in "Va a dormire,
poeta" ci sono i "diavoli e la guglie",
mentre abbondano ovunque angeli, santi e Madonne. E come
inizia il suo libro? "E' colpa tua se non visito
più, battendo ciglia e neve, i santuari delle abetaie
e le abetaie dei santuari; nè intaglio, a roncolo
distratto, nella carne del legno, i Santi e le Madonne incinte"
Oi
topoi Manfredoi
Altri
"topoi" manfrediani, che cita spesso Heine e Gozzano
tra le sue fonti ispirative, sono i treni, le navi e gli
autobus; poi ci sono Valium, Novalgine e ipocondrie, ma
soprattutto ci sono i cinema, i film: "un succhiotto
nel buio di un cine" ("La Usl
non passa l'amore"). "L 'altra
sera ho venduto per andarmene al cine / il mio fuoco di
paglia e la mia casa di spine / Sono entrato che il film
era quasi finito. / chi baciavi nel buio, non I'ho mica
capito / se era solo un amico, se era il volto di un dio
/ vuoi vedere che invece chi baciavi era io ?" ("Caterina")
. "E poi le comparse pagate nel film di rialzarsi
e cadere / che inciampano col sole negli occhi, il sole
della notte di Atene" ("Le storie
del porto di Atene"). "Supponevo
che sarei caduto ma in un altro modo, già, per vanità
/ Mi vedevo cadere con lo stile e il mestiere di un cavallo
a Cinecittà / Mi vedevo cadere con la diaria e il
mestiere di un cavallo a Cinecittà" ("Freddo").
E, ancora passando dal libro: “Con lui entrano
al cine, ogni ultimo spettacolo, ombra di brezza sullo specchietto
della cassiera, demoni serpentelli di fumo e buoio, esausti
di inseguire miopi Madonne ... Si entra gratis nei cinema
nebbiosi, nel film d’un bianco e nero talmente logorato
da essere divenuto azzurro, l’azzurro grigio del Baltico;
e di quei tuoi occhioni tanto logorati da essere diventati
azzurri, mia bella sconosciutella in penultima fila…"
("Trita
provincia").
Altri temi di Max sono il freddo, San Giorgio, la "rumenta"
e i topi. E' l'unico cantautore esistente ad aver fatto
un topos dei topi!
Le
storie di Max
Più
difficile è dire di cosa canti Max. Poche sono canzoni
d'amore o meglio canzoni d'amore in senso stretto (anche
se "Coriandoli d'acqua"
può ricordarla). Non ci sono canzoni sociali o tantomeno
politiche ("Otto topi"
a parte e anche qui forse). Max canta dell'uomo? Max canta
di un uomo. Max canta di sè e della realtà
che lo circonda, ma in ogni caso sempre in modo lirico.
C'è qualcosa che al riguardo delle sue canzoni ha
utilizzato il termine etno-lirica. Non si sa bene cosa significhi,
ma può rendere l'idea. Molte delle storie di Max
hanno per protagonista il mare, il porto, la gente di mare,
ma anche qui, come per Genova, si tratta più di un
fondale, di uno scenario che di un tema unificante. Max
canta molto della musica e del suo essere uomo di spettacolo
e canta spesso con un occhio rivolto al passato. Una vera
e propria passione nutre per le radio (possibilmente
a galena) e per i bar e i caffè. Ma è sempre
e solo la lirica che guida i suoi passi nel mondo.
La
musica di Max
Che musica suona Max? Non cercate di fare parlare Max della
sua musica: glissa, scivola, svicola. Nelle sue canzoni
ci sono influenze jazz (parche), blues (poche), tango (accenni),
mitteleuropa (un'ombra), slave (una spezia), rinascimentali
(una punta), folkloriche (tracce). Mettiamola così:
non fa country e non fa rock. Anche la classica fa, qualche
volta capolino. L'insieme costituisce una miscela che fa
"Max Manfredi tout court", l'inverso della Settimana
enigmistica, il cantautore che vanta meno tentativi di imitazione.
Perchè? Provatevi voi a rifare Max!
Frasi di Max
"Perché
gli arrangiamenti fanno parte della poetica del testo! Io
dico anzi che in una canzone esiste una parte poetica, la
musica, e una musicale, il testo". (Intervista
a Mescalina)
"I legami tra la mia poetica e il mio pensiero socio-politico
sono legami carsici, nascosti. Il pensiero socio-politico
(e quindi, in definitiva, etico) di una persona è
soggetto a entusiasmi, disincanti, frustrazioni date dallo
studio e dalle esperienze. In molti casi frulla come un
galletto di latta al vento anche a seconda delle necessità
e delle convenienze". (Intervista
a Progetto Babele)
"Quello che faccio io è tenere in vita, contribuire
a tenere in vita una possibilità estetica, quella
che concerne la canzone d'autore, senza inchinarmi ai linguaggi
del totalitarismo, che poi non sono - come diceva il buon
don Milani - i linguaggi della cultura, ma, anzi, quelli
misti della specializzazione tecnologica e dell'ignoranza
di massa. I linguaggi avallati dai media, a partire dalla
farsa atroce dell'auditel, fino ad arrivare a differenziazioni
più sofisticate". (Intervista
a Progetto Babele)
"Posso
dire che la poesia contemporanea in genere non mi piace,
e per contemporanea intendo dal 1940 in poi. Molto spesso
è dignitosa, a volte non lo è. Ma il vero
problema, che coinvolge tutte le arti, è che non
si può proprio scegliere più di tanto, perché
la selezione è tutta esclusivamente dettata dal marketing
editoriale. I poeti valorosi e meno isolati oggi si riuniscono
in gruppi, in fratrie; consapevoli che la poesia è
una passione, più che un mestiere, e forse è
giusto così". (Intervista
a Mescalina)
"Non
so se con le mie canzoni faccio politica, al di là
del consueto compito di salvare le statutette votive dei
Lari e dei Penati dall'incendio. Sicuramente, in parte,
subisco una latitanza mediatica, e di mediatori, una mancanza
di pubblicità, anche a causa di un motivo che possiamo
ascrivere alla politica, in senso generale: la differenza
tra il mio linguaggio e quelli imposti o più facilmente
proposti.(Intervista
a Progetto Babele)
... San Giorgio è un santo eroe, che si rifugia ben
presto nell'inesistenza e nel mito, buono per promuovere
crociate e battaglie, buono come icona, come testimonial
della fede guerriera, lui e il suo socio, il drago (...)
il suo assistente, la sua spalla, che uccide la gente col
fiato avvelenato, forse semplicemente il fiato della mattina
dopo la sbronza. San Giorgio, fortune e miserie di un santo
glamour. Con un curriculum di patronati, basiliche e dediche
di paura. e tra l'altro gli è toccata Genova. Nasce,
la leggenda di questo antichissimo martire, con un'opera
già bollata e snobbata come eretica da Papa Gelasio.
Nella Passio da una redazione più antica viene descritto
come un super eroe Marvel. (Il
porto ritrovato)
Come diceva Gianni Tassio, "è l'aria e la focaccia".
Oppure perché a Genova, città silenziosa,
parlano tutti moltissimo: se si ha senso musicale e lirico
si diventa cantautori, se si ha sense of humour si diventa
cabarettisti: o viceversa! (Intervista
a Mescalina)
Le
cose nascoste hanno bisogno di estrema attenzione per giungere
alla luce. Certi fossili si sfaldano, scompaiono. Quello
che mi trovo a fare è un ostinato lavoro che sta
tra l'artigianato e la magia. (Intervista
a Progetto Babele)
Questa
tra Massimo e Max è una differenza inventata da un
amico poeta, Claudio Pozzani; differenza che a volte può
avere un fondamento di verità. Io vivo di contraddizioni
e forse ho un po' più di lucidità di altre
persone nel capirle in tempo reale. Sono romanziere, ma
non ho mai scritto un romanzo vero e proprio, cioè
con una trama raccontabile. (Intervista
a Mescalina)
Cantautorato:
Parola inesistente e abusata. Personalmente mi ripugna,
perchè sembra un participio passato (quasi fosse
una voce del verbo cantautorare) e dà un'idea di
vecchiume burocratico e lavoro coatto. Però si trova
sulla bocca di molti come: "cantautorale" (o "cantautoriale").
Connoterebbe uno stile comune ai cantautori. Il termine,
anch'esso insesitente sui dizionari, acquista, a seconda
di chi lo usa, un significato spregiativo (equivale a verboso,
prolisso, palloso) oppure un'accezione positiva, denota
una grande attenzione ai testi e alle musiche, quest'ultime
suonate con strumenti tradizionali cosiddetti acustici.
Il mio personale consiglio di pedagogo è di non usare
questo termine nè quello di prima. Quando Oscar Wilde,
in visita in America, ricevette la proposta di tenere una
conferenza sull'estetica nella città di Griggsville
mandò un telegramma che diceva: "Cominciate
col cambiare il nome alla città".
Canzone d'autore: E' chiaro che tutti i prodotti hanno un
autore. Il termine, oggi, vuole semplicemente sottolineare
la produzone individuale, artistica o di alto artigianato,
rispetto alle proposte in serie, spersonalizzate, industriali.
Vuole anche ribadirne il valore. In questo senso, anche
alcuni canti cosiddetti popolari, potrebbero quasi essere
definiti "canzone d'autore ignoto". L'enciclopedia
Treccani è più spietata: "D'autore: locuzione
aggettivale riferita a opera d'Autore noto e molto apprezzato,
e quindi, di notevole valore sul piano artistico."
Non sono d'accordo. Da quando in quà la notorietà
è indice assoluto di valore artistico. Se così
fosse andremo incontro a "einsteniani" paradossi:
i quadri di Van Gogh o di Modigliani, le poesie di Emiliy
Dickinson e di Dino Campana, persino la monumentale opera
di Bach, risulterebbero nulli sul piano artistico durante
la vita degli artisti stessi, acquistando invece dopo la
loro morte un enorme valore estetico". (Viaggio
Musicale Reale)
Sulla
registrazione della Fiera della Maddalena: "Fra la
voce di Fabrizio e la mia, questo è quello che posso
dirvi della vicenda che vi sta raccontando Viva ed è
quello che ricordo, ci sono delle inflessioni comuni,o dissi
allora a De
André: " tu sei più basso , io più
baritono; dunque: divarichiamo le voci, tu fai la voce bassa
ed io faccio l'ottava alta ". Fabrizio mi rispose:
" quando entra la mia voce mi sembra che entri un pitone
". C'era
effettivamente un ingresso troppo forte di Fabrizio. Fu
a quel punto che Fabrizio mandò via il buon Edoardo
De Angelis, devo dirlo, con una scusa. Gli disse di andare
a comprare dell'erisimo , che è un erba che serve
a migliorare la voce. Dovete
sapere che Fabrizio si alzava sempre alle 5 ed in quel momento
era in crisi da caffellatte, quando lo aveva diventava gentile.Quando
Edoardo tornò con l'erisimo noi avevamo finito tutto
quanto. In sala i ruoli erano molto precisi, questo lo posso
dire con cognizione di causa. Io avevo, per esempio, già
parlato con De André su chi dovesse fare l'arrangiamento
della canzone. Fu
lui a proporre Michele Ascolese. Per me andò bene.
Fabrizio ascoltava me ed Ascolese e poi, in forza della
sua autorità, mediava il tutto". (Circolo
culturale Agorà)
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